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Elettori Mediani e Entropici alle Politiche 2008

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May 12th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

Il voto è stato espresso. I conti sono stati fatti. Il paesaggio parlamentare appare molto diverso.

Sì, forse è il vecchio trucco del “cambiare tutto perché tutto resti come prima”, perché alla fine gli esponenti di spicco sono gli stessi da almeno quindici anni, ma un po’ di cambiamenti ci sono stati: alcuni soggetti variamente “storici” sono rimasti fuori, ed altri hanno riscosso un particolare “successo”.

Quanto accaduto non era prevedibile, anche stando ai commenti dei giornalisti più accreditati e considerando che si è votato con la stessa legge elettorale che ha prodotto la precedente ingovernabile legislatura. Mi verrebbe da dire che non era prevedibile tanto quanto la crisi dei subprime ed il relativo più vasto contagio (e chi vuol intendere, intenda).

 

Ora, non è che si possano in senso stretto “prevedere” certi rivolgimenti e crisi, ma ragionevomente “aspettarseli” (prima o poi) forse sì.

In precedenza ho ricordato il “teorema dell’elettore mediano”, strumentino concettuale un po’ bistrattato, che ci dice come i programmi politici di schieramenti all’inizio fortemente alternativi possano tendere con il tempo ad una sostanziale identità attorno alla “più densa” area dell’elettorato. Allo stesso tempo ho ricordato come il senso comune possa partire da polarizzazioni multiple, per poi convergere attorno ad una qualche problematica comune, che abbia significativi canoni di gravità urgenza e trasversalità, creando “a posteriori” un’ unica “più densa” area dell’elettorato verso cui i programmi politici andranno a convergere; ho chiamato questo il “teorema dell’elettore sempre più mediano”.

Così come il mercato tende a scontare prevedibili evoluzioni congiunturali, ritengo che l’elettorato sia in grado di percepire un senso di crisi economica incipiente, e pertanto si concentri in questa “area” e verso posizioni che possano meglio mediare le varie anime della società. Era pertanto da aspettarsi l’addensamento dell’elettorato in qualche punto “mediano”, e quindi l’impoverimento delle code della distribuzione elettorale: gli estremi di Destra e Sinistra non sono entrati in parlamento, e non per l’introduzione di una nuova e penalizzante legge elettorale, bensì per la formazione di un “consensus” che io vedo alimentato dalla congiuntura economica.

Conoscere certi teoremi economici non ci fa predirre il futuro, ma non ci lascia basiti quando le cose accadono.

 

In un altro momento ho sottolineato un comportamento magari marginale dell’elettorato, che si può confondere con il voto di protesta, e l’ho chiamato (riprendendo la definizione data dal genio Rossano) “l’elettore entropico”. L’elettore entropico non avrebbe cercato di rompere il consensus rafforzando un soggetto terzo, ad esempio votando partiti ispirati al messia Grillo, bensì avrebbe votato qualcuno all’interno del consensus ma “scomodo” o “difficilmente gestibile”, insomma una “spina nel fianco” che indebolisce il vincitore delle elezioni, ottendendone così una delegittimazione “dall’interno”.

L’elettore entropico è un po’ il consumatore misesiano che distrugge un falso equilibrio economico non rifugiandosi nell’autarchia ma esprimendo la propria domanda di beni e stipendio “all’interno” del falso equilibrio stesso. Se si crede che una parte dell’elettorato ragioni o almeno operi in questi termini (cioè se si riesce a vedere la politica come un mercato), ci si aspetta in un qualche momento una crescita elettorale delle “spine nel fianco” dei principali catalizzatori del consensus: L’Italia dei Valori e la Lega Nord hanno raddoppiato i propri voti, trovandosi nella posizione di porre veti e ricatti.

Da questo non segue che Bossi ricatterà Berlusconi, però gli elettori non hanno certo gettato le basi perché il vincitore avesse “carta bianca”, nonostante l’avessero liberato dal peso dell’ala estrema.

 

Ed ora? Ed ora stiamo a vedere.

 

Nell’economia, con il dispiegarsi della crisi, lo Stato si presenta come soluzione dei fallimento del mercato (senza dire quanti di quei fallimenti siano in realtà causati dallo Stato stesso), e trova quindi una “scusa” per allargare il proprio controllo e rafforzare la deriva socialista mondiale. La risposta ad una crisi politica del nuovo consensus innescata da entropie interne potrebbe costituire, anche in questo caso, la “scusa” per un accentramento dei poteri in un super-ente politico (una coalizione?) che definirebbe ulteriori limitazioni alla libertà dei cittadini-consumatori-elettori.

Fenomeni simili si sono già palesati all’estero. I consumatori di politica sono stati avvertiti.

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2 Responses to “Elettori Mediani e Entropici alle Politiche 2008”

  1. 1

    Prometeo Says

    In realtà credo che una coalizione del “super-ente” politico già ci sia. Gli schieramenti sono fittizzi, c’è un unico partito del potere politico che ovviamente, di necessità, è statalista e quindi Keynesiano.

    Meno palese il super-ente rimane, più efficacie è l’azione del “Party”. Meno i consumantori-elettori capiscono meglio si esplica l’azione del “Party”. Più dialogo democratico (vedi il fervore berlusconiano a dialogare col suo alter-ego Veltroni) più confusione si crea, più caos si ingegnerizza grazie all’azione della propaganda di regime.

    Secondo me intravvedi correttamente l’escatologia di “questa” democrazia, però è un regime totalitario nuovo che prospera grazie al condizionamento ed ingegnerizzazione del consenso e non ha alcun bisogno di palesarsi… anzi l’opposto. Meno si palesa meglio si diffonde.

    Come ultima nota, secondo me i poteri non sono accentrati. I poteri sono piramidati, e la politica non è vicinissima alla cima della piramide.

  2. 2

    Tommaso Says

    Io ritengo che la convergenza sul centro non sia un fenomeno nuovo, tantomeno in natura (vd. guassiana).
    E’ semmai la scarsa differenziazione delle parti. Manca soprattuto alla sinistra il coraggio di dire no al qualunquismo e al mercatismo delle destra, al monetarismo della BCE, alle goffe e rovinose manifestazioni del mercato globale….

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