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Frazionale la Riserva, Frazionale il Problema

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April 9th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


Una delle prescrizioni più forti della Scuola Austriaca, o meglio della sua parte maggioritaria, è l’abolizione della riserva frazionaria. Il problema viene affrontato su vari versanti, dal tecnico-economico al giuridico, fino al sociale; quel che interessa a me è quello puramente “tecnico” messo in luce da Bagus che riguarda il time mismatch delle banche, che (in parte) raccolgono a vista e prestano a termine.

La domanda che si pone Bagus è “una riserva del 100% sui depositi a vista è sufficiente a prevenire fenomeni di ciclo economico?”. La sua risposta è… no; peccato che non si spinga oltre, ma lo farò io.


Il problema della riserva frazionaria è che alle banche viene permesso di detenere riserve liquide in misura del solo 2% rispetto ai depositi a vista. Dal susseguirsi di prestiti del restante 98% e successivo ri-deposito delle somme in un nuovo deposito si ottiene, al limite, depositi pari a 50 volte (1/0,02) la somma inizialmente depositata. In generale se x è il coefficiente di riserva, il sistema bancario creerà depositi per un multiplo di 1/x. È il vecchio discorso, tanto caro ad esempio ai marxisti, per cui se tutti andassero a ritirare i soldi depositati le banche non avrebbero abbastanza liquidità (in questo caso ne avrebbero solo un cinquantesimo). Gli austriaci ne fanno discendere conseguenze inflazionistiche (moltiplicazione di strumenti di pagamento “scoperti”, moltiplicazione delle pretese sulle merci esistenti, riduzione artificiosa dei tassi di interesse, pretese multiple sulla “stessa” moneta… insomma l’inflazionismo alla base del business cycle).


Bagus però parte dal fatto che raccogliere depositi a vista e prestare a termine, come fanno le banche, è una forma estrema di scoordinamento temporale tra attivo e passivo, della stessa natura del prendere a prestito con scadenza un anno e prestare con scadenza cinque anni. Esiste un qualche punto in cui, riuscendo gli imprenditori e in particolare le banche a prevedere le possibilità di roll over (rinnovo) del proprio passivo, la struttura dell’attivo (investimenti e prestiti) risulti non nella forma ma nella sostanza “coperto” fino alla sua più lunga scadenza o tempo di realizzazione.

Le garanzie statali, intese in senso ampio includendo assicurazioni bail-out e interventi della Banca Centrale, riducendo il rischio di illiquidità delle banche portano all’assunzione di mismatch temporali superiori, quindi insostenibili e forieri del noto ciclo economico di tipo austriaco. In questo quadro la riserva frazionaria diventa un eventuale “amplificatore” del fenomeno ciclico, perché rafforza gli incentivi allo squilibrio temporale (riduce i tassi, stimolando gli investimenti più lunghi ma anche i consumi, quindi riducendo l’orizzonte dei finanziatori rispetto a quello degli investitori).

Il punto di Bagus è che imporre una riserva del 100% sui depositi a vista, azzerando il moltiplicatore dei depositi, non risolve i problemi del ciclo economico. Se la riserva 100% evita distorsioni sui tassi, la permanenza delle garanzie statali di Governi e Banche Centrali, in altre parole la socializzazione di eventuali costi del settore bancario, comporta l’assunzione di maggiori rischi (le garanzie infatti riducono il “costo del rischio”, sopportato almeno in parte da altri); le banche possono permettersi di confidare nella sostanziale assenza di rischi di liquidità quindi spingere il mismatch oltre livelli “cautelativi”. La disconnessione indotta su investimenti e funding è pari a quella che teoricamente comporta la riserva frazionaria: maggior offerta di credito, depressione dei tassi a breve, stimolo all’indebitamento a breve e all’investimento a lungo termine, il tutto oltre le reali capacità di risparmio del sistema e quindi oltre le reali possibilità di roll over, quindi portando il sistema verso un ciclo boom-bust.


