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	<title>Comments on: Good Banks Spontanee</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/good-banks-spontanee/leo</link>
	<description>Yes, we definitely think they do...</description>
	<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:57:15 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/good-banks-spontanee/leo#comment-28680</link>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 16:15:56 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/good-banks-spontanee/leo#comment-28680</guid>
					<description>"Le Good Banks non sono più tanto spontanee perché di fatto lo Stato ci é già dentro in una forma o l’altra ed é lui l’imprenditore."
Per me le good banks come dal piano che tu hai presentato NON sono spontanee; un meccanismo simile si attiverebbe in un mercato "libero" da ingerenze statali, cosa che attualmente non è. La tua osservazione può ben valere a dire che le banche, in quanto già "controllate", non si opporrebbero la piano Good Bank, che in parte (in parte) sarebbe un travaso di soldi da una tasca all'altra. Ma che ne sarà delle eventuali partecipazioni statali già presenti nelle legacy bad bank? A te la risposta.

"Tuttavia in questa opzione non si prevede la temuta nazionalizzazione né si esclude che la banca insolvente sia poi di fatto liquidata."
E chi ha detto il contrario? Io no. Anzi il "problema" se si vuol così defnirlo è che comunque qualcosa fallisce con qualcuno dentro.

"Lo Stato, che poi nelle soluzioni inglesi é la Banca Centrale o il Tesoro non fa altro che innescare il processo di “tâtonnement” e le licenze bancarie, tolte alle banche insolventi, potrebbero anche essere messe all’asta."
L'andare a tastoni ha senso se si ha una serie di potenziali compratori; io critico l'idea dello stato come compratore delle banche (pure come socio). Sinceramente non credo all'idea che uno Stato illuminato possa creare un mercato per i privati dove un mercato non c'è per il fatto che non ci sono le condizioni, e temo che per poter stimolare gli scambi che originino le good bank (in questo caso private) debba "forzare" le operazioni e questo ha "costi" aggiuntivi per forza.

"Le cose vanno fatte per bene, e le Good Banks nascono dalla constatazione che c’è stato un fallimento del mercato e alcuni banchieri non hanno saputo fare il loro lavoro."
Io non lo chiamerei fallimento del mercato, ma solo perché vedo l'origine del tutto nella distorsione del credito operata dalle banche centrali (stato) e credo che tu non la veda in questo modo. Se divergiamo su questo divergiamo su molte cose, e possiamo discutere piacevolmente quanto vogliamo ma molto difficilmente saremo mai d'accordo.

"I soggetti interessati sono quelli che vogliono fare gli interessi dei contribuenti e dei depositanti non quelli degli azionisti con soldi altrui o anche degli obbligazionisti, ahimè sfortunati ad avere investito in una banca che non andava"
Scusami, ma questo suona come dire che le NGO come la Caritas si compreranno le banche... Nessuno fa niente per niente, e io non credo che l'altruismo esista veramente. Le posizioni "solidaristichce" di grandi dimensioni di solito nascondono delle sonore fregature.

"Questo é il vero mercato mentre il resto é difesa delle posizioni forti e di potere nonché dell’esistente."
Chiaramente non sono per nulla d'accordo con questa tua chiosa. Il vero mercato è il mercato, non uno strattonamento o una forzatura dello stato; con questo non dico che quel che c'è ora sia IL mercato, perché come spero tu abbia capito considero il sistema del tutto distorto dall'intervento statale (al massimo è un orrido ibrido).
Tanto per scherzare, certi ossimori mi ricordano troppo le battute di un film: "la repressione è il nostro vaccino; la repressione è libertà".

