Il Consumismo e l’Interventismo Economico
March 30th, 2007 by Admin
Questo è il terzo di una serie di articoli proposti da IHC sul tema del Consumismo. Chiunque voglia prendere parola nella discussione proponendo egli stesso un articolo, anche di opinione contraria a quelle già espresse, non deve fare altro che scrivere alla Casella di IHC.
Solo il risparmio genera sviluppo. Costruire una teoria a favore o contraria al consumismo non avrebbe nessuna senso. Almeno nessuna senso economico. Il termine consumismo può trarre facilmente in inganno. Credo sinceramente che l’unica scienza nella quale si possa parlare di consumismo – scientificamente e ragionevolmente – sia quella medica. Non è difficile immaginare la potenziale esistenza di patologie da consumo per le quali l’individuo che ne è affetto non riesce a fare a meno di consumare, cioè di comprare acquistare riacquistare una marea di oggetti che gli sono completamente inutili. Purtroppo, non è questo un luogo dove parlare di medicina. Dunque lasciamo ai medici i loro compiti, noi, nel nostro piccolo, occupiamoci dei nostri. Sia chiaro, si tratta la questione in termini economici. La questione potrebbe essere discussa anche sotto un profilo etico. Ma le cose cambierebbero non poco, visto che si dovrebbero tirare in ballo giudizi etici arbitrari e non già naturali, universali. Un codice naturale ci potrebbe solo insegnare che gli individui sono liberi nel modo più assoluto di impiegare le proprie risorse nella maniera che più ritengono opportuna; e che altri individui sono allo stesso modo liberi nel modo più assoluto di impiegare le loro rispettive risorse per convincere il resto del mondo che i propri prodotti siano i migliori sul mercato. Punto.
Si vuole qui dimostrare quanto sia infondato e privo di senso cercare una correlazione positiva – oggi di moda come non mai - tra libertà nei mercati e libero scambio da una parte, e un aumento sproporzionato e irrazionale dei consumi dall’altra. In particolare, quell’idea generalizzata che vede il consumismo un sinonimo di capitalismo. Non solo, si vuole provare l’esatto contrario: tale correlazione non solo non esiste, ma ne esiste una opposta .
Partiamo da alcuni presupposti. Tutte le scelte preferenziali vengono effettuate individualmente attraverso una rigorosa quanto personale scala di valore, scala preferenziale. Una cosa è parlare di consumismo e un’altra è parlare di consumo. Consumo è libertà. L’individuo che dispone di un qualcosa (cioè tutti, si pensi al tempo, anche esso oggetto di consumo) ha la libera facoltà di scegliere quando e se impiegarlo. Se si posseggono 10 dollari si possono configurare infinite scelte di allocazione. Una parte può essere consumata all’istante, una parte può essere risparmiata per il futuro. Concentriamoci solo su queste due dimensioni: consumo e risparmio. Ciò che non è consumo, è risparmio e viceversa. Si può facilmente asserire che, come ogni altra scelta preferenziale, quella tra consumo e risparmio, e cioè tra impiego-immediato-certo ed impiego-futuro-condizionato, è una scelta del tutto personale basata su parametri variabili da persona a persona. Il consumo rappresenta un impiego immediato, necessario a soddisfare un bisogno più o meno impellente. Il risparmio guarda verso il futuro: il soggetto può decidere di sacrificare parte del suo potenziale consumo ai tempi a venire per avere più certezze, più sicurezze, per avere capitali necessari ad acquistare beni strumentali altrimenti troppo costosi. E’ una scelta del tutto individuale e come tale deve essere libera.
La sopravvivenza stessa dell’uomo è funzione della capacità di effettuare le migliori scelte preferenziali. Si pensi alla solita economia di Crusoe. O meglio ancora, pensiamo ad un’economia nella quale esistano i soli Crusoe e Venerdì, situati su due isole uguali ma completamente isolate tra di loro. Stesse risorse, stesse possibilità. Entrambi riescono a sopravvivere a stento andando quotidianamente a raccogliere della frutta selvatica. Il raccolto quotidiano è appena sufficiente al sostentamento.
Ma, grazie all’intuito, Crusoe capisce che se riuscisse a costruire uno strumento per la raccolta, renderebbe più produttivo il suo lavoro giornaliero. A questo proposito sacrifica una parte della frutta raccolta nell'’arco di una settimana al futuro. Quando ne ha accumulata abbastanza per sopravvivere un giorno senza raccoglierne di nuova, si dedica completamente alla costruzione di uno strumento per cogliere le bacche. Questo assicura la sua prosperità, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo. Consumo, Risparmio, Investimento, Sviluppo.
