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	<title>Comments on: Funk don&#8217;t Stop (Let the Zulus Rock)</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:30:32 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: Punte di Pugnale Emergenti at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-53395</link>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 13:04:40 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-53395</guid>
					<description>[...] Attorno a questo avevamo anche valutato le proposte del G-8 in tema africano come &#8220;interessanti&#8221; in quanto aventi forma &#8220;imprenditoriale&#8221; e non &#8220;paternalistica&#8221;; fornire sementi e attrezzature certamente &#232; ben diverso dal fornire direttamente aiuti alimentari che nell&#8217;ultima quarantina di anni sembrano aver costituito per lo pi&#249; una &#8220;rendita da povert&#224;&#8221; invece che uno stimolo al cambiamento. Questa nuova politica era per&#242; comunque &#8220;sospetta&#8221;, un po&#8217; perch&#233; fin troppo ben sostenuta dai primi beneficiari della PAC, cio&#232; da coloro che ci rimetterebbero di pi&#249; se 800 milioni di neri cominciassero a coltivare imprenditorialmente le loro terre sul serio (appunto Frattini: &#8220;mobilitare attori e risorse, sia in Africa che a livello internazionale, per favorirne le sinergie, includendo governi, istituzioni locali, settore privato, Ong, universit&#224;&#8221;, &#8220;i piani per [la] modernizzazione [del]l&#8217;agrigoltura e migliorarne la produttivit&#224; vanno accompagnati dal rinnovato impegno dei paesi industrializzati ad aprire i propri mercati ai prodotti africani&#8221;), e un po&#8217; perch&#233; troppo sovrapponibile ad un contrasto alla penetrazione agricola cinese in Africa, e quindi equivalente a un nuovo colonialismo del continente. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Attorno a questo avevamo anche valutato le proposte del G-8 in tema africano come &ldquo;interessanti&rdquo; in quanto aventi forma &ldquo;imprenditoriale&rdquo; e non &ldquo;paternalistica&rdquo;; fornire sementi e attrezzature certamente &egrave; ben diverso dal fornire direttamente aiuti alimentari che nell&#8217;ultima quarantina di anni sembrano aver costituito per lo pi&ugrave; una &ldquo;rendita da povert&agrave;&rdquo; invece che uno stimolo al cambiamento. Questa nuova politica era per&ograve; comunque &ldquo;sospetta&rdquo;, un po&#8217; perch&eacute; fin troppo ben sostenuta dai primi beneficiari della PAC, cio&egrave; da coloro che ci rimetterebbero di pi&ugrave; se 800 milioni di neri cominciassero a coltivare imprenditorialmente le loro terre sul serio (appunto Frattini: &ldquo;mobilitare attori e risorse, sia in Africa che a livello internazionale, per favorirne le sinergie, includendo governi, istituzioni locali, settore privato, Ong, universit&agrave;&rdquo;, &ldquo;i piani per [la] modernizzazione [del]l&#8217;agrigoltura e migliorarne la produttivit&agrave; vanno accompagnati dal rinnovato impegno dei paesi industrializzati ad aprire i propri mercati ai prodotti africani&rdquo;), e un po&#8217; perch&eacute; troppo sovrapponibile ad un contrasto alla penetrazione agricola cinese in Africa, e quindi equivalente a un nuovo colonialismo del continente. [&#8230;]
</p>
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	<item>
		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-37011</link>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 21:06:59 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-37011</guid>
					<description>Sono d'accordo. Per tornare all'esempio dell'India colonia inglese, List notava come la madrepatria del liberismo in realtà impedisse un libero sviluppo all'India e tutto, dalle produzioni al possesso della terra, all'imposizione fiscale fosse in funzione del Regno Unito. Da qui deriva la conclusione che, per una popolazione ancora non completamente in grado di respingere gli interventismi esteri, la protezione di segmenti del mercato interno finalizzata al raggiungimento di una massa critica minima é un male minore, una situazione transitoria accettabile.
