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False Speranze di Controllo Monetario della BCE

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June 8th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


Ho letto una delle ricerche periodiche che analisi, spesso bravi, di grandi banche inviano alle loro controparti. Trattandosi di argomenti tecnici spesso non riguardano informazioni che poi verranno trattate in pubblico dibattito dall’informazione principale (TV e stampa), ma in realtà ne rappresentano spesso il substrato analitico cioè tutto quel che si nasconde dietro superficiali dibattiti come “Trichet ha tagliato troppo – Trichet ha tagliato poco” che nella loro forma “pubblica” sembrano permettere a qualunque persona di prendere posizione.

In una di queste ricerche si tranquillizza su certi meccanismi endogeni che farebbero “sparire” liquidità in eccesso in fase di ripresa economica (per capirci, evitando l’inflazione). Vale la pena entrare in quel semplice ragionamento, perché alla fine io mi sono ritrovato invece più preoccupato di prima.

 

Anzitutto spiego di cosa si parla: Base Monetaria (BM). La BM è in un certo senso un “fondo di liquidità primaria” che può venir speso, depositato o prestato, e quindi circolare; è quel supporto “fisico”, moneta in senso stretto, che ad ogni passaggio o transazione origina una posizione di debito/credito, la liquidità fondamentale su cui si costituisce la piramide del credito (per lo più bancario) come moneta in senso più ampio. In termini formali dell’equazione degli scambi MV=PQ è quella M che moltiplicata per la sua velocità di circolazione V crea tutti i mezzi di pagamento in circolazione che, dato lo stock di produzione disponibile Q, definisce il livello dei prezzi P.

Questo aggregato monetario è chiamato “moneta ad alto potenziale” appunto perché dalla sua forma base può “moltiplicarsi” varie volte tramite la sua circolazione. Nella sua definizione contabile è compresa anche la moneta per il momento “ferma” appena fuori dal circuito economico, infatti BM è definita dalla somma delle banconote in circolazione (BK), dai C/C delle istituzioni creditizie (CC, soldi loro, non dei privati) e depositi presso la BCE (DB, famosi per chi legge IHC e Giornalettismo.com).

Il ragionamento degli analisti è semplice. BM è cresciuta, e questo è una minaccia alla stabilità monetaria (cioè, c’è rischio di spirali inflazionistiche): a causa della “fifa” bancaria dovuta alla fase di recessione, la liquidità creata dalla BCE verso le banche “torna” in modo rilevante alla BCE come DB. Ma quando tornerà fiducia presso le banche, queste ridurranno i loro DB e quindi ridurranno BM spengendo almeno in parte le tensioni inflazionistiche sui prezzi. Semplice, vero?


E invece no, perché né BK né CC né DB nascono dal nulla e tornano nel nulla. Quel che si legge della definizione di BM è in realtà la destinazione di una massa di liquidità creata e riassorbita dalla BCE attraverso le sue operazione di rifinanziamento e di mercato aperto. Spiego meglio: la BM di € 1.021 milioni di metà maggio 2009 (dati BCE) corrisponde alla somma di DB per € 42,7 milioni, BK per € 757,5 milioni, e CC per € 220,8 milioni. Lo stesso totale però si trova anche come somma delle riserve di oro e valute per € 512,4 milioni, operazioni di rifinanziamento principale (quelle al Refi) per € 239,7 milioni, rifinanziamenti a lungo termine € 426,9 milioni, rifinanziamento marginale (quelle ora al Refi + 0,75%) per € 0,7 milioni, al netto dei depositi dei Governi per € 141,9 milioni, altri fattori di assorbimento per € 13,7 milioni e operazioni su mercato per € 3,1 milioni. Tutto questo significa che la BCE crea un certo stock netto di liquidità e banconote, di cui parte viene parcheggiata su C/C da Governi, banche e nei DB, a scelta degli operatori interessati (tesorerie dello Stato e delle banche). Ora, diventa evidente che la grandezza dei DB non è affatto arbitraria, bensì è la quota di BM destinata, su pressioni precauzionali, al deposito presso la BCE, mentre i C/C si formano come complemento a quanto della BM non va in DB o non si traduce in banconote circolanti.

In altre parole una riduzione dell’avversione al rischio delle banche porterebbe alla riduzione dei DB, certo, ma a parità di banconote in circolazione le somme “liberate” entrerebbero nel novero dei CC, restando cioè sempre BM ma in una forma dal più alto potenziale moltiplicativo in forma di credito! In sostanza la riduzione dell’avversione al rischio, la maggior propensione al prestito, farebbe quel che ci si aspetta faccia: far girare di più la moneta, allargare la quantità di mezzi di pagamento… e se la produzione non aumenta velocemente, inflazione sui beni di consumo o una nuova bolla speculativa (sulla green economy? Sulle materie? Sui titoli di Stato? A chi tocca stavolta?); cioè tutto fuorché risolvere magicamente parte del problema dell’exit strategy dal cul-de-sac in cui si è infilata la BCE e in misura maggiore la Fed.


Anticipo un’osservazione che potrebbe essere naturale: ma allora i meccanismi automatici di un’economia di mercato non sono in grado di risolvere le attuali tensioni? Risposta: il mercato reagisce allo stato dell’economia, e nel presente stato del mondo c’è una grossa distorsione interventista a livello monetario; il mercato non può che prenderne atto e dire a tutti che la moneta (e il credito) che hanno in mano vale meno di quel che tutti credono. Quello sarà come fare il punto della situazione, e la situazione è drogata dagli Stati, non dal mercato, e questa droga non sparirà magicamente solo con un’iniezione di fiducia nelle banche, anzi.

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3 Responses to “False Speranze di Controllo Monetario della BCE”

  1. 1

    libertà Says

    Mi piace molto come scrivi e quello che scrivi… ecco allora anche per te l’opinione al riguardo di un grande economista italiano.
    Tratto da Michele Spallino, “La nota sui Mercati (26.4)”, Google gruppi, 26/04/2009:

    […] MV=PQ. Questa è un’importante equazione, così come lo è per i fisici quella celebre di Albert Einstein(E=MC2).
    […]Un giorno succederà come a luglio 2007: qualcuno andrà a suonare il campanello d’allarme, e i partecipanti al mercato dei titoli di stato di colpo daranno importanza agli enormi deficit sottostanti, e inizierà la grande fuga, così come è iniziata quella dai titoli ipotecari nel 2007. Ciò per il semplice motivo che non si possono fare deficit multi trilionari senza limiti. Il debito può crescere anche velocemente, ma ad un certo punto l’economia deve iniziare a crescere ancora più velocemente, altrimenti i tassi d’interesse vanno alle stelle e la moneta si svaluta, ed è quello il momento in cui le banche centrali perdono il controllo, perchè la soluzione politicamente più facile per impedire il default dei governi diviene stampare sempre più moneta, con la quale finanziare i bonds che il mercato non vorrà più. Ed ecco allora - nell’equazione sopracitata - crescere sia M che V e per quanto possa esserci una maggior crescita anche di Q sarà inevitabile il balzo di P. Al momento si parla poco del rapporto tra il debito pubblico e il PIL, un giorno di colpo campeggerà sulle prime pagine, e sarà accompagnato da un altro illustre assente: l’inflazione.

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    grazie mister

  3. 3

    Strababaus Says

    ah finalmente un po’ di fiducia ihihihhihihihiihhi.
    Per me s’intende:-)

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