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Hayek e Mises – Autobiografie a Confronto (parte I)

September 22nd, 2010 by Leonardo

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di Biagio Muscatello, Università di Siena

 

Con il presente articolo inizia su IHC un lungo lavoro del prof. Muscatello inteso a confrontare il pensiero delle due figure capitali della scuola austriaca: Ludwig von Mises e Friedrich Augustus von Hayek. IHC, e sicuramente i nostri gentilissimi lettori, sono veramente grati di poter approfittare di questi competenti ed utilissimi contributi.


L’evoluzione del pensiero filosofico e scientifico ripropone continuamente rapporti più o meno conflittuali tra maestri, allievi e condiscepoli. Spesso il confronto è ispirato a reciproco rispetto. La ‘Scuola Austriaca’ non fa eccezione alla regola. Ad esempio, Hayek e Schumpeter hanno sempre nutrito reciproca stima e amicizia, pur dissentendo su alcuni punti centrali delle rispettive teorie (moneta, interesse, importanza attribuita ai dati empirici, possibilità del calcolo socialista). Un discorso simile vale per il rapporto con Friedman, con il quale Hayek dichiara di essere d’accordo su tutto, tranne che sul controllo statale della moneta, sull’approccio macroeconomico e sul metodo positivistico (che non sono aspetti marginali). Hayek arriva a dire che Positive Economics di Friedman è pericoloso quanto il Trattato sulla moneta di Keynes.

In questa nota mi propongo di chiarire alcuni punti, sviluppati da Mises e Hayek – sui quali le rispettive posizioni (più o meno divergenti) sono state a volte malintese da lettori frettolosi e inutilmente partigiani – partendo dalle autobiografie dei due protagonisti.


L’Autobiografia di Mises

Le questioni rilevanti, dal mio punto di vista, sono quelle metodologiche, sulle quali Mises afferma la sua autonomia e originalità, nei confronti di personaggi ai quali riconosce grande importanza nella sua formazione: Menger, Böhm-Bawerk, Weber.

♦ A quest’ultimo egli rimprovera 1) il mancato riconoscimento della specificità epistemologica dell’economia politica e 2) la distinzione tra azione razionale e altri tipi d’azionei.

Mises contrappone il «comprendere» (Verstehen), proprio delle scienze storiche, allo «spiegare concettualmente» (Begreifen), proprio dell’economia politica e della prasseologia; e afferma di aver dimostrato il carattere a priori della conoscenza prasseologica nei Grundprobleme der Nationalökonomie.

Mises inserisce le critiche a Weber in una prospettiva antistoricistica e antipositivistica: Weber, negando il fondamento a priori dell’economia politica, non ne riconosce lo statuto scientifico, così come definito da Mises.

♦ Il neopositivismo, dal canto suo, nega scientificità allo studio dell’azione umana, riservando la sua attenzione alla fisica e alla logica. Ma – obietta Mises – l’epistemologia può limitare la sua attenzione alle scienze naturali? E quanto alla logica, si può vedere in essa solo una convenzione? Quest’ultima è la domanda cruciale.

«I principi della logica possono anche essere definiti come altrettante convenzioni, arbitrariamente scelte, che si sono rivelate utili per raggiungere determinati scopi […] Si può sostenere che gli uomini hanno provato e riprovato con regole arbitrariamente scelte e alla fine hanno adottato quelle che si sono dimostrate conformi agli scopi che si proponevano. Ma rispetto a quali scopi queste regole sono apparse conformi? Non appena si pone questa domanda, ecco che si ripresenta di nuovo il problema del dominio mentale delle cose del mondo esterno, ossia il problema della spiegazione e quello della verità» (Autobiografia, 157).

