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HFT: Health For Traders

December 10th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

La SEC non ha certo brillato in passato per il suo acume, facendosi passare sotto il naso quando flussi di informazioni e analisi eufemisticamente fallaci, quando vere e proprie truffe attuate con la disinvoltura di un bambino che ruba le caramelle. Forse, delle rivelazioni della SEC, non c’è così tanto da fidarsi, e sicuramente molti che hanno letto le giustificazioni trovate al famoso tonfo del 6 maggio 2010 avranno pensato “ecco un altro modo per coprire le colpe del High Frequency Trading (HFT)”.

Io invece, stavolta, credo alla SEC.

 

In un pezzo precedente ho parlato del HFT e di come non credessi agli effetti distorsivi di cui era accusato. Sostanzialmente ero, e resto, dell’idea che i sistemi automatici fossero solo un modo per rubare il tempo ad altri operatori (tecnici e umani) permettendo di sfruttare opportunità di guadagno residuale e minimo; se distorsione permanente ci deve essere, questa sarebbe misurabile in termini minimi, non sensibili, presentandosi comunque come uno scalino one-spot sui corsi, non come una deviazione incrementale (tipo bolla) da un ipotetico percorso “fondamentale”. Questo perché il HFT è solo una tecnica di trading, e il trading non crea né distrugge soldi, semplicemente li trasferisce, e non è il trading a formare (dall’interno) la capitalizzazione complessiva delle Borse, bensì la quantità di credito che entra (dall’esterno) in Borsa spinta dalla politica monetaria della Banca Centrale.


Il 6 maggio tirava una brutta aria: la situazione della Grecia stava deprimendo l’euro e in generale l’obbligazionario, e la liquidità del mercato era già scarsa; l’andamento negativo dell’Europa mandava già influssi negativi fino a New York; tutto era ben impostato perché un qualche elemento di sfiducia si tirasse dietro tutto il mercato. La SEC ci dice che un trader ha sparato sul mercato un ordine di vendita (quindi un segnale di ritiro di liquidità) di 4 miliardi di dollari su un Future dello S&P500 (indice della Borsa di New York), che concluso ha pesato per un 9% del volume scambiato nell’arco di tempo “tecnicamente” rilevante. Il segnale è stato tale da mettere in allarme i sistemi di trading avviando così una spirale di vendite.

La SEC sottolinea che il problema non è stato nella complessità spietata dei sistemi automatici di trading (HFT in specie), bensì nella scarsa raffinatezza del sistema che ha piazzato l’ordine incriminato, perché un sistema sufficientemente evoluto avrebbe smaltito l’ordine su tempi più lunghi (si parla di un’esecuzione su varie ore in luogo dei soli 20 minuti del caso incriminato), riducendo l’impatto sul prezzo ed evitando di mandare un falso segnale al mercato.

Sottolineo un paio di cose. Anzitutto l’ordine di vendita del Future non veniva da un malvagio speculatore, ma da un trader che utilizzava tale strumento per coprire il rischio su un portafoglio azionario. Siamo cioè fuori dalla vituperata speculazione, e in particolare fuori dai casi dei derivati “nudi” (si veda questo articolo e i suoi precedenti).

Sottolineo inoltre che è stato immesso un segnale di vendita su un titolo (derivato) rappresentativo dell’intero indice S&P500 del valore pari al 9% del “mercato” del momento; in altre parole i sistemi hanno registrato un “segnale mediato” di uscita di un 9% dell’intero mercato di Borsa. Alla fine il mercato ha perso giusto un 9-10% della sua capitalizzazione prima di riprendere praticamente il terreno perduto. Mi sento di dire questo perché la chiusura del mercato attorno a 1150 punti è in linea con una resistenza tecnica dell’indice visibile grosso modo tra le 20:44 e le 20:52 ora locale, quindi secondo me lo shock è stato riassorbito perché riconosciuto dai sistemi stesso come “falso” una volta “testato” il segnale del -9%.


Sinceramente, se di punto in bianco venisse messo in vendita il 10% di un titolo rappresentativo del MIB, non vedo come non si dovrebbe pensare che complessivamente non si riconosce più un 10% di valore della sottostante Borsa di Milano. Tale ordine significa una volontà di uscita di un 10% della liquidità del mercato; ancora più chiaramente significa che sul mercato, a parità di liquidità presente (M), l’offerta di titoli per lo scambio (Q) aumenta di un 10% il che comporta che il prezzo di equilibrio di mercato (P=M/Q) dovrà scendere di un 10%. Visto il segnale, operatori avveduti non potranno che cercare di liberarsi dei titoli prima che la perdita di valore si realizzi (è così che il mercato viene “guidato” e “scopre” il valore dei titoli). Tecniche di trading sofisticate e veloci non possono generare il trend, possono solo riconoscerlo e anticiparlo, cioè fare quello che farebbero più lentamente operatori umani armati di matita e righello; il HFT non può creare quel tipo di segnale, può solo interpretarlo quando qualcun altro, cioè un trader umano, lo mette sul mercato.


Insomma, la SEC ci dice che il problema non è il HFT bensì una carenza di “tatto” nel piazzare un grosso ordine di vendita. Io stavolta ci credo.


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