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I Giovani all’Assalto del Rating

October 14th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Questo non è un articolo particolarmente tecnico, ma è molto emozionale. Qualche giorno fa, il 7 ottobre, una masnada di studentelli ha protestato per la mancanza di futuro e per il cattivo stato della scuola pubblica; una delle manifestazioni della loro protesta è stato l’assalto a Moody’s, nel tentativo di replicare il precedente assalto a Standard&Poor’s; oddio, non è che abbiano fatto tutti questi danni alla fine, ma siccome sono ragazzi e vivono di simboli, valutiamo la cosa appunto in termini di simboli – e si capisce che i pulzielli non sono assolutamente più furbi dei loro genitori.

 

  

Sì, perché dalla maggior parte degli articoli che sono stati pubblicati su questo sito, si capisce che in fondo la persona media è alquanto ignorante nonché stupido, carente di spirito critico e alquanto boccalone – un bel totano nelle mani della politica. Tra le persone medie stanno tranquillamente gli studenti, con l’aggravante che loro non capiscono il valore dello studio (sì, certo, l’Italia non dà molte speranza a chi ha cultura, ma si può aver qualche speranza senza aver alcuno strumento, e nessuno ha un po’ di amore verso la propria cultura?) privilegiando lo scontro per strada, e i loro genitori non erano lì a prenderli per le orecchie (mi sa che qualcuno era pure in strada). Sono stato studente anche io, e ricordo bene gli “scioperi” e le “occupazioni” dei tempi delle superiori; se al tempo mi suonava tutto strano e inutile oggi ne ho un’idea ancora più precisa.

 

Io per nulla potrei difendere le società di rating. Direi che tutto il loro ruolo è riassunto in un paio di articoli: una critica sull’uso del rating nel caso dei derivati del 2007, e il commento alle posizioni di Norberg del 2010. Il rating di quelle tre famose società, che coprono circa il 95% del mercato, è un obbligo di legge; da quell’obbligo di legge discende poi – in forza di una regolamentazione molto pregnante in finanza – una modulazione quasi automatica dei portafogli degli investitori istituzionali. Come tutti gli obblighi di legge rischia di diventare semplicemente una distorsione dell’economia, ma in quale direzione va questa distorsione?

Se si guardano i due articoli richiamati, secondo me esaustivi della questione, si capisce che la distorsione operata dalle società di rating è una distorsione “in positivo”. Anzitutto l’aggiornamento dei rating arriva normalmente in ritardo – in fondo servono tempi tecnici per redigere le analisi, e certo gli analisti mica possono essere sempre lì con la penna in mano a seguire cosa accade ad esempio in Italia, quando questi devono comunque pensare a ratare centinaia di paesi e società; la storia ci ha mostrato finora i problemi legati a variazioni in negativo dei rating arrivate in ritardo rispetto agli eventi, lasciando il parco buoi sostanzialmente con il cerino in mano. Inoltre è stato evidente che il giudizio delle tre società si è rivelato ben troppo ottimista in molti casi, in particolare nella valutazione dei titoli più variamente strutturati, e di nuovo è stato il parco buoi a rimanerci fregato. Le agenzie di rating negli ultimi anni sono colpevoli di aver disegnato un mercato più sicuro di quel che in realtà si è rivelato, ed in questo senso sono state decisamente in linea con quel mondo politico che diceva di “pensare in positivo” così che le aspettative potessero trascinare l’economia sempre più alto.

 

Ultimamente invece le società di rating, in Italia, sono sul banco degli imputati perché hanno rivisto in peggio la loro valutazione sul debito pubblico italiano (lo ripeto: sul debito pubblico italiano! Lo ripeto ancora: sul debito pubblico italiano! Avete capito che le società di rating esprimono un giudizio solo sui titoli di debito e non emettono giudizi sull’intero quadro macroeconomico? Speriamo…). In pratica, queste società si sarebbero messe a strillare per strada che il nostro debito è inaffidabile, il mercato avrebbe agito di conseguenza scappando dai relativi titoli, il prezzo è quindi calato, il tasso salito, e il Governo è stato costretto a organizzare manovre di emergenza per coprire i maggiori interessi, magari tagliando la spesa per istruzione (tutto da vedere il saldo netto sulle borse di studio universitarie, però). Messa così uno potrebbe capire che l’uomo della strada – e lo studentello – vada a protestare davanti alle agenzie di rating.

