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Fine del Capitalismo? Buona Questa!

September 29th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
Nell’anniversario della nascita di Mises, casualmente, propongo una riflessione sulla fine del capitalismo.
 
Da molte parti si inneggia o si piange la fine del capitalismo, di cui l’attuale crisi finanziaria costellata da fallimenti bancari sarebbe la manifestazione. Secondo me sono tutti pareri “interessati” per creare un ambiente popolarmente favorevole ad un ruolo sempre più invadente dell’élite politica in economia, vuoi come miope risposta alla crisi o come disegno più vasto.
Per quanto possano essere gravi le conseguenze reali dell’attuale crisi, il suo significato “sistemico” è stato troppo esagerato; quel che sta accadendo è in linea con la teoria del ciclo economico: si è “inflazionato” di più chi è più “vicino” alla fonte di fiat money, fallisce chi si è più “inflazionato”, e “vince” chi è più vicino al risparmio reale dell’economia. Se tutto è nella norma teorica, per quanto grave questa crisi è solo un passaggio del capitalismo, non la fine.

 
Lo svolgimento del ciclo economico è stato più volte ripetuto su IHC. Il fattore scatenante è la creazione da parte della Banca Centrale di nuovi mezzi di pagamento (moneta e credito) che vanno oltre il risparmio reale, cioè i vari fondi disponibili per finanziare la produzione. Il fatto si accompagna a tassi di interesse (costo del capitale) necessariamente inferiori all’equilibrio, il che riduce il risparmio e quindi i fondi reali per investimenti invece “gonfiati”. L’indotto boom si fonda quindi su un eccesso di domanda politicamente indotto e su capitali in parte non convertibili subito in beni reali. Lo stato inflazionistico derivante genera quindi tensioni sui tassi (progressivamente cresce l’assorbimento di capitale per investimenti mentre la disponibilità si riduce) che porteranno anche a fallimenti; i fallimenti generano “buchi” di (fanta-)capitale, e questo accelera il processo portando alla crisi del sistema. “Ripulito” sufficientemente il mercato dal falso capitale e reso sufficientemente liquido il risparmio reale, l’economia può riorganizzarsi per riprendere il sentiero di crescita.
 
Di questo breve riassunto evidenzio il ruolo del risparmio reale e della sua fittizia espansione per volontà politica.
La Banca Centrale, tramite fiat money e circulation credit, spinge l’economia oltre l’espansione permessa dal proprio risparmio reale. Il risparmio reale è cioè il fondamento solido della crescita sostenibile, la “garanzia di rimborso” dei capitali monetari prestati, una garanzia che il credito “inventato” non può avere. Occorre sottolineare anche che, per la struttura istituzionale che hanno i mercati, i primi enti ad entrare in possesso del circulation credit sono le banche. Con un ulteriore passo verso la fattispecie del mondo attuale, occorre dividere l’attività delle banche in retail (attività tipica di raccolta dei depositi e concessione di prestiti) e investment (impiego dei capitali in forme più sofisticate a scopo essenzialmente speculativo), e ricordare che una banca può svolgere l’una l’altra o entrambe queste attività.
In generale tutte le banche, operatori economici come chiunque altro, hanno uno stimolo ad indebitarsi se aumenta la disponibilità di credito o ne viene ridotto il costo; poter disporre di maggior credito significa poter ampliare la propria attività, e questo vuol dire che in una fase inflazionistica della politica monetaria si gonfia il PIL perché si gonfia ogni settore, finanza compresa, permettendo infatti anche la creazione o proliferazione di nuovi operatori che fino al momento non avevano ragione (fondi) d’esistere. Le banche, soprattutto i nomi “più grossi”, hanno il vantaggio assoluto di essere il primo veicolo di trasmissione della politica monetaria, perché sono loro a poter accedere alle varie tipologie di “sportello” offerte dalla Banca Centrale. Le banche sono cioè i soggetti più “vicini” alla fonte della fiat money, e sono quindi loro a decidere la successiva direzione dei capitali nell’economia (nazionale o mondiale). Questa è una causa basilare della tanto vituperata (non a torto) ipertrofia della finanza rispetto all’economia reale (come già esposto qui).
Non è possibile distinguere il credito e la moneta originati da sola volontà della Banca Centrale rispetto a quelli supportati da risparmio reale, perché il medium monetario è uno solo, ma certo conta qualcosa che un soggetto, nella fattispecie una banca, sia più o meno “vicino” alla fonte di “risparmio reale” nell’approvvigionarsi di fondi. Quel qualcosa che conta è appunto la “realtà” del risparmio, la maggior sua convertibilità in valore reale; in un certo senso l’origine “reale” del risparmio raccolto ha quasi il valore di un collateral per la moneta che nel caso lo rappresenta e che viene depositata presso la banca. E questo tipo di risparmio è reperibile quanto più nel “dettaglio” lo si cerca, quanto più l’attività bancaria è svolta sui singoli operatori produttivi, lavoratori famiglie e imprese, e lontano da meri mercati finanziari alimentati da fiat money. Per questo le banche retail, o con una significativa divisione retail, hanno una possibilità in più di resistere alla fase di “pulizia” del falso capitale che la fase negativa del ciclo economico implica. Tutto questo non significa immunità finanziaria, perché tutto è connesso e in vari gradi confuso, ma significa che nel tempo il settore “investment” si rivelerà il più sofferente, e il settore “retail” il sostanziale vincitore; forse questo getta un po’ di luce sullo stato attuale del risiko bancario dove le banche “retail” stanno acquisendo le banche “investment” (un bel quadro di questo risiko è rilevabile da vari articoli sul Sole24Ore del 18/09/08).
 