Per Mises, le relazioni logiche – a partire dalla distinzione fondamentale affermazione/negazione – non sono arbitrarie, o semplici “regole del gioco” (come qualcuno le ha definite): il “gioco” che è la vita degli uomini non prevede altre regole se non quelle che rendono possibile l’«adattamento alle condizioni di questa realtà e del suo ordine». È evidente che i sistemi alternativi di regole – tra i quali ci illudiamo di poter liberamente scegliere – non hanno lo stesso grado di utilità ai fini dell’adattamento. Mises afferma il principio dell’unicità della logica, in ciò seguendo Menger (che aveva definito le leggi dell’economia «leggi esatte») – anche se, in questo contesto, non vi è riferimento a Menger. Scrive Mises:

«Se la nostra mente può partorire regole del gioco che sono utilizzabili ai fini di questo adattamento, allora vi sono soltanto due tipi di spiegazioni: o esiste nella nostra mente un qualcosa che è coordinato a questo mondo circostante, e ci permette di intenderlo, esiste cioè un a priori; oppure il mondo circostante detta alla nostra mente le regole che ci permettono di agire su di esso. In nessun caso c’è spazio per l’arbitrio e la convenzione» (ivi, 158-sg.).

Egli sceglie il primo tipo di spiegazione e rifiuta il convenzionalismo di Mach e il neopositivismo. Professa fedeltà all’insegnamento di Menger e ammette l’utilità delle rilevazioni statistiche, ma nello stesso tempo nega che i dati possano generare una conoscenza teorica dei fenomeniii.

♦ Mises critica la scuola di Losanna e i suoi metodi matematici. Egli non parla volentieri di Schumpeter; ma è evidente che egli lo critica, sia per l’importanza da questi attribuita all’impiego dei dati statistici, sia per il legame di Schumpeter con la teoria dell’equilibrio di Walras, che è stata il suo punto di partenza. Per Mises, il concetto di equilibrio è fuorviante perché contraddice la centralità dell’azione nella prasseologia (egli interpreta l’equilibrio come inazione).

♦ Limiti di Menger e Böhm-Bawerk (secondo Mises):

  1. Non hanno delimitato con precisione l’ambito dell’economia politica

  2. Non hanno combattuto abbastanza l’economia matematica

  3. Entrambi partivano dal tacito assunto della neutralità della moneta: perciò la loro teoria monetaria è del tutto inadeguata (ivi, 87-sgg.).

Mises associa le critiche all’impiego di metodi matematici alle critiche alle teorie monetarie errate: dal momento che «nel regno dell’azione umana non esistono relazioni costanti e dati empiricamente accertati», comparabili a quelli usati per la soluzione dei problemi della meccanica, «le equazioni della catallattica matematica non possono servire a scopi pratici». In questo contesto, egli rifiuta il «fantasioso concetto di velocità di circolazione» e l’idea che la quantità di moneta e il potere d’acquisto dell’unità monetaria siano inversamente proporzionali (ivi, 89). Ma qual’è esattamente l’errore monetario commesso da Menger e Böhm-Bawerk?

«Essi avevano sviluppato la teoria dello scambio diretto, ed erano convinti che, con la costruzione puramente ideale di un mercato di scambio diretto, senza uso di moneta, tutti i problemi della teoria economica si sarebbero potuti risolvere definitivamente» (ivi, 90).

In particolare, Böhm-Bawerk sarebbe rimasto vittima del pregiudizio secondo il quale un aumento della quantità di moneta modificherebbe genericamente il livello dei prezzi nella stessa proporzione.

Il loro peccato originale era quello di non essersi totalmente liberati dall’influenza di John Stuart Mill, che aveva adottato il basilare principio che ogni conoscenza deriva in ultima istanza dall’esperienza. Mises tuttavia non può fare a meno di riconoscere che lo stesso Mill considerava l’economia politica “una scienza essenzialmente astratta e il suo metodo un metodo a prioriiii. D’altronde, il ruolo dell’esperienza non è disconosciuto da Mises:

«È funzione della scienza pensare fino alle loro estreme conclusioni e nella loro purezza i prerequisiti a priori della conoscenza, sviluppare di conseguenza un sistema teoretico completo e, con l’aiuto dei risultati così ottenuti, estrarre dai dati dell’esperienza tutto ciò che possono insegnare»iv.

