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Fed Back (Feed Back dalla Federal Reserve?)

February 26th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Stampa qui, stampa là, qualcosa doveva succedere. Oddio, non è che sia successo poi tantissimo, perché un Bebo Bernanke che dà seguito a qualcosa di già annunciato, cioè il rialzo del Tasso di Sconto (TUS), ripetendo l’orientamento a lasciare bassi i Fed Funds per gran parte del 2010 non è tutta questa rivoluzione.

Il principale riferimento del mercato interbancario USA sono i Fed Funds, attesi ancora sotto lo 0,25% almeno fino a novembre. Il loro corrispettivo europeo è il Refi, che non dovrebbe venir toccato almeno fino a metà 2010 (si veda ad esempio qui). Tutto sommato quindi i tassi “importanti” dovrebbero cominciare a salire prima nella UEM che negli USA, tra l’altro partendo dal più alto 1%. Ma la Fed si è mossa per prima, pur prendendola un po’ larga su un tasso ritenuto “marginale” come il TUS, e una qualche ragione ci deve essere; nihil ex nihilo. Siccome l’informazione ufficiale minimizza parlando di “intervento tecnico”, io invece mi lancio nella speculazione intellettuale.

 

Sicuramente questa mossa è un segnale: l’attuale ambiente espansivo non durerà, e a questo punto non durerà oltre il 2010; il mercato deve venir avvertito perché cominci a scontare la prospettiva futura, permettendo un graduale adattamento, se non anticipo, delle manovre future, in modo che quando arriveranno non saranno “traumatiche”. In verità ci sono modi più “eleganti” di questo annuncio totalmente imprevisto nei tempi, ma d’altra parte la cornice operativa della Fed non è assolutamente quella della BCE quindi ci sta tutto. E allora intanto si tocca il TUS, tasso di operazioni che già le banche evitavano per non beccarsi le stigmate di “banche piene di letame”, e chi vuol intendere intenda.

Esiste però un’altra possibilità, ad esempio che il ritocco del TUS sia il prodromo necessario di un rialzo del tasso sulle deposit facility, il rendimento dei depositi delle banche private presso la Banca Centrale. D’altra parte se così non fosse si potrebbe incorrere nella perversione di una Fed che sconta (cioè compra) titoli “letame” a un certo tasso e banche private che impiegano tali soldi presso la Fed stessa prendendo un tasso maggiore, quindi realizzando un arbitraggio a danno della Banca Centrale (e del Tesoro USA). Un tale insieme di manovre quindi aprirebbe un canale di lento assorbimento della liquidità del mercato attraverso un più alto tasso sulle deposit facility; va da sé che questo implicherebbe un graduale rialzo dei tassi sull’interbancario, permettendo in futuro di modulare verso l’alto anche i Fed Funds iniziando così una seria exit strategy.

Legata alle precedenti interpretazioni, quindi sia con riferimento alla possibilità di manovre sulle deposit facility che alla più concreta prospettiva di rialzi dei Fed Funds, può stare anche la volontà di fermare il carry trade che danneggia il dollaro. Elevare le probabilità di rialzi dei tassi negli USA infatti implica l’aumento della probabilità di perdite in conto capitale dal prendere prestiti in dollari per investirli in altre valute già con tassi più alti, perché maggiori sono le attese di rialzi dei tassi USA e maggiori sono i rischi di apprezzamento del dollaro e quindi di appesantimento sul debito di queste operazioni speculative. Non è che agli USA un dollaro molto forte faccia comodo (anche se restano una delle economie più “chiuse”) ma sicuramente, anche per le manie di spesa del Moro di Washington, al momento è più pericolosa l’uscita dei capitali magari tramite il carry trade; meglio evitare questa emorragia, e magari stimolare qualche maggior afflusso, per dare ancora un po’ di respiro alla finanza pubblica (cioè farle collocare titoli pubblici senza rischiare carenza di liquidi).

 

Esiste ancora un’altra possibile lettura, legata proprio all’inattesa tempistica della manovra, e cioè che Bebo Bernanke abbia visto qualche tensione inflazionistica montare, qualche bolla raggiungere già livelli troppo elevati, e la sua mossa sia, diciamo, il “feed back” dell’autorità monetaria. In fondo materie prime e metalli non sono esattamente stati a guardare, e se la cosa è “utile” finché permette di lasciare gli sciacquoni monetari lontani dai prezzi al consumo, di sicuro non è qualcosa che possa durare in eterno (le materie prime sono appunto i primi fattori produttivi di una catena che arriva fino ai beni al consumo, come sanno anche le amebe); inoltre lo scoppio di altre bolle farebbe sicuramente male a vari operatori, istituti e industrie, e mi sembra il momento meno opportuno per rischiare una recessione non a W né a L, ma a saetta verso il basso! Cominciare a mandare segnali di “festa finita” è un ottimo modo per invitare al ritiro ordinato da certe concentrazioni. Certo, poi serve trovare un modo per far convogliare la carta dove è innocua e da lì riassorbirla e “bruciarla” (appunto, il gioco delle deposit facility, anche come cuscino per mancati rinnovi di prestiti centrali può essere utile), e la cosa non sarà comunque facile.

 

Queste visioni sono coerenti con lo scenario che ho proposto a fine 2009, cioè un gioco di equilibrio tra le esigenze dell’economia reale, della finanza pubblica, e di sorveglianza degli eccessi finanziari (bolle). Diciamo che Bebo ha fatto la prima di una serie di mosse; nei prossimi mesi vedremo come porterà avanti la partita sui tassi e se questa verrà seguita o compensata dalla partita sulla quantità di moneta, vera cartina di Tornasole delle intenzioni americane.

In ogni caso, la manovra di Bebo non è da liquidare come “marginale” o superficialmente “tecnica” (come se le cose “tecniche” non fossero importanti o significative, ma lasciamo stare); ci attende (ancora) un anno interessante.

 


1 Response to “Fed Back (Feed Back dalla Federal Reserve?)”

  1. 1

    Ehm, No, Non si Esce Ancora… at Ideas Have Consequences

    […] Exit Strategy: rientro dalla politica monetaria ultra-espansiva. Questa parola è stata detta molte volte. Una delle ultimissime volte che la ho citata è stato a febbraio in sede di ritocco del Tasso Ufficiale di Sconto americano. Al tempo il tasso (DR: Discount Rate) era allo 0,25%, livello pari al tasso di remunerazione delle riserve in eccesso (IOER: Interest rate On Excess Reserves), e in linea con il target sul tasso di rifinanziamento USA (i famosi Fed Funds) stabilito tra 0 e 0,25%. […]

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