Il Banchiere dell’Eurozona (e Dintorni)
February 1st, 2010 by Leonardo
Proseguendo nella disamina delle operazioni condotte da parte dell’ECB nel 2008 meritano un approfondimento – per motivazioni in parte differenti - i currency swap condotti con le Banche Centrali di Danimarca ed Ungheria. Vediamo il primo.
Le prime forti crepe nel sistema finanziario danese vengono avvertite nell’estate del 2008: il 10 luglio la Danmarks Nationalbank comincia a fornire liquidità alla Roskilde Bank (istituto locale esposto più degli altri nel settore dei mutui ipotecari) per fronteggiare l’operatività quotidiana. Ad agosto si procede al bail out della stessa: attività e passività senior vengono rilevate dalla Banca Centrale e dalla Danish Contingency Association [1] (si procederà poi allo spezzatino della banca e a ricollocare le attività in bonis). Altre difficoltà cominciano ad emergere in vari istituti: Nykredit Realkredit, Ebh Bank, Bonusbanken, etc. In autunno, a crisi conclamata, la Danmarks Nationalbank conclude due linee di currency swap con FED ed ECB, rispettivamente per 15 miliardi di dollari e 12 miliardi di euro mentre il 5 ottobre il Governo danese lancia un piano di salvataggio che comprende un’assicurazione statale illimitata sui depositi bancari.
Come molti mercati monetari, anche quello della Danimarca, in particolare dopo il fallimento della Lehman Brothers, si è trovato a corto di valuta forte. Le operazioni poste in essere dalla Danmarks Nationalbank con la FED e la ECB sono servite a rifornire di dollari ed euro gli istituti locali, ormai impossibilitati a reperire liquidità sui mercati internazionali, tramite Banca Centrale che si è posta come controparte prestatrice di ultima istanza. La domanda di dollari è stata sempre molto pronunciata, già nell’asta del 26 settembre la domanda superava di due volte l’offerta; quella di euro invece e stata relativamente più contenuta e l’offerta si è mantenuta sempre su livelli superiori alle richieste (non è un caso che il cambio EUR/DKK non abbia subisca particolari shock). Per entrambe le valute il livello di concentrazione in sede di assegnazione è stato elevato: il 50% degli istituti ammessi in asta si sono aggiudicati circa il 90% dei volumi complessivi. Gli interventi hanno registrato il picco tra il dicembre 2008 ed il gennaio dell’anno successivo, per poi scendere rapidamente nel corso di tutto il 2009.

Il caso danese, nella sua semplicità, fornisce alcuni spunti. Se le precedenti operazioni di swap effettuate avevano come finalità diretta quella di rifornire l’Eurozona di dollari, franchi svizzeri e yen per fronteggiare il progressivo assottigliamento del mercato monetario interno all’area e pertanto erano coerenti sia con la strategia di quantitative easing che con il supporto agli intermediari finanziari domestici, l’intervento in Danimarca costituisce la prima significativa operazione di aiuto ad una Banca Centrale di uno stato facente parte dell’Unione Europea ma esterno all’Eurozona. Se, sia ex ante che ex post, risulta difficile stimare l’entità delle ripercussioni sistemiche che una crisi delle banche danesi avrebbe comportato per gli istituti di credito dell’Area Euro, è pur sempre possibile effettuare alcune osservazioni:
- Con l’aggravarsi della crisi l’ECB si è ritagliata un ruolo di prestatore di ultima istanza per tutta l’Unione Europea (oltre quindi l’area monetaria di sua competenza in senso stretto);
- Il sistema finanziario danese ha ricevuto dall’ECB un supporto sostanzialmente analogo a quello fornito agli altri paesi dell’Eurozona;
- Gli interventi e le azioni di coordinamento con cui il Governo danese ha affrontato la crisi finanziaria nel 2008 non si discostano particolarmente da quelli degli altri Governi europei, sia per modalità che per tempistica;
- Per quasi tutto il 2008 e 2009 il tasso di cambio tra Euro e Corona Danese si è mantenuto pressoché stabile attorno alle 7.45 corone per euro, con oscillazioni ed una volatilità risibili;
- L’area monetaria scandinava e baltica si riveleranno una spina nel fianco dell’ECB nel corso del 2009, la quale interverrà significativamente a sostegno dei sistemi finanziari locali onde evitare contagi (cfr. “Attacco speculativo” del 23/06/2009 http://ideashaveconsequences.org/attacco-speculativo/leo ).
Tutte queste considerazioni, apparentemente semplici ed estemporanee, sulle ripercussioni interne all’Eurosistema di eventi che hanno la loro origine in aree valutarie contigue e sull’allargarsi del raggio d’azione dell’ECB, possono essere sì inquadrate all’interno della tematica dell’indipendenza della Banca Centrale rispetto al potere politico, ma necessitano di una chiave di lettura assai diversa da quella tradizionale, che si limita a indagare gli effetti (specie di carattere inflattivo) dell’interventismo dei Governi nei processi di gestione della moneta e del credito. Alla luce di quanto accaduto durante la crisi finanziaria è opportuno cominciare ad esaminare la Banca Centrale come soggetto politico autonomo o quantomeno come attore co-protagonista (ovviamente il discorso è assai più ampio rispetto al singolo caso ora in esame).