Da quanto sopra discendono tre cose importanti.
La prima è che il capitalismo non sta finendo, ma si sta solo “ripulendo” per poter dare il via ad una nuova e sostenibile fase espansiva. Le notizie della sua morte sono o sbagliate (fondate su inadatti strumenti concettuali di analisi) o disoneste (volte a giustificare scelte politiche con l’inganno dell’opinione pubblica).
La seconda è inerente alla definizione di capitalismo come organizzazione socio-economica dove chi ha il capitale (capitalista appunto) presta a chi ha l’idea imprenditoriale, che con il proprio lavoro (se apprezzato dai consumatori) remunererà su base contrattuale capitalista lavoratori e se stesso. Il capitalista non è l’imprenditore indebitato con le banche, né sono le banche che da una parte raccolgono e da una parte prestano; il capitalista è il risparmiatore singolo che crea risparmio dal proprio lavoro e sceglie di prestare i propri fondi a una banca! E questo è un pensiero ricavabile già in Wicksell, se le università non ne avessero censurato parte del pensiero. La mancanza di questa consapevolezza collettiva sull’origine del capitale come risparmio reale è piuttosto lesiva degli interessi dei risparmiatori stessi.
L’ultima cosa importante è che il capitalismo non può morire da solo crollando su se stesso, perché affonda i piedi nella realtà del lavoro quotidiano di miliardi ormai di formichine; la sua morte può arrivare per infezione o corruzione del lavoro delle banche retail (destinazione dei capitali non secondo criteri economici) o per distorsione dei progetti imprenditoriali (condotti non secondo criteri economici). L’attività politica che condiziona (dirige) prestito bancario e decisioni imprenditoriali (in breve, il socialismo) è la causa del deterioramento dell’economia in ogni luogo e in ogni tempo. Uno Stato attivo non risolverà i danni che esso stesso ha creato.
 

17 Responses to “Fine del Capitalismo? Buona Questa!”

  1. 1

    libertyfirst Says

    Ben tornato!

  2. 2

    Wellington Says

    Ottimo articolo.

  3. 3

    Leonardo, Ihc Says

    ma grazie Wellington! Piacere di averti qui invece che solo in quel coso libertario, come si chiama quel sito, duenovembre? :)

  4. 4

    Tommaso Says

    Caro Leonardo, nel mio blog ho appena trattato la questione della crisi finanziaria Usa e do un’interpretazione ben diversa…

    Sul fatto che il capitalismo possa finire concordo però con te che è un’assoluta bestialità. Il capitalismo è l’unico sistema possibile, il migliore, quello “naturale”. Ma anche la natura non è sempre docile e spesso crea disastri all’umanità.
    L’obiettivo politico del duemila è governare certi tsunami, costruire case solide he proteggano dalle intemperie…

  5. 5

    Leonardo, Ihc Says

    annuncio a tutti i lettori: Tommaso ha scritto “he” invece di “che” perché “l’è di Firenze”. Abbiate pazienza :)

