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Il Fronte Keynesiano del No-Euro, l’Analisi di A. Bagnai e la “Controintuitiva” Difesa Austriaca dei Cambi Fissi (parte III)

December 18th, 2012 by Leonardo

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Continuiamo con la terza parte  del lavoro di Walter (qui la prima, e qui la seconda). Grazie ancora.

 

di Walter Paiano

 

  • Visioni opposte sull’inflazione.

 

Bagnai riassume efficacemente una corretta analisi della situazione attuale e dei meccanismi in cui gli Stati europei sono intrappolati. Inoltre, fa benissimo a sottolineare come una unificazione fiscale e politica europea è fumo negli occhi, un sogno di chi non riesce a comprendere che gli Stati Uniti d’America e l’Eurozona sono realtà molto differenti e molto probabilmente la prima è un’Area Valutaria abbastanza Ottimale, mentre la seconda è oggi molto ma molto lontana dall’esserlo.

Fa però tristezza notare che, arrivato a questo punto del discorso, invece che continuare sull’analisi dei motivi per cui oggi i settori pubblico e privato si sono indebitati in modo così insostenibile, Bagnai imbocchi invece la strada della soluzione ‘keynesiana’.

 

L’argomentazione è così riassumibile in estrema sintesi.

 

‘L’Eurozona – la periferia dei PIIGS in special modo – è in questa crisi perché il divorzio tra Banche Centrali e Tesoro imposto dall’euro ha fatto impennare i tassi d’interesse sul debito pubblico. L’Italia – come altri Paesi dell’Eurozona – non può mettere in atto politiche fiscali di stimolo, che ci farebbero uscire dalla recessione, perché non può contare su una Banca Centrale compiacente che comprando i titoli governativi ne tenga basso il rendimento sul mercato. Anche se questo poi significherebbe avere un’inflazione più alta, questo non sarebbe un problema, anzi, magari!’

Se questa manfrina fosse davvero messa in atto  – cioè se in Europa si decidesse di monetizzare i debiti pubblici comprando i titoli dei Paesi in sofferenza immettendo grandi quantità di moneta nell’economia, cosa che attualmente il mandato della BCE non contempla – si può davvero affermare con tanta sicurezza che questo non avrebbe conseguenze dannose? Abbiamo una bacchetta magica, che risolve tutti i nostri problemi, e non la usiamo? Siamo tutti masochisti?

Bagnai e una larga parte di economisti che sostengono un ruolo attivo della Banca Centrale nel finanziamento diretto dei bilanci statali naturalmente lo fanno, prima di tutto, perché ritengono che l’inflazione non abbia prevalentemente origine monetaria, ma dipenda da altri fattori, come la struttura di mercato di un Paese. E secondariamente – o a convenienza, dipende da quale argomentazione viene smentita per prima – non ritengono una inflazione – anche a due cifre – sia un gran problema. Anzi.

 

Chiariamoci.

Il fatto che in Eurozona si possono rivelare differenziali nella crescita dei prezzi tra un Paese e l’altro sembrerebbe dare ragione a questa visione: se in Italia i prezzi crescono più che in Germania, pur essendo entrambe influenzate da una uguale politica monetaria, quella della BCE, allora l’origine dell’inflazione non è monetaria, ma ‘strutturale’ (“teorie costiste sull’inflazione”).

Ammettendo però che piccoli differenziali di inflazione in Eurozona siano attribuibili a problemi del mercato interno ai vari Paesi – potere di mercato, burocrazia, leggi anticoncorrenziali – questo non vuol dire che un programma di acquisto sistematico di titoli di Stato finanziato da una Banca Centrale non farebbe crescere l’inflazione, magari ritornando ai livelli visti in Italia negli anni ’80. In altre parole, ammettere che la struttura di mercato di un Paese ha una certa, minoritaria, influenza sulla crescita dei prezzi non autorizza a buttare a mano una teoria monetaria, quella ‘Austriaca’, che ha spiegato meglio di altre correnti di pensiero cosa è, come si trasmette, chi avvantaggia e chi danneggia l’inflazione.

Aldilà di quanto si ritenga dannosa una inflazione continua e persistente, in tempi recenti la teoria ‘monetaria’ dell’inflazione sta subendo diversi attacchi, dovuti alla considerazione che negli USA le immissioni monetarie della FED (che tra l’altro sono i cosiddetti QE, cioè scambi di moneta contro titoli) non abbiano infiammato l’inflazione come le teorie monetariste-austriache suggerirebbero.

 

Detlev Schlichter, in un articolo che ho personalmente tradotto e che trovate qui ha fatto notare che, prima di tutto, anche una inflazione moderata come quella che vediamo oggi è ‘strana’ in un contesto di recessione persistente; quindi l’effetto delle politiche di credito facile delle Banche Centrali esiste, perché logica vorrebbe che in una situazione di difficoltà (dei debitori privati e non solo di quelli pubblici) i prezzi di beni e servizi scendano. Invece continuano a salire, per qualche misterