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Fondi Sovrani & Re di Denari

February 11th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Parliamoci chiaro: doveva succedere. Se continui a stampare denaro per comprare merci estere, non devi stupirti che l’estero si trovi pieno del tuo denaro, e siccome il denaro è utile solo se lo metti da qualche parte, nemmeno devi stupirti che gira e rigira qualcuno dall’estero ti rivoghi tutto in cambio della casa. Che le autorità USA, e pure quelle europee, starnazzino tanto sul pericolo dei Fondi Sovrani (Sovereing-Wealth Funds, SWF), Significa che i governanti sono o dei farabutti (libera circolazione dei capitali solo a loro discrezione) o degli stupidi ingenui. I cinesi mangiano come noi carne, non dollari.
 
Il pericolo di flussi di capitali di ritorno era davvero banale, e non c’era bisogno di abbracciare visioni “austriache” per immaginarsi che la Cina (o Dubai & compagnia bella) sarebbe alla fine arrivata a voler usare così il proprio surplus commerciale. Mancava solo lo strumento pratico e cominciare a tastare il terreno.

 
I SWF sono soggetti giuridici che si muovono sul mercato come qualsiasi fondo di investimento, ma la loro origine sta in uno Stato che gli fornisce il capitale per operare e che quindi ne detiene il controllo. È magari positivo che uno Stato crei un Fondo di Stabilizzazione, cioè un ente che gestisca i surplus di bilancio e li re-immetta nell’economia in fase di downturn (a parte il fatto che in questo caso si passa per una imposizione statale, è un po’ come se la società stessa risparmiasse in previsione di tempi di magra ed è quindi un comportamento economicamente coerente), mentre è discutibile che tale fondo venga utilizzato politicamente per l’acquisizione di asset strategici (la “discutibilità” non sta nell’azione, quanto nel movente quando questo è “l’imperialismo” di origine politica e non una volontà economica di “ben investire” le proprie risorse). Va da sé che gli Stati “occidentali” valutano politicamente i SWF, mentre i privati (in difficoltà) guardano ai soldi.
Qualche punto di ragione all’interpretazione “politica” è riportata, ad esempio, dall’Economist (“The invasion of the sovereign-wealth funds” e “Asset-backed insecurity” del 19/01/2008), che sottolinea insieme alle non proprio trascurabili dimensioni del fenomeno (2% dei 165 mila miliardi di dollari di asset scambiati nel mondo) il fatto che i SWF, con pochissime eccezioni, non sono necessariamente guidati dalle pressioni di profitti e perdite, non rivelano i fini dei loro investimenti (e magari neppure gli investimenti stessi) e sono soggetti a scarsi controlli. Se non sono strumenti di imperialismo, non fanno granché per farlo capire, e una politica che cerca il consenso anche attraverso la paura per un “pericolo nuovo” non si lascia certo scappare l’occasione.
 
Sempre l’Economist rintraccia un’origine per i SWF nell’eccesso di riserve di dollari non più convenientemente investibili in treasury. Riprendendo un precedente accenno alle possibilità di “shopping” aperte da queste riserve (“Nihil Ex Nihilo”) ed all’origine inflazionomica anche di tutta la varietà di tutte le varietà di attori sul mercato dei capitali, torno alla frase di apertura dell’articolo: doveva succedere.
Insomma, se riempi il mondo di dollari devi aspettarti che andando ovunque, tornino pure indietro, e tornando indietro cerchino il porto sicuro di Treasury Bill e T-Bond. Allo stesso modo, se continui a far scendere i tassi non puoi stupirti o lamentarti se i dollari in mano straniera cercano impieghi più remunerativi per quanto meno sicuri. Se ti stupisci di questo meccanismo, di soldi non hai ancora capito un tubo!
 
La finanza mondiale ha il suo Re di Denari, il dollaro. La Fed ha truccato il gioco mettendo un po’ troppi Re di Denari nel mazzo. Gli altri giocatori adesso sono pieni di queste carte e, per forza o per strategia, cominciano a calarle sul tavolo.
Ma non è che uno Stato possa distogliere direttamente risorse dal proprio Current Account per comprarci un asset, quindi crea un ente formalmente adatto ed operare sul mercato conferendovi le proprie riserve, una specie di agente di cambio, un Fondo Sovrano appunto.
 