La Danimarca è uno stato membro dell’Unione Europea che ha espressamente rifiutato l’adozione dell’euro e preferito mantenere la propria valuta nazionale con un referendum alla fine del 2007. Nonostante ciò, la Corona Danese è a tutti gli effetti una divisa in stand by in attesa della dissoluzione finale. La politica fiscale è coordinata con quella del resto dell’Unione e soddisfa ampiamente tutti i requisiti per un ingresso nell’Eurozona in qualsiasi istante. Le decisioni in materia di tassi di interesse si collocano sistematicamente sulla linea dettata dall’ECB, con al più qualche sfumatura sulla tempistica. Il cambio è de facto fisso a quota 7.45 con oscillazioni inferiori all’1%. La stessa Corona Danese ha effettuato un percorso in tutto e per tutto “di convergenza” limitando di anno in anno la propria banda di oscillazione attorno all’euro fino al livello sopra menzionato. Indubbiamente una nazione di piccole dimensioni come la Danimarca può avere una convenienza propria a mantenere una stabilità monetaria con il resto del continente. Tuttavia, se una caratteristica dei matrimoni duraturi, è quella di restare uniti nella buona come nella cattiva sorte è lecito dedurre che ECB e Danmarks Nationalbank si stiano comportando per fatti concludenti come una coppia ampiamente consumata. Sono soprattutto le relazioni ed il coordinamento tra le due Banche Centrali durante i momenti di straordinaria instabilità finanziaria a dare un connotato indiscutibilmente politico alla loro azione. Le decisioni monetarie non sono più semplicemente indipendenti da chi formalmente detiene il potere esecutivo, ma fungono da traino di un progetto più o meno vasto di integrazione finanziaria e dettano autocraticamente l’agenda economica. Viceversa sono gli esecutivi a dover inseguire (sovente arrancando) le stesse Banche Centrali, e a questo proposito è estremamente utile ricordare come negli Usa il TARP sia stato approvato in seconda battuta dal Congresso quasi obtorto collo. Se l’eccezionalità degli eventi viene invocata come giustificazione di fondo nel prendere decisioni irrevocabili e da cui è sostanzialmente impossibile tornare indietro, casca a fagiolo ricordare quanto affermato dal giurista e filosofo Carl Schmitt: “sovrano è chi decide lo stato di eccezione”.
[1] Organismo creato dalla locale associazione bancaria e dal Governo con lo scopo di ripianare perdite inattese, favorire il consolidamento degli istituti di credito e gestire le criticità.


libertyfirst Says
Ottima la citazione di Carl Schmitt. Però non credo che i Tesori inseguano le Banche Centrali: sono le seconde che rappresentano la difesa di prima istanza del sistema finanziario, e i governi sono i difensori di seconda istanza. E’ normale quindi che la prima mossa la faccia la banca centrale, perché il suo mestiere è impedire che i mercati finanziari siano posti di fronte alle conseguenze delle loro precedenti azioni. Quando questa prima protezione è inefficace (concetto su cui mi sti arrovellando da tempo), o quando gli asset della banca centrale necessitano di un refill da parte del Tesoro, allora scatta la seconda rete di protezione, che trascende l’assicurazione dei depositi o la banca centrale, ne espande le capacità allocative e distributive e ne assicura la solvibilità finanziaria. Credo che l’inefficacia dlela politica monetaria standard abbia colto di sorpresa i governi, abituati a far salvare la situazione ai banchieri centrali, e che quindi questi abbiano reagito in maniera improvvisa e scomposta.
Feb 2nd, 2010 at 2:32 pm
Leonardo, IHC Says
A me questo pezzo piace molto, ma non concordo con le conclusioni. Ritengo le Banche Centrali meri agenti statali, e come tali prive di qualsiasi capacità di iniziativa autonoma; una autonomia “strumentale”, cioè di decisione su quali strumenti utilizzare e come non implica autonomia nella scelta dei fini.
L’attività della BCE è chiaramente, anche per quello che Silvano ha fantasticamente esposto, una sorta di proselitismo o addescamento. L’espansione dell’area euro e della UE in generale ha difficoltà concettuali economiche rilevanti (si veda la teoria delle OCA) ma risvolti politici forse ancora più pressanti, se non altro perché gli attori sono tutti politici.
Vedo la BCE come un agente che sicuramente spaccia un “vieni con noi, unisciti al club e ti salvo io”, e i soggetti ancora esterni o sono pronti a saltar su nel momento del bisogno (si ricordino le dichiarazioni islandesi del post crash) oppure tengono la pallottola in canna per quando converrà pienamente (la Danimarca); nel frattempo, siccome la congiuntura è quella che è e le cause ben più diffuse e profonde di quanto spacci l’economia ufficiale, i problemi permettono alla BCE di farsi paladina verso chicchessia, come mostra perfettamente il nostro Silvano… ma su mandato di Bruxelles.
RItornando alle parole di Schmitt, è chi decide la linea politica (politica, non strumentale) della BCE ad essere sovrano… e questo non è Trichet, perché non si autonomina né è legittimato da un voto popolare, e perché non tiene lui la borsa dei soldini.
Feb 3rd, 2010 at 8:55 am
libertyfirst Says
La teoria dell’OCA è quella che spiega come diventare veline?
Articolo su commissione: la politica del pagamento degli interessi sulle irserve: a cosa serve, come è stata usata, e quali sono le conseguenze.
Feb 3rd, 2010 at 11:41 pm
Leonardo, IHC Says
Le veline mi sa son più furbe di noi.
Sull’articolo che commissioni (frugati prima) mi sa che sparso qua e là tra IHC e Giornalettismo ci sia già qualcosa
Feb 4th, 2010 at 9:36 am