  6. 6

    Tommaso Says

    Buongiorno Leonardo, dove ho scritto “he”? Comunque si pronuncia “he” ma si scrive “che”, quante volte te l’avrò detto…

    Una piccola aggiunta, forse sarò sommario ma in sintesi è il mio pensiero sulla teoria austriaca.
    E’ vero, l’eccesso di liquidità se non si converte velocemente in prodotto nazionale, rischia di ingenerare moti inflattivi e malinvestment.
    Il problema di questo uso vizioso del denaro verso la rendita, anziché la produzione è dovuto a 3 cause:

    1. scarso incentivo statale verso l’attività imprenditoriale (fiscalità esosa, burocrazia follemente inefficiente e paralizzante, infrastrutture e formazione del lavoro disastrose)
    2. imposizione non progressiva delle rendite finanziarie (non il piccolo risparmio, ma somme ingenti che anziché capitalizzare un’azienda “fruttano” artificiosi interessi)
    3. last but not least, sperequazione distributiva: se il reddito nazionale andasse più nelle mani del lavoro – con maggiore propensione al consumo – l’impego della moneta si incanalerebbe molto di più nell’economia reale (lato domanda) e quindi molte rendite si placherebbero in nome del business…

  7. 7

    Leonardo, Ihc Says

    E’ difficile consensare in poche parole una teoria che ha visto, come tutte, fiumi d’inchiostro libri & premi Nobel alla sua base.

    1) In ogni caso il meccanismo alla base del ciclo economico, che passa da offerta di credito e livello dei tassi, non dipende dal livello di tassazione; è un ragionamento valido qualunque sia lo stato della burocrazia di partenza. Il livello di “spreco” statale di risorse ha in aggregato il ruolo o di sperequazione o di mero consumo, quindi di fattore “fiscale” a lato di quello “monetario”, il che può incidere nella velocitè del ciclo ma non nella qualità del movimento e del meccanismo.

    2) Prima di parlare di progressività o meno bisognerebbe chiarire la ratio dell’iposizione fiscale. Deve essere il rimborso dell’attività dello Stato o mero strumento politico? L’effetto è una redistribuzione del reddito, ma è cosa diversa ancora dall’incidenza delle variabili monetarie.

    3) Il problema è legato a questo: abbassare i tassi è di per sé incentivo al consumo e disincentivo al risparmio. Non si tratta di dire che sia meglio consumare o risparmiare, si tratta d icapire che l’investimento e la sua sostenibilità dipendono dall’amoontare di risparmio, e quindi che esiste un livello in qualche modo di equilibrio o di sostenibilità delle due variabili. Incidere per volontà divina su questo equilibiro (o distribuzione tra consumo e risparmio) implica rendere il risultato insostenibile. Si vuol più consumo per decisione degli illuminati al governo? OK, ma allora si devono lasciar fluttuare i tassi perché portino il sistema a un livello di investimento compatibile (più basso in questo caso) e quyindi ad un tasso di crescita di lungo periodo inferiore.
    Se fossero le persone a scegliere di mangiarsi un po’ di futuro, non ci sarebbe nulla da recriminare; il fatto che siano sedicenti illuminati a pretendere questo, mi disturba; il fatto che gli stessi illuminati poi vogliano manovrare anche la moneta è quel che rende il gioco insostenibile

  8. 8

    Tommaso Says

    ho premesso che è il mio pensiero, oltretutto in via sommaria, non la bibbia…
    una precisazione però: il concetto di distribuzione del reddito è cosa diversa dalla redistribuzione. Il primo è la remunerazione di capitale e lavoro, la seconda concerne gli interventi fiscali che tendono a sanare una “naturale” sperequazione del sistema economico. Quello che intendo è che il lato domanda è fiacco causa una distrubuzione iniqua a favore dei salari; qualsivoglia intervento tiepido di tax-cut (come quelli visti finora) non farebbe altro che correggere lievemente le distorsioni. Una cosa è l’imposizione che strozza imprese e lavoro, altro è il livello ormai miserabile degli stipendi, dovuto ad anni e anni di connivenza e insiepienza della politica e dei sindacati. Ieri i nostri genitori potevano accollarsi un mutuo e campare, oggi nelle stesse condizioni occupazionali si hanno mutuoi trentennali per piccolissime case… E questa putroppo non è teoria, ma avvilente realtà…

  9. 9

    Leonardo, Ihc Says

    mi guardo bene dal pensare che il tuo pensiero sia la bibbia :)

  10. 10

    prometeo Says

    Caro Leonardo,

    eccomi di ritorno dagli USA.
    Mi chiedevi un commento sull’intervento coordinato dei governi UE… Devo dire che sono un po’ confuso.

