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Il Bene (e il Male) della Moneta Elettronica

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April 2nd, 2007 by Admin

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Leonardo, Ihc

La citazione delle prospettive di una massiva conversione dei pagamenti verso sistemi elettronici fatta in un articolo qui recentemente pubblicato, “La leggenda del santo bevitore (parte ultima)”, mi ha fatto tornare in mente una domanda fatta all’università durante il corso di Economia II: davanti ad un modello keynesiano (la bibbia, in quel corso) uno studente chiese “Cosa accadrebbe se non si usasse più contante ma solo movimenti nei conti correnti?”, al che il professore rispose “Semplice, la domanda di moneta sarebbe solo per fini speculativi”.

Fini speculativi” in questo modello significa detenzione di moneta in attesa che i tassi salgano in modo che, in quel momento, si disponga di liquidi per acquistare bond che, per loro natura, sarebbero disponibili a prezzi inferiori. Questa moneta potrebbe venir, nel caso, detenuta tranquillamente anche sotto forma di conto corrente.
Il modello keynesiano implicherebbe quanto segue: venendo a mancare parte della domanda di moneta, il totale della domanda di moneta si riduce e, restando invariata l’offerta di moneta, si genera un eccesso di liquidità che viene dirottato (per ipotesi del modello) interamente sul mercato dei bond facendo così salire il prezzo di questi e ridurre il tasso di interesse; il più basso tasso di interesse darebbe quindi il via ad una catena di eventi espansivi riguardante investimenti reddito e consumi. Insomma,  una cosa grandiosa!

Chi ha letto il mio precedente articolo “Le ideologie del consumo” saprà quale sia secondo me il pensiero attualmente dominante in abito economico-istituzionale; per chi non lo sapesse, è il Socialismo. L’accoglimento trionfale della prospettiva della digitalizzazione dei pagamenti, alla luce del risultato del modello cardine del pensiero socialista pan-europeo, per ben coerente. Se a ciò si aggiunge anche la prospettiva di azzeramento tendenziale del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, si va diritti in Paradiso (lascio ai sostenitori delle diverse scuole di pensiero interpretare in modo differenziato quest’ultima frase).

Voglio provare a guardare la prospettiva della digitalizzazione da un’altra prospettiva. Il fatto di non detenere moneta contante in quanto qualsiasi transazione, anche la più improvvisa e piccola e imprevista, diviene possibile attraverso movimentazioni elettroniche, mi consentirà di tenere tutta la mia liquidità in conto corrente senza più perdere il (pur ridicolo) costo opportunità dato dal tasso di interesse attivo; questa è chiaramente una situazione limite che implica in effetti una rivoluzione molto più profonda di quanto ci si possa attendere in tempi brevi, ma voglio stressare la realtà per cercare di evidenziare alcuni punti.

In una situazione del genere le Banche entrerebbero in possesso di tutta la massa monetaria fino al momento detenuta in forma metallica/cartcea dagli individui, con il risultato di una maggior giacenza media sui conti correnti. Anche ipotizzando un mondo “corretto” dal punto di vista “austriaco”, dove il coefficiente di riserva obbligatorio per le banche sia al 100%, questo significherebbe per le banche maggior liquidità da poter dare in prestito.

Quanto ipotizzato implicherebbe quindi, a causa della maggior offerta di credito, la riduzione dei tassi di interesse sui prestiti; chiaramente l’entità di tali variazioni di credito e tasso dipenderebbero dalle dimensioni dell’attuale domanda di moneta per fini transattivi e cautelativi rispetto al totale, il che potrebbe non necessariamente essere rilevante, ma qui sto facendo un discorso di principio. Veniamo al punto: si può pensare che in questo caso l’aumento del credito (e la riduzione dei tassi) siano veicoli di una onda di malinvestimento? Secondo me no. In realtà infatti si tratterebbe di maggior credito nell’economia sempre derivante da un risparmio reale, ed in realtà si potrebbe maggiormente approssimare il 100% del risparmio reso disponibile alle banche per poter esser convertito in credito; in questo modo si rispetterebbe pertanto l’equilibrio tra scelte intertemporali di consumo (di cui il risparmio è il riflesso) e la consona struttura intertemporale del capitale attraverso la mediazione del tasso di interesse di mercato. Si potrebbe dire, addirittura, che l’ipotetica situazione di partenza (100% di riserva obbligatoria e moneta fisicamente detenuta in portafoglio) comporterebbe in realtà una sottrazione di risparmio al circuito bancario, per cui le imprese, a causa del valore dato alla detenzione di moneta a scopi transattivi e cautelativi, sconterebbero una subottimale disponibilità di credito pagando tassi di interesse superiori all’ottimo con conseguente scarto di progetti imprenditoriali a scadenze più lontane.

