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Effetto Farfalla: dalla Fed (e non solo) con Furore

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January 21st, 2008 by Leonardo

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Credo che tutti sappiano che “nessun uomo è un’isola” e che pure “nessuno Stato è un’isola”, se non altro perché lo Stato è un insieme di uomini, l’uomo è un animale sociale, e tra i fatti sociali stanno anche i fatti economici (come detto anche qui); I mercati di merci lavoro credito e conoscenza sono ciò che unisce Stati e persone in un unico “continente”.
 
Spesso si parla del malinvestment causato dalla distorsione statalmente imposta al tasso di interesse. Orientare la produzione domestica su roundabout più lunghi significa ridurre l’offerta di beni di consumo, e quindi spingere i consumatori ad importare ali beni dall’estero; questo implica una spinta ad accorciare il roundabout del capitale estero, diretta a soddisfare l’accresciuta domanda di beni di consumo. Se è l’inflazionomia che sta all’origine del malinvestment iniziale, il relativo inflazionismo si diffonde potenzialmente in tutto il mondo. La Fed è famosa per questo, ma c’è ben altro: per lo meno un “trascinamento” legato al ruolo internazionale del dollaro e un “effetto farfalla” della liquidità.

 
Il dollaro è stato (almeno finora) la pietra angolare della politica monetaria mondiale; considerato che le materie prime sono scambiate per lo più in dollari (finché dura) e che l’economia che il dollaro rappresenta si è dimostrata (finora) tendenzialmente la più solida del globo terracqueo, è gioco-forza misurare la propria politica monetaria con quella della Federal Reserve e magari imitarla (“gioco-forza” chiaramente data l’ideologia economica dominante e l’incompletezza storicamente dimostrata dagli enti statali). Da qui discendono le politiche di controllo del tasso di cambio, più precisametne il cambio fisso (pegging) con il dollaro.
Storicamente il pegging serve per importare in modo credibile le politiche monetarie più restrittive: se la Fed riduce l’offerta di moneta, una minor quantità di dollari può potenzialmente acquistare le stesse merci mondiali che l’invariata quantità di (ad esempio) yuan può acquistare, cioè meno dollari acquistano gli stessi yuan, e quindi il valore del dollaro aumenta. Per non pagare più care (in yuan) le materie prime (prezzate in dollari) si dovrà ridurre l’offerta di yuan e ristabilire l’equilibrio di partenza con l’offerta di dollari, bloccando così il tasso di cambio.
Storicamente è un paese affetto da inflazione elevata che decide per un pegging, legandosi le mani alla meno inflazionistica politica monetaria del paese “peg”.
 
Ma la Cina ha reinterpretato il pegging come strumento per preservare il vantaggio di prezzo del proprio export, e il senso dell’applicazione è immediato: se gli USA inflazionano, la Cina inflazionerà (più o meno) in pari grado, così che il tasso di cambio resti fisso. In altri termini il dollaro ha “trascinato” anche la Cina nel proprio gorgo inflazionomico. Se si considera che ci sono anche altri paesi la cui valuta è (ufficialmente o meno) ancorata al dollaro, si comprende una via immediata di moltiplicazione della liquidità da un capo all’altro del mondo.
E non finisce qui: se poniamo il fatto che una valuta, ad esempio l’euro, non sia ancorata al dollaro ma sia previsto un tetto massimo di apprezzamento, ad un certo stadio dell’inflazionismo USA scatteranno questi ulteriori meccanismi di “trascinamento” a rafforzare l’inflazionismo mondiale.
 
Ma il bello deve ancora venire, e il bello è come ciò che monetariamente accade in un paese possa vere ripercussioni dirette fino a paesi pure non collegati tramite pegging, qualcosa che io assimilerei a un “effetto farfalla”.
Se ad esempio gli USA inflazionano follemente, la liquidità creata potrà dirigersi potenzialmente ovunque. Nel migliore dei casi resterà nel paese in parte direttamente in forma di malinvestment e in parte in titoli finanziari quali bond e azioni (sia direttametne che attraverso i derivati) che alla fine sono comunque finanziamenti alle imprese e quindi al malinvestment. L’indebolimento ciclico (effetto della natura del malinvestment) può ben ingenerare sfiducia nel mercato finanziario domestico e spingere alla ricerca di nuovi impieghi. Un primo canale può essere l’investimento in mercati finanziari esteri di qualsiasi area monetaria (con o senza pegging al dollaro, quindi), esportando così direttamente fiat credit USA e riproducendone l’inflazionismo sui vari mercati con le conseguenti storture produttive. Ma prima o poi si penserà al mercato delle materie prime, in cui le merci possono essere transatte via “futures, strumenti finanziari gestiti con la stessa semplicità di un bond (qualche esempio a caso? Oro petrolio e cereali). Questo incremento di domanda sulle materie prime ne farà salire il prezzo, ed a meno di Stati autarchici (che non esistono) tutto il mondo si troverà davanti gli effetti dell’inflazionismo USA.
 