    Il cuore del problema ormai sono i CDS. Finchè reggono i CDS la barca va… se i CDS scoppiano… la velocità del de-leverage sarà maggiore di quella di qualsiasi fiat-money e si andrà dritti dritti in iper-inflazione.

    Non credo che nessuno lascierà scoppiare i CDS.

    Tra l’altro… ora appare anche chiaro il motivo per cui il prode Prodi fece ingozzare pressochè tutte le regioni (ad esclusione del Trentino) e molti comuni (primi fra tutti Napoli e Torino, ma anche Roma) di CDS venduti proprio dalla “preveggente” GoldmanSachs (alcuni tramite Bassolino Jr. che è proprio advisor per GS).

    I CDS sono il veicolo con cui questa finanza ha legato le budella del potere. Non più democratico evidentemente… ma pur sempre con una apparente capacità di agire.

    Pare che le mega istituzioni si siano dileguate di fronte alla crisi… pare… pare… che Paulson abbia fatto un buco nell’acuqa con il suo mega bailout bill.

    Pare.

    Come al solito… basta non fare l’errore di credere che le faccie da scemo che sono fisicamente sedute sulle varie poltrone siano quelle che abbiano effettivamente preso le decisioni per cui è fin troppo facile dire:”ma guarda quel cretino di Bernake/Tremonti/Paulson/ecc/ecc non ha capito niente…”.

    GoldmanSachs sapeva già oltre 36 mesi fa quello che si stava dispiegando e fu la prima (e per molto l’unica) a vadere porcate strutturate a tutti (primi fra tutti Lehman). La gola profonda con cui parlavo a Londra (che purtroppo non mi rivolge più la parola) sapeva perfettamente tutto nei minimi dettagli: inflazione, prezzi del greggio, tempi, governi, giorno della caduta del governo… tutto.

    Quindi che dire oggi. Continuo a credere che non si tratti di uno sbaglio.

    Come dici tu, è il “business cycle” a lavoro. E scusa la mia diffidenza, ma credo che tu non sia l’unico ad esserne convinto. Solo che fa assai più comodo dire “non sapevamo, non potevamo prevedere”.

    Quelle che seguono sono alcune delle dichiarazioni di Paulson degli ultimi mesi:

    20 aprile 2007: quando scoppiò la bolla dei subprime, sancì con la sicumera del gran banchiere di Goldman Sachs: «Non vedo come possa essere un problema. Penso che sarà molto contenuto».

    12 luglio: assicurava: «Questa è di gran lunga la più forte economia globale che abbia visto nella mia vita d’affari».

    1° agosto: mentre scricchiolava l’intero sistema: «Sì, è una sveglia, c’è un aggiustamento nella valutazione del rischio, ma l’economia sottostante gode la miglior salute».

    16 marzo 2008: «I nostri mercati sono l’invidia del mondo: sono resilienti, innovativi, flessibili. Essi raddrizzeranno velocemente la situazione, abbimo istituzioni finanziarie forti».

    7 maggio: «Il peggio è probabilmente alle nostre spalle».

    16 maggio: «Lo stimolo fiscale sosterrà l’economia mentre superiamo la correzione dell’immobiliare, la tempesta nei mercati dei capitali e i rincari di alimenti ed energia… Prevedo un’accelerazione della crescita economica per la fine dell’anno. A mio giudizio, siamo più vicini alla fine dell’instabilità dei mercati che all’inizio».

    20 luglio 2008: «Ci vorranno mesi per superare questo periodo la lista delle difficoltà cresceà… ma insisto, abbiamo un sistema bancario sicuro, un sistema bancario sano. I nostri regolatori sono perfettamente all’altezza. E’ una situazione del tutto gestibile».

    10 agosto scorso: «Non progettiamo di immettere denaro in queste due istituzioni (Fannie Mae e Freddie Mac)».

    Neanche Homer Simpson le avrebbe potute sparare più grandi e se i “proles” non avessero la memoria condizionata ad essere breve dal ritmo dei media, tirerebbero torte in faccia ad demente del genere.

