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Ed a Questi Hanno pure Dato il Nobel…

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January 18th, 2010 by Leonardo

387 Views - Segnala questo Articolo/Pagina

 

di Leonardo, IHC

 

L’aver avuto una grande intuizione non rende immuni da futuri svarioni. Il non aver concluso niente non implica che non si riesca un giorno a dirne una giusta. In altre parole la credibilità di un idea non dovrebbe esser necessariamente legata a chi la propone, chiaramente assodata la competenza di quest’ultimo. Personalmente mi pare che Paul Krugman (Pipy per gli amici) abbia preso un Nobel per l’aver dimostrato di non aver concluso niente sulla teoria dei tassi di cambio ma averlo detto con molto stile; un po’ prima Joseph Stiglitz (Josy per gli amici) ha preso il Nobel per delle belle intuizioni sulle asimmetrie informative (intuizioni che io considero ancora erroneamente inutilizzate all’interno di una teoria del ciclo economico, come già esposto). Tutti e due adesso, forti della considerazione mondiale, si permettono di spararle veramente grosse, come riportato sul Sole24Ore tra il 3 e il 4 gennaio scorsi.

 

Partiamo da Pipy Krugman. Il genio si sta ultimamente scagliando contro la Cina, rea di una politica “predatoria” e “mercantilista” sul tasso di cambio, rifiutandosi di rivalutare lo Yuan dando così ossigeno alla produzione ed all’occupazione americane ed europee. Certo, ammette il Nobel, l’accumulo di dollari attraverso l’export cinese è stato utile agli USA perché ha costituito un bel fondo d’acquisto di titoli di Stato USA, ma il costo del denaro oggi non è più il problema che era. Ne consegue che “il protezionismo non è sempre una cattiva cosa”, specie se la disoccupazione è alta e la spesa pubblica non riesce a rilanciare la piena occupazione; “il libero scambio potrebbe non essere la via migliore”, quindi sarebbe meglio chiudere gli scambi con la Cina e che gli americani “comprino americano”. Non sapessi che queste sono le idee di Pipy penserei a Tremonti o Zaia (per coerenza, quindi, o fioccano un paio di Nobel ai politici italiani o si ritiri quello di Pipy, please!).

Ora, è veramente schifoso che un Nobel dell’economia si metta “contro” il libero scambio. È veramente schifoso che lo faccia con la scusa di un tasso di cambio che non permette alle produzioni USA di essere più appetibili di quelle cinesi, dopo che il cambio è passato da 8,27 Yuan contro un dollaro del 2005 al 6,82 di metà 2008 (livello mantenuto fino a oggi), quindi con un apprezzamento complessivo dello Yuan del 17,5% in tre anni e mezzo. È chiaro che la competitività della Cina non è tutta nel tasso di cambio (ma che vuoi, Pipy, che i cinesini quadruplichino lo Yuan per far piacere a un Nobel?) bensì nei costi di produzione, e fa veramente schifo che un economista predichi contro lo sfruttamento di un’opportunità per tutti di godere di più merci a prezzi inferiori, e di sfruttare quel principio di ottima allocazione di lavoro e capitale che è patrimonio di tutti gli economisti. Se esistono problemi interni agli USA nell’organizzarsi su un diverso pattern di produzione è problema degli USA, non della malvagità dei musi gialli. Il rischio è che gli USA, come l’Italia, si arrocchino su settori produttivi decotti che impediscono lo sviluppo di nuovi più avanzati settori, addirittura lasciando che poco alla volta siano gli asiatici a prender forza su questi settori finendo per produrre alta tecnologia mentre gli USA (e l’Italia) si accontenteranno di produrre ciabatte.

È inoltre ridicolo sostenere che il problema dei tassi non esista più. Il problema pare non esistere perché la Federal Reserve ha riempito il mondo di dollari e tirato tanto giù i tassi che le banche private, viste le prospettive della loro attività commerciale, non possono far altro che acquistare titoli di Stato. Ma questo gioco non è infinito, e una Cina, primo detentore mondiale di debito pubblico USA, che smette di acquistare e rinnovare questo finanziamento, sarebbe un problema pesantissimo proprio nella gestione dei tassi. Significherebbe tra l’altro anche una caduta di domanda di dollari, che comporta sì un apprezzamento ulteriore dello Yuan contro il dollaro, ma pure una perdita di valore degli asset in dollari in tutto il mondo, e quindi una richiesta di rendimenti maggiori per compensare questa perdita, quindi tassi più alti. Pipy dimostra ancora una volta di non aver capito molto di tassi di cambio, oltre che di economia in generale (magari è tutta fuffa finalizzata a sponsorizzarsi come consulente di Obama, chi lo sa?).

