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Grecia: Se Questo Non È un Fallimento…

February 27th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

La UE ha deciso: il finanziamento fuori mercato allo Stato Greco continuerà, un nuovo flusso di soldi permetterà che la terra di Socrate possa far fronte alle prossime scadenze, e si permette il piano di scambio di titoli di Stato con il settore privato (PSI); in cambio la Pubblica Amministrazione greca dovrà realizzare un piano di riduzione di spese abbastanza pesante. Fin qui, PSI a parte, sembrerebbe la solita farsa che va avanti da due anni fatta di soldi dati su promesse di austerità reiteratamente disattese (e non rompete: il Debito/PIL greco in due anni è passato dal 130% al 160%, quindi finora non è stato fatto NIENTE per contenere la spesa, anzi!), ma in realtà c’è un qualcosa di nuovo: la Grecia è, finalmente, commissariata.

 

L’ipotesi commissariamento è una mia vecchia idea, da quando all’inizio del 2010 parlavo di “passaggio di sovranità fiscale” fino alla mia “sintesi” di metà 2011 (non è elegante, ma mi auto-cito):

 

"[È] ben probabile una [soluzione] in parte austerity, in parte aiuti, in parte ristrutturazione e in parte fallimento (in forma di haircut); l’uscita dall’euro mi pare da escludere […] temo invece che gli aiuti (rafforzati però con una forma di “commissariamento”) faranno la parte del leone".

 

Ma dove sta il commissariamento? Ecco cosa preve, tra le altre cose, l’accordo raggiunto da Eurogruppo e Grecia:

  1. rafforzamento della capacità delle Istituzioni del Paese attraverso la presenza costante della task force dei rappresentanti internazionali per fornire e coordinare l’assistenza tecnica
  2. rafforzamento della collaborazione tra la Troika e le Autorità greche per permettere un più preciso e puntuale monitoraggio del programma di riforma
  3. un nuovo processo di monitoraggio dei prestiti ufficiali e la creazione di un fondo di garanzia sul servizio del debito dei quadrimestri successivi, costituendo un fondo segregato presso la Banca di Grecia
  4. adozione su base legislativa entro i prossimi due mesi di uno schema che assegni ai pagamenti per il servizio del debito la priorità sulle altre voci di spesa

 

Questi punti significano "non ci fidiamo assolutamente né della buona fede né delle capacità del Governo greco, quindi mettiamo un po’ di nostri uomini dentro i vostri organi per verificare sia l’applicazione delle misure di austerity che la gestione del denaro”. Questo è un commissariamento: la Grecia non è solo vincolata ad un patto, ma pure sorvegliata dall’interno, e addirittura i flussi finanziari sono canalizzati fuori dalla disponibilità del Governo e si impone una priorità di pagamento a vantaggio dei creditori. Come mi aspettavo: aiuti europei sostenuti da una forma di commissariamento.

 

In effetti è previsto anche un po’ di haircut. Il PSI dovrebbe riguardare circa € 206 mlrd di titoli greci in circolazione (l’80% del totale), che subirebbero un taglio del 53,5%; in altre parole, con un debito/PIl al 160%, il PSI coinvolgerebbe titoli per un ammontare fino al 128% del PIL, con subito una perdita secca per un ammontare del 68% del PIL. Ottimo risultato dopo due anni di “salvataggio”, soprattutto se si considera, come dissi qui, che all’inizio della crisi l’haircut avrebbe dovuto ammontare a non più del 30% del PIL.

Il restante 46,5% dei titoli verrebbe in parte (31,5%) convertito in nuovi titoli di Stato con scadenze lunghe e rendimenti forse al 5% (meno di quanto paga l’Italia, comunque), il che significa un’ulteriore perdita rispetto alle attuali condizioni di prestito. Il residuo (15% dei titoli, alla faccia del residuo) verrebbe scambiato con titoli EFSF a due anni; altri EFSF verrebbero corrisposti al posto degli euro per regolare poste minore (ratei interessi). Per una decina di anni la Grecia sarebbe (o meglio: continuerebbe a essere) assente dai mercati.

L’haircut viene mitigato con un ulteriore titolo, corrisposto ai creditori nella stessa misura dei nuovi titoli attribuiti, con rendimento basso e indicizzato al PIL greco. È vero che esistono clausole varie che implicano uno status di “creditore privilegiato”a chi partecipa al concambio, ma resta che i creditori subirebbero una perdita in termini di valore attuale della loro posizione del 75-80%.

Ora, vi ricordate che la BCE ha sostenuto diversi stati “periferici” acquistandone i titoli; e infatti il PSI prevede anche la ECB credit enhancement facility, cioè che l’EFSF si “ricompri” i titoli greci in mano alla BCE (vedremo a quali condizioni di prezzo, e quindi chi in realtà sosterrà l’haircut).