I SWF stanno cominciando a calare Re di Denari e vedere le reazioni, ora che le carte rimaste non sono molte così come i tavoli su cui giocare.
 
La finanza mondiale ha pure il suo Fante di Denari, l’euro. Monsieur Trichet, guardi cos’ha fatto la Fed agli USA e al mondo… Vale la pena truccare ancora il mazzo per poi lamentarsi delle carte degli altri?
 

17 Responses to “Fondi Sovrani & Re di Denari”

  1. 1

    Libertyfirst Says

    E la regina? Comunque, l’ideale sarebbe cambiare gioco e vedere chi si prende l’asso di bastoni. :-) Nulla da aggiungere all’articolo.

    L’economist dice che queste stupide polemiche sui SWF potrebbero amplificare voci protezioniste. Siccome immagino che se gli USA diventassero seriamente protezionisti avrebbero un picco di interessi e inflazione, non prendo sul serio questi rischi: in realtà è solo un modo per spaventare l’opinione pubblica e dare la colpa a terzi se qualcosa va male.

  2. 2

    L.Baggiani Says

    concordo

  3. 3

    Lamiadestra Says

    La cosa paradossale è che finché compravano solo miliardi di dollari di titoli pubblici, andava tutto bene. Ora che hanno preso qualche azione priva di diritti di voto, saltano fuori gli “interessi strategici”.
    Perché, detenere i titoli pubblici non crea “pericoli lesivi degli interessi nazionali”? Se il governo cinese vendesse in un giorno tutti i t-bill e t-bond vari che possiede, i mercati finanziari non andrebbero nel panico?
    Secondo me i SWF sono solo un pretesto per un atteggiamento ostile (in alcuni quasi razzista) verso i cinesi. Che non vivono esattamente in uno stato democratico, ma vi è una presunzione di colpevolezza che oggettivamente non mi sembra giustificata.
    In realtà lo spostamento sul mercato azionario (specialmente se su azioni prive di voto) dovremmo giudicarlo con favore: anzitutto migliora l’asset allocation complessiva nel sistema, in secondo luogo nel remoto caso che coi voti in assemblea qualcuno volesse fare degli scherzi influenzando la gestione verso fini criticabili, è “sufficiente” revocare i diritti di voto agli azionisti di Paesi sgraditi. Ripudiare il debito pubblico posseduto da stranieri in caso di comportamenti destabilizzanti sarebbe più complicato: sia perché il rimedio arriverebbe necessariamente dopo il danno, sia perché in quel caso il potenziale danno deriva dall’abuso del mero possesso, e non del diritto di voto.
    Inoltre, l’investimento in compagnie estere lascia i manager soggetti alla legislazione occidentale (e in America gli abusi di mercato non sono esattamente come un furto di caramelle…); se quei dollari fossero utilizzati per costruire società cinesi, i relativi manager sarebbero soggetti alla legislazione cinese (secondo me, nell’ottica anticinese dei critici dei SWF questa ipotesi è molto meno rassicurante, ma non la prendono mai in considerazione…).

    Che poi, a ben vedere, pure l’Italia ha i suoi SWF: fondazioni bancarie, e Cassa Depositi e Prestiti. Le quali non seguono esattamente il principio della massimizzazione dei profitti…
    Ma siccome sono italiane vanno bene, anzi vanno difese e rafforzate. E ancora mi sfugge il perché…

  4. 4

    L.Baggiani Says

    Grazie Lamiadrestra,

    per come la vedo io oltre a un distinguere tra titoli di debito e titoli di capitale (i secondi danno chiaramente un potere diretto nel CdA, il che è un problema aggiuntivo rispetto a quello del prendere per la gola che tu hai sottolineato) c’è stato anche un problema di tempistica: finora i soldi andavano bene in ogni caso, adesso la corporate America è debole e quindi predabile.

