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Eredità Zero (per il Vostro Bene)

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June 20th, 2014 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Una chiacchierata con il twittatore da battaglia @theExtremista mi ha ricordato l’ultima moda dei wannabe-liberali che imperversano nella rete: sostenere una tassa di successione al 100%. La ratio segue dal caposaldo liberale dell’uguaglianza dei punti di partenza combinato con la diversa ricchezza delle famiglie: dato che le opportunità sono maggiori per chi è più ricco, e che i figli dei più ricchi erediteranno più risorse, l’uguaglianza dei punti di partenza si ottiene facendo ereditare a tutti la stessa somma o più precisamente nulla. Mi dispiace urtare la sensibilità di alcuni amici, ma questa è nel migliore dei casi solo una applicazione del socialismo, e nel peggiore –  se qualificata come “liberale” – un’enorme stronzata.

 

Va bene che in Italia si è riusciti a distinguere impropriamente tra liberale e liberista, e che già M. Friedman lamentava l’uso improprio del termine “liberale” negli USA, ma a tutto c’è un limite. Ma cosa un sedicente liberale pensa di risolvere con una tassa (tassa!!!) a colpire un trasferimento interno ad una famiglia? Tra l’altro ognuno già ab origine gode della ricchezza famigliare e conseguenti opportunità, quindi per coerenza si dovrebbe tassare l’ereditiero (ricco o povero che sia) non solo dell’intera eredità ricevuta, ma anche per il patrimonio del genitore di cui ha già goduto in passato. Le differenze di origine non vengono risolte in questo modo che sa solo di punizione per gli accumuli pregressi (è liberale?!).

Manca poi una ragione economica per una tassa di successione al 100%. Presentare solo una motivazione etica non è un progresso: di sensi di giustizia ce ne sono uno per ogni persona esistente, quindi l’etica dell’esproprio dell’eredità è del tutto arbitraria (è liberale limitare una libertà in forza di un’etica arbitraria?!).

Parlando di economia, ricordo che l‘eredità è il risultato del lavoro già tassato di chi è venuto prima; quale ragione economica chiama l’esproprio di redditi già tassati? Viviamo in un mondo in cui già il risparmio viene tassato più volte, ma aggiungere torto a torto non migliora assolutamente le cose.

 

Ma, ragionando meno da bar, esistono più strutturate ragioni economiche per non tassare assolutamente l’eredità. Si dovrebbe ricordare, o ci si dovrebbe rendere conto, che nessuna persona si comporta come il sociopatico homo oeconomicus classico tanto avversato dalle anime belle, e in specie come quello stilizzato da Modigliani nella sua teoria del ciclo di vita: nessuno accumula fino ad un certo momento della vita e poi pianifica il consumo di tutto quanto accumulato in modo che alla morte non resti nulla. Essendo esseri umani – cosa che sfugge un po’ troppo spesso – viviamo in una rete di relazioni di cui quelle più forti di solito sono le relazioni famigliari, e ancora più spesso le relazioni tra genitori e figli (che resistono alle rotture tra i genitori). Ogni genitore degno di questo nome lavora e accumula non solo per sé ma anche per i figli, per lasciare una dotazione a chi viene dopo in quanto – affettivamente e pure geneticamente – sua continuazione. La pianificazione di una vita, baciata dalla fortuna o condotta nella modestia, è comunque segnata dal desiderio di lasciare qualcosa che possa aiutare chi resta: ricchezze vengono donate ad associazioni, vengono costituiti fondi per alcuni progetti, si lasciano imprese funzionanti… o più semplicemente e modestamente si lascia una casa o del denaro ai figli (o al coniuge); questo si è ovunque tradotto in via naturale nell’istituto giuridico dell’eredità.

Se la nostra umanità coinvolge l’orizzonte temporale almeno dei figli (se non dei nipoti), e le nostre azioni si orientano su questo più ampio e “altruistico” orizzonte, la prospettiva di una tassa di successione totale sarà altamente distorsiva dei comportamenti economici (e in generale, umani). Tendenzialmente chi è già più ricco (quindi più incentivato) provvederà ad eluderla (il che implicherà dispendio di risorse ed un vincolo all’impiego di parte delle risorse in modo meno libero e quindi subottimale); chi non potrà sottrarsi sarà “spinto” a consumare tutto all’interno della propria vita, rischiando da una parte lo sperpero (spreco) delle risorse e dall’altra – in caso di vita inaspettatamente lunga e quindi di “errore di calcolo” – di finire gli ultimi in situazioni di indigenza. O forse, questi sedicenti liberali, pensano che le persone si impegneranno a lasciare quanta più ricchezza possibile allo Stato?

La questione di fondo è che la famiglia è un investimento per moltissime ragioni. Avendo la possibilità di investire nella famiglia si adottano certi comportamenti volti ad incrementare la dotazione di risorse a cui questa possa attingere. L’idea dell’esproprio dell’eredità è in realtà la proposta di un decreto che vuol dissuadere all’investire nella famiglia.

