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Exit Strategy all’Orizzonte?

July 29th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Lo scorso 17 luglio ho presentato una veloce riflessione sul possibile prossimo termine delle politiche ultra-espansive delle Banche Centrali. La mia era una congettura che muoveva dalla decisione della Bank of England e relativi commenti di alcuni analisti in merito a risultati e rischi del quantitative easing. Il 26 luglio il Sole24Ore (“Le banche centrali già pensano alla stretta”) ha confermato la generale discussione sull’exit strategy (strategia d’uscita, in questo caso dall’attuale indirizzo della politica monetaria), sottolineando anzitutto il problema della gestione della massa di liquidità ormai in circolazione. Ricorrendo alle analisi di Pradhan (Morgan Stanley), Saunders (Citigroup), Hayes e Broda (Barclays), viene dipinto un quadro di rischi di bolle speculative sui mercati asiatici, contro cui le Banche Centrali avranno molto imbarazzo a lottare, e di tensioni sui prezzi al consumo per USA e Giappone, dove il ritorno a una crescita del PIL non sarà verosimilmente tale da fornire sufficiente offerta sul mercato da contrastare le pressioni inflazionistiche (l’attuale fase di recessione ha, come nella sua natura, ridotto le potenzialità produttive occidentali, erodendo lo stock di capitale umano e fisico, o almeno lo stock che si credeva di possedere).

 

Le situazioni sono analoghe e complementari: in Asia difficilmente si vorranno sgonfiare le incipienti bolle in quanto per natura calamite di capitali preziosi per il proseguimento del processo di industrializzazione prima e terziarizzazione poi nel continente; in USA e Giappone difficilmente si vorrà contrastare l’inflazione in arrivo per evitare di uccidere gli attesi primi segnali di ripresa. Nei fatti per contrastare il rialzo dei prezzi (di cui le bolle finanziarie sono una specie di sotto-prodotto speculativo localizzato) occorre alzare i tassi e ridurre la circolazione monetaria (credito), e questo fa male alle sofferenti economie attuali. Sperare che il “capitalismo di Stato” asiatico, avendo a disposizione strumenti amministrativi in grado di muovere economia e prezzi in direzioni diverse da quelle idealmente imposte dai tassi, possa fornire una via di fuga è abbastanza ingenuo: il risultato saranno solo forzosi stati economici che accresceranno imbarazzanti squilibri internazionali (ad esempio sulla bilancia dei pagamenti) fino ad una successiva crisi di nuovo globale.

Dall’altra parte, se le Banche Centrali occidentali si trovassero a correre dietro all’inflazione dovrebbero tralasciare i conseguenti effetti depressivi sui mercati finanziari, alimentando un nuovo canale di afflusso di capitali verso i paesi asiatici. Un’alternativa sarebbe di ricorrere di nuovo alla più economica manifattura asiatica per permettere il soddisfacimento di almeno parte della domanda occidentale senza creare troppe pressioni sulla ancor debole offerta interna. Ma a ben vedere questa è la strategia che gli USA hanno adottato a loro tempo e che ha portato alla situazione attuale, ed è una situazione che sta allegramente montando in Europa… un cul de sac niente male, vero? Oltre tutto agli Stati farebbe comodo un po’ di inflazione per ridurre il peso reale del loro indebitamento…

 

In ogni caso il dibattito sull’exit strategy sta emergendo sempre più. Tanto per dirne una, il 21 luglio Bernanke ha pubblicamente presentato qualche dettaglio su come, in caso di necessità, la Federal Reserve potrà ritrarsi dalla sua politica ultra-espansiva (ve l’avevo detto che “l’indecisione” inglese era un indizio!). Tralasciando le (false) soluzioni in cui Bernanke confida, viene ricordato che ci sono depositi di banche presso la Federal Reserve per $ 800 miliardi, quando normalmente sarebbero quasi zero, pronti a fluire nell’economia ai primi veri cenni di ripresa impattando sulla domanda ben prima che sull’offerta con conseguenti effetti inflativi (e ve l’avevo detto che l’accumulo di deposit facility era un crescente pericolo!), il che è coerente con le analisi riportate all’inizio.

Questa bomba ad orologeria, che gli USA condividono con il resto del mondo, deve venir in qualche modo disinnescata; la discussione ormai mondialmente avviata sull’exit strategy fa perno su questo. Ma in fondo è solo cabaret: rassicurare tutti che se sarà necessario, si potrà tornare indietro, in modo che una volta vinta questa fiducia si possa continuare a tirare sciacquoni. C’è sempre l’alternativa è che si faccia sul serio con la storia dell’exit strategy, consci che la fase recessiva terminerà ad un minor livello di attività economica che rappresenterà il nuovo livello “normale”, il che significa accettare un certo numero di fallimenti privati e aziendali (e chissà, statali?) senza la pretesa di rimpiazzarli… Sebbene la “titubanza” della BoE sembri in linea con questo, l’esperienza della Fed mi fa dubitare molto.

E tutto questo vale sia per gli USA e, con qualche mese di ritardo, per l’Europa, dove la BCE non paga dei precedenti sciacquoni ha messo a segno quel mega pronti-contro-termine a un anno all’1% fisso (e se ci sono capitali disponibili all’1% a un anno, a tre mesi il tasso deve essere minore, e infatti l’euribor sta rantolando giù verso lo 0,9%).

 

Le politiche monetarie sono potenzialmente settate per portarci tutti all’inferno, e come visto sopra non sembra ci siano vere prospettive di un cambio di direzione. Quando rimbalzeremo dal fondo, c’è il grosso rischio che sarà solo per preparare un nuovo tuffo.

Aspettiamo sfiduciosi.


4 Responses to “Exit Strategy all’Orizzonte?”

  1. 1

    Strababaus Says

    e noi nuotiamo!

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    PPPPPPPUM!
    QE della BoE da 125 a 175!!!! Altro che exit strategy! Ma dove andremo?

  3. 3

    alessior Says

    consci che la fase recessiva terminerà ad un minor livello di attività economica che rappresenterà il nuovo livello “normale”, il che significa accettare un certo numero di fallimenti privati e aziendali

    va che ogni tanto apron bocca…:

    http://www.corriere.it/economia/09_agosto_26/draghi_crisi_cdc27b7c-9264-11de-bb1e-00144f02aabc.shtml
    Non poche imprese … potrebbero veder frustrato il loro sforzo di adeguamento organizzativo, tecnologico, di mercato e rischiano la stessa sopravvivenza…

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    sì avevo letto lo stesso sul Sole.
    Che risate eh?

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