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Grazie, NBER! Ma già Sapevamo di Aver Ragione…

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November 27th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


È il 18 ottobre 2009 e, come mi è solito il fine settimana, vado a far colazione a un bar leggendomi il Sole24Ore (l’inserto domenicale è molto gustoso da leggersi con una brioche tra i denti). Non mi aspetto di leggere grandi cose, e in effetti anche gli “approfondimenti” sulla Banca del Sud o su una possibile recessione economica a W sono abbastanza “superficiali” (to’, prima si diceva a V, poi a U, e ora si ammette la possibilità della W, anche perché il mondo dell’informazione finanziaria si è accorto che le banche potranno vedere una botta di insolvenze a fine anno… prima o poi qualcuno parlerà ufficialmente di una recessione a L dandomi ragione, ci scommetto!). Eppure un titolo mi scuote: “La grande crisi finanziaria? È un sintomo non la malattia”.

E per questo vengo a scrivere questo pezzo della serie “ve l’avevamo detto”.

È successo che tre economisti dell’americano National Bureau of Economic Research (NBER), Jagannatham Kapoor e Schaumburg, hanno realizzato un lavoro dal titolo appunto “La grande crisi finanziaria? È un sintomo non la malattia” in cui offrono una visione “originale” dell’attuale congiuntura.

Cercando di sintetizzare quanto si capisce dalla recensione che ho letto, i tre menzionati Supereroi puntano il dito sull’improvviso ingresso nel commercio mondiale dei paesi asiatici, il che ha portato a una concorrenza diretta tra lavoratori occidentali e orientali; questa massa di nuovi lavoratori ha creato spinte depressive sugli stipendi e ha spostato alcune attività in Asia. I paesi emergenti non sono stati capaci di utilizzare queste somme per spese interne, anzi le hanno utilizzate per stabilizzare i tassi di cambio acquistando attività in dollari USA. Gli USA invece non hanno saputo gestire la massa di liquidità che essi stessi hanno creato, e questo ha portato a “perversioni” nell’attività delle istituzioni finanziarie.

Da questo quadro avrebbe dovuto uscir fuori una maggior disoccupazione dell’occidente e un calo dei loro consumi a vantaggio dei paesi asiatici. Invece questo non è accaduto, un po’ per i controlli sui movimenti di capitali dei paesi emergenti e un po’ perché la successione di bolle finanziarie negli USA ha creato sufficiente “effetto ricchezza” da mantenere stabile la loro spesa. Nel frattempo si è creata quella “esuberanza irrazionale” che ha contagiato qualsiasi settore della finanza fino ai colossi para-statali Fannie Mae e Freddie Mac. A un certo punto il gioco si è rotto per le pressioni inflazionistiche che sono scattate a partire dalle materie prime, che andando a colpire direttamente il potere d’acquisto degli stipendi già al limite ha fatto crollare tutto il castello.

La conclusione dei tre Supereroi è che la crisi finanziaria non ha originato la recessione ma è solo un sintomo di qualcosa che parte da molto lontano.

In questa ricostruzione, almeno così riportata, manca il perché da un momento all’altro siano “entrati sul mercato” gli asiatici, che non sono certo apparsi nel mondo dal nulla da un giorno all’altro; manca anche da capire da dove siano venute queste “bolle finanziarie” e come è che non sono state combattute in tempo; ed è anche da spiegare cosa c’entrino le due citate società para-statali, oltre a questa cosa della rottura degli equilibri dovuta ad una inflazione che qualcuno (Friedman) aveva già qualificato come “sempre e comunque un fenomeno monetario”.


Ma a febbraio scorso qualcuno aveva scritto che “la crisi attuale è un fenomeno di origine reale: la politica monetaria incentiva consumo e investimento ma fa mancare il risparmio, cioè le risorse reali a sostegno degli investimenti, non permettendo a questi di venir completati e quindi di ricreare ricchezza […] Il “buco” di ricchezza, fenomeno quindi reale e non finanziario, prima o poi si palesa […] nel settore più dinamico attivo e magari pervasivo nell’economia, e la finanza anglosassone rispecchia queste caratteristiche”. Questo forse non significa che “ La grande crisi finanziaria è un sintomo, non la malattia”?