 

Oltre a quanto sopra, è proprio sbagliato come viene declinato il concetto di uguaglianza delle condizioni di partenza. Il liberale non può pensare di impoverire tutti perché tutti siano uguali; non siamo uguali e mai lo saremo. Il liberale può (deve) prendere atto che la dotazione di risorse di una famiglia determina maggiori o minori opportunità per i suoi componenti, e deve fornire soluzioni non perché tutti siano uguali nella perdita di opportunità ma perché chi parte svantaggiato possa avere le stesse opportunità di chi parte avvantaggiato! Cioè la questione non si risolve in un appiattimento verso il basso, ma nell’elevazione verso l’alto! I sistemi di educazione pubblica, di sanità pubblica, di diritto allo studio superiore, le categorie protette… tutto il welfare e la protezione sociale, e perfino gli incentivi all’imprenditoria giovanile o femminile (a parte la loro natura farlocca, nella pratica)… sono soluzioni per permettere a chi non è ricco di potersi dotare degli strumenti necessari per porsi in evidenza in ciò che sa meglio fare; questo perché il libero mercato, che ruota sulle capacità di chi lo popola, deve avere una platea di opportunità di impiego quanto più vasta, in modo da cogliere i migliori (indipendentemente dal ceto dei genitori defunti) e valorizzarli (farli lavorare e pagarli, così che questi pianifichino il proprio orizzonte che può riguardare figli e nipoti). L’uguaglianza delle condizioni di partenza è questa.

 

Il sistema non funziona così? Oh certo, nella realtà non funziona “sempre” così (a volte sì), e non funziona “ovunque” così (confrontiamo USA, Italia e Corea del Nord?). La questione è perché nella pratica non funziona, o meglio valutare se i sistemi di protezione pubblici svolgono il loro ruolo o sono gestiti per perpetuare le disuguaglianze (fondi pubblici che finiscono sempre “ai soliti”, o sistemi scolastici inadeguati), e valutare se abbiamo davanti un mercato o solo la parvenza di un mercato (il vincolo di CCNL secondo voi è liberismo selvaggio?), senza parlare della pervasività della burocrazia che rende la “vicinanza” a certi ambienti un valore superiore alle competenze tecniche (il tanto citato “merito”).

Ma questi, a ben leggere, sono “fallimenti dello Stato” e “fallimenti dell’assetto giuridico”, per cui gli enti “superiori” al mercato non sono in grado di correggerne i supposti fallimenti. E questo porta alla considerazione finale: questi “liberali della tassa di successione totale” sanno che il gioco implica il mettere tutta la ricchezza creata accumulata e non consumata (semplicemente: risparmio) in mano allo Stato? Proprio loro pensano che accentrare la gestione della ricchezza nazionale sia una soluzione? Pensano forse che, partendo tutti uguali a ricchezza zero avremmo la possibilità di crescere grazie a… opportunità create ad hoc dallo Stato? Perché il risultato non può che essere questo: l’impossibilità di ereditare è esproprio di risparmio privato, quindi eliminazione di parte del circuito risparmio-investimento privato; si vogliono risorse gestite da quello Stato che, qualunque sia lo sforzo di intervento, non ha storicamente mai risolto alcun problema di disuguaglianza economica. Qui si va dentro e oltre il comunismo (che come è noto non aveva ricchi che facevano quel che volevano, specialmente dentro lo Stato, no no…).

E poi fa molta tristezza che argomentazioni etiche farlocche riescano a occultare tanto bene i reali motivi della tassa di successione (insegnati alla prima lezione di Scienza delle Finanze, a riprova che non si impara l’economia – figuriamoci l’etica – tramite i blog e figuriamoci i social): tassare i momenti di maggior gioia o di maggior tristezza in modo da aver minor resistenza al pagamento.

 

I socialisti (e nemmeno tutti) possono sostenere una tassa di successione totale perché coerente con il loro credo della bontà dello Stato; ma se chi lo fa si dice “liberale”… si capisce perché questo Paese non ha speranza (ma anche i risultati delle elezioni).

 

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7 Responses to “Eredità Zero (per il Vostro Bene)”

  1. 1

    Claudio Says

    Immagino che coerentemente siffatti wannabe-liberali ritengano che chi erediti dei debiti abbia diritto a un credito d’imposta…ganzo sì, e molto economicamente sensato!

    “Qui si va dentro e oltre il comunismo ”
    Piccola nota storica, per l’appunto: pure il codice di famiglia dell’URSS del 1918 (dell’URSS! del ‘18!!!) mentre da una parte aboliva la proprietà privata dall’altra stabiliva l’eccezione per le eredità di valore relativamente basso (10.000 rubli, all’epoca dovrebbe esser circa un podere). Il codice successivo del ‘26 (durante la NEP) aumentò la soglia riconoscendo che di fatto pure nelle magnifiche sorti e progressive del socialismo reale la famiglia contava più della collettività. Curioso che qua si voglia superare a sinistra l’URSS al grido di “Avanti popolo (liberale), alla riscossa!”.

