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Hanno Vinto i Feudatari

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August 9th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

 

Il Doha Round, la serie di colloqui in sede di WTO rivolti ad incrementare il commercio internazionale attraverso la riduzione dei dazi, è fallito. Anni di lavoro buttati al vento, anni di soldi sprecati, e anni di risparmio sui prezzi azzerati. Avevo già accennato alle questioni in ballo, rintracciando anche una spia di ciò che sarebbe potuto accadere ed esponendolo su questo sito. La notizia sembrava una di quelle “minori”, ma visto l’esito dell’affare forse si può apprezzare meglio il suo significato.

 

Sul tavolo c’erano diverse questioni. La più importante a livello mondiale era un accordo per la riduzione congiunta dei dazi all’import di prodotti agricoli e industriali. La questione toccava gli interessi dell’occidente (nonostante la propria produzione agricola, la UE importa circa metà del proprio consumo alimentare) e dell’oriente (i paesi emergenti hanno ancora una forte vocazione agricola e hanno bisogno di prodotti occidentali più tecnologicamente avanzati) in un’ottica abbastanza chiara di do ut des commerciale. Se l’apertura del commercio consente sempre un qualche grado di specializzazione e maggior efficienza produttiva, e quindi prezzi minori (di cui qualche cenno anche qui), si deve capire che mantenere queste barriere commerciali non fa cambiare la situazione attuale però ci preclude qualche miglioramento. Se consideriamo che come occidentali questi accordi avrebbero permesso di ridurre i prezzi sui consumi e guadagnare competitività per il nostro export industriale, si può avere idea del fatto che il fallimento del WTO colpisce il nostro portaglio in modo totale.

Una questione collaterale, ma molto importante per noi, era l’obbligo di evidenziazione dell’origine dei prodotti. Molti beni, soprattutto alimentari, acquistano un valore elevato solo per il fatto di essere “italiani” o “suonare come italiani” (ad esempio nel mondo circola uno scarso “Prosciutto Parma” americano che “confonde” gli acquirenti), e la cosa è di evidente danno per il consumatore ingannato (anche se ha il palato di uno scarpone non deve venir ingannato) oltre che per il produttore italiano (in concorrenza con un discount falso-nobile). Un successo del Doha Round avrebbe permesso di risolvere parte di questi problemi, tutelare i consumatori, ed avvantaggiare i produttori, affermando un principio di tutela della possibilità di scelta dei consumatori (se poi uno continua a preferire una suola di celophan al dolcissimo “Prosciutto di Parma” saranno affari suoi, ma almeno sarà una sua scelta).

 

Come ho evidenziato nell’articolo precedente, gli agricoltori erano alquanto contro questa soluzione di ribassi reciproci di dazi. La ragione è assolutamente egoistica: si aprono i mercati a prodotti a prezzo più basso, e nessuno vuol perdere il proprio piccolo monopolio. Eppure il rischio di concorrenza che avrebbero subito aveva come contropartita una tutela del marchio e dell’origine. Il Doha Round è fallito, quindi loro saranno contenti, e quindi valeva di più la protezione dell’orticello locale che la tutela mondiale. Avendo gli agricoltori partecipato attraverso la rappresentanza dell’intera UE, è lecito dire che è la UE stessa ad aver valutato nello stesso modo l’affare, anzi si deve concludere che per la UE la protezione della lobby agricola locale vale di più del potere d’acquisto di tutti gli europei e delle prospettive di crescita dell’export industriale. Hanno vinto i feudatari.

Ma su cosa è fallito il WTO? Quando è stato detto mi sono sentito preso in giro. La versione ufficiale è che la Cina ha esosamente chiesto una clausola che le permettesse, in situazioni di emergenza alimentare, di poter risollevare dazi all’export. La clausola è stata definita come “marginale”, la “buccia di banana” su cui sono scivolati anni di trattative; in effetti farsi il problema che in un futuro una crisi alimentare possa esser tanto grave da comportare la chiusura dei paesi esportatori è un modo di dire che quella che si ha oggi non è nulla (e allora ci prendono in giro) oppure di dire che, se pure nell’attuale scenario di “crisi alimentare” si parla di aprire i mercati, forse forse la fattispecie della clausola cinese era davvero “marginale”… e un mega-accordo fallisce per un particolare “marginale”? Non so a voi, ma a me suona come una scusa, un éscamotage per non contrariare qualche feudatario.