La riserva frazionaria quindi non è, da questo punto di vista, né una condizione necessaria né, tantomeno, sufficiente a far partire un ciclo economico. In realtà l’esposizione di Bagus non dice che in assenza di garanzie pubbliche la riserva frazionaria non implicherebbe fenomeni di ciclicità economica. Questo però lo dico io: nel momento in cui il sistema bancario si trova a rischiare “in proprio” per scelte azzardate di credito “temporalmente” scoperto, dovrà addivenire a posizioni più cautelative. In un primo momento potranno sicuramente verificarsi fenomeni di crisi di liquidità, ma non essendovi interferenze esterne (statali) è da ritenersi che non vi sarà una sistematicità degli errori delle banche, e tale a-sistematicità degli errori esclude cicli di tipo “austriaco”. Le banche saranno cioè costrette a rintracciare il “vero” orizzonte temporale del risparmiatore, di là dalla forma tecnica del risparmio, per un non formale ma sostanziale time-matching tra attivo e passivo.

Questa ultima considerazione non implica assolutamente che il nuovo equilibrio si avrebbe con una riserva sui depositi a vista necessariamente al 100%, il che significa che, come pure in qualche modo ammesso da Bagus, il sistema può mediamente reggersi su un certo grado di roll over, cioè di (formale) time-mismatch, il che a sua volta implica un (pur minore) grado di moltiplicazione dei depositi.


Bagus, nella sua condanna al time mismatch (almeno quello causato dalle garanzie statali) porta anche alcune citazioni di Mises e Rothbard che meriterebbero approfondimenti, ma rimando la questione a un futuro articolo.

Resta che un austriaco in linea dichiarata con De Soto ha improvvisamente offerto uno spiraglio a chi dubita della riserva frazionaria come “male dei mali”. Peccato che non abbia fatto un passo ulteriore ammettendo esplicitamente che non è proprio un problema, ma eventualmente solo un canale di trasmissione di ben altre cause, e che la teoria deve occuparsi delle cause, soprattutto quando pretende di farne discendere prescrizioni legislative e di politica economica.

Ma io ritengo che la massimo entro il 2011 ci arriverà da solo.

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18 Responses to “Frazionale la Riserva, Frazionale il Problema”

  1. 1

    Matteo Says

    …e quindi anche il time mismatch che si verifica nei bilanci delle società non finanziarie (dove per esempio si finanziano piani di investimento dilazionando i pagamenti ai fornitori) può amplificare il ciclo economico…allo stesso tempo le società che finaziano il capitale circolante con capitale a più lunga scadenza svolgono la funzione di cuscinetto di salvataggio nei momenti di panico finanziario e quindi tendono a smorzare il ciclo economico…

  2. 2

    Vittorio Silva Says

    Perfettamente d’accordo!
    E’ lo stesso discorso che affrontai io in un mio intervento sul mio blog personale tempo fà, rintracciabile al link seguente:
    http://tojothelord.blogspot.com/2009/06/fallimento-del-mercato.html

    Basterebbe una sola grande “riforma”, per garantire un buon funzionamento del mercato, pur senza andare ad un’applicazione “ortodossa” della Scuola austriaca, di cui pure sono un seguace: permettere alle istituzioni finanziarie (banche in primis) di fallire, qualora l’economicità della loro attività venga meno.
    Il problema più grande di oggi infatti è proprio la totale deresponsabilizzazione del management, il quale si sente “al sicuro”, protetto dai fondi pubblici, e quindi osa sempre più di quanto farebbe se i soldi “fossero suoi”.

    Al di là di questo, esiste però un altro problema riguardo alla riserva frazionaria: bisognerebbe domandarsi se la crescita economica “a strappi”, caratteristica delle economie “clicliche”, possa nel lungo periodo (cioè prendendo la ricchezza accumulata nelle fasi positive al netto di quella bruciata nelle recessioni) essere superiore alla crescita “tranquilla” prevedibile in un’economia “austriaca”.
    In parole povere: meglio crescere tanto con frequenti recessioni o costantemente, ma poco?