    “io dico che non c’è ricchezza comune nel commonwealth perché è il colore dei tuoi soldi che conta dal giorno che il tuo paese è morto” (pitchshifter)

    Il problema non risolto è se questi SWF ragionano in termini di profitto (a quanto pare no), il che incide negativamente nel funzionamento del mercato, come ben sai. Tu sembra supponga che siano soggetti “economici”, io mi permetto di dubitare (il che, sia chiaro, non vuol giustificare le lacrime di coccodrillo della PA americana). La possibilità di revocare diritti di voto è comunque lesiva del diritto di proprietà e impraticabile: se ho comprato, faccio quel che mi pare; altrimenti si finisce come i toscani che maledicono i tedeschi perché si sono comprati tutte le bellissime colline e vorrebbero riprendersele… sì, ma chi gliele ha vendute? eh eh…

    Il tuo spunto sulle fondazioni bancarie come “SWF” è a dir poco interessante! Che poi tu ti chieda perché vengano difese un po’ mi delude (ma forse eri ironico): forse sottovaluti l’intreccio a qualsiasi livello di dettaglio degli interessi tra politica e banche in Italia.

  5. 5

    John Christian Falkenberg Says

    Anche gli USA ed alcune nazioni OCSE hanno i loro SWF, ma nessuno si è mai preoccupato di quello norvegese, oppure dei fondi pensione dei dipendenti statali americani, o degli stati stessi.
    Il fatto è che gli SWF non sono tutti uguali e che non solo potrebbero investire in base a considerazioni politiche, ma sono congegnati in maniera tale da rendere difficile osservare i danni di investimenti non razionali. Quando una azienda a proprietà statale acquista altre aziende, il risultato appare abbastanza rapidamente nel conto economico della singola azienda.In un fondo sovrano, la vastità del portafoglio e la disomogeneità delle tecniche di valutazione di un investimento permettono una trasparenza molto maggiore.
    Riguardo all’acquisto di debito o capitale, è interessante notare come gli USA, sino a poco tempo fa, erano di fatto un immenso “hedge fund”: le nazioni estere impiegavano il surplus commerciale in titoli di Stato a basso rendimento, mentre il risparmio lordo americano veniva impiegato per acquisire FDI all’estero, con ritorni sul capitale molto maggiori. Adesso gli investitori vogliono, fra le altre cose, prendere il controllo del giocattolo.
    Non ne farei un dramma (inglesi e giapponesi sono già passati negli USA e se ne sono andati, spesso con la coda fra le gambe), ma è un fenomeno da osservare con attenzione. Anche perché questa volta gli americani non stanno rifilando soltanto fregature agli stranieri: il settore non finanziario è in buona salute relativa , mentre alcune delle banche di cui parliamo sono uno dei gangli vitali della struttura economica statunitense.

  6. 6

    Lamiadestra Says

    La mia chiusura era volutamente ironica: siamo sempre bravi a criticare gli altri, ma a dimenticare i nostri disastri… Sfido chiunque tra coloro che demonizza i SWF a dimostrare che le aziende pubbliche italiane sono state gestite nell’ottica esclusiva di massimizzare i profitti: vogliamo parlare di Alitalia? O delle varie utilities dove vengono collocati i politici trombati e gli amici/parenti? A me pare che il grosso timore verso i SWF (cinese in particolare) sia che si comportino come noi con le aziende pubbliche. Da cui la domanda: perché non partire da una pulizia a casa nostra?
    Quanto alla revoca dei diritti di voto, è chiaro che sarebbe una soluzione estrema: ma se si arrivasse al punto di invocarla, credo che la tutela dei diritti di proprietà sarebbe di secondaria importanza.
    JCF: secondo me se invece che un SWF i cinesi facessero un equivalente di una nostra SpA pubblica cambierebbe poco: se uno vuole imbrogliare trucca i bilanci. Lo faceva la Parmalat, vuoi che non lo possa fare una società controllata dallo stato cinese?