Parliamo ora di Venerdì, e immaginiamolo poco avveduto. Lo possiamo fare comportare in tre diversi modi.
- Questi potrebbe non accorgersi dell’opportunità di implementare la sua produttività. Potrebbe continuare a sfamarsi della frutta raccolta durante una giornata di fatiche disumane (Consumo = 1 ; Risparmio = 0). Il povero perirebbe di stenti a causa di una alimentazione insufficiente e scorretta.
- Venerdì potrebbe accorgersi eccome di una possibilità di sviluppo, ma per qualche strano motivo – un’esagerata fiducia nel futuro, nella sua fortuna nella raccolta, nella sua fede in un dio provvidente – potrebbe continuare a consumare tutto il suo raccolto, sicuro che nel futuro prossimo altri, che sia il fato o qualche divinità, penseranno a lui.
- Oppure potrebbe anche avere la stessa intuizione di Crusoe, ma per una sorta di incapacità nel valutare il tempo in relazione alle possibilità, potrebbe sacrificare ben metà del suo raccolto giornaliero. Dopo una serie interminabile di giorni mangiando solo una volta al dì, si troverebbe debilitato ed affamato. Inoltre si accorgerebbe che il suo sacrificio è stato completamente sproporzionato alle sue reali necessità. Si troverebbe una montagna di frutta che potrebbe mantenerlo in vita per una settimana intera, quando per costruire il bastone per le bacche ha impiegato solo mezza giornata! Inoltre la frutta risparmiata marcirebbe presto. Si verifica insomma un completo waste of savings.
Ecco grossolanamente spiegata l’importanza della scelta preferenziale tra consumo e risparmio. Scelta che, specifichiamo fino alla nausea, deve essere individuale.
Lo è anche nel sistema economico nel quale viviamo. Ci sarebbe addirittura difficile immaginare un sistema moderno che contempla un’Autorità talmente potente e illibertaria da arrivare sino alla decisione tra consumo e risparmio. Dall’altro lato, però, sappiamo che la nostra economia è tutta particolare. Alcuni la definiscono inflazionista per definizione. Il che significa che per il suo stesso sostentamento necessita di iniezioni periodiche di liquidità, inflazionando sempre di più il valore della moneta, distorcendo le percezioni dei cittadini. Addirittura nei testi accademici di teoria economica viene sottolineata l’importanza dell’inflazione come fattore positivo (“Lubrificante sociale”). La presenza dell’inflazione è giustificata, in un ragionamento del tutto distorto, dal fatto che se non ci fosse inflazione, o meglio, se ci fosse deflazione dei prezzi, i consumatori arresterebbero le loro previsioni di consumo, aspettando un futuro prossimo, nel quale i prezzi sarebbero sicuramente minori. Tale situazione congestionerebbe l’intero sistema. I produttori smetterebbero di produrre, i consumatori di comprare. L’Autorità nel nostro sistema, che si identifica con gli Stati nazionali, i loro governi e tutte le banche centrali - e che, per chi non l’avesse capito, lavora filantropicamente al sostenimento di sistemi monetari e finanziari più solidi e più sicuri (con ottime politiche di personal relationing, per dirla con Hoppe) - l’Autorità, dicevamo, si pone come garante per evitare situazioni di underconsumption. Ed impiega tutti i mezzi a lei possibili: leciti o illeciti (in un senso liberale) che siano.
Facciamo un salto in avanti, e poniamoci questa domanda: posto che la scelta preferenziale tra consumo e risparmio sia del tutto individuale e personale, quali sono i parametri, le variabili che influenzano questa scelta? Li possiamo dividere, io credo, in due categoria: parametri fisici e parametri ambientali. Tra i primi possiamo annoverare quelli che riguardano esclusivamente la personalità del soggetto, come la sua capacità a produrre reddito, la sua età, i suoi labour skills, la sua fiducia nel futuro e le sue aspettative; un ragazzo nel pieno dei suoi anni, con ottime compentenze professionali, ottimi studi, grande flessibilità avrà sicuramente scelte preferenziali diverse rispetto ad un vecchio disabile ormai incapace di produrre alcun reddito. Il secondo a differenza del primo cercherà di risparmiare più che può per affrontare un futuro difficile.
Nella seconda macro categoria, quella dei parametri ambientali, distinguiamo quelli che formano la fiducia del soggetto che deve effettuare la scelta: la posizione geografica, la congiuntura economica, l’andamento generale dell’economia, il patrimonio personale del soggetto. La combinazione di tutti questi parametri forma quella che viene definita nelle accademie propensione individuale al consumo o al risparmio. Possiamo immaginare quante combinazioni potrebbero scaturire, tante quante le diversità della natura umana.
