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Emigrati ed Esiliati della Moneta

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December 6th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il 28 giugno scorso ho letto sulla Repubblica un paio di articoli riguardanti l’immigrazione rumena. Essenzialmente si evidenziava che esiste ormai una specie di flusso circolare con l’Italia: tanti arrivano – tanti vanno. In massima parte il progetto di emigrazione è temporaneo, i rumeni (dice un articolo) pianificano un certo periodo all’estero (in Italia, nel caso), dove lavorando accumulano denaro per sé e inviano rimesse ai familiari in Romania, per poi tornarsene in patria e lì mantenersi con una propria attività un certo tenore di vita.

Uno pensa: quelli che rientrano per completare questo progetto di vita vengono sostituiti da nuove generazioni di intraprendenti, da cui il flusso circolare. Invece no: parte di chi viene in Italia sono precedenti “pionieri” che hanno scoperto di non poter più vivere in Romania, e il problema sta nel livello dei prezzi romeni!

 

Come ha spiegato Asher Colombo in uno degli articoli, il problema sta nelle rimesse alle famiglie in Romania, la cui spesa (istruzione, immobili, investimenti vari) origina una salita dei prezzi tale da distruggere la possibilità di avviare attività imprenditoriali ex novo o mantenere almeno lo standard di vita raggiunto in Italia. Da ridere. Praticamente una parte (in quanto rilevante) di immigrati romeni in Italia restano “esiliati” a causa del circuito monetario che loro stessi hanno creato!

Il fenomeno è alquanto interessante. Anzitutto ha implicazioni politiche e sociali piuttosto pesanti, perché prefigura scenari di un’immigrazione che non può essere trattata alla stregua di un turnover di lavoratori interinali internazionali, bensì si configura come un processo ben poco reversibile di ricomposizione culturale e sociale. Sarebbe l’ora che la Politica la smettesse con i suoi stupidi teatrini ed esponesse il problema per come realmente si prospetta, offrendo visione e soluzioni di lungo termine. Anche volendo, gli immigrati in buona parte non potranno tornarsene in patria.

Il fenomeno è pure interessante economicamente. In effetti l’emigrazione è sostenuta dalla domanda di una certa manodopera e proviene da un Paese che ne è in eccesso (o in insufficienza di attività produttive), pertanto riequilibra i fondamentali delle economie. Acquisite risorse e competenze, gli emigrati potrebbero tornare in patria e replicare le attività svolte all’estero, rafforzando il tessuto produttivo. Ma nel frattempo potrebbero aver inviato rimesse al loro Paese, facendone crescere l’attività (e con essa la domanda di lavoro così da frenare nuovi flussi di emigrazione) ma soprattutto i consumi (si creano percettori di reddito senza che lavorino, un afflusso netto di moneta); questo inflazionismo può togliere spazi di attività e ridurre il valore reale del reddito in patria. Nel caso rumeno, la debolezza economica e politica ha depresso la moneta locale, il Leu, e questo ha moltiplicato il valore in loco delle rimesse degli emigrati, e ci ha aggiunto una più generale “inflazione importata”, un rialzo dei prezzi dovuto al maggior costo delle importazioni (incidentalmente si nota come, se valesse la vulgata keynesiana per cui è il consumo a guidare e stimolare l’economia, la Romania ora dovrebbe essere un mezzo paradiso, invece era e resta un Paese difficile la cui situazione è mitigata solo dagli opifici mitteleuropei che qui hanno delocalizzato).

Ritengo poi improbabile che la Romania possa rappresentare un esempio di “economia libera”. Molto probabilmente esistono pesanti fattori di “protezione” economica e soprattutto politica di alcuni segmenti della società, il che crea ulteriori fattori di resistenza per chi vorrebbe tornarsene in patria con attività e risorse proprie.

 

Messo tutto insieme, questo significa che un’emigrazione “famigliarmente” incompleta, cioè dove non emigra tutta la famiglia ma solo un componente che poi invia rimesse ai familiari, comporta nel Paese d’origine un inflazionismo che, associato ad altri aspetti economici e politici, può “costringere” all’esilio. Nel caso rumeno dovremmo sperare che un’entrata nell’Eurozona risolva parte dell’inflazionismo da emigrazione (si elimina il gioco del tasso di cambio), così come una progressiva revisione dei legami familiari riduca le rimesse degli emigrati ormai “italianizzati”.

Ma non credo si possa pensare che questo riverterà il flusso migratorio. Il mercato fa perno su entrambi i suoi lati: se la Romania esprime una certa offerta di lavoro, decisamente l’Italia ne esprime una domanda. Come detto anche in altri articoli, l’Italia si è condannata a una certa stasi economica, fatta di incentivi e protezioni a favore della bassa manifattura, e data la bassa qualificazione professionale richiesta è ben facile l’attrazione di offerta di lavoro a basso prezzo dai Paesi meno sviluppati (non è un caso molto diverso dalla delocalizzazione in Cina di imprese italiane). Se si vuol competere con il mondo della bassa manifattura, si entra in una competizione quantitativa dove ciò che serve sono braccia a basso prezzo, e queste si trovano più in Romania che in Italia: questa immigrazione, la nostra politica industriale se l’è cercata e l’ha trovata tutta.

