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Fiducia Animale ed Economia

July 2nd, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Credo abbiate sentito spesso parlare della “fiducia” come motore dell’economia, come soluzione all’attuale recessione. È una opinione che ha una certa presa anche all’interno delle discussioni accademiche, ed avendo una semplice traduzione nell’esperienza comune viene facilmente tradotta in inviti “alla fiducia” da parte della Politica. Velocemente: se abbiamo fiducia nel futuro, ci impegniamo a consumare e investire, e se lo facciamo creiamo una domanda per le imprese, che allora potranno produrre ed assumere, distribuendo reddito a tutti e così via. Dalle pagine di questo sito si è spesso criticata tale fuorviante visione dei meccanismi economici, ma forse non si è parlato mai di quanto conti questa “fiducia” e cosa in effetti sia. Merita discuterne un poco.

 

Anzitutto partirei da un esempio fornito da Akerlof e Shiller nel loro ultimo “Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l’economia”: nessuno costruirebbe una casa a New Orleans dopo il passaggio dell’uragano Katrina per la paura di essere l’unico a esporsi in un’area disastrata; ma se qualcuno cominciasse perché fiducioso nel ritorno di una sufficiente popolazione, allora ne arriverebbero altri e l’intera città risorgerebbe. Cioè, in base alla presenza o meno di una “fiducia” che altri verranno a ricostruire la propria abitazione esistono due equilibri, di cui uno “negativo” dove New Orleans resta una palude, e uno “positivo” dove New Orleans risorge; aiutare la fiducia nella ricostruzione avvia il processo di ricostruzione stessa. Il meccanismo del ciclo economico starebbe negli stessi binari: se nessuno investe o spende, mi formo aspettative buie e tenderò a “chiudermi”, ma se vedrò segnali di dinamismo mi lancerò a investire o spendere e questo riattiverà il circuito economico risolvendo la crisi.

Il discorso dei due super-economisti si concentra essenzialmente nella natura “animalesca” e “fideistica” della fiducia (gustosa la veloce digressione dei nostri eroi sulla radice semantica di “fiducia” in “fede” e di “credito” in “credo”) della fiducia: se io credo, essenzialmente in modo istintivo, animale (appunto si parla di animal spirits in inglese), che le cose andranno in un certo modo agirò di conseguenza; e non posso che comportarmi così, istintivamente, perché non sono un soggetto razionale come si crede, perché non ho tutte le informazioni che mi servono, perché agisco così come mi viene, come “credo” vada fatto. E tutto questo forma il ciclo economico, perché tale fiducia è mutevole, “perché” dicono i due iper-economisti “nei periodi positivi, la gente si fida: prende decisioni in modo spontaneo, sa istintivamente che avrà successo, è meno sospettosa […] quando la fiducia svanisce, la marea cala, rivelando la nudità delle loro decisioni. Sembra che tutto fili.

 

Secondo me non fila. La “fiducia” in questo contesto non è tanto “il primo e il più cruciale dei nostri spiriti animali”, come dicono i due extra-economisti, bensì il primo canale di trasmissione di una assoluta schizofrenia di miliardi di folli che prendono un dirizzone dietro l’altro nemmeno sapendo perché. Sì, perché mi si può certo dire che uno stato di generale euforia, di “abbassamento della guardia” (in economia: bassa valutazione del rischio), può creare spinte tali da creare o una bolla speculativa o un altrimenti inspiegabile boom economico (che, in tal caso, è semplicemente una bolla speculativa più vasta), ma mi si dovrebbe dire anche cosa a un certo punto fa cambiare il vento, e ancora prima come è che l’iniziale euforia si sia formata. Risalire semplicemente ad un capriccioso “spirito animale” non spiega, ma solo sposta la spiegazione del ciclo economico in un’area imperscrutabile (il corollario è che essendo le masse idioti e incapaci, devono essere guidate; giudicate voi cosa questo significhi). Credo si possa far meglio.