In assenza di infrastrutture giuridiche ed in presenza di risorse controllate e contese da piccoli rais armati e grondanti di sangue definire tutti gli investimenti diretti esteri come il meglio che il libero mercato può offrire é in effetti ampiamente opinabile. Un crollo della carità pelosa (e interessata) non può altro che far bene al continente africano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo. Per tornare all&#8217;esempio dell&#8217;India colonia inglese, List notava come la madrepatria del liberismo in realtà impedisse un libero sviluppo all&#8217;India e tutto, dalle produzioni al possesso della terra, all&#8217;imposizione fiscale fosse in funzione del Regno Unito. Da qui deriva la conclusione che, per una popolazione ancora non completamente in grado di respingere gli interventismi esteri, la protezione di segmenti del mercato interno finalizzata al raggiungimento di una massa critica minima é un male minore, una situazione transitoria accettabile.<br />
In assenza di infrastrutture giuridiche ed in presenza di risorse controllate e contese da piccoli rais armati e grondanti di sangue definire tutti gli investimenti diretti esteri come il meglio che il libero mercato può offrire é in effetti ampiamente opinabile. Un crollo della carità pelosa (e interessata) non può altro che far bene al continente africano.
</p>
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	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36920</link>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 06:38:06 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36920</guid>
					<description>BE' certo, la mia posizione non riguardava gli investimenti diretti tout-court, bensì quelli che derivano da strategie corporative con soldi pubblici in un ambiente dove tra l'altro non si permette una competizione interna libera. E il dubbio mi viene sapendo chi vuol promuovere questi investimenti, come ha detto ottimamente Falk "Non sarei così pessimista sugli investimenti diretti, che in un contesto di apertura dei mercati agricoli potrebbe aiutare anche l’imprenditoria locale. Questo se non ne parlasse un esponente di una nazione entusiasta della PAC".

Ripeto la mia posizione: se si vuol autonomia in una certa industria (meglio dire una capacità industriale autonoma, ché autonomia alimentare sa, hai ragione, di autarchico oltre che di irreale) bisognerebbe permettere che si realizzino le condizioni per una imprenditoria. Dopo tutta la fuffa del microcredito indiano, perché non piantare qualcosa di simile in Africa? (tanto poi sarebbe giusto credito, solo a tassi più alti). Questo non esclude, bensì completa gli investimenti esteri. E invece no, si parla di bravi italiani che piantano pannocchie in Africa. Scusa, ma a me puzza, anche se come ho sottolineato un paio di volte nel pezzo, sempre meglio di niente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>BE&#8217; certo, la mia posizione non riguardava gli investimenti diretti tout-court, bensì quelli che derivano da strategie corporative con soldi pubblici in un ambiente dove tra l&#8217;altro non si permette una competizione interna libera. E il dubbio mi viene sapendo chi vuol promuovere questi investimenti, come ha detto ottimamente Falk &#8220;Non sarei così pessimista sugli investimenti diretti, che in un contesto di apertura dei mercati agricoli potrebbe aiutare anche l’imprenditoria locale. Questo se non ne parlasse un esponente di una nazione entusiasta della PAC&#8221;.</p>
<p>Ripeto la mia posizione: se si vuol autonomia in una certa industria (meglio dire una capacità industriale autonoma, ché autonomia alimentare sa, hai ragione, di autarchico oltre che di irreale) bisognerebbe permettere che si realizzino le condizioni per una imprenditoria. Dopo tutta la fuffa del microcredito indiano, perché non piantare qualcosa di simile in Africa? (tanto poi sarebbe giusto credito, solo a tassi più alti). Questo non esclude, bensì completa gli investimenti esteri. E invece no, si parla di bravi italiani che piantano pannocchie in Africa. Scusa, ma a me puzza, anche se come ho sottolineato un paio di volte nel pezzo, sempre meglio di niente.