 

A questo punto, non c’è alcuna bacchetta magica per regolare l’immigrazione. L’economia su molte cose si muove con i tempi della società di cui è espressione (perché l’economia stessa è un fenomeno sociale); decine di anni di miopia politica non trovano soluzione in un paio di decreti legge.

Aspettiamo un bust da inflazionismo in Romania, che riapra spazi di attività per i romeni (sempre che a loro vada di tornarci, o che non vengano anticipati da cinesi o coreani), o ripianifichiamo economicamente l’Italia come Paese di terziario avanzato e alta manifattura tecnologica, o lasciamo che l’Italia prosegua nella sua lenta decadenza finché non sarà costretta a rivoluzionarsi. Per entrambe le soluzioni ci vorrà molto tempo, e quel giorno gli attuali rumeni saranno, e si sentiranno, ormai già italiani con tutto quel che ne consegue socialmente e culturalmente; è a questo che la Politica avrebbe dovuto pensare molto tempo fa, ed a cui dovrebbe pensare per il futuro, invece di metter su teatrini e continuare a impasticciare nell’economia con le sue manacce.

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4 Responses to “Emigrati ed Esiliati della Moneta”

  1. 1

    clau2002 Says

    Interesting article,but clearly you never set foot in Romania nor have you made any kind of research on the Romanian economy.Now,if you would have done that you would know that the exchange rate EURO/RON was basically the same for the last seven years.On the other hand in Romania they concentrate now on developing twenty-first century industries like the IT and related activities (excellent language skills and highly qualified personnel available)while Italian shoemakers and textile companies operating in Romania are moving further east.The real reason for that is that highly qualified jobs in Romania are getting payed better and better,hence more attractive to young people, while those low qualified people continue to go to Italy.Bottom line is that all in all for the Romanian economy this is a win-win combination.Here there are more and more Chinese and Indians taking the construction and low paying jobs.What Italy needs is better education.As long as you will keep refusing to learn English and expect the rest of the business world to learn Italian,you will remain behind with your pride stuck in the past.You can not continue to base your economy on making leather shoes and clothes in limited series hoping to sell them ten times the normal price just because they are “made in Italy”and they are fashionable nor can you try to sell some olive oil at double price for the same reason.I could have written this in Italian but as a Romanian who never studied it in school I definitely make a lot of grammatical mistakes.No offence intended,but I know what I am talking about since I had the opportunity to Work for five years in Lombardy.Everybody there build walls,all kind of walls,muri e muratori dapertutto!To foreigners it seems that besides masons and pizza guys there is no other profession in Italy and hardly any of them knows much about computers(they have sky TV),Internet marketing and business promotion.If by any chance you don”t speak English there is always google translate.Best regards from Romania!

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    I am not sure you understood the point of the article, which is based on the linkage between immigration (to Italy) and Romanian inflation, which is a poorly discussed fact.
    A discussion about the presence of high-skilled workers or any other kind of strength in Romania is not pertinent, as this article does not talk of what Romania does or should, but what Italy did not and does not, including to deeply understand the features of present immigration and its persistency.

    Anyway, thank you for your attention.

  3. 3

    clau2002 Says

    I did understood the point of the article and I was trying to point out to you that its very foundation is wrong.Inflation was not an issue in Romania in the last four years since the number of Romanians working in Italy(and not only Italy) grew exponentially.The exchange rate RON/EURO was stable in the last 6-7 years so there is no link between emigration from Romania and this hypothetical inflation you are talking about.In fact inflation had an descendant trend all along.On the other hand I was pointing out to you what (in my opinion)Italy should do,which is to start a deep reformation in its social fabric as well as in its economy and start planning for the 21first century.Italy needs to promote its young professionals and send the gerontocracy in charge now,to pension.Do you realise that most of those who run Italy today(the pope included) completed their education in the same age Stalin died and it was illegal to get a divorce in Italy?I am concerned too because I have a 14 years old kid in school in Italy and if nothing changes, his future could be that of joining the large numbers of young Italian graduates who seek to build a future outside Italian society.Best regards!

  4. 4

    Silvano Says

    Well, I think you are moving far from the main argument of this post. It’s not a question of exchange rate between eur and leu, as Romania is not an half - closed economy. In particular the author refers about the prices of houses and lands, that traditionally are excluded from cpi index or similar indicators. Unskilled people that moved away from Romania hoping to save enought to buy a better place where to live didn’t find so simple as they expected beforehand. Prices in their homeland rose more than their saving’s rate. That is due to many factors: economic growth, money flows and the possibility to get credit in Italy, Germany, etc. in order to invest it in Romania. The real estate bubble has been a global phenomena, that saw many workers moving from low wager countries to higher wage countries. From Romania to Western Europe and then from Asia to Romania, Russia, Dubai, etc. When the boom turned into bust the problem arise and now there are a lot of people with wrong skills in wrong places that should be converted. ECB and IMF could save Romania, its government, its banks and its currency from a financial meltdown, but can’t transform a carpenteer in an engeneer. The same could be said about other countries.
    Best regards !

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