Non è questo il luogo per analizzare i rilievi mossi a Mill (e sarebbe interessante confrontare il programma sintetizzato nell’ultimo brano citato, con il metodo della «deduzione inversa», professato dall’autore inglesev e recepito da Menger). Vorrei solo rilevare la cornice in cui Mises inserisce le critiche ai suoi maestri:

Credo che con il mio saggio, dedicato esclusivamente alla critica delle teorie di Menger e di Böhm-Bawerk, io abbia eretto in fondo il miglior monumento a quei due maestri (Autobiografia, cit., 91).

 

 

iSul punto 2, Mises nota: «Già la teoria soggettivistica del valore si era sostanzialmente liberata di questo spettro; né Menger né Böhm-Bawerk avevano però tratto da tale fondamentale assunto tutte le conseguenze che necessariamente bisogna trarre» (Mises, Autobiografia di un liberale. La grande Vienna contro lo statalismo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1996, 155).

ii«Qui [nel campo dell’azione umana] non esistono relazioni costanti tra le grandezze […] Logica ed epistemologia delle scienze dell’azione umana non possono imparare nulla dalla fisica e dalla matematica» (ivi, 161).

iiiCitazione di Mill riportata in Mises, Problemi epistemologici dell’economia, Armando, Roma, 1988, 46.

iv Mises, Problemi epistemologici, 69.

v Stuart Mill, Sistema di logica deduttiva e induttiva, UTET, Torino, 1988.


14 Responses to “Hayek e Mises – Autobiografie a Confronto (parte I)”

  1. 1

    Leonardo, IHC Says

    1) Ecco, la distinzione di Mises tra Verstehen e Begreifen mi getta luce sulle distinzioni mengeriani tra scienze teoriche da una parte e scienze storiche (e volendo pratiche) dall’altra, appunto quelle storiche (storia economica e statistica economica) costituirebbero l’approccio alla comprensione, quelle teoriche (teoria esatta) quella della spiegazione concettuale. Forse le scienze pratiche (scienza delle finanze e politica economica) diventano in tal senso le scienze che, forti di spiegazione e comprensione, cercano di “comprendere” quel che “sarà” storia.
    Mi resta però un dubbio: le teorie empiriche, parti delle scienze teoriche, restano comunque nel Verstehen più che nel Begreifen perché partono comunque dalla storia? Da qui discende che l’unica via di studio teorico dell’economia in Mises sono le “scienze esatte” di Menger, e da qui il concetto di “a priori” applicato all’economia?

    2) ti prego professore, approfondirai la prospettiva sulla matematica e catallattica? Credo serva tantissimo a sfatare alcuni miti…

  2. 2

    libertyfirst Says

    Leonardo, io è una vita che parlo di Verstehen e Begreifen, tu non mi dai mai retta. 😀

    Articolo molto bello.

  3. 3

    silvano Says

    Il senso della penultima citazione credo si possa interpretare così: l’analisi empirica entra nel metodo di investigazione sulla scorta di una teorizzazione precedente. Necessita di una base pre-empirica, logicamente dedotta in modo coerente. Il grado di “estensione” dell’analisi logica precedente diventa il problema pratico rilevante dello scienziato sociale (quanto devo teorizzare prima di fare una analisi empirica ? fino a che punto posso spingere l’indagine sulla base di quanto ho già dedotto ?). – E’ possibile sia così professore ?