    Lord tojo

  3. 3

    libertyfirst Says

    Completamente d’accordo. Spero che prima o poi la Scuola austriaca si accorgerà che non può continuare a ragionare in termini di legittimità morale e dovrà ricominciare a ragionare in termini di validità scientifica, come facevano Mises e Hayek alla loro epoca, e come oggi fanno molti austriaci, anche se i più noti su internet non lo fanno, e passano per l’unica Scuola austriaca legittima.

  4. 4

    libertà Says

    Adesso hai “particolareggiato” la tua annunciata critica alla “asserita necessità di riserva 100%”, necessità sostenuta da H. De Soto, e naturalmente da F. Carbone.
    Solo così, ho potuto comprende a pieno il tuo punto di vista. Ho delle semplici idee al riguardo: sono totalmente per la riserva 100%, ma bisogna spiegare il perché… hai visto mai che proprio io riesca a persuaderti?!?!
    Appena posso butto giù qualcosa e te la mando via e-mail
    Naturalmente solo al fine di fartela leggere e di sottoporti il mio umile punto di vista.
    Ciao

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    @ Matteo
    non ci avevo pensato, ma credo tu abbia detto bene.

    @ Vittorio
    bene, mi fa piacere non essere l’unico bischero austian lover ad aver pensato questa cosa. Mi leggerò il tuo link, grazie.
    riguardo la crescita, io non avrei dubbi cosa sia da preferire, se non altro perché la crescita a strappi viene da distorsioni sui prezzi relativi, quindi sulla distribuzione della ricchezza e non riguarda solo il “livello”. Preferisco che siano le capacità individuali a fare i ricchi, non lo Stato o la fiat moneta.

    @libertà
    non ho espresso tutto il mio punto, questo è solo un inizio, e come inizio ho richiamato proprio un DeSotiano, e la questione non è giuridica o morale (LibertyFirst docet) ma economica.

    Grazie a tutti per l’attenzione cortesissima puntuale e ragionata.

  6. 6

    Silvano Says

    Dalla terra dei koala: attenzione a ignorare il diritto e le scienze sociali.. :)

    @Matteo: sarebbe interessante sviluppare simulazioni sulle scelte aziendali circa gli effetti di tassi di interesse forzatamente bassi (ad. ex: minor costo del magazzino quindi gestione delle scorte sub ottimale. etc.)

    PS: in questi 20gg di disconnessione totale dal mondo scommetto un caffe’ che Gigi’ manco colla punta del mignolo ha toccato i tassi.

  7. 7

    libertà Says

    Infatti, volevo cimentarmi sul piano economico. Non ho tutto il tempo che mi occorrerebbe e inoltre mi viene estremamente difficile organizzare un discorso teorico-sistematico tutto in una volta. Se mi dai l’OK, pensavo di fare così: scrivo due righe e te le mando; iniziamo uno scambio epilstolare punto per punto; nel momento in cui abbiamo idee inconciliabili, ci fermiamo; vediamo dove arriviamo e se ne esce qualcosa di buon, benvenga…
    Se hai tempo e voglia per fare così, dimmi tu. Altrimenti aspetto che completi il tuo discorso.

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

    @Silvano
    il caveat dipende dai fini.

    @libertà
    la mia porta è sempre aperta, devi solo entrare.

  9. 9

    LightQuantum Says

    Ah ecco, allora c’è qualcuno a cui questa storia del 100% obbligato non quadra! Personalmente ho letto Mises e Rothbard ma niente di Hayek (x ora) e ovviamente seguo Carbone… Ma da buon libertario, questo obbligo economico ho sempre avuto difficoltà a digerirlo. Avete qualche articolo o link da suggerirmi x approfondire la questione?
    Devo ammettere che questo post è stato cmq illuminante x me. Complimenti!

  10. 10

    Leonardo, IHC Says

    LightQuantum
    hai anticipato un altro punto: se il mercato si sa regolare da solo, perchè proprio in questo caso occorre una legge perché funzioni? anche a me pare un contro-senso, ma d’altra parte gli “abolizionisti” richiamano obiezioni di carattere giuridico (che comunque a me non tornano, ma è un altro problema) quindi almeno per loro il problema è risolto alla radice richiamando una violazione del diritto di proprietà.
    Riguardo i link non saprei, perché la posizione è un po’ minoritaria, però potresti cercare in rete gli articoli di Francisco Capella che ultimamente ha criticato la riserva frazionaria su vari livelli, sebbene sinteticamente, e poi sperare che da lì ti si aprano un po’ di strade (il mio ricredermi è partito da lì).