    Solo che ovviamente… Paulson sa esattamente quello che fa.
    Come lo sapeva Roy Archibald Young, sul trono di Paulson nel 1929, quando decise di ritirare 2/3 dei dollari circolanti.

    Così oggi si calvalca il business cycle nella fase di restrizione del credito generando un enorme accentramento di assett svalutati.

    Se vai ad indagare negli azionariati e nei sindacati di controllo dei giganti recentemente falliti vedi che sfruttando il tempismo con cui gli organo di controllo hanno bannato gli short (garantendo i guadagni colossali ai ribassisti) i sindacati di controllo hanno poi acquistato a prezzi stracciati gli assett residui dopo il fallimento.

    Tutto esattamente come nel 1929.

    L’importante è non fottere due volte la stessa generazione…

  11. 11

    prometeo Says

    Riguardo all’azione finalmente coordinata dei governi, il problema è UNO solo:

    Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che vendevano e compravano nel primo cortile, rovesciò i banchi dei cambiamonete e i seggi dei venditori di colombe, dicendo loro: “Sta scritto: La casa mia sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne avete fatta una spelonca di ladri” [Matteo 21, 12].

    Entrando nel tempio, si mise a cacciare quelli che vendevano e quelli che compravano, rovesciò i banchi dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe, nè permetteva che si attraversasse il tempio portando dei carichi. E insegnava dicendo loro: “Non è forse scritto: La casa mia sarà chiamata casa di preghiera da tutte le genti? Voi ne avete fatto una caverna di briganti!” Essendo venuto ciò a conoscenza dei grandi sacerdoti e degli scribi, essi cercavano come farlo morire; ma avevano paura di lui, perchè tutta la folla era ammirata dal suo insegnamento. [Marco 11, 15]

    Se togliamo il giocattolo del fiat-money fine dei business-cycle.

    Solo che poi “la sezione di politica nelle librerie andrebbe riclassificata come fantascienza”.

    Politici che dovrebbero poi render conto di ciò che fanno, individuare ed affrontare problemi reali, crescita legata al golden-mean.

    Fantascienza appunto.

    Chi ci vuole realmente tornare alla crescita legata alla produzione reale?

    Nessuno.

    Il fiat-money garantisce a generazioni alterne di prosperare ben oltre i propri mezzi e la propria produzione di ricchezza.

    Peccato che ai trentenni di oggi vada a finire in quel posto…

    Il problema è che al mondo ci sono solo 125.000 tonnellate d’oro e che sono tutte in pochissime mani… E che se ne estrae molto poco, e le poche miniere attive sono tutte nelle stesse mani che detengono le suddette 125.000 tonnellate.

    Inoltre, che de-leverage e deflation devi imporre per allineare l’economia mondiale alle 125.000 tonnellate d’oro?

    Sei sicuro di volerlo?

    L’architettura monetaria non è un dono di Dio o una legge di natura…

    Il deleverage e la deflation mostruosa che bisognerebbe mettere in atto per ricondurre il mondo al gold-standard i primi a non volerla sono i politici per non finire nei film di Star Trek o Star Wars se preferite.

    Il fatto “strano” è che per la prima volta nella storia del G7 i governi in autonomia dalle rispettive comunità abbiano stanziato di comune accordo e all’unisono 1700 miliardi di euro senza nemmeno chiedere un commento all’UE.

    Quando oggi invece l’UE ci dice pure di colore dobbiamo vestire la mutande ed il diametro delle mele che dobbiamo mangiare!

    I primi danneggiati dal default sarebbero i politici che vogliono rimanere a fare i fan-cazzisti strapagati di oggi invece che le comparse nei film di fantascienza.

    Tutte le cazzate che fanno… senza il nostro regime monetario sarebbero semplicemente ed immediatamente impossibili.

    I signori dell’oro, che tanto per fare i nomi sono Rothshild e Rockefeller, gradirebbero assai la deflation necessaria per il ritorno al gold-standard, dato che il “gold” ce l’hanno loro, ma i politici non vogliono.

    Il trade-off è: continuare a fare il premier vendendo “pane e figa per tutti” o tornare a lavorare.

    Cosa pensi che scelgano?