    Comunque, da nessuna parte di nessun libro di economia (o di diritto) è scritto che una società debba obbligatoriamente massimizzare gli utili; in finanza si insegna che i manager devono agire nell’interesse dei soci, e che il modo migliore/più ovvio per farlo è massimizzare il valore, perchè tipicamente è quello l’interesse degli azionisti. Ma se un socio non avesse interesse a massimizzare il valore? La massimizzazione del valore è il più comune tra gli interessi degli azionisti, ma non necessariamente l’unico. E tutto questo è assolutamente lecito, secondo me. Basti pensare all’Inter di Moratti o al Milan di Berlusconi: lì la massimizzazione del valore c’entra molto poco. Di certo Galliani non si prodiga per avere utili da distribuire ai soci, anzi… batte cassa abbastanza spesso. Eppure sono SpA con (nominalmente) scopo di lucro. Al massimo si pone un problema di tutela degli azionisti di minoranza, che non godrebbero dei benefici privati del controllo. Ma per questo in Europa abbiamo introdotto l’Opa, o no?

  7. 7

    Libertyfirst Says

    Se facciamo a gara a chi risparmia di più po’ esse’ che ci guadagnamo in crescita economica sostenibile. Invece di lamentarci dei risparmi (anche se in gran parte forzati) dei cinesi.

  8. 8

    Lamiadestra Says

    Dimenticato un pezzo:
    “Quanto alla revoca dei diritti di voto, è chiaro che sarebbe una soluzione estrema: ma se si arrivasse al punto di invocarla, credo che la tutela dei diritti di proprietà sarebbe di secondaria importanza.” Perché in quel caso saremmo molto vicini ad uno scenario di guerra e, oggettivamente, la tutela dei diritti di voto in una Spa preoccuperebbe meno di eventuali missili intercontinentali.

  9. 9

    L.Baggiani Says

    Bellissimi commenti!!!

    @LMD: quel che ancora non mi quadra (e non mi può quadrare) è CHI nel caso estremo dovrebbe revocare il diritto di voto, in quanto per quel che mi dici non dovrebbe essere il management ma lo Stato. Ok che in condizioni di guerra salta tutto, ma in situazioni di normale tensione un “esproprio” di diritti acquistati legalissimamente (uno compra se uno vende)ha veramente una ratio che non sia solo politica?

    Riguardo quali siano i valori degli azionisti, concordo che la massimizzazione del profitto possa non essere l’unico fine, ma non per questo dico che effettivamente vi siano altri preponderanti fini. Anzi. Ho un pezzo pronto sull’argomento, se vuoi rimandiamo la discussione a quando lo pubblico, e magari ci linkerai qualche tua già esposta posizione, ti va?
    Nel caso precipuo del Milan, direi di fare attenzione all’utilità reddituale del Milan in sé rispetto al favore fiscale che può fare come destinatario di finanziamenti a vario titolo possibilmente deducibili o detraibili, nonché al suo valore come veicolo pubblicitario più trasversale per casa Berlusconi: la creazione di valore in termini di profitto in tal caso rimane, indiretta quanto si vuole, ma resta.

    E comunque sì, i SWF non sono stati un problema finché erano gli USA o l’Europa a dominare, ma questo perché noi viviamo in Europa, appunto. Quel che mi interessa è la perversione del meccanismo inflazionistico che crea prima agenti di “crescita” e poi agenti “punitivi”. Ho reso l’idea?

  10. 10

    Lamiadestra Says

    È ovvio che la revoca passerebbe per lo Stato. Ma io la immagino, appunto, solo in uno scenario prebellico, che sarebbe possibile solo in presenza degli Stati. Niente Stati, niente guerra. 😉 (Però se ci pensi l’Italia l’ha già fatto di recente: quando Edf è entrata nell’azionariato di Italenergia; quindi non sto assolutamente prospettando nulla che noi non abbiamo già sperimentato, e pure senza guerra, anzi, in piena integrazione europea. E pure senza che vi fosse stato un uso politico del diritto di voto: è stato fatto preventivamente!)