  11. 11

    LightQuantum Says

    @Leonardo
    Grazie per i riferimenti. Appena ho un po’ di tempo cerco di approfondire.

    Nel frattempo mi stavo sforzando di capire se, in effetti, si può parlare di lesione dei diritti di proprietà e/o infrazione di un qualche contratto nel caso della riserva frazionaria (ovviamente in un regime di libera concorrenza senza banca centrale).
    Cercavo di tirar fuori un esmpio di situazione che, non avendo a che fare con il settore finanziario, potesse cmq essere un “parallelo” della banca che presta più soldi di quelli che ha.
    Il punto credo sia: posso vendere oggi qualcosa che, in effetti, oggi non possiedo? Io direi di sì (tipo le vendite allo scoperto), basta che quando il compratore viene da me a ritirare ciò che ha comprato io glielo fornisca. Il che significa che fra il momento dell’atto di vendita e quello del “ritiro” il fornitore si sia procurato il bene scambiato.
    Questo fa si che il venditore abbia rubato qualcosa al compratore? In generale mi pare di no.

    Se ho fatto qualche errore logico (possibile) correggetemi.

    Quando compro un libro online ed eseguo il pagamento al venditore capita spesso che il negozio non abbia subito quel libro (cioè non lo possiede). Ma io, avendolo pagato, ho i diritti di proprietà su quel libro. Il negozio mi sta vendendo qualcosa che non possiede. Mi sta derubando? No se nel frattempo si procura il libro e me lo fornisce in un tempo che, per me, è ragionevole.
    Quanti e quali libri deve tenere sempre disponibili il negozio? Dipende dai clienti, dai fornitori, dal mercato.
    Quanto denaro deve tenere disponibile una banca? Dipende da chi chiede denaro, da chi deposita denaro, dal mercato.

  12. 12

    Leonardo, IHC Says

    Quantum
    io ho dei dubbi molto simili ai tuoi, che ti riassumo in questo modo:
    io presto i soldi a un anno alla banca, la banca presta questi soldi a un anno; è un problema? no
    io presto i soldi a un anno alla banca, la banca presta questi soldi a cinque anni; è un problema? no
    io presto i soldi a vista alla banca, la banca presta questi soldi a un anno; è un problema? io li vado a riprendere, la banca non li ha, quindi se li procura ritirando il prestito. sarà un problema per il debitore che si vede ritirare il prestito, ma questo è moltiplicazione della moneta? per me no.

  13. 13

    Francesco Says

    e quindi quali sono secondo te le altre cause? io dal tuo articolo ancora non l’ho capito :)

  14. 14

    LightQuantum Says

    @ Francesco
    credo Leonardo voglia dire che le cause del ciclo economico sono da cercarsi nel MONOPOLIO che le banche centrali hanno di emettere fiat money; non nel fiat money in sé.
    Il ciclo economico (che si manifesterebbe dunque quando le banche nazionali/federali sono in numero limitato) non è altro che un deviare dall’equilibrio prima in senso (boom), poi in senso - (bust).
    Se non ci fossero i monopoli il riequilibrio sarebbe “più sfumato” e il boom-bust impercettibile.

    Ho dello delle cagate? :)

  15. 15

    Leonardo Says

    @francesco
    Le altre cause di cosa? Del ciclo economico? Direi che ci sono vari testi che ruotano attorno al tasso di interesse violentato dallo Stato a mostraarci i meccanismi del ciclo economico, e li conosci anche tu e forse meglio di me.

    Io non riesco a farmi una ragione di questa enfasi su una riserva frazionaria che potrebbe essere una libera scelta di un imprenditore bancario in luogo dei tassi di interesse fissati fuori dal mercato. Ma vedo che anche austriaci ufficiali e “desotiani” si stanno ponendo qualche dubbio. Poi oh, ognuno se li risolva come gli par più solido.

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