E invece no! Perché questo giudizio arriva regolarmente in ritardo! Nel momento in cui Moody’s, Standard&Poor’s o Fitch dicono che la qualità del debito italiano è peggiorata, prendono atto di una situazione che è già deteriorata! In pratica, sia per motivi tecnici che per eventuali opportunità politiche, le agenzie allo stato attuale dipingono regolarmente un mondo migliore di quello che in realtà è per il semplice fatto che non possono star dietro con puntualità al deterioramento della congiuntura.

Le agenzie di rating hanno una colpa? Sì, ma la colpa di non avvisare in tempo che le cose stanno peggiorando. Non è un buon motivo per andare a protestare sotto a loro perché la situazione sta peggiorando e loro in qualche modo rendono la cosa “assodata”. Non creano il trend negativo, non sono loro a far alzare i tassi, ma in realtà a causa di una inerzia tecnica queste società ritardano gli effetti “legali” – che passano dalle dichiarazioni formali – del peggioramento delle condizioni degli emittenti di titoli.

I pulzielli dovrebbero andare davanti a Moody’s e ringraziarli di non aver ridotto il rating italiano prima, facendoci risparmiare seppur per poco tempo una parte del differenziale del tasso di interesse dovuta all’ufficializzazione della peggior qualità del debito pubblico. E invece questi vanno ad “assaltare” come se tutto nascesse negli uffici di queste società (per non parlare degli “assalti” a Borsa, Banca d’Italia), e pure vanno ad inneggiare al ripudio del debito (il che molto dice della loro “morale”) con la giustificazione che "loro non sono responsabili di un debito fatto dall’1% della popolazione"… peccato che quel debito abbia pagato molte pensioni e molte commesse su cui hanno finora campato anche agiatamente molti dei loro genitori e nonni, magari quelli che sono in piazza a manifestare con loro "per solidarietà"; ma che vadano a tirar sacchi di spazzatura ai loro parenti!

 

Ma questi ragazzini non hanno cultura, e non hanno conoscenza della materia né in generale della storia del loro mondo. Vanno in piazza con il loro solito gioco di ruolo che va avanti da decenni, e pure ora baldanzosi della comunione di pensiero ottenuta grazie al social networking (qui qualche notazione scientifica), carichi di ormoni, di slogan e di mal-informazione di massa.

La scuola non dà loro alcuno spirito critico, non cultura informazione e strumenti concettuali; invece di tirare i banchi in testa a chi non spiega loro niente di utile, gli studentelli vanno a giocare ai rivoluzionari (uno stereotipo che fa "capitalisticamente" vender tante effigi di Che Guevara) ed a tentare gli assalti a una società di rating che in realtà ha ritardato un poco il momento in cui il Governo si è trovato costretto a ridurre la spesa, istruzione compresa. Insomma, hanno pure sbagliato il simbolo!

La scuola non insegna loro cosa significhi proprietà privata. Non insegna loro che esiste il simbolo ma esiste pure la sostanza, che comunque anche il simbolo deve aver un senso ai fini della protesta, e che sfondare una vetrina è solo ricchezza altrui buttata via senza aver risolto o dimostrato niente se non mera ignoranza. I ragazzi – e i loro genitori – da par loro non sono in grado di comprender niente e non hanno la minima umiltà di chiedersi ma cosa sto facendo? Ma a che serve questo vetro rotto? Ma cosa fa veramente questa società di rating?”.

 

Uno slogan basta per chi non ha cervello per seguire più di tre frasi e concetti collegati da congiunzioni e nessi causali. Marionette di protesta tirate dai fili di coloro che dovrebbero essere – a volte lo sono solo apparentemente – oggetto della loro stessa protesta.

Ma forse la loro protesta è conseguenza della loro assenza di speranze? Forse… ma nella nostra incancrenita gerontocrazia, che diavolo di speranza danno questi nani?


4 Responses to “I Giovani all’Assalto del Rating”

  1. 1

    flower47 Says

    mi sa tanto che il boccalone qui sei tu!
    le agenzie arrivano in ritardo?
    non ti sorge minimamente il dubbio che il tutto sia pilotato? che le agenzie di rating siano pilotate e che hanno interesse a pilotare titoli?
    lascia perdere economia
    fai ippica !

  2. 2

    Silvano Says

    L’indignazione senza intelletto non è virtù.

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    Certo Flower, è tutto pilotato dai Rettiliani…

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    A proposito di intelletto, ma qualcuno ha sentito quella selezione di “indignati” intervitasti da Telese e Porro? Ma li selezionano accuratamente o sono davvero tutti così gli aderenti a questa carnevalata mondiale dell’indignazione?
    Che soluzione proponete? “Portare l’uomo al centro”. Bah…

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