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Economia Ecclesiastica: un’Ipotesi

September 30th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

Sono rimasto un po’ colpito dalla presa di posizione della Chiesa Cattolica Romana in materia di tasse (non pagarle è diventato formalmente “peccato”, sempre  che l’imposta non cada sulla Chiesa ma questo è un altro problema) e di case popolari (la Chiesa non paga l’ICI ma anche questo è un altro problema), in quanto mi ha dato un non meglio spiegabile senso di “cambiamento di rotta”. Preciso che non avendo un buon rapporto con tutto ciò che è religione vedo qualsiasi pronunciamento in tal senso come un atto politico, espressione della gestione di almeno parte della società. Non mi sono mai addentrato particolarmente nell’analisi, ma lo ha fatto Rossano, apprezzato conoscente, esponendomi la sua ricostruzione del circuito Chiesa-Società-Politica-Economia che voglio sottoporre, contrappuntata da mie personali osservazioni, a un vaglio pubblico.

Non voglio discutere il valore dei precetti morali della Chiesa (“non uccidere” e “non rubare” non mi sembrano questionabili) ma solo guardarli nella loro funzione di “identificazione” tra Società e Chiesa; non metto parimenti in discussione la Fede del singolo ma solo le finalità pratiche della Chiesa-ente, considerando Fede e Chiesa due cose distinte (non per nulla i Cristiani sono scissi in diverse confessioni).

Lo schema di base, in stato di equilibrio, prevede che l’ente morale Chiesa, adeguatamente compenetrato nella Società, sia in grado di influenzare o “gestire” i principali comportamenti della Società stessa agendo sulla sua “scala di valori”. Essendo la Società anche Elettorato politico, la “gestione” di una sua parte significativa costituisce il collegamento della Chiesa-ente all’apparato politico, lo Stato-ente, tramite l’Elettorato di quest’ultimo, il portafoglio-voti, potendo quindi anche controllare l’economia (essenzialmente tramite il canale bancario). Chiaramente il portafoglio-voti è strumento di lobbying, che in un contesto statale essenzialmente socialista implica l’imposizione di politiche atte a rafforzare il legame Chiesa-Società (qualcuno ricorda i Patti Lateranensi?) e, più venalmente, a redistribuire risorse a favore dalla Chiesa-ente e dei suoi “sponsor” (privati e partiti politici). Fin qui in buona parte niente di nuovo.

Rossano ha posto l’attenzione sulla Famiglia come primo destinatario dell’influenza della Chiesa e quale medium del rapporto Chiesa-Elettorato. Esistono fattori molto potenti di ritualità che accompagnano i più importanti momenti della vita dell’individuo (nascita: battesimo; crescita: comunione, cresima, e il ricorrere della confessione; vecchiaia: culto dei morti) intrecciati con la sua socialità (costruzione della famiglia: matrimonio; procreazione: battesimo dei figli; distruzione della famiglia: giudizio della Sacra Rota o divieto della comunione; legami amicali forti: ruoli di testimone o padrino in occasione dei vari sacramenti) ed accompagnati dall’indottrinamento giovanile (catechismo) ad una scala di valori che fissa principi, comportamenti e un senso di appartenenza che può arrivare alla “confessionalità” e che rafforza (e viene rafforzato da) questa scansione di riti sacramentali. Il valore della “tradizione” comporta un grado di annichilimento del senso critico e cristallizzazione dei comportamenti; applicato ai riti (come il sermone settimanale rafforzato dal rito della comunione) può operare come una forma di “moral suasion” che condiziona anche parte degli scettici. Il veloce rinnovo della società (natalità oltre il livello di stazionarietà demografica, originata entro il vincolo di un matrimonio percepito di per sé come indissolubile, che nel tempo incrementerà la nuzialità assoluta) permette una più frequente riproposizione delle varie ritualità e quindi rafforza l’identificazione Chiesa-Società.

Riassumento, la Famiglia fondata su un matrimonio indissolubile è il medium del circuito Chiesa-Stato-Economia, e la sua stabilità e proliferazione all’interno di un preciso schema di ritualità è il presupposto della stabilità del suddetto circuito.

Chiaramente, se si permette che le risorse vengano dirette secondo criteri politici, per definizione non-economici, la capacità del sistema di generare stabilmente ricchezza si riduce progressivamente. Questo vincolo può non essere stringente in fasi di ripresa economica endogena o di crescita esogenamente sostenuta.

Rossano vede appunto con l’ultima fase di “declino” dell’economia italiana, partendo da una percezione di impoverimento collegata all’introduzione dell’euro e includendo la sopravvenuta impossibilità di svalutazioni competitive del tasso di cambio (da parte mia, oltre a questo, si deve guardare alla decadenza economica di medio-lungo termine conseguente alle politiche socialiste, ed al Ciclo Economico Austriaco), una risposta automatica della Società a fini di sopravvivenza attuata con la riduzione della natalità, perché non più sostenibile, e della nuzialità, perché tradizionalmente associata a ritualità e esigenze non più facilmente sostenibili (abitazione, festeggiamenti…). Da parte mia, la crescente tendenza femminile all’autorealizzazione tramite il lavoro piuttosto che la Famiglia potrebbe essere ormai più un’esigenza che una scelta.

In altre parole, secondo questa ricostruzione le difficoltà delle generazioni più giovani stanno portando una “marginalizzazione” della Famiglia, con conseguente perdita di varie ritualità ed indebolimento del legame Chiesa-Società che è il presupposto del circuito Chiesa-Stato-Economia. Personalmente all’interno di questo schema, essendo le generazioni più anziane quelle che detengono il potere politico e economico (ad esempio per la presenza parlamentare o nelle direzioni delle banche), vedo essersi creato un corto-circuito Chiesa-Politica-Economia autoreferenziale che lascia fuori buona parte della (non più necessariamente indottrinata) Società. Questo più ristretto corto-circuito perde così la piena legittimazione della Società; non credo sia un caso che si parli con insistenza della scollatura tra Società e Politica, pur senza volerne inseguire le cause prime.

Riassumendo, si ha una struttura sociale anti-economica che si regge sulla Famiglia, e questa viene endogenamente “marginalizzata” perché la Società trovi una più funzionale organizzazione, il che mette in difficoltà la Chiesa-ente nel mantenimento del proprio portafoglio-voti. Il tipo di reattività sociale qui ipotizzato mi pare molto prossimo al processo boom-bust austriaco fondato sull’alternanza di situazioni forzate (risparmio forzoso con struttura produttiva sub-ottimale) e ripristino delle condizioni di operatività naturali (riemersione delle preferenze intertemporali e rottura dell’errata struttura temporale del capitale). Indice della difficoltà della Chiesa-ente è, per Rossano, la riapertura del dibattito sulle “case chiuse”, uno dei punti su cui la chiesa era riuscita ad imporre alla politica i propri dettami.

Rossano mi ha quindi indicato che le ultime prese di posizione della Chiesa-ente non riguardano più la protezione della Famiglia da agenti destabilizzanti (prostituzione e omosessualità ad esempio) bensì la sua “ricostruzione” risolvendone le difficoltà pratiche: stimolare la legalità fiscale per ridurre il peso generale della tassazione ed in specie sulle famiglie (maggiori risorse fiscali possono inoltre venir tradotte in spesa sociale) consentendo l’incremento della natalità, e incrementare l’edilizia popolare risolvendo un problema basilare per la costruzione di una famiglia (e liberando risorse per la natalità). Anche una tale presa di posizione mi pare coerente con il comportamento di una lobby, specialmente di una che vuol evitare di trovarsi a causa di bassa natalità, immigrazione islamica (in buona parte conseguenza della bassa natalità), ed estinzione delle generazioni più vecchie e indottrinate, senza il portafoglio-voti necessario per reperire politicamente sufficienti risorse finanziarie.

Questa interpretazione, se corretta, evidenzia come un qualsiasi ente che scavalchi l’individuo determinando una allocazione politica delle risorse crea condizioni di debolezza che portano verso la decadenza del sistema così gestito nonché dell’ente stesso. La costruzione non è dissimile dall’interpretazione austriaca dell’economia (d’altra parte l’economia è di per sé un fatto sociale) e, proprio come la Mises’s Critique, prevede l’allargamento dell’invasività dell’ente (dalla moralità sessuale alla fiscalità, nel caso in specie) appunto per cercare di risolvere i problemi ormai creati. Tutto questo quando la soluzione sarebbe stata non aver manipolato Società e Economia fin dall’inizio.


4 Responses to “Economia Ecclesiastica: un’Ipotesi”

  1. 1

    prometeo Says

    Per dirla con Orwell, il monopolio sessuale e’ leva fondamentale del potere ecclesiastico

    A mio avviso la struttura di potere della chiesa ha un elemento di “trasparenza” che lo stato non ha. Mentre l’oligarchia che controlla lo stato pretende di farlo in nome della maggioranza (sapendo di mentire perche’ in democrazia la maggioranza sono i non votanti+gli elettori dello schieramento sconfitto), gli “amministratori” della chiesa sono eletti per interpretazione del pensiero divino da parte degli amministratori stessi che l’amministrano secondo il volere del divino. Il che taglia la testa a qualsiasi discussione…

    Delle recenti uscite della chiesa (che mi fanno venire la pelle d’oca) la piu’ sconcertante e’ stato il discorso del papa ai deputati e senatori cattolici (in sessione privata a castel gandolfo).

    Leggendo attentamente le parole del discorso emergono un paio di affermazioni “particolari”. [Una e’ OT e riguarda il fatto che “il terrorismo strumentalizza Dio per uccidere gli uomini in maniera ingiustificabile”, da cui segue che ce ne deve essere una giustificabile… per non parlare di quale Dio si strumentalizza? Perche’ se e’ quello della chiesa cattolica… allora non sono stati i mussulmani a strumentalizzarlo, e la faccenda si fa davvero ostica]

    L’atra affermazione riguarda la famiglia ed il papa afferma che ‘e minata alle fondamenta da aborto ed eutanasia. Io credo che nessuno sia tanto sciocco da crederci, neanche e soprattutto il papa.

    A me suona piu’ come:”continuate pure la vostra politica di dissennata economia d’indebitamento, che noi faremo la nostra parte per tenere la gente distratta con falsi problemi”.

  2. 2

    L.Baggiani Says

    Giro l’osservazione a Rossano. Grazie

  3. 3

    L.Baggiani Says

    Se qualcuno si è accorto che ora il Papa parla “dell’immoralità” del lavoro precario… be’ vedi quanto sopra.

  1. 1

    L’Elettore Entropico e la Sua Ratio Economica at Ideas Have Consequences

    […] 1 Views – di Leonardo, Ihc   Devo la definizione di “elettore entropico” a Rossano, eclettico genio del male nonché fine e misconosciuto analista delle umane genti (rimando in merito al precedente articolo sull’economia ecclesiastica). […]

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