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Esiste la Finanza^2 , e Non È Astratta

July 16th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

Leggendo alcuni interventi su vari forum, qualsiasi ne sia l’orientamento ispiratore, mi sono reso conto di quanto sia diffusa l’opinione che la finanza sia slegata dall’economia reale, che sia praticamente autoreferenziale, un modo di far soldi dai soldi, speculazione pura fine a se stessa dal cui dissesto però conseguono crisi anche per l’economia reale. Se si pensa in questo modo non si può che invocare poi ulteriori regolamentazioni, limiti, demonizzazioni, statalizzazioni e socializzazioni.

Anche io ho più volte detto che la finanza ha assunto dimensioni assurde rispetto al resto dell’economia, ma la mia accezione (esposta più volte negli ultimi tre anni di IHC) è ben diversa da quella che mi pare comune. Ad esempio, per me la finanza non è mai fine a se stessa e quindi “astratta”.

 

L’economia reale opera su scambi di beni e servizi reali, li coordina, e restituisce (nel tempo) un flusso di beni e servizi reali. Il coordinamento nel tempo delle risorse economiche o capitale reale avviene tramite il medium monetario, che dà al risparmio una forma gestibile. La finanza è un insieme di transazioni funzionali a far circolare la moneta tra chi dispone di risparmio e chi chiede capitale monetario sia a fini imprenditoriali che di consumo; è quindi un settore di supporto per una attività reale più veloce ed estesa (ad esempio esistono banche che raccolgono risparmio, che prestano a una società di leasing, che acquista un macchinario e lo dà in locazione a un imprenditore… un contratto di deposito, un contratto di finanziamento, e un contratto di leasing che si compone di un acquisto e una locazione con vendita finale, per permettere che un risparmio finisca in capitale reale).

La finanza si costruisce su “mattoni” semplici: c’è una moneta oggi che fornisce un servizio oggi ed ha un certo valore; c’è una moneta futura che fornirà un servizio futuro ed ha un certo valore; c’è una alea che può venir attribuita alla moneta futura. Combinando questi elementi si ottiene direi tutta la finanza “conosciuta” (lo scambio di somme oggi con somme future è un finanziamento anche in forma di bond, e la differenza di valore dà il tasso di interesse; lo scambio di somme oggi con somme corrisposte in caso di evento avverso è un’assicurazione; lo scambio di somme oggi contro somme future in caso di utili di una certa attività di cui è attribuito un qualche potere di gestione è un titolo azionario).

Nei corsi di economia “mainstream” è dimostrata, secondo me con efficacia, la ragione di semplicità e razionalità ed ottimizzazione dei piani individuali di consumo risparmio e investimento da cui ha origine la finanza. In ambito austriaco non esiste (per ora) niente del genere; forse l’Austrian Economics ha assunto nel tempo una fisionomia down-top dove la prasseologia è diventata un metodo per arrivare con logica a spiegare le grandi dinamiche di ciclo, mentre nell’ambito “mainstream” la microeconomia è sì servita a microfondare la macroeconomia, ma ha anche sviluppato un approccio down-down, cioè è rimasta anche a studiare il singolo operatore (che è una cosa diversa dall’individualismo metodologico). È un’ipotesi che qualcuno più bravo di me giudicherà; l’alternativa è che le spiegazioni neoclassiche siano sufficienti.

 

E poi si arriva a tutta una serie di strumenti, quali securitization, CDO, ETC, ETF, Future, Option, IRS, equity swap, total return swap, Himalaya, swaption, CDS (per non parlare delle tecniche HFT)… una pletora di strumenti esotici, incomprensibili ai più e pertanto visti dai più come “armi di distruzione di massa” di una Finanza che guarda se stessa, fa soldi su se stessa, se ne frega dell’economia reale ed anzi crea dissesti che trascinano nel baratro tutta l’intera economia.

Sciocchezze. In realtà si tratta di un livello superiore di Finanza, cioè sempre di un coordinamento di somme oggi e somme future con eventuale alea costruito non direttamente sulle somme risparmiate e da impiegare “realmente” ma su altri strumenti finanziari più “basilari” che si fondano a loro volta direttamente sui “mattoni” primi della Finanza. Non capendo questa concatenazione di strumenti, tale ”Finanza di secondo livello” è definita dal vulgo “astratta” in senso negativo, riconoscendo dignità morale solo alla “Finanza di base”, quella più vicina alla vita di tutti i giorni. Io non la chiamo “astratta”, io la chiamo Finanza2.