Ora, andiamo a scoprire come l’Autorità possa e riesca a penetrare andando ad influenzare e a dirigere, almeno in parte fortunatamente, questa scelta, interferendo nella naturale formazione dei parametri individuali.
Innanzi tutto, questa fissa arbitrariamente un tasso di interesse generale per l’economia. Dove per tasso di interesse si legga prezzo dei beni futuri in termini di quelli presenti. O ancora, valutazione della rischiosità dell’incertezza del domani. Si sostituisce cioè all’individuo, e in suo nome e per suo conto, lo consiglia e lo dirige nella scelta tra consumo e risparmio. Genera una sorta di influenza nelle sue scelte. Inoltre questa autorità, questo insieme di interventismo economico, professa e crea nel sistema una stabilità e una solidità del tutto fittizia. Crea istituzioni a tavolino che hanno il solo compito di diffondere la Sicurezza. Si inventa strumenti legislativi per i quali l’intero settore bancario è esente dal fallimento. Con il sistema della Banca delle banche conferisce ad ogni ente creditizio una solidità altrimenti impensabile, che gli permette di rischiare oltre il dovuto.
Ahinoi, questa sicurezza è ben lungi dall’essere giustificata, e i tassi di interesse decisi arbitrariamente ben lontani da incontrare la moltitudine delle scelte preferenziali individuali. Si crea cioè una situazione nella quale e per la quale il soggetto che deve decidere tra consumo e risparmio ha una visione completamente distorta del rischio che rappresenta il futuro. Si trova nella situazione del secondo Venerdì. Crede che qualche dio provvidenziale penserà al suo sostentamento. L’Autorità, insomma, penetra tra le scelte individuali spingendole non già verso la prudenza del risparmio, ma verso un insensato consumo. I soggetti si ritrovano a comperare comperare e comprerare ancora, viziati nelle loro scelte. Ed è qui che possiamo affermare che questo consumismo è diretta conseguenza di politiche interventiste e stataliste. Possiamo affermare che nessun consumismo di tal sorta sarebbe possibile in un libero mercato.

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Jacopo Says
Ecco il post. L’ho un po’ modificato ma fondamentalmente la tesi è la stessa che espressi il 15 Agosto scorso in un vecchio blog. E’ incredibile come le conclusioni raggiunte siano similari a quelle espresse da Baggiani e, pur in altri termini, da Stefano.
Spero che questi tre articoli siano serviti o serviranno, a fare cambiare idea almeno a un solo lettore su quanto concerne il “mito del consumismo”.
ps. mi scuso per i disagi (per chi se ne fosse accorto) di stamattina sul sito.. ma ho il pc personale in riparazione.
Mar 30th, 2007 at 3:03 pm
L.Baggiani Says
Ebbravo, lo dici ora? Io ho litigato con i nostri informatici perché credevo che mi avessero censurato l’accesso!
Comunque concordo, è incredibile come si sia giunti ad analizzare in modo molto simile un fenomeno che in realtà non è così discusso, per lo meno da questi punti di vista, quanto il malinvestment o la bilancia dei pagamenti e quindi non soggetto a “judgement bias”.
Evidentemente, una volta studiato non superficialmente, il contesto è oggettivo.
Ti dò un motivo di orgoglio: una persona fortemente orientata al comunismo mi ha detto “e adesso chi lo dice a tutta questa gente che finora è stata presa in giro?”.
Mar 30th, 2007 at 4:10 pm
Jacopo Says
Ma lo ha detto dopo aver letto gli articoli?
Per la cronacra chiedo scusa a Tocqueville per aver modificato lo slug del pezzo in corso d’opera, lasciando il link all’articolo nella loro homepage non funzionante.
Non funzionante lo è tutt’ora, e credo lo resterà..
Peccato.. avremo un po’ meno visite del solito
Mar 30th, 2007 at 5:14 pm
L.Baggiani Says
sì
Mar 30th, 2007 at 5:34 pm
anonimous Says
salve
sono spartacus e vorrei dire che tutti quelli
che scrivono queste cose hanno sempre ragione,
credono sempre di aver ragione e quindi riescono
a colpire coloro che leggono tra i quali potete ritrovare me
quindi come dico io,la vita e’ bella “carpe diem”
Jan 2nd, 2008 at 4:04 pm
Leonardo Says
Salve Spartacus, "carpe diem" (film mandato in TV giusto ieri sera, guarda caso) quindi "spendiamo tutto ora"? Se lo scegli tu per te, ottimo.
Jan 2nd, 2008 at 6:06 pm