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Eutanasia dei Rentier (l’Errata Gufata di John)

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April 21st, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

Leggendo “Possibilità economiche per i nostri nipoti” di J.M. Keynes commentato da Guido Rossi (micro-saggio che meriterebbe qualche parola in più che un cenno) mi sono imbattuto “nell’eutanasia dei rentier”, una tremenda gufata di John al mondo capitalistico. Guido ricorda infatti che “nelle ultime pagine della Teoria generale Keynes aveva previsto la possibilità che il venir meno della scarsità del capitale riducesse i tassi di interesse, provocando ‘l’eutanasia dei rentier’. È un dilemma […] che oggi, improvvisamente, appare irrisolto”. Irrisolto perché mal posto, e quindi io direi sbagliato.

Nelle concezioni anti-capitalistiche uno dei nemici primari è il tasso di interesse. La capacità dei malvagi capitalisti di trattenere (tesaurizzare) il risparmio in forma monetaria (risparmio che secondo alcuni è vero e proprio furto del valore creato dall’operaio con il proprio lavoro), crea nei fatti una scarsità di capitale sul mercato, facendone salire il valore misurato dal tasso di interesse. Gli alti tassi permettono quindi una rendita ai capitalisti, che diventano “rentier”; ed è palese che questa ricostruzione indentifichi i rentier come “ladri” della ricchezza (lavoro) altrui.

La concezione keynesiana non va molto lontano da queste marxiformi opinioni. Il capitalista risparmia sottraendo capitali alla circolazione economica. Quanto più i tassi sono bassi tanto più la domanda di moneta (strumento di tesaurizzazione) aumenta, ed in questo gioco i capitalisti-rentier possono “gestire” il livello dei tassi di interesse. Pertanto finché una fattore esterno non fa incrementare la domanda di beni e quindi di moneta facendo salire i tassi, i rentier non hanno “motivazioni” a investirle “restituendo” all’economia “qualcosa” del loro risparmio. In tale ottica è “opportuno” per lo Stato incrementare l’offerta di moneta (l’effetto al ribasso sui tassi è lo stesso che si avrebbe se diminuisse la domanda di moneta e quindi il risparmio degli avari capitalisti) o trasferire risorse dai rentier (il loro risparmio) ai lavoratori-consumatori (la cui spesa sarò per loro un più elevato standard di vita e motore di crescita economica generale).

Quindi, se si riescono a mettere a disposizione capitali in quantità sempre maggiore in modo che la loro scarsità in pratica si annulli, il valore della moneta trattenuta dai rentier si azzera (ciò che non è scarso ha prezzo pari a zero) e questi cessano di esistere. È l’unica possibilità, visto che i rentier eviteranno sicuramente di trattenere tutta la loro moneta per sé facendo salire i tassi fin oltre qualsiasi rendimento da attività produttiva, strozzando l’economia ed eliminando la domanda dei capitali, perfezionando nel caso un vero suicidio di massa. Il primo caso è appunto “l’eutanasia dei rentier”, una lenta dolce morte della classe capitalista perpetrabile secondo lo schema keynesiano attraverso una crescente offerta di moneta (e un continuo ribasso dei tassi) da parte dello Stato.

Questa “visione negativa” del capitalista è quindi una visione avversa ai risparmiatori (en passant ricordo che Wicksell già oltre un secolo fa sottolineava come “capitalista” fosse qualunque risparmiatore in quanto, tautologicamente, non-spenditore di parte del proprio reddito; questa consapevolezza basterebbe già da sola a sbriciolare qualsiasi concezione di “classi sociali” contrapposte come nello schema di pensiero comunista). L’enfasi politica mondiale sul sostegno al consumo quale motore dell’economia, perfettamente concretizzata nel deficit spending statale e nelle politiche espansive (tassi bassi) delle Banche Centrali (che del deficit spending sono quindi supporto), ne è quindi diretta conseguenza.

Il fatto che queste politiche di sostegno al consumo e contrazione del risparmio non abbiano evitato l’attuale crisi è un punto importante ma poco dibattuto pubblicamente (di solito si perde tempo a parlar male della finanza, del subprime, dei derivati, dei bonus ai manager, della speculazione… dei paradisi fiscali… e di una semplice mancanza di voglia di spendere). Il fatto che la generosa creazione di moneta non abbia, con la conseguente riduzione dei tassi, né estinto i rentier né annullato il potere dei capitalisti (identificati con i banchieri), quindi neanche redistribuito la ricchezza, è un problema che nelle concezioni interventiste chiama lo Stato a una presenza ancora più forte e penetrante nell’economia.

Il punto della questione è che il sistema finanziario non è “il capitalismo”, ma solo un canale di trasmissione per il risparmio di imprese e lavoratori verso gli impieghi produttivi (pur con vari passaggi intermedi) e per la relativa remunerazione (interessi) in direzione opposta. Se esiste una “classe” di rentier, questa è variamente composta e trasversale, e cercare di deprimerla colpisce soprattutto i “piccoli”, non certo le banche che essendo imprese basate sul debito (perché conti correnti e depositi per le banche sono un debito da remunerare, se ve lo ricordate) si avvantaggiano di tassi bassi, subendo poi pressioni ad inventarsi strumenti finanziari più remunerativi per i propri creditori. Le perversioni ideologiche e semantiche sul termine “capitalismo” e “interesse” sono cioè alla base dell’attuale fase recessiva e causa della crescente, così è denunciato dagli anti-capitalisti, sperequazione nella ricchezza.

Così come la teoria della “caduta tendenziale se saggio di profitto” di Marx è sbagliata perché è sbagliato il metro del valore economico (la quantità di lavoro, una cosa inesistente nelle quattro dimensioni spazio-temporali che abitiamo), il perseguimento di una giustizia sociale attraverso la creazione di moneta dalle Banche Centrali (che ora sarà chiaro che lavorano insieme alla politica in una ottica nelle intenzioni “socialista”) è sbagliata per la confusione tra moneta e risparmio accomunati nel concetto di “capitale”. Manovrare la moneta permette di confondere presenza e valore della ricchezza reale (risparmio) drenandola da chi lo crea (il risparmiatore) verso chi la utilizza (le banche) ad un prezzo iniquo, quindi creando una concentrazione di potere sullo “strumento” invece che sulla “fonte” della vita economica. Questa formidabile distorsione comporta quindi l’impoverimento della “base” dell’economia; ciò verrà nascosto dalle manovre “dall’alto” sul valore “facciale” (monetario) della ricchezza, finché questo processo di indebolimento non sfocerà in una crisi sistemica. Da qui parte la meccanica del ciclo economico austriaco.

Spero di aver chiarito che l’approccio keynesiano, e più in generale interventista, è errato non perché altre teorie dicano cose diverse, ma perché parte da poche fondamentali premesse sbagliate; quindi prescrizioni e dilemmi che ne conseguono, come appunto “l’eutanasia dei rentier”, sono semplicemente fuorvianti.

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