Una moneta elettronica quindi consentirebbe un matching più preciso e completo tra risparmio e investimenti, avvicinando l’economia al modello wicksellianodi puro credito” con tutto vantaggio in termini di equilibrio e crescita.
Chiaramente il mondo non è questo. Nella realtà già si viaggia su bassi livelli di riserva obbligatoria e l’incremento della quota di risparmio collocabile in forma di conto corrente manterrebbe probabilmente inalterata la proporzione tra risparmio e credito di circolazione (attraverso il moltiplicatore dei depositi) aumentando però il valore assoluto della loro divergenza, e con quest’ultimo anche la potenzialità destabilizzante del  conseguente malinvestmento.

L’ottimo articolo di Alessandro ha anche sottolineato le prospettive di un tendenziale azzeramento del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. In effetti in un sistema di sola moneta elettronica non sarebbe necessario alcun coefficiente di riserva neppure su base volontaria: l’assenza di un antagonista alla moneta elettronica eliminerebbe di per sé ogni rischio di bank running (la moneta elettronica sarebbe infatti convertibile sono in altra moneta elettronica, oppure potrebbe essere utilizzata per acquistare una commodity come l’oro, e quindi semplicemente passerebbe da un conto corrente ad un altro senza modificare il totale) pertanto non si sentirebbe l’esigenza di tenere una “riserva” per fronteggiare richieste di liquidità; quindi dal lato del rischio di liquidità, la riserva bancaria potrebbe ben essere nulla. Tutto questo si trasformerebbe in una offerta potenzialmente illimitata di credito da parte del sistema bancario, con annesse prospettive di cicli economici scandalosamente ampî.

In realtà, e forse (con una grande dose di fiducia e ottimismo verso i legislatori keynesiani ) proprio in relazione a questa prospettiva, sono in fase di applicazione le norme di Basilea 2 che vincolano il massimo ammontare di credito concesso dal singolo istituto alle caratteristiche del patrimonio di vigilanza (capitale, patrimonio netto, e debito subordinato), il che impedirà al credito di espandersi illimitatamente (pur essendo molto probabile che il risultato netto alla fine sia una espansione).

Dal mio punto di vista, per quanto detto di un mondo “austrianamente corretto”, non sarebbe pericolosa tanto la digitalizzazione completa dei pagamenti, che anzi potrebbe essere considerata come auspicabile nei termini del raccordo tra preferenze intertemporali dei consumatori e durata del roundabout del capitale delle imprese, quanto la maggior “scorrettezza” di un saldo netto (positivo) tra l’effetto del tendenziale azzeramento del coefficiente di riserva obbligatoria e l’introduzione dei nuovi vincoli di Basilea 2, una prospettiva molto più prossima nella realtà.

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7 Responses to “Il Bene (e il Male) della Moneta Elettronica”

  1. 1

    Jacopo Says

    Visto che si è parlato tanto di riserva obbligatoria mi sembra doveroso informare chi legge a quanto ammonta la percentuale al momento.

    Correggetemi se sbaglio ma in area BCE la riserva dovrebbe girare intorno al 2%. Cioè dei 1000 euro che si deposita in banca si ha la certezza di rivederne almeno 20.. ;D

  2. 2

    libertyfirst Says

    Devo assolutamente studiarmi questo articolo interessante prima di partire per le vacanze pasquali…

  3. 3

    libertyfirst Says

    Vediamo un po’.

    Un passaggio da contanti a depositi ha sicuramente come effetto il malinvestment, in quanto consente di introdurre altra liquidita’ direttamente sotto forma di credito. Quindi immagino che la questione sia: una volta che tutto il contante e’ diventato deposito, c’e’ ancora possibilita’ di malinvestment?

    In un sistema di questo tipo le persone usano una sola forma di moneta, di fatto trasferimenti tra depositi, sia per consumare che per investire.