  12. 12

    Leonardo Says

    La tua ricostruzione fila ed è terribilmente concreta. Non ho da replicare, se non per, secondo me, un errore nel valutare il ritorno ad un gold standard come enormemente deflattivo (il punto è fissare il cambio, diciamo, 1 euro contro tot oro; scegliendo il cambio si può non imporre deflazione, ma solo un stop all’inflazione facendo restare il livello dei prezzi a quello attuale). Il punto è far smettere di creare moneta oltre la crescita di stock di oro, il che è un problema di dinamica, non di stock).

    E sono d’accordo; io ho imparato a ragionare in termini di business cycle; qualcuno in alto già lo cavalcava.

  13. 13

    Antanidos Says

    L’idiozia ha raggiunto il vertice…Non ho parole

  14. 14

    unodeitanti Says

    Il tuo giudizio è parziale. Tu vivi in una grassa pizza di cacio come molti tuoi amici. La tua non è verità totale, ma solo parziale. Tu usi la mistificazione “il capitalismo è naturale” per far credere che lo dobbiamo accettare tutti: sia chi ne gode sia chi lo patisce, anzi si rivolge a chi lo patisce per demoralizzarlo e fargli credere che la propria vita si deve adeguare così. Il capitalismo è, secondo la mia verità e quella di altri, una forma di ocnretizzazione pratica del DOMINIO di pochi su molti. L’unione a della tecnologia finalizzata al controllo gerarchico della societa, il controllo dei mezzi tecnologici militari e polizieschi per la proprietà di mezzi e risorse sono alal base di questo bel tetrino della cremastica che tanto vi piace chiamare capitalismo. Ma attensione, stavolta non ci sarà il vostro caro comunismo (una quintessenza del capitalismo) a salvarvi in ultima istanza. Tu personalmente vivi probabilmente in una bambagia che ti rende lontano la puzza dei miasmi sociali, ambientali, ma sopratttutto della degenerazione della libertà umana prodotti dal dominio, vestito di capitalismo. Inoltre la tua analisi siscorda bellamente della finitezza delle risorse del pianeta: l’unica cosa oggettiva dell’economia, anzi l’economia. il resto di tutto quel che dite e solo una RELIGIONE, una religione sanguinaria che richiede sacrifici umani su vasta scala.

  15. 15

    unodeitanti Says

    e poi e inutile che la sparate ancora con il socialismo. Il socialismo, vuol dire solo una società sensa classi di liberi e uguali. E’ un ideale umano come tanti altri. Siete invece voi che vivete nel “socialismo di stato”, perchè il capitalismo altro non è che socialismo di stato. Senza un monopolio di violenza e una gestione gerarchica della società dove andreste a parare? Senza lo stato, il parastato, l’esecito e quant’altro cosa cavolo volete accumulare e intraprendere? Il profittto conduce al monopolio e basta. Il mercato è una cazzata metaficica che vi ripetete come un mantra per crederci e far credere gli altri. senza un sistema di garanzia della proprietà non mercanteggiate un bel niente. Senza la gestione della villenza non andate da nessuna parte. Vabbè continuate a giocare con i soldini credendo che piovono dalle nuvole del merito personale. Per quanto possiate essere bravi e meritevoli senza tutela della violenza come fate? Non potete che essere autoritari e comunisti, anche se vi volete chiamare capitalisti liberali e altre mistificatorie mascher che vi piace usare.

  16. 16

    Stefano Says

    Tommaso HA SCRITTO:

    Sul fatto che il capitalismo possa finire concordo però con te che è un’assoluta bestialità. Il capitalismo è l’unico sistema possibile, il migliore, quello “naturale”. Ma anche la natura non è sempre docile e spesso crea disastri all’umanità.
    —–

    Secondo me l’assoluta bestialità è dire che il capitalismo è l’unico e il migliore sistema possibile.
    Di fronte a frasi come questa non riesco nemmeno ad intavolare un confronto verbale: la comunicazione con menti come la tua mi risulta impossibile.
    La mia opinione è che frasi come la tua possono derivare solo da un pensiero estremamente di parte e limitato e da gente che molto probabilmente è caduta (bada bene… *per caso*) “dalla parte giusta” del sistema.

    Saluti.

  1. 1

    Affascinanti come un secchio di vermi « Working Ideas

    […] October 24, 2008 at 8:20 am · Filed under Uncategorized Ripubblico uno scambio aggiornato con Leonardo di IHC. […]

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