Endogeneità (Uno Sguardo Oltre il Contagio Finanziario)
May 4th, 2009 by Leonardo
Questo pezzo continua il discorso iniziato nel precedente “Contagio (Note dai Seminari Austriaci di Roma)”, completando l’esposizione delle ragioni per cui gli interventi a sostegno del circuito del credito, intesi anche ad evitare fenomeni di contagio, sono errati nelle ragioni e molto dannosi negli effetti.
Nel sistema finanziario attuale è presente un circuito del credito che parte dal sistema bancario quale “originatore” che cartolarizza il suo attivo con opportuni intermediari, che a loro volta creano un mercato di derivati di credito che riporta alle banche capitali con cui creare nuovo credito o investire nei derivati stessi, e distribuisce il rischio di credito direttamente presso il (non necessariamente conscio) mercato finanziario. L’insolvenza di un segmento dell’economia può riverberarsi in varie parti di questo circuito e alla fine contagiare l’intero lending bancario. Gli interventi di Governi e Banche Centrali sono volti appunto a “tappare” i buchi apertisi in questo circuito.
Se però si considera che a causa del “credito facile” promosso dai Governi e permesso dalle Banche Centrali, oltre che all’opacità del sistema ed a tecniche di valutazione degli asset errate, il credito totale del sistema deve risultare “eccessivo”, allora le soluzioni adottate da Governi e Banche Centrali si rivelano sbagliate e dannose. Il modello di Wicksell di “economia di puro credito” ci aiuta a capire ancora meglio la dannosità di queste “soluzioni” e la natura “salutare” pure del contagio finanziario.
Il modello di “economia di puro credito” di Wicksell (sarò un po’ fissato, ma come strumento concettuale per me è ottimo e più attuale di tante chiacchiere sulla moneta) spiega la natura del tasso di interesse e l’endogeneità della moneta-credito, ponendo al primo un riferimento reale (NRI) e alla seconda un limite reale (risparmio).
Brevemente, in questo modello le negoziazioni sono regolate a mezzo “credito” (che in tal senso è “moneta”), e le banche sono le emittenti di tale credito. La moneta pertanto è endogena, creata su domanda degli imprenditori (quindi in relazione alle dimensioni dell’attività economica) e virtualmente senza limiti (il credito creato dalle banche torna loro in forma di depositi, quindi non esistono limiti alla creazione). Ne segue che il posizionamento del tasso di interesse di mercato (MRI) rispetto alla redditività dell’attività produttiva (NRI) determina le dimensioni dell’attività economica e quindi della moneta-credito circolante. Il livello di produzione e quindi il livello di NRI sono legati al risparmio reale dell’economia quale insieme di risorse che permettono il sostenimento dei processi produttivi.
Brevemente, accade quindi che se MRI è inferiore a NRI si creano per gli imprenditori nuove prospettive di ricavo che spingono ad ampliare l’attività economica (la maggior domanda rispetto alle risorse reali in precedenza “risparmiate” creerà inflazione dei prezzi), l’inverso in caso contrario, e questo ricade sulla redditività reale delle banche. Con un mercato dei capitali perfettamente competitivo MRI tenderà a NRI, e il livello di attività economica a quello “sostenibile” dato dal risparmio reale. La possibilità di una maggior attività economica sostenibile crea da sé la moneta-credito necessaria; la riduzione dell’attività economica (ad esempio perché eccessiva in precedenza a causa di “manovre” sui tassi) “comanda” la contrazione dell’offerta di moneta-credito. Come si vede il tutto passa dal corretto pricing della scarsità di capitale reale.
Per cercare l’applicazione del modello si consideri il mondo attuale caratterizzato da un sovradimensionamento dell’attività economica (rappresentato dalla moltiplicazione del credito voluto dai Governi e permesso dalle Banche Centrali), dalla più recente tendenza alla contrazione produttiva (manifesto in PIL e Produzione Industriale, nonché nelle tendenze di credit crunch), e dalla relativa scarsità di risparmio reale (si guardi al tasso di risparmio conseguente alla crescita dei consumi). In un mondo dominato dal credito quale sostanziale “moneta”, questo deve contrarsi per cercare coerenza con l’andamento dell’attività reale, e il prezzo del capitale deve salire per riflettere la sua scarsità e per ricondurre l’attività economica a dimensioni coerenti con il capitale realmente disponibile. E in effetti le autorità stanno intervenendo per contrastare le tendenze dei tassi a salire e la contrazione dell’attività economica, proprio ciò che l’economia farebbe se lasciata da sola: deleveraging e suo contagio per permetterne diffusione e uniformità.
Per quanto visto il deleveraging e il suo contagio sono meccanismi propri di coerenza endogena tra attività reale e massa monetaria: creata una massa di credito eccessiva, il suo valore dimostra di essere minore di quanto creduto, quindi chi crea la moneta-credito (le banche) ne ridurrà la produzione (sembra banale, ma è una verità imprenditoriale fondamentale, da cui si sottrae solo la Banca Centrale, che per questo crea squilibri), e questo vale per “tutto” il credito ed è ciò che rende comprensibile il fenomeno del contagio.
La ri-creazione della liquidità nei “buchi” che si sono formati (e gli annessi effetti sui tassi) in realtà continua a rinnovare i motivi di correzione della massa di credito alla base di deleveraging e contagio: Se il sistema cerca da sé di ridurre il credito perché “eccessivo”, ricreare liquidità in quei punti dove il circuito del credito si è inaridito (ma più in generale il semplice “creare nuova liquidità”) significa andare a contrastare un meccanismo spontaneo dell’economia agendo non sulle cause ma sugli effetti, e per questo non è una soluzione. Non agendo sulle cause del fenomeno (non si risolve il problema del mispricing del rischio di credito, né del mispricing del capitale e tanto meno della sproporzione tra “moneta” e “risparmio reale”, anzi li si aggrava!), la tendenza “contrattiva” non si può risolvere; in realtà la situazione diventa ben peggiore, perché come già detto si rinnoveranno le ragioni di contrazione del credito (il processo eventualmente tenderà a inasprirsi), e questo si sfogherà certamente in misura maggiore nei punti più “distanti” da quelli di intervento di Governi e Banche Centrali. In sostanza, tutta la “contrazione” di liquidità che non subiranno i settori bancario e finanziario verrà scontata nei settori produttivi e nel consumo.
Quel che si prospetta a seguito del voler "contrastare il contagio" è quindi uno "scarico dei problemi". Alla faccia dei buoni propositi, come al solito.


0 Responses to “Endogeneità (Uno Sguardo Oltre il Contagio Finanziario)”
Aggiungi un tuo Commento