Assieme a quest’ultimo sbocco del capitale, si deve ricordare che l’inflazionismo sarà ormai diffuso globalmente, e non saranno solo i capitali USA a riversarsi sulle materie prime. Si deve ricorda pure che alcuni paesi, in virtù del pegging sul dollaro, sono essi stessi “economie inflazionomiche”, moltiplicando le dimensioni dell’inflazionismo originale.
Si può partire dalla moneta di un paese e finire all’inflazione di un qualsiasi altro paese, se non del mondo intero; per questo definirei ciò come un “effetto farfalla”.
 
A questo punto, riguardo l’attuale congiuntura economica mondiale, possono esser evidenti (e lo sono da anni) le responsabilità della Federal Reserve, ma diventa forse un poco più evidente anche la corresponsabilità delle varie Banche Centrali che hanno retto il gioco della Fed o ne hanno “mercantilisticamente” sfruttato la politica.
 
Infine voglio sottolineare come in questo meccanismo, stante il crescente ruolo dell’euro anche nel pricing delle materie prime, un sempre maggior grado di responsabilità cada sui Governi nazionali europei non in quanto “ispiratori occulti” della formalmente indipendente Bce, bensì quali membri del Consiglio Europeo; è infatti al Consiglio, rappresentante i singoli Governi nazionali e non una indistinta superiore o astratta volontà della UEM, che è demandata la politica valutaria di cui la BCE è in realtà solo una mera esecutrice. In altri termini, sono i singoli Governi nazionali che stanno direttamente decidendo come contrastare la dinamica dell’apprezzamento del cambio euro/dollaro (chissà, forse ponendo un tetto a 1,50?) e con esso anche il grado di trascinamento della UEM nel gorgo inflazionomico USA.
Spediscilo ad un amico in PDF www.pdf24.org
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5 Responses to “Effetto Farfalla: dalla Fed (e non solo) con Furore”

  1. 1

    Libertyfirst Says

    Bello!

    In effetti non c’è possibilità di non essere distorti dalle politiche monetarie altrui (tranne quando sono trascurabili, ma qui è d’uopo citare Mises, più o meno: “il fatto che esista una quantità minima di cianuro necessaria a morire non significa che il cianuro non sia un veleno” :-D ). Non c’è via di uscita del malinvestment, salvo il rifiuto dello standard monetario, cioè l’iperinflazione.

    In effetti il discorso del ciclo economico in un contesto internazionale è poco dibattuto (nella fattispecie: quasi tutti i temi non antiquati sono poco dibattuti dagli Austriaci di oggi), salvo i paper di Mueller e Engelhardt.

  2. 2

    L.Baggiani Says

    Per caso alcune cose che ho detto riguardo il tasso di cambio fisso come mezzo di trasmissione dei danni altrui è evidenziato nell’ultimo economist. L’ho letto stamani in treno; chiaramente lì non si parla né di malinvestment, né di inflazionomia, tantomeno di Consiglio Europeo.

  3. 3

    Libertyfirst Says

    Eheh… all’Economist ogni tanto si ricordano dell’ABC… penso che chi si occupa di problemi reali sia spinto a vedere le cose in maniera più realistica e quindi tenda ad essere più aperto di mente.

    Purtroppo questo significa che gran parte delle persone che possono apprezzare l’ABC non ha la mentalità adatta a fare teoria… un’altra forma di adverse selection.

  4. 4

    Libertyfirst Says

    Sul sito di Karlsson ci sono un po’ di analisi sull’inflazione in Cina e il pegging cinese…

  1. 1

    Avanzano le Idee Protezionistiche at Ideas Have Consequences

    […] Nella parte dedicata “alla Nuova Bretton Woods” viene detto che “ormai è sfatato il mito secondo cui le banche centrali avrebbero un numero illimitato di possibilità per mettere sotto controllo un crac finanziario”, affermazione che mi trova naturalmente d’accordo; il pericolo che viene evidenziato è il trascinamento del mondo verso uno stato iperinflazionistico, altra cosa su cui sono d’accordo e che ho evidenziato a mia volta […]

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