</p>
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	<item>
		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36888</link>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 21:22:48 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36888</guid>
					<description>La posizione esposta é un po' "listiana" se così si può definire. List parlava di sviluppo delle nazioni, qua si discute di sviluppo continentale, con una visione negativa non solo dell'assistenzialismo post (o neo ?) coloniale, ma anche degli ide. Sotto il profilo teorico é un po' eccessivo, in ogni caso sono ben certo che tu per sviluppo endogeno non intenda una sorta di autarchia africana. Le ultime osservazioni, specie sugli ide, mi hanno fatto venire in mente appunto List: di formazione liberale era sostanzialmente un pragmatico. Il non disdegno di List per il protezionismo derivava dall'osservazione empirica che spesso i campioni del liberalismo predicavano bene e razzolavano male: l'India, finché colonia, non ha mai potuto competere sul mercato tessile con la madrepatria ed utilizzare tutto il suo vantaggio comparato. Similmente gli stati del Nord America hanno sfruttato il Sud con le loro politiche di chiusura commerciale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione esposta é un po&#8217; &#8220;listiana&#8221; se così si può definire. List parlava di sviluppo delle nazioni, qua si discute di sviluppo continentale, con una visione negativa non solo dell&#8217;assistenzialismo post (o neo ?) coloniale, ma anche degli ide. Sotto il profilo teorico é un po&#8217; eccessivo, in ogni caso sono ben certo che tu per sviluppo endogeno non intenda una sorta di autarchia africana. Le ultime osservazioni, specie sugli ide, mi hanno fatto venire in mente appunto List: di formazione liberale era sostanzialmente un pragmatico. Il non disdegno di List per il protezionismo derivava dall&#8217;osservazione empirica che spesso i campioni del liberalismo predicavano bene e razzolavano male: l&#8217;India, finché colonia, non ha mai potuto competere sul mercato tessile con la madrepatria ed utilizzare tutto il suo vantaggio comparato. Similmente gli stati del Nord America hanno sfruttato il Sud con le loro politiche di chiusura commerciale.
</p>
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		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36876</link>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 14:01:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36876</guid>
					<description>Mi deprimi, cioè mi conforti nella mia visione, e la visione è deprimente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi deprimi, cioè mi conforti nella mia visione, e la visione è deprimente.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: John Christian Falkenberg</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36875</link>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 13:58:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/funk-dont-stop-let-the-zulus-rock/leo#comment-36875</guid>
					<description>La colonizzazione è ormai diventata pratica corrente di alcuni stati arabi, che stanno comprandosi enormi latifondi in alcune nazioni africane, in maniera totalmente opaca; nessuno conosce i termini dei contratti di cessione, in alcuni casi nessuno conosce neppure i dettagli dei piani di "sviluppo" arabi e fioriscono i sospetti che le popolazioni locali non siano minimamente tutelati. 
Non sarei così pessimista sugli investimenti diretti, che in un contesto di apertura dei mercati agricoli potrebbe aiutare anche l'imprenditoria locale. Questo se non ne parlasse un esponente di una nazione entusiasta della PAC, come fai giustamente notare. Se gli investimenti fossero diretti ad attività la cui validità economica fosse legata ad un'apertura selettiva di un dato mercato, replicheremmo una soluzione di dipendenza politica ed economica  che purtroppo abbiamo già visto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La colonizzazione è ormai diventata pratica corrente di alcuni stati arabi, che stanno comprandosi enormi latifondi in alcune nazioni africane, in maniera totalmente opaca; nessuno conosce i termini dei contratti di cessione, in alcuni casi nessuno conosce neppure i dettagli dei piani di &#8220;sviluppo&#8221; arabi e fioriscono i sospetti che le popolazioni locali non siano minimamente tutelati.<br />
Non sarei così pessimista sugli investimenti diretti, che in un contesto di apertura dei mercati agricoli potrebbe aiutare anche l&#8217;imprenditoria locale. Questo se non ne parlasse un esponente di una nazione entusiasta della PAC, come fai giustamente notare. Se gli investimenti fossero diretti ad attività la cui validità economica fosse legata ad un&#8217;apertura selettiva di un dato mercato, replicheremmo una soluzione di dipendenza politica ed economica  che purtroppo abbiamo già visto.
</p>
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