Inoltre a fine settembre 2007 qualcuno ha sottolineato che “i paesi asiatici stanno sempre più accentrando l’outsourcing di Europa e USA. Le dinamiche di prezzi e salari, così come rivendicazioni politico-sociali più ampie, sono state finora ben addomesticate dalle dittature statali, di cui la Cina è campione, e questo deve certamente avere un ruolo importante nell’evitare che il reddito prodotto si trasformi in consumo e costi di produzione invece che nel famoso o famigerato risparmio asiatico”. Ma non solo, quel qualcuno ha anche ricordato che “Questa crescita è stata finora permessa da generose iniezioni di liquidità dalle economica “occidentali”, che hanno sviluppato una aspettativa (o pretesa) di standard di vita e welfare statale non più sostenibile dall’interno. Il “campione” in questo caso sono gli USA”. Sembra a me, o queste poche frasi anticipano di un paio d’anni, oltre che completano, il discorso dei tre Supereroi?

Ma c’è di più, perché ad inizio 2007 qualcuno aveva evidenziato che “la Fed pare aver dimostrato che ai primi accenni di downturn basta aumentare la creazione di credito di circolazione per rilanciare la crescita reale”; inoltre è stato ricordato che “la maggior offerta di credito, e la sua minor onerosità, consentono e stimolano l’investimento in progetti “più lontani dall’orizzonte temporale dei lavoratori”, cioè in progetti con durata del ciclo produttivo (roundabout) più lungae che “se si trova una fonte esterna di approvvigionamento di beni per tutta la durata del più lungo roundabout il problema è risolto. L’Asia è stato questo: l’opificio degli USA. L’inflazionomia ha inserito un cuneo temporale tra consumo e produzione, ed il consumo si è trasformato in importazione USA dall’Asia; questo da una parte ha diffuso a livello mondiale l’inflazionomia USA, trasferendo quindi parte dell’inflazione USA in Asia (dove comunque si produce a prezzi inferiori), e dall’altra ha reso sostenibile l’inflazionomia USA stessa”. Io direi che tutto questo ha risposto con due anni di anticipo ai punti ancora non “spiegati” dell’analisi dei tre Supereroi.

Ad aggravare il quadro è stato inoltre intuito che “Gli USA hanno un unico grande vantaggio ormai, che non era compreso nelle più generali analisi di Mises e Hayek: stampano una valuta che ha il ruolo di riserva di valore internazionale” da cui segue che seil debitore è proprio colui che conia la valuta internazionalmente riconosciuta per le transazioni […] potrà “impunemente” stampare tutta la valuta che vuole”. Stampare moneta senza limiti ed abbassare i tassi è, come detto anche recentemente su IHC, il presupposto necessario per le bolle finanziarie che qualcuno si ostina a chiamare “irrazionali”, compresi i rialzi dei prezzi ad esempio delle materie prime, oltre che il presupposto per il ciclo economico che si conclude con una bella crisi (guarda caso). Il cerchio si chiude… due anni prima di quando tre Supereroi della NBER si ponessero il problema!


A parte l’esser stati anticipati, i tre geni malefici della NBER hanno proposto anche alcune soluzioni all’attuale fase di crisi: sussidi (perché i tre puntano l’accento sul problema occupazionale), istruzione, e crediti agevolati. Credo che il secondo punto sia ampiamente condivisibile, se non altro perché una maggior istruzione comporta un vantaggio comparato su alcuni settori e quindi apre rilevanti ambiti imprenditoriali e occupazionali. Il primo punto mi pare problematico, a meno di una totale revisione del sistema di welfare per non tornare all’inizio del problema. Il terzo punto mi pare un’assurdità totale perché dimostra che non si è imparato veramente nulla dal passato, e soprattutto dalle vicende di Fannie e Freddie che gli stessi Supereroi hanno citato.

In ogni caso i tre maghi dell’economia ammoniscono che i consumi americani dovranno ridimensionarsi in modo permanente, il dollaro dovrà calare, altre valute di riserva dovranno emergere. Il primo punto è in realtà ciò che sussidi e credito agevolato vorrebbero evitare, mentre riguardo le valute quel qualcuno nel 2007 aveva detto che “lo status di riserva di valore internazionale del dollaro non è attribuito per mandato divino, è una scelta del mercato, e come tutte le scelte può cambiare davanti a valori “spropositati” del debito e soprattutto se cominciano a inserirsi elementi di sfiducia sull’affidabilità dei debitori USA”, anticipando quindi la prospettiva di un nuovo ordine mondiale. Insomma, per qualcuno ancora una volta non c’è nulla di nuovo nelle parole dei Supereroi.


Ma chi è quel qualcuno? Provate a leggere “La Crisi e l’Economia Reale (Cosa Accomuna India e Italia)”, “Come Siamo Arrivati Così Lontano?“ eDove Potremmo Andare a Finire?, e poi fatevi una risata: ve l’avevamo detto!

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