    Sul ruolo e il significato delle politiche redistributive in uno stato che possa dirsi liberale (ritengo che le due cose possano essere compatibili, con buona pace dei rothbardiani denoattri) penso e spero di poter scrivere qualcosa in futuro ma in buona parte concordo con quanto dice Leonardo.

  2. 2

    Renzo Says

    Mi viene da fare una considerazione, se volete un po’ controcorrente. In un’epoca in cui si dice che le “ideologie” sono morte sinceramente io vado un po’ in confusione perché non capisco più chi è di destra, chi è di sinistra, chi veramente un liberale e chi altri invece si richiama al marxismo, chi vuole una democrazia rappresentativa, chi invece una democrazia diretta, oppure liquida e via discorrendo. Così ho avvertito anch’io questa schizofrenia di pensiero che non fa bene alla politica e quindi alla società.
    Fa bene l’autore dell’articolo a sottolineare che troppi liberali si fanno accaniti promotori di soluzioni impositive che trova(va)no sostenitori solo nei più biechi stati comunisti, credendo che essere “liberali” significhi competere con i partiti di sinistra su temi che sono propri della sinistra, dimenticandosi di quei temi che invece sono il vanto del pensiero liberale. Perché lo fanno? Io credo perché, pur avendo la parola “liberale” un certo fascino, in realtà in Italia i liberali sono stati in passato (anche quando FI era maggioritaria: la massa di FI non proveniva forse dal popolo ex-socialista e ex-comunista?) e sono tuttora veramente pochini e quindi per poter raggranellare qualche voto devono puntare molto sull’invidia che fa molto presa a sinistra. Ah, quanto rimpiango gli anni 50-60 quando i liberali erano liberali veri e non si vergognavano di dimostrarlo!

  3. 3

    Leonardo IHC Says

    @Renzo
    Sì, siamo pochi, e non i libertari ma semplicemente i liberali anche più possibilisti (e velone pietoso su FI…)

  4. 4

    Leonardo IHC Says

    @Claudio
    Sulla storia del credito d’imposta rido dalle 9 di stamani.
    Ottimo l’appunto sulla Russia.

    Ho pensato giusto ora che c’è un problema lessicale: dovremmo parlare non di uguaglianza dei punti di partenza, ma di indifferenza delle condizioni di partenza.

  5. 5

    walter Says

    Confesso vergognosamente che ci ho pensato pure io, negli stessi termini delle “condizioni uguali di partenza”, poi ho risolto la cosa molto semplicemente: alla morte di qualcuno devi affidare i beni ad un ufficio o un tribunale per rivenderli? Ok, è socialismo, punto. Se uno risparmia per tutta la vita e vuole lasciare tutto ai figli (o a un canile) è una sua libera scelta, e QUESTO è pensare liberale.

    Poi se vogliamo aprire una discussione su chi oggi abbia patrimoni e miliardi da parte e grazie a quali meccanismi li abbia accumulati allora il discorso è diverso. Il fatto che in Italia sia pieno di miliardari che hanno fatto la cresta sugli appalti pubblici e nel mondo di finanzieri che li hanno fatti sfruttando il moral hazard garantito dal central banking e dalla logica too big too fail.. beh lo dico da libertario orgoglioso: qualche problemuccio su questo me lo pongo.

  6. 6

    carlo massa Says

    E saremo sempre meno: il MinCulPop demo-repubblicano è più efficace dell’originario fascista, e la sua prima arma letale è il MIUR (per i non del ramo: la scuola). Per non rischiare la depressione non esemplifico con brani di qualche libro di testo, e non solo di storia o di economia, bensì, visto il periodo, con le prove di maturità. Negli ormai trenta esami di stato che ho alle spalle (come insegnante, non come ripetente), gli autori più “liberali” di cui ricordo sia stato riportato un testo o un articolo in una prova sono Keynes, Galbraith, Modigliani o, recentemente, Krugman, Amartya Sen o Attali. Quest’anno, ad esempio, nella prova d’inglese per i “periti aziendali e corrispondenti in lingue estere” lo strumento di educazione del pupo è stato un articolo del marxista Richard Seymour (The Guardian.com 17 marzo 2014) il cui livello credo sia già valutabile dalla prima riga: “Twelve rich people have more wealth than the entire population of three continents.” Credetemi, è un martellamento continuo, la cui efficacia è esaltata dalla ignoranza delle più elementari basi di economia da parte della quasi totalità degli insegnanti (anche quelli di economia politica e scienze delle finanze, ché per oltre il 90% sono laureati in giurisprudenza e, al di là di un testo al primo anno di università, non hanno più letto nulla di economia o, peggio, hanno letto solo libri di Federico Rampini ritenendolo un economista), ignoranza che fa creder loro, in buona fede, di vivere in un ambiente economico dominato dal liberismo più selvaggio.

  7. 7

    Leonardo IHC Says

    @walter
    Tutto ok; ma tassa come misura di polizia? Dai…

    @Carlo
    Ragione totale su MIUR

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