Esistono così strumenti che garantiscono contro certe oscillazioni di un prezzo, strumenti che “compattano” o “riassumono” più strumenti non scambiabili, strumenti che impegnano a scelte nel futuro… e strumenti che implicano azioni nel futuro riguardo protezioni contro oscillazioni di prezzo relative a strumenti riassuntivi di altri strumenti magari non direttamente scambiabili, cioè mercati su mercati, mercati di secondo livello, finanza su finanza, appunto Finanza2. Questa Finanza2 crea possibilità di liquidità e scambio di rischio su strumenti, che quindi ne guadagnano in scambiabilità e sicurezza, il che a cascata induce maggior velocità e ampiezza alla “Finanza di base”.

Continuare a chiedere a cosa serva vendere una opzione su uno scambio futuro di un indice significa non vedere oltre il proprio naso, non capire che i cosiddetti speculatori sono imprenditori che vendono (chiaramente non gratis) un servizio di liquidità che scende dalla Finanza2 alla Finanza di base fino agli atti giornalieri dei comuni mortali. Se non si conosce un mondo, pretendere di “limitarlo”è un atto di presunzione e un insulto all’intelligenza, e come tutti i casi in cui si pasticcia in cose non conosciute si rischia solo di far danni.

 

Tutto questo non significa che tutta la finanza “va bene”. A parte l’errore imprenditoriale (che ci sta sempre dal gelataio a Soros), esistono fenomeni di ipertrofia propri di un fiat-boom: il credito facile crea bolle dalla manifattura all’immobiliare, perché non sull’azionario? Perché non sull’imprenditoria finanziaria? E perché allora non ammettere che questa stessa ipertrofia finanziaria è stata un supporto per una più ampia, e alla prova dei fatti insostenibile, imprenditorialità reale? L’evidenza dell’ipertrofia finanziaria su quella reale è legata ad un ciclo produttivo quasi istantaneo per la finanza (basta scrivere un contratto) e prolungato per l’economia reale (si pensi ai tempi di costruzione di case e macchinari, considerando magari anche il tempo necessario per la costruzione delle attrezzature necessarie per arrivare a quelle stesse case e macchinari…), per cui la piramidazione del capitale in Finanza precede di molto quella dell’industria, e così “assorbe” da subito e in misura maggiore le politiche monetarie espansive.

Poi il ciclo si rovescia, i settori cadono a catena, e il crollo della Finanza2, porta al crollo della Finanza di base e da qui il rallentamento dell’economia reale (o il processo inverso). È solo il percorso del boom ma fatto di segni “meno”, la distruzione del precedente eccesso (mai che qualcuno ammetta di aver goduto troppo prima! Solo lamentarsi delle perdite di oggi, e inveire contro oscuri nemici colpevoli del fatto che “noi non li conosciamo”!).

 

C’è una Finanza2, ed è ipertrofica, così come è ipertrofica la Finanza di base e ipertrofica è l’attività reale. L’ignoranza impedisce di vedere il quadro d’insieme e fa immaginare pericolosi alieni incravattati da eliminare. Basterebbe ricordare che nessuno dà soldi per nulla, per capire che niente è mai veramente “astratto”.

 


6 Responses to “Esiste la Finanza^2 , e Non È Astratta”

  1. 1

    silvano Says

    L’imprenditore quando ritiene il tasso monetario inferiore a quello naturale e si indebita imposta un arbitraggio, in sintesi fa una short/long strategy. Sta “corto” sulla moneta (i.e. si indebita) e sta “lungo” sui beni economici (i.e. investe). Viceversa se il tasso è superiore. Quindi pure il panaio o il rivenditore di auto, anche se non parlano come un gestore di un hedge fund, “speculano”. La finanza e la finanza^2 lo accompagnano nelle sue scelte. Poi arrivano la b.c. e lo stato e tutto diventa così suggestivo e irreale…
    Lamentarsi della “finanza^2” dicendo che non serve perché è roba per pochi sarebbe stato come lamentarsi della partita doppia quando l’80% della popolazione era semianalfabeta.