    Ma le banche possono seempre elargire una quantita’ aggiuntiva di credito arbitrariamente elevata, creando comunque malinvestment. Del resto, proprio perche’ le bank run sono impossibili, non c’e’ motivo di tenersi nell’elargire credito.

    In un’economia del genere serve qualcosa per tenere a freno l’offerta di moneta, altrimenti tutti preferirebbero il baratto ad un’inflazione illimitata, e si avrebbe un crack up boom.

  4. 4

    libertyfirst Says

    E senza malinvestment la politica monetaria sarebbe inefficace, quindi se veramente fosse cosi’, cadremmo subito in depressione per liquidazione malinvestimenti…

  5. 5

    alepuzio Says

    Senza contare che se per qualche motivo si blocca una parte del sistema informatico (basta un black-out) poi come si effettuano i vari campi?
    Un esempio lo abbiamo avuto di recente con Hong Kong che ha avuto problemi al sistema e mezzo mondo si è spaventato.

  6. 6

    L.Baggiani Says

    Liberty,

    il punto che voglio sostenere è la scissione della moneta elettronica dal problema della riserva frazionaria: quest’ultima crea credito di circolazione, cioè credito non sostenuto dai risparmi (nella AE il problema non è l’ammontare di credito, bensì il fatto che questo non sia saving-backed, e quindi risulti “scoperto” nel momento in cui il ciclo si capovolge).
    Il consentire alle banche di intermediare più risparmio (magari grazie a strumenti che riducono la domanda di moneta a fini transattivi) non crea malinvestment, perché ancora il credito è pari al risparmio. L’equilibrio si rompe solo a causa della riserva frazionale.

  7. 7

    Giusy Romano Says

    Buongiorno,
    E’ da molti anni che vedo nella moneta elettronica la soluzione a tutti i mali.
    Ho inviato questo messaggio a tutti i parlamentari italiani.

    Questo il testo.
    Non è per dire qualcosa di speciale che già non sia argomento di analisi nelle università in questi tempi, che espongo alla vostra considerazione una via semplice per sconfiggere le mafie, eliminare l’evasione fiscale, azzerare il malaffare e portare equità sociale. Si tratta di sostituire la moneta cartacea con moneta elettronica, ciascun cittadino o entità giuridica con la sua carta è portatore di un valore patrimoniale, punto.

    Qualsiasi compravendita, anche un caffé, eseguita con moneta elettronica diviene trasparente alla pubblica amministrazione come a tutti i cittadini. Con la moneta elettronica le mafie sarebbero costrette al saccheggio con baratto, e regolare i traffici malavitosi con qualche capo di abbigliamento e qualche cassetta di verdura estorti sembrerebbe impraticabile.

    Se sommiamo il giro di affari delle mafie, 75 miliardi di Euro e l’evasione fiscale stimata intorno ai 200 miliardi di Euro, saremmo vicini ai 300 ogni anno, è detto tutto.

    Allora si, nessuna finanziaria di sangue, nessuna manovra pezzente, bensì mafie sconfitte, fine di ruberie e malaffare, altrochè equità sociale. Se dovere è della pubblica amministrazione ottenere posizioni fiscali cristalline, diritto è del cittadino essere tutelato da regole chiare e condotte trasparenti alla convivenza etica e civile della società che ha valore dell’equità, una società finalmente e realmente rivolta al merito e al bisogno.

    Il rappresentante di uno Stato regolamentato non lascia i cittadini nella giungla dei furbi ma toglie le occasioni ai predatori, non ci sono campagne moralizzatrici che tengano. Non è invadente e investigativo uno Stato che ha un fisco organizzato, non ci sono poteri forti e ostili a trattenere uno schema di programmazione migliorativo e non c’è problema di privacy a dichiarare redditi reali e dunque uno Stato concretamente impegnato ad uscire dalla malversazione che si ammoderna contro l’arretratezza dello scontrino comprovante.

    Dovrebbe essere semplice come respirare, sessanta milioni di italiani avrebbero solo da guadagnarci. Le tecnologie per realizzare e organizzare un sistema di moneta elettronica ci sono, le menti per tracciare e articolare nuovi paradigmi sostenibili anche.

    Chiamiamola elettromoneta, ecomoneta, rimodernamento monetario, o come vi pare.

    Grazie per l’attenzione

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