    Mises forse si allontana da Menger quando si tratta di definire la prasseologia e continuamente evidenzia la categoria di azione umana come quella a cui tutto si riferisce tramite relazioni logiche. Le proposizioni prasseologiche vengono definite come vere, non suscettibili di test empirico, antecedenti il processo di cognizione. Così espressa, la prasseologia rompe qualsiasi flebile legame tra soggetto e realtà su cui poggiano gli apriori di Menger. Tuttavia è piuttosto improbabile che una serie di concetti impiegati estensivamente da Mises quali: cause, fini, mezzi, soddisfazione relativa, disagio, scelta, tempo, anticipazione, siano semplicemente riconducibili alla categoria di “azione” in modo univoco. Barry Smith, in una comparazione tra Menger, Kant e Mises propone una rilettura “sintetica” dell’apriorismo per la prasseologia di Mises: ovvero se esiste la categoria A questa implica l’esistenza di A1, A2,…, An. Così formulato l’apriori assume una di sorta di struttura. In questo modo la categoria “azione” può tornare ad essere in una qualcosa di conformabile con la realtà.

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    @Pietro
    mi sa confondevo “begreifen” con “greifen” (acchiappare), visto che di solito io e te parliamo di donne (e infatti “verstehen” contribuiva alla confusione essendo un problema più con le donne che con l’economia), vera risorsa scarsa del cosmo dal bisogno insaziabile e risorgente. Questa è economia! 😀

  5. 5

    Biagio Muscatello Says

    La distinzione tra «comprendere» (Verstehen)e «spiegare concettualmente» (Begreifen), che ho riportato all’inizio del mio ragionamento, è tratta dall’Autobiografia di Mises (155-sg.); il quale, però, affronta l’argomento anche in altri contesti, soprattutto distinguendo la sua posizione da quella degli storicisti tedeschi, e confrontandosi con M. Weber.
    Sinteticamente: Weber definisce la sua sociologia “comprendente” perché lo studio dell’agire umano, che egli propone, consiste nel ricercare le attribuzioni di senso, i significati, le intenzioni degli agenti; questi significati sono all’interno della mente umana: per scoprirli, lo scienziato sociale deve guardare all’interno dell’uomo. Le scienze sociali, in Weber, implicano anch’esse il rapporto causa-effetto; solo che in esse la causa è all’interno della mente umana: noi dobbiamo comprendere i modi e le forme con cui gli uomini attribuiscono senso e direzione al loro agire (che è anche agire economico!)
    Per Mises, il concetto di “comprensione” non solo si distingue, ma tende ad opporsi a quello di “spiegazione”. Egli si preoccupa dell’interpretazione corrente presso gli storicisti tedeschi, secondo i quali non si poteva fare teoria dei fenomeni sociali (e per i quali comprensione significava pure semplice empatia, percezione irrazionale, etc.). Per queste ragioni Mises rifiuta anche il punto di vista di Weber ed afferma unicamente la validità del metodo esplicativo (del Begreifen) per l’economia.

    @ Leonardo: molto opportunamente hai citato Menger. Ed io, come Menger, ritengo la validità congiunta dei due approcci (teorico ed empirico) nello studio della realtà economica. Ma ho paura che Mises non approverebbe. Il Verstehen, per Mises, ha una connotazione negativa…

    @ Silvano: Vale lo stesso ragionamento che facevo a Leonardo. In ogni tipo di conoscenza esistono degli aspetti a priori (metodo ipotetico-deduttivo) e degli aspetti a posteriori (momento della verifica e/o falsificazione, o comunque lo si voglia chiamare).
    Le leggi esatte di Menger sono valide «a certe condizioni»: come tipi ideali, non ammettono eccezioni, sono «universalmente valide», in quanto si suppone che valgano per tutti i casi di un certo tipo. La conoscenza storica, dal canto suo, si rivolge a segmenti di realtà concreti, a oggetti determinati: non può pretendere di formulare leggi generali. La validità della conoscenza storica, quindi, non ha lo stesso significato della validità delle leggi esatte.
    E Mises? I suoi principi a priori possono essere definiti ipotetico-deduttivi? Deduttivi, sicuramente; ma poco ipotetici!