Torniamo quindi a New Orleans. Qualcuno comincia a costruire, quindi arrivano altri, e così via fino alla ricostruzione della città. Dopo i primi pionieri, ne arrivano altri. Perché? Se, al pari ai due fanta-economisti, vogliamo calcare i territori della natura umana aborrendo il classico homo oeconomicus siamo costretti a cercare qualcosa di esotico connesso alla “natura animale” e quindi “biologica” dell’uomo. Ad esempio possiamo rivolgersi alle neuro-scienze, tentare un’incursione della neuro-economia (vanno tanto di moda queste cose da quando Kahneman ha aperto la strada con la sua behavioural finance, la “finanza comportamentale” basata sulla psicologia), sentendoci così lanciatissimi nelle fantastiche frontiere di studio che fanno a meno di sciocchezzuole come la razionalità umana. E che ci dicono le neuro-scienze? Ci dicono che siamo in grande parte schiavi dei nostri neuroni-specchio, cioè di neuroni che ci fanno imitare i comportamenti più adottati dai nostri simili. Pare che questi comportamenti imitativi irresistibili si estendano ad ampissimi ambiti della vita umana, partendo dai più comuni tic tipici di un ambito culturale fino addirittura a ciò che sta alla base di riti, superstizioni, se non addirittura religioni (già qui si getta un ponte che arriva alle discussioni su “fiducia” e “fede” fatta dai nostri due eroi). Se la natura ha selezionato qualcosa, un motivo ci sarà, e la ragion d’essere di questi neuroni-specchio pare essere semplice: si tratta di imitare comportamenti che non necessariamente si comprendono ma che sembrano sulla base dell’esperienza sortire effetti per noi positivi. Si tratta cioè di una generalizzazione del “comportamento del gregge”, l’originale herd behaviour studiato prima che nascessero queste branche esotiche dell’economia, per cui una massa di soggetti consapevoli della limitatezza delle loro informazioni o degli strumenti di analisi tendono a seguire coloro che prendono una certa strada, confidando che se questi hanno intrapreso un percorso ciò sia dovuto in forza di più precise informazioni e capacità di analisi. Quindi vedendo qualcuno costruire una casa in una disastrata New Orleans è lecito pensare che questo abbia una qualche informazione a supporto che noi non abbiamo, e questo spinge qualcuno ad imitarlo (in un certo senso, l’esempio ci dà coraggio); man mano che si aggiungono persone la forza di “attrazione” di questo comportamento imitativo incrementa, trascinando infine una massa tale da ricostruire la città.

Il comportamento dettato dai neuroni-specchio è del tutto razionale, ma ad un livello sufficientemente sottile e innato da renderlo sostanzialmente “nascosto”, facendolo confondere con qualcosa di “irrazionale” come la “fiducia” dei due mega-economisti. Quindi è possibile spiegare il moto di “fiducia” sottostante ad un boom economico (ma pure una bolla qualsiasi, o una qualsiasi tendenza dell’attività umana) come un semplice comportamento imitativo razionale (perché da razionale Epicuro io “so di non sapere”, quindi mi accodo a chi, pare, ne sappia più di me), senza rivolgersi a entità fumose come gli “spiriti animali”. Per la verità forse non c’era nemmeno bisogno delle neuro-scienze per arrivare a questo, ma solo un poco di ragionevolezza nel non cedere a semplici scorciatoie logiche schizofreniche.

 

Fin qui si è intravista una spiegazione alternativa all’animale “fiducia” di Akerlof e Shiller, che per certi versi sembra ancora spostare da un’altra parte ma non risolvere il doppio equilibrio di New Orleans e la schizofrenia del ciclo economico. In realtà la spiegazione che suggerisco presuppone un trigger, un elemento materiale che faccia scattare questi comportamenti razionali, e questo si ritrova facilmente nell’esempio di New Orleans, ed è quel primo pioniere coraggioso che ricostruisce la sua casa. Chi è questo, perché lo fa, quale fiducia lo sorregge? Può essere qualcuno con un legame affettivo particolarmente forte con il luogo (ad esempio, è proprietario del terreno e cerca di recuperarne un po’ di valore), o qualcuno che sconti adeguatamente il fatto che lo Stato non lascerà quel disastro, ma fornirà mezzi e denaro per ricostruire la città, quindi tanto vale cominciare subito avvantaggiandosi delle agevolazioni esistenti in quanto appunto “primo a muoversi” (per capirci: nessuno mi agevolerà a ricostruirmi la casa quando la città sarà stata già ricostruita, la mia presenza non farà la differenza allora mentre la fa adesso).