 

 

Anche Josy Stiglitz la butta in rissa contro il “mercato” anche se lascia stare i cinesi e guarda di più alla finanza avida. Infatti la sua idea principale è che l’attuale crisi dimostra che “il mercato non si corregge da sé e quindi va statalmente regolato. È lui stesso intanto a ricordare che gli aiuti statali alle banche sono andati in bonus e dividendi, che quindi non sono più in funzione dei profitti ma “in funzione della munificenza pubblica, ed allo stesso modo sottolinea che il Governo sta trasferendo denaro dai poveri e dalla classe media verso i ricchi, proprio pensando agli aiuti alle banche; ed è sempre Josy che ricorda come le banche, considerate troppo-grandi-per-fallire, operavano in risposta a incentivi perversi di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Tutte queste quattro considerazioni non possono stare insieme, perché le ultime tre implicano un ruolo attivissimo dello Stato nel regolare l’attività bancaria e proteggerla, e questo viola l’ipotesi iniziale che si sia di fronte a un “mercato lasciato a regolarsi da sé”. Se i privati-banche operano sotto incentivi e distorsioni centrali non si può pretendere che “si aggiustino da sé”, o meglio non si può pretendere che il loro aggiustamento non implichi lo sfruttamento degli stessi incentivi statali.

Diciamo che Josy qui soffre di un po’ di asimmetria cognitiva. L’impressione è rafforzata dal fatto che lui stesso proclama la funzionalità delle politiche keynesiane, proprio quelle politiche che non hanno lasciato libertà di manovra, di rischio, e quindi di fallimento (e se hai paura di fallire, stai attento a fare cose strane) ai privati imponendo direzioni di sviluppo (l’Ownership Society di G.W. Bush) sostenute da politiche monetarie e fiscali accomodanti (tassi bassi e assorbimento pubblico dei rischi tramite FannieMae e FreddieMac). Ma Josy vive in un mondo tutto suo, dove le banche hanno strozzato per anni i contribuenti con prestiti a tassi esorbitanti: lui parla delle carte di credito, ma si dimentica del tutto dei mutui Alt-A, dei mutui Teaser, dell’ignominia Sub-prime… insomma di tutte quelle trovate per dare soldi a tutti con anni di respiro (esempio di asimmetria informativa ai danni dei neuroni di Josy?), e trascura completamente che i tassi “alti” si sono avuti per un periodo molto ristretto (con successivi danni enormi perché anche il peggior scapestrato si era indebitato per dar seguito alla politica del tutto-per-tutti), e che forse forse era quello il tentativo del mercato di “autoregolarsi” (maggior rischio, maggiori tassi) immediatamente contrastato dalla bontà statale. Il punto è che per certa gente economicamente-ignobile il mercato, violentato da politiche a tutti gli effetti dirigiste, “non sa autoregolarsi” semplicemente perché l’autoregolamentazione non va nella direzione politicamente voluta.

Lo sdoppiamento cognitivo di Josy è ancora più chiaro se si pensa che lui stesso (tutto nello stesso discorso, non sono andato a prendere articoli diversi!) dice che “gli incentivi privati contano, e se non sono in linea con i risultati sociali si può determinare una situazione di eccessiva assunzione di rischio, comportamento eccessivamente miope”. Bene, e cosa c’è di più vicino al “risultato sociale” di un coordinamento sostenibile di risparmi (consumi) e investimenti? Cosa c’è di più lontano da questo del voler spingere il consumo sempre e comunque? Quali incentivi sono più distorsivi dell’imporre un prezzo politico al credito? Cosa comporta un’eccessiva assunzione di rischio se non un costo del denaro forzatamente più basso di qualsiasi redditività corretta per il rischio, oppure un ente statale che monetizza con soldi pubblici qualsiasi mutuo una banca privata conceda a qualunque cialtrone dal Nevada alla Florida? L’interventismo keynesiano è completamente fuori da qualsiasi sanità mentale perché trascura del tutto il rischio, basandosi infatti sull’ipotesi di costanti capacità produttive inutilizzate e sulla capacità dello Stato di calibrare qualsiasi politica di risposta. E lasciamo stare che secondo Josy le Banche Centrali sono attente solo all’inflazione, dopo tutto quello che hanno combinato, dopo quel che è scritto generalmente nei loro statuti, dopo tutta la letteratura economica che ci gira intorno, e per il fatto che finanziariamente e gestionalmente sono enti statali. Più che fare economia mi pare che Josy stia cercando sponsor politici (che si in combutta con Pipy?).