  6. 6

    Pietro M. Says

    Due riflessioni su Begreifen/Verstehen, Teoria/Storia, e apriori/aposteriori.

    Per Mises la teoria è un insieme di categorie logiche che hanno una loro struttura interiore. Le categorie sono necessità logiche dell’assioma di azione, come le loro proprietà, e dunque per deduzione è possibile costruire il sistema della teoria economica partendo da certe ipotesi piuttosto generali. Questo è Begreifen, Teoria, e Apriori: Begreifen fu tradotto da Mises come “concettualizzazione” (conception), e apriori significa che deriva dalla struttura stessa della mente, è cioè innato (Mises addirittura ipotizza, in Human Action, che l’apriori, che per Mises era un dato ultimo, cioè una base di partenza, possa avere un’origine evolutiva – come in “Sensory Order” di Hayek – ma non si interessò mai al problema).

    La Verstehen (comprensione) è un processo diverso che parte dalla comprensione dell’individualità (cioè non della struttura logica universale della mente umana. La Verstehen richiede la comprensione di ciò che avviene all’interno della mente umana, cioè è un giudizio contingente, non universalizzabile, e sempre soggetto ad errore. La Verstehen è necessaria per la Storia, ed è sempre a posteriori.

    Per Mises, Teoria e Storia sono complementari: ciò che la Teoria non può fare la deve fare la Storia, per quanto fallibile e incompleta – e soggetta a tutti i limiti cognitivi e informativi umani. D’altra parte, la Storia non deve farsi teoria, perché in un mondo complesso di cui ignoriamo la struttura, la probabilità di fare un’induzione decente è praticamente zero.

    Cosa consente di dire che una parte della Teoria sia rilevante per comprendere un episodio della Storia? Questo è un giudizio di rilevanza, che per Mises è a posteriori, e non a priori: occorre cioè capire quanto le ipotesi sottostanti alla teoria siano rilevanti, o meglio quali ipotesi occorra fare per arrivare ad una buona comprensione dell’evento storico.

    La rilevanza è quindi l’anello di congiunzione tra la teoria economica astratta e la pratica dell’economista applicato, dello storico, del policymaker e dell’imprenditore. E questo anello di congiunzione è a posteriori, non a priori.

  7. 7

    silvano Says

    Non c’è dubbio che la rilevanza sia l’anello di congiunzione a posteriori. Sotto il profilo pratico la difficoltà consiste nel valutare la conformità del metodo empirico scelto a posteriori per l’indagine storica con l’apparato teorico di cui si dispone.

    La categoria dell’azione umana è il principio non logico da cui la prasseologia deduce tutto. Nella sua formulazione più rigida ha poco di ipotetico.

  8. 8

    Biagio Muscatello Says

    Anche l'”anello di congiunzione” col gentil sesso (@ Pietro e Silvano) è un a posteriori – nei suoi esiti – che richiede solide conoscenze a priori.

    Per agire bene e avere successo bisogna avere una buona teoria. La prima questione metodologica è: come definire una “buona teoria”? Possibili risposte:

    1) La buona teoria è quella che si basa sulla verità degli assunti, prospettata da:
    1.A – Rivelazione divina
    1.B – Principio d’autorità
    1.C – Parere prevalente) dei sapienti
    (gli idola theatri di Bacone)
    1.D – Parere prevalente degli uomini
    (gli idola fori di Bacone).

    2) La buona teoria è quella che, sulla scorta di precedenti teorie ed esperienze, fornisce chiavi di lettura dei fenomeni, elaborazione conoscitiva dei medesimi, proposte di intervento sulla realtà al fine di migliorare l’adattamento.

    Il punto 2) suppone concorrenza fra teorie ed esclude che l’unanimità (comunque determinata) – di per sé – possa costituire criterio di verità. Non esclude, ovviamente, che ci possa essere unanimità.