 

Allora ci sono delle riflessioni da fare:

  • Tutte le chiachiere sulla necessità di protezione dei prodotti europei e italiani all’estero sono fumo negli occhi per raccattare soldi pubblici, il mercato nazionale è più importante di quello mondiale, e considerato che la UE importa metà del propri consumo alimentare forse la quota di produzione esportata è risibile. Meglio chiudere le frontiere e mungere i consumatori italiani.

  • Se ci precludiamo la possibilità di incrementare l’export industriale forse la sua qualità non è così elevata o forse la delocalizzazione è prossima ad accentuarsi al punto che l’occidente lavorerà solo sul terziario diventando importatore di “tutto” (uno scenario un po’ fantascientifico già previsto qui), quindi verranno a mancare i vantaggi dell’export. O più semplicemente i proprietari terrieri sono ancora più politicamente pesanti delle lobby industriali.

  • Le chiacchiere della Confcooperative sulla necessità di “sostenere” (leggi: regalare soldi) l’internazionalizzazione dell’agricoltura italiana sono solo scuse per incrementare guadagni economicamente ingiustificati, perché non c’è vero interesse al confronto con l’estero, contro cui si vuol il permanere di barriere politiche.

  • Ultima riflessione: noi cittadini non contiamo una rapa.

 

L’aggravante è che l’Asia ha già abbassato i propri dazi all’import, mentre l’occidente è ai massimi, quindi esiste pure un pericolo “rappresaglia” tutto su un solo lato. Evidentemente anche il rischio di un danno sul nostro export (danno puro, non mancato vantaggio) non vale l’interesse dei feudatari.

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5 Responses to “Hanno Vinto i Feudatari”

  1. 1

    John Christian Falkenberg Says

    Centrato in pieno.

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    MA GRAZIE!

  3. 3

    prometeo Says

    […]gli agricoltori erano alquanto contro questa soluzione di ribassi reciproci di dazi. La ragione è assolutamente egoistica[…]

    Esatto perchè agli agricoltori si fa “prima a metterglielo nel cu** che in testa”.

    […]le chiachiere sulla necessità di protezione dei prodotti europei e italiani all’estero sono fumo negli occhi[…]

    Sono l’ennesimo modo di intrattenere i ‘proles’, di indire inutili e soprattutto costose ‘tavoli rotondi’ per la discussione di falsi problemi, e soprattutto:

    […]noi cittadini non contiamo una rapa[…]

    Questo è l’assuno. La regola Zero, l’undicesimo comandamento. Noi siamo ‘Proles’.

  1. 1

    La UE inciampa. Chi è stato? : Giornalettismo

    […] L’ampio incrocio di scambi reali e finanziari ha permesso un illusorio boom mondiale, e parimenti comporta un trascinamento globale nella fase recessiva. Insomma, tutto rallenta, e le soluzioni protezionistiche (si pensi al fallimentare Doha Round) aggravano lo stato di “spreco” di capitale  […]

  2. 2

    180 miliardi | hilpers

    […] Re: 180 miliardi Enrico C ha scritto: > piotr wrote: > >> Di solito le recessioni a cui seguono le guerre >> mondiali, iniziano cosi’, con i dazi. > > Interessante teoria, se non fosse che i commerci non sono > mai stati così liberi, Teoria magari pure giusta, visto che non c’e’ mai stata tanta opulenta ricchezza per tanti. > e ci avviamo a una recessione. Ci avviamo anche verso nuove nazionalizzazioni e protezionismi. Che ci sia un nesso? L’ultimo WTO e’ stato un fallimento: http://ideashaveconsequences.org/han…-feudatari/leo Se queste le vedi come smentite alla teoria… […]

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