Nel ciclo economico è lo stesso, soprattutto se si recuperano i lavori degli economisti di marca austriaca a partire già dal XIX secolo: un disallineamento dei tassi di mercato, gestiti da un’autorità statale o para-statale, rispetto alla redditività del capitale creano spazi di guadagno e in un certo senso di speculazione. Si formano pertanto dei “pionieri dell’attività economica”, investitori o consumatori magari a debito che nel tempo, grazie al mantenimento delle condizioni economiche “drogate” che impediscono il riallineamento dei tassi e quindi la “punizione” degli eccessi, diventano un esempio sempre più irresistibile per i neuroni-specchio. “Tutti costruiscono capannoni, sarò scemo io a non averlo ancora fatto? Tutti investono e allargano il fatturato, sarò scemo io a star qui fermo? Tutti hanno preso due auto a rate con la carta di credito revolving, sarò scemo io a mettere ancora soldi da parte?”: queste domande sono il fondamento logico di un razionale comportamento imitativo, e le azioni conseguenti non sono pertanto il frutto di una qualche schizofrenia animale. Negli USA la crisi è partita dal mercato immobiliare, non a caso il settore in cui lo Stato è intervenuto con forza con la sua politica di “una casa per tutti, qualunque sia il reddito”; consumatori risparmiatori e banche si sono lanciati su questo mercato in una totale razionalità, e l’onda è cresciuta sempre in totale razionalità: mica si sono distratti collezionando schizofrenicamente palline rosse, ma si sono indirizzati verso il settore che si era dimostrato più “protetto” e “vantaggioso”.

E poi la fiducia svanisce? No, poi le condizioni economiche non possono mantenersi drogate in eterno, l’equilibrio si rompe perché la coperta diventa corta, perché se tutto ruota attorno ad un sostegno esterno (lo Stato, nel caso) non infinito, oltre certe dimensioni il circuito economico si inceppa, mancano i soldi: le condizioni economiche non sono più le stesse, gli eccessi si dimostrano insostenibili, e si creano razionali meccanismi di fuga da ciò che si è rivelato una trappola. E quando non sai cosa fare, ma gli altri fuggono, cominci intanto a correre. Le teorie di marca austriaca dimostrano un meccanismo di rottura degli equilibri e creazione di cicli economici, e questi sono ottimi presupposti per razionali cicli di fiducia-sfiducia, che pertanto non saranno autonome e schizofreniche forme dell’umano spirito animale, ma razionali conseguenze a concrete situazioni da parte di razionali e naturali Epicuri.

 

Insomma, non si crede a nulla se non si vede un qualche vantaggio. Non si ha fiducia così a prescindere, la si ha perché si seguono esempi di chi si ritiene più competente e perché la nostra storia ci dice che quella via è stata finora sicura, o meglio “affidabile”. E la fiducia non cade per nulla, cade per una delusione, e le delusioni non arrivano dal nulla ma dall’insostenibilità dei precedenti atteggiamenti. Ragioniamo su cosa renda stabile, anzi sostenibile, un equilibrio economico e quali siano le cause di una fiducia mal riposta, invece di scaricare le “colpe” del ciclo su una capricciosa natura (e la natura, che va avanti da milioni di anni con e senza gli uomini, sa far bene il suo lavoro).


2 Responses to “Fiducia Animale ed Economia”

  1. 1

    Ashoka Says

    Ma no! L’individuo è irrazionale! E’ come i lemmings e se non c’è lo Stato a decidere per lui saremmo tutti morti!

    P.S. E’ Socrate, non Epicuro 😛

  2. 2

    Leonardo Says

    Sì è Socrate, sono proprio un bischero, non è nemmeno la prima volta che cito quella frase.

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