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    credo che più o meno così vedevano pure il mercato azionario finché non è diventato sport pubblico comprare IPO.

  3. 3

    biagio muscatello Says

    Concordo quasi su tutto. Il mio primo intervento su “Epistemologia e moneta in Hayek” tendeva a evidenziare la flessibilità metodologica che occorre per comprendere le relazioni tra i vari aspetti dell’economia ‘reale’ e i diversi modi con i quali agisce (o può agire) la moneta (la moneta, che non è mai ‘neutrale’!).
    Dal che potremmo dedurre che Hayek non distingue tra processi di tipo bottom-up e processi di tipo top-down: l’agire individuale trova la sua origine nelle strutture formali di ricezione di fatti esperienziali e propone soluzioni per tipi di azione: non esiste l’atto sporadico (così come non esiste l’individuo ‘sporadico’ alla Robinson); e non esistono i puri dati dell’esperienza: ciò che definiamo esperienza è sempre costruzione sulla base di teorie – che possono essere corrette o errate.
    Non esiste un approccio “down-down” inteso come interazione tra individui ‘senza teoria’: c’è sempre una teoria (anche implicita, recepita passivamente, etc.). I sottoscrittori di titoli e prodotti finanziari – semplici o sofisticati che siano – ne sono una dimostrazione esemplare!

    Ipertrofia dell’economia reale, dell’economia finanziaria, o di entrambe?
    L’ipertrofia (o sovrainvestimento, per usare il linguaggio di Hayek) non è mai generale. La crisi (o recessione-depressione) può diventare un fenomeno generale (ma, a tale proposito, v. il mio articolo sulla Cina!..); ma quand’anche fosse un fenomeno generale, la sua causa è sempre un errato indirizzo di risorse (cioè, un sovrainvestimento in un punto e una carenza in un altro punto).

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    Per specificare i termini (spesso le discussioni nascono da incomprensioni semantiche, perché in generale sia piuttosto intellettualmente vicini):
    Il mio down-up stava per “studiare dal basso, studiare il singolo, per descrivere i caratteri poi dei macro aggregati”; down-down stava per “studiare dal basso, studiare il singolo per… descrivere il singolo operatore”. Appunto la microeconomia classica è comunque una teoria delle interazioni (più o meno) tra gli individui.

    L’ipertrofia è certamente un effetto di quanto accade più a monte, è un sintomo: la distorsione dei prezzi (e tra loro in particoalre dei tassi), da cui allocazione subottimale delle risorse (nel tempo, in particolare). Essendo un sintomo molto evidente spesso è scambiato per la distorsione stessa.
    Personalmente Finanza e produzione assieme, sono due facce di uno stesso fenomeno. Per questo l’una “cresce” per supportare l’altra che parimenti cresce.

    Chiaramente io mi riferisco, nelle mie critiche, ad un costume generale attuale dell’austrismo, in particolare di coloro che fanno più rumore, i true-believers, che io polemicamente definisco “mainstream austriaci” alquanto propensi all’attacco più che alla discussione. Considerando che tra questi Hayek mi sembra spesso il meno richiamato (a favore di Rothbard, ad esempio), è ben possibile che la mia “critica” e la “contro-critica” del meravigliso Prof. Muscatello possano convivere.

  5. 5

    biagio muscatello Says

    Ora concordo proprio su tutto (a parte il “meravigliso”)!

  1. 1

    Dalla Velocity a una Nuova Teoria della Finanza at Ideas Have Consequences

    […] Insieme a queste intuizioni, sviluppo anche la convinzione che uno studio della Velocity come variabile a sé stante permetta di figurare un “mercato dei servizi monetari” come concetto più esteso del mercato del credito e della moneta; tale “mercato” comprenderebbe tutto il mondo della finanza, dalla finanza di base alla Finanza2 compreso lo shadow banking. Se le mie intuizioni sono valide, possiamo buttare a mare le Monetary Disequilibrium Theories, e cominciare a lavorare su una nuova teoria della finanza, non incentrata sulla funziona della moneta in sé come attività a rischio zero trasferibile nel tempo, bensì sugli scambi individuali di strumenti rappresentativi di “servizi monetari”; da qui alla dimostrazione della superiorità (in termini di coordinamento microeconomico) delle soluzioni “austriache” di libera emissione e concorrenza monetaria, il passo sarebbe breve. […]

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