Grazie per la tua attenzione Giannini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le Good Banks non sono più tanto spontanee perché di fatto lo Stato ci é già dentro in una forma o l’altra ed é lui l’imprenditore.&#8221;<br />
Per me le good banks come dal piano che tu hai presentato NON sono spontanee; un meccanismo simile si attiverebbe in un mercato &#8220;libero&#8221; da ingerenze statali, cosa che attualmente non è. La tua osservazione può ben valere a dire che le banche, in quanto già &#8220;controllate&#8221;, non si opporrebbero la piano Good Bank, che in parte (in parte) sarebbe un travaso di soldi da una tasca all&#8217;altra. Ma che ne sarà delle eventuali partecipazioni statali già presenti nelle legacy bad bank? A te la risposta.</p>
<p>&#8220;Tuttavia in questa opzione non si prevede la temuta nazionalizzazione né si esclude che la banca insolvente sia poi di fatto liquidata.&#8221;<br />
E chi ha detto il contrario? Io no. Anzi il &#8220;problema&#8221; se si vuol così defnirlo è che comunque qualcosa fallisce con qualcuno dentro.</p>
<p>&#8220;Lo Stato, che poi nelle soluzioni inglesi é la Banca Centrale o il Tesoro non fa altro che innescare il processo di “tâtonnement” e le licenze bancarie, tolte alle banche insolventi, potrebbero anche essere messe all’asta.&#8221;<br />
L&#8217;andare a tastoni ha senso se si ha una serie di potenziali compratori; io critico l&#8217;idea dello stato come compratore delle banche (pure come socio). Sinceramente non credo all&#8217;idea che uno Stato illuminato possa creare un mercato per i privati dove un mercato non c&#8217;è per il fatto che non ci sono le condizioni, e temo che per poter stimolare gli scambi che originino le good bank (in questo caso private) debba &#8220;forzare&#8221; le operazioni e questo ha &#8220;costi&#8221; aggiuntivi per forza.</p>
<p>&#8220;Le cose vanno fatte per bene, e le Good Banks nascono dalla constatazione che c’è stato un fallimento del mercato e alcuni banchieri non hanno saputo fare il loro lavoro.&#8221;<br />
Io non lo chiamerei fallimento del mercato, ma solo perché vedo l&#8217;origine del tutto nella distorsione del credito operata dalle banche centrali (stato) e credo che tu non la veda in questo modo. Se divergiamo su questo divergiamo su molte cose, e possiamo discutere piacevolmente quanto vogliamo ma molto difficilmente saremo mai d&#8217;accordo.</p>
<p>&#8220;I soggetti interessati sono quelli che vogliono fare gli interessi dei contribuenti e dei depositanti non quelli degli azionisti con soldi altrui o anche degli obbligazionisti, ahimè sfortunati ad avere investito in una banca che non andava&#8221;<br />
Scusami, ma questo suona come dire che le NGO come la Caritas si compreranno le banche&#8230; Nessuno fa niente per niente, e io non credo che l&#8217;altruismo esista veramente. Le posizioni &#8220;solidaristichce&#8221; di grandi dimensioni di solito nascondono delle sonore fregature.</p>
<p>&#8220;Questo é il vero mercato mentre il resto é difesa delle posizioni forti e di potere nonché dell’esistente.&#8221;<br />
Chiaramente non sono per nulla d&#8217;accordo con questa tua chiosa. Il vero mercato è il mercato, non uno strattonamento o una forzatura dello stato; con questo non dico che quel che c&#8217;è ora sia IL mercato, perché come spero tu abbia capito considero il sistema del tutto distorto dall&#8217;intervento statale (al massimo è un orrido ibrido).<br />
Tanto per scherzare, certi ossimori mi ricordano troppo le battute di un film: &#8220;la repressione è il nostro vaccino; la repressione è libertà&#8221;.</p>
<p>Grazie per la tua attenzione Giannini
</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>by: M.G. in Progress</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/good-banks-spontanee/leo#comment-28669</link>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 09:55:44 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/good-banks-spontanee/leo#comment-28669</guid>
					<description>In un mio commento all'articolo su LaVoce.info  (http://www.lavoce.info/commenti/281000997.html) continuo a perorare la causa delle good banks. C'é un aspetto che pero' qui mi pare sfuggito. Le Good Banks non sono più tanto spontanee perché di fatto lo Stato ci é già dentro in una forma o l'altra ed é lui l'imprenditore. Si tratta solo di proteggere al meglio le risorse dei contribuenti. Bisogna anche dire che inizialmente é lo Stato che si porta "garante" e "catalizzatore" dell'operazione di creazione di una banca buona e nuova. Tuttavia in questa opzione non si prevede la temuta nazionalizzazione né  si esclude che la banca insolvente sia poi di fatto liquidata. Lo Stato, che poi nelle soluzioni inglesi é la Banca Centrale o il Tesoro non fa altro che innescare il processo di "tâtonnement" e le licenze bancarie, tolte alle banche insolventi, potrebbero anche essere messe all'asta. Non credo che ci sia un rischio di un mercato del credito di Stato, ammesso che questo non ci sia già di fatto. Le cose vanno fatte per bene, e le Good Banks nascono dalla constatazione che c'è stato un fallimento del mercato e alcuni banchieri non hanno saputo fare il loro lavoro.  Le Good Banks sono nella mia ipotesi aperte all'iniziativa dei privati da subito. I soggetti interessati sono quelli che vogliono fare gli interessi dei contribuenti e dei depositanti non quelli degli azionisti con soldi altrui o anche degli obbligazionisti, ahimè sfortunati ad avere investito in una banca che non andava (si veda a questo proposito la posizione ripetuta di Buiter su chi prenderà la "scoppola", liberamente tradotto dall'inglese colorito di Buiter). Questo é il vero mercato mentre il resto é difesa delle posizioni forti e di potere nonché dell'esistente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In un mio commento all&#8217;articolo su LaVoce.info  (http://www.lavoce.info/commenti/281000997.html) continuo a perorare la causa delle good banks. C&#8217;é un aspetto che pero&#8217; qui mi pare sfuggito. Le Good Banks non sono più tanto spontanee perché di fatto lo Stato ci é già dentro in una forma o l&#8217;altra ed é lui l&#8217;imprenditore. Si tratta solo di proteggere al meglio le risorse dei contribuenti. Bisogna anche dire che inizialmente é lo Stato che si porta &#8220;garante&#8221; e &#8220;catalizzatore&#8221; dell&#8217;operazione di creazione di una banca buona e nuova. Tuttavia in questa opzione non si prevede la temuta nazionalizzazione né  si esclude che la banca insolvente sia poi di fatto liquidata. Lo Stato, che poi nelle soluzioni inglesi é la Banca Centrale o il Tesoro non fa altro che innescare il processo di &#8220;tâtonnement&#8221; e le licenze bancarie, tolte alle banche insolventi, potrebbero anche essere messe all&#8217;asta. Non credo che ci sia un rischio di un mercato del credito di Stato, ammesso che questo non ci sia già di fatto. Le cose vanno fatte per bene, e le Good Banks nascono dalla constatazione che c&#8217;è stato un fallimento del mercato e alcuni banchieri non hanno saputo fare il loro lavoro.  Le Good Banks sono nella mia ipotesi aperte all&#8217;iniziativa dei privati da subito. I soggetti interessati sono quelli che vogliono fare gli interessi dei contribuenti e dei depositanti non quelli degli azionisti con soldi altrui o anche degli obbligazionisti, ahimè sfortunati ad avere investito in una banca che non andava (si veda a questo proposito la posizione ripetuta di Buiter su chi prenderà la &#8220;scoppola&#8221;, liberamente tradotto dall&#8217;inglese colorito di Buiter). Questo é il vero mercato mentre il resto é difesa delle posizioni forti e di potere nonché dell&#8217;esistente.
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