 

Emerge una cosa importante allora: quello strumento di emergenza, l’European Financial Stability Facility (EFSF), diventa in qualche modo strutturale nella UEM, sarà un ente di coordinamento nella gestione del PSI e delle linee di credito temporanee necessarie alla Grecia, farà da garante nel pagamento delle cedole, e gestirà ulteriori aiuti per la ricapitalizzazione del sistema bancario. Per far questo, come detto, si “approprierà” tanto per iniziare dei quasi € 31 mlrd del 15% dell’ex debito pubblico convertito in base al PSI.

Il fatto che poi sia proprio l’EFSF ad accentrare la gestione del debito greco anche attraverso il buy-back dei titoli presso la BCE fa capire a vantaggio di chi sono studiate le clausole di “credito privilegiato”: all’ente che solleverà la BCE da un rilevante rischio di portafoglio, un ente fiscale e non più monetario e formalmente indipendente, quindi molto più vicino alle tasche dei contribuenti. Probabilmente se la Grecia fallisse ancora sulla politica fiscale l’EFSF (e altri creditori, se ne resteranno) potrebbe avanzare pretese di “soddisfazione” ancora più pesanti, e la Grecia perdere oltre che la politica fiscale anche pezzi di Demanio.

Va poi detto che la BCE si aspetta degli utili da questo concambio, il che mi fa pensare che l’EFSF riacquisti i titoli greci senza applicare haircut, magari al valore nominale; tali guadagni verrebbero poi trasferiti alle Banche Centrali della UEM e da qui ai rispettivi Ministeri del Tesoro (come da Statuti). C’è poi la possibilità che gli interessi delle Banche Centrali sui titoli greci comunque detenuti vengano re-diretti a favore del Governo greco per sostenere la riduzione del debito (cioè: o le Banche Centrali vendono i titoli all’EFSF che sterilizza i pagamenti degli interessi, o comunque gli interessi dovranno ritornare alla Grecia), e in ogni caso i prestiti delle Banche Centrali con quella greca avranno uno spread politico di 150 basis point. Tutto questo implica sempre e comunque che le tasche del contribuente europeo metteranno qualche soldo per i soliti greci.

 

È chiaro quindi che la Grecia, finanziariamente fallita da due anni, è ora commissariata e quindi fallita anche in modo conclamato. IHC vi parla da due anni di CDS (qui il “primo” pezzo) e derivati, e ormai sapete che i CDS hanno valore (e prezzo) in relazione alla probabilità di default dell’ente cui sono riferiti e che il pagamento finale arriva con il default conclamato, riconosciuto dall’ente internazionale di coordinamento del mercato dei derivati ISDA (oltre al fatto che poi il titolo “assicurato” con il CDS si deve possedere, se no niente soldi); ecco la fregatura: l’ISDA nega che quanto accaduto sia un “trigger event” cioè un evento di default da cui i CDS danno diritto al definitivo pagamento allo speculatore, quindi i finora temuti e deprecati speculatori, tante volte associati alle grandi banche americane emittenti dei vari derivati, se ne restano con un bel palmo di naso (pensate un po’ voi ad aver assicurato per danni l’auto, trovare la carrozzeria aperta su una fiancata come una scatola di tonno con accanto l’assicuratore sorridente a dirvi che si tratta solo di un riflesso) mentre le cinque grandi banche se la ridono. Chiaramente questa notizia non è stata fatta girare dall’informazione ufficiale, altrimenti la gente avrebbe cominciato a pensare che il connubio “speculatore-grandi banche” manovratore del mercato è sbagliato, che qualcosa non torna, e forse allora è sbagliato il mito negativo della speculazione e con questo circa i 9/10 dei discorsi dei politici in tema di economia e finanza (come già sanno i nostri lettori).

 

Ragazzi, mi dispiace; non conta neppure l’evidenza. La politica UE finge di aver trovato una soluzione, ma questo è solo l’ennesimo esperimento che porta sempre un gradino più al centro la gestione degli affari economico-finanziari per proseguire questo scellerato progetto di Unione delle Repubbliche Socialiste Europee (o qualcuno crede ancora di vivere in un contesto liberale?). Per risolvere il problema con un costo più basso sarebbe bastato lasciar fallire la Grecia con i tempi e i modi del mercato: subito e con le tasche dei veri “speculatori”.

 


1 Response to “Grecia: Se Questo Non È un Fallimento…”

  1. 1

    Biagio Muscatello Says

    The Road to Serfdom.

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