    @ Pietro
    La sociologia comprendente (verstehende) di Weber mira alla conoscenza “individualizzante” (un “individuo” concettuale di Weber è anche il capitalismo), ma sulla base di principi universali (gli ideal-tipi).
    Il vero problema, però, sul quale forse non siamo d’accordo, è quello che si riferisce alla “struttura della mente umana”, all'”innatismo”, etc.
    Siamo sicuri di conoscere la struttura della mente umana; ed abbiamo mai visto le idee innate?
    E meno male che, per vivere, gli uomini non hanno bisogno di rispondere a queste domande; altrimenti il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo!

  9. 9

    Pietro M. Says

    Qui credo ci sia una distinzione da fare: Mises non parla di idee innate, ma di struttura logica.

    Ad esempio, la nozione di scarsità implica quella di scelta, il voler realizzare i fini prima implica la preferenza temporale, il volerli realizzare con maggiore certezza implica l’avversione al rischio, la logica della scelta implica che la domanda (compensata) diminuisce quando il prezzo aumenta, l’idea dell’infinita complessità dell’economia implica che la moneta sia non-neutrale.

    Qui stiamo nel campo delle necessità logiche dalla nozione di azione, non nel campo delle generalizzazioni empiriche.

    Il problema della rilevanza è proprio questo: la teoria non fornisce alcuno strumento (o solo strumenti molto incompleti) per valutare “quanto” le persone siano avverse al rischio, “quanto” la moneta sia non-neutrale, etc. E qui dovrebbe venire la storia, e, aggiungo, l’econometria – per quel poco che può fare.

    “E meno male che, per vivere, gli uomini non hanno bisogno di rispondere a queste domande; altrimenti il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo!”

    Eheh.

  10. 10

    silvano Says

    Beh, se parliamo di “congiunzioni col gentil sesso” un certo innatismo (almeno ai fini della sopravvivenza della specie…) non lo escluderei :) Ma credo si vada un po’ fuori tema.

    Mises in effetti parla di strutture logiche, i suoi a priori riguardano le modalità di funzionamenteo della mente. Non hanno niente a che vedere con l’iperuranio di Platone.

    Suggerisco questa lettura, di B.Smith, che ho trovato interessante.

    http://ontology.buffalo.edu/smith/articles/menger.html

  11. 11

    Biagio Muscatello Says

    @ Pietro
    Sì, certo: a parlare di innatismo non è stato Mises, bensì Pietro!
    Quanto alle tesi economiche – queste, sì, di Mises! – che hai ricordate, io le condivido. E ovviamente esiste un rapporto di implicazione tra la definizione misesiana di “azione” e le tesi suddette. Ma la “necessità” di cui si sta parlando è quella tra una definizione – forse è meglio dire: una teoria complessa dell’azione – e le conseguenze che ne derivano.

  12. 12

    Biagio Muscatello Says

    @ Silvano
    Interessante l’articolo di B. Smith. La sez. 8 di quest’articolo, in particolare, è in linea con la mia idea della necessità di una doppia valenza metodologica (analitica e sintetica), che sottende anche le enunciazioni di Mises.

  13. 13

    silvano Says

    @Biagio
    Ho “scoperto” (confesso la mia ignoranza) Barry Smith leggendo un paio di capitoli da lui curati nell’Elgar Companion to A.E. di Boettke. Confesso di essermici trovato in discreta sintonia, specie dopo il tuo invito ad una miglior lettura epistemologica di Menger :)

  1. 1

    Hayek e Mises – Autobiografie a Confronto (parte II) at Ideas Have Consequences

    […] Prosegue su IHC l’indagine del professor Muscatello sul confronto tra Mises e Hayek iniziato la scorsa settimana con l‘autobiografia di Mises. Di nuovo grazie, professore, sia per gli articoli che per il dibattito successivo. […]

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