    È altrettanto evidente che la nascita dei SWF (e quello cinese in particolare) ha una spiegazione semplice: stiamo vivendo (gli americani soprattutto) alle spalle dei cinesi, i quali hanno la grossa sfortuna di avere un governo per nulla democratico che li costringe a lavorare sottopagati (tramite sottovalutazione forzata della moneta) ed a finanziare coi profitti/risparmi l’esagerato consumo americano. Il quale, è unanimemente riconosciuto, è sostenuto dalla politica monetaria della Fed. Finché i cinesi si limitavano a fare gli schiavi, tutto bene, ora vogliono fare un po’ anche i padroni…

  11. 11

    L.Baggiani Says

    Alright

    Ho un solo dubbio perché non ricordo i dettagli del caso EDF (blocco di acquisizione partecipazioni o blocco del diritto di voto? mi sa il primo)

  12. 12

    Lamiadestra Says

    Solo i diritti: limitati al 2% a fronte di una partecipazione al 18%.
    (dal 24ore)

  13. 13

    L.Baggiani Says

    Grazie mille per il link!
    In effetti qui la situazione è un po’ particolare, perché una norma esisteva già in precedenza, e il problema nasce nel ricomprendere la fattispecie. Però se c’era la norma di blocco ex ante (ammesso e non concesso che fosse legittima), cavoli di EDF.

    Al proposito, penso che se uno Stato vuol mettere vincoli ex ante sia libero di farlo, perché i capitali potranno decidere di non finanziare quell’industria lasciandola a corto di finanziamenti (e più prona al fallimento). Una cosa che però ritengo impossibile, a meno di un vero conflitto, è l’annullamento ex post del diritto di voto. A parte che il meglio sarebbe non inserire questi blocchi e basta, tu che dici?

  14. 14

    Lamiadestra Says

    Preciso: la legge fu fatta ad-hoc proprio a seguito dell’acquisto della partecipazione da parte di EDF.

    Comunque è chiaro che l’annullamento ex-post è da evitare. Quello che intendevo dire è che se arabi o cinesi dovessero utilizzare i loro SWF per destabilizzare le nostre economie reindirizzando verso scopi politici l’attività delle società partecipate, di fatto saremmo davanti ad uno scenario di guerra. Ora, anzitutto se quei governi hanno intenzioni di quel tipo, non saranno certo i vincoli all’attività dei SWF a fermarli: Hitler ci è riuscito benissimo senza. In secondo luogo, se mai arrivassimo al punto di avere scenari di guerra, la tutela dei diritti di proprietà degli investitori provenienti da Paesi dichiaratamente ostili e nemici sarebbe l’ultimo dei problemi a cui pensare.

    Se invece si teme che i SWF possano fare un blando uso politico delle partecipazioni (tipo comprare JPMorgan e favorire, a parità o quasi di redditività, gli investimenti in Cina o Singapore o Dubai piuttosto che all’estero), allora dico che l’intento è dichiaratamente protezionista (se non persino razzista): si vuole unicamente difendere il nostro status, proteggendolo dalla concorrenza dei Paesi più poveri.

    Se davvero si vogliono introdurre limitazioni ai diritti di voto ai soci pubblici (cosa che potrebbe anche trovarmi d’accordo), va fatto per tutti, non solo per i SWF stranieri. Invece da un lato in Italia si vuole fare della Cassa DDPP la nuova Iri (cioè un SWF, solo con la forma giuridica di SpA anziché di fondo), e si tollera il 4,5% del capitale votante di Generali in mano a Banca d’Italia (essendo Generali anche una banca, abbiamo l’autorità vigilante azionista -con diritto di voto- del vigilato!), dall’altro si vogliono limitare i diritti ai Paesi emergenti. È questo il punto che mi pare inaccettabile.

  15. 15

    L.Baggiani Says

    Adesso la tua posizione mi è molto più chiara, grazie.

  16. 16

    Tommaso Says

    Leonardo, ti invito a leggere la mia tesi di laurea, nei capitoli e pragrafi relativi al dollar glut, l’abbandono del gold standard ecc…

  1. 1

    Avanzano le Idee Protezionistiche at Ideas Have Consequences

    […] “numerosi capi di Stato hanno dichiarato l’intenzione di difendere il bene comune delle loro popolazioni dagli attacchi degli organismi finanziari legati alla globalizzazione”: ora, andrebbe ricordato che offire soldi a chi li ha finiti non è esattamente un attacco perché basta dire “no grazie”, e che in fondo si tratta di soldi che sono stati a loro tempo spesi (come ricordato discutendo dei Fondi Sovrani) e se “pecunia non olet” prima allora “non olet” neppure adesso […]

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