 

Pipy e Josy, due Nobel per sentir sputare sulle stesse basi della scienza che li ha premiati (uno per nulla, uno per qualcosa di serio) e per declamare come soluzione ciò che è alla base del problema stesso. Ma che sia io solo a vedere una ricostruzione “diversa” della realtà? Prossimamente leggerete di qualcuno che invece dà ragione ad anni di non-Nobelata e gratuita riflessione.

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10 Responses to “Ed a Questi Hanno pure Dato il Nobel...”

  1. 1

    John Christian Falkenberg Says

    Più che d’accordo.
    Aggiungerei solo che Krugman è protezionista da almeno 25 anni, anche se fa finta di metterci sempre un po’ di lip service all’idea del libero scambio; non per convinzione, ma per carriera e perché il GATT era un’idea di Roosevelt e Keynes e quindi non si può offendere San John Maynard. Che, fra parentesi, mi chiedo se Krugman abbia mai letto.
    Stiglitz è oramai bollito, preferisco non infierire per carità di patria…

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Oh Grazie Falk!

  3. 3

    libertyfirst Says

    :-)

  4. 4

    Prometeo Says

    Deve essere la logica a difettare ai vincitori di Nobel.
    Oppure il Nobel che difetta di coerenza o logica o entrambe, avendolo vinto anche Hayek.

    Se si può dare il Nobel per la pace ad Obama…

  5. 5

    Prometeo Says

    […] e per declamare come soluzione ciò che è alla base del problema stesso […]

    Infatti è per questo che l’hanno vinto il Nobel.

  6. 6

    Prometeo Says

    […]che sia io solo a vedere una ricostruzione “diversa” della realtà?[…]

    Che tu stia diventando complottista?

  7. 7

    Leonardo, IHC Says

    ih ih no davvero, a meno che la coglionaggine imperante non costituisca complotto!

  8. 8

    libertyfirst Says

    Devo dire che l’uso asimmetrico della nozione di moral hazard è tipico di un’intera sottofamiglia dell’economia ekeynesiana che è la credit channel view. Geltler, Gilchrist, Stiglitz, Bernanke, Mishkin… parlano di moral hazard solo tra privati. Il moral hazard come assicurazione pubblica non esiste. Penso che questo bias cognitivo abbia radici ideologiche, però non si deve dimenticare due cose:

    1. La difesa dei mercati dei “liberisti” si è sempre basata sul fatto che le politiche erano inefficaci. I liberisti walrasiani non hanno sfruttato teoricamente le opportunità aperte dalla information economics per interpretare certi fenomeni economici. Questo non è colpa di pipy e josy.

    2. Si parla a volte di moral hazard per l’assicurazione sui depositi, visto che è evidente. Mai di moral hazard per il taglio dei tassi anticiclico. Questo è un problema teorico: occorre giustificare teoricamente che la moneta ha effetti distributivi e la politica monetaria socializza i rischi. Questo è impossibile in un contesto walrasiano, ed è stato tascurato anche dai liberisti di altre persuasioni teoriche come gli austriaci. Quindi occorre ancora MICROFONDARE una teoria monetaria basata sulla redistribuzione, e questa microfondazione sarebbe totalmente austriaca: il primo passo è l’effetto cantillon (chi ottiene i soldi prima guadagna sugli altri), il secondo è l’effetto wicksell (i mercati finanziari ottengono i soldi prima dei mercati finali), e il terzo è che la politica monetaria socializza rischi e costi…

  9. 9

    Leonardo, IHC Says

    1) lungi da me dire che sono loro la causa di tutti i mali; sono solo due nobel tra i vari bischeri.

    2) il problema in tal caso credo che sia austriaco: il rifiutare a priori tutto ciò che viene dal formalismo neoclassico poco male se invece sarebbe utile, una di quelle faccende ideologiche stupide. Per me è utilissimo anche il filone delle asimmetrie informative di Stiglitz anche se va adeguatamente contestualizzato, tanto per dire.

  10. 10

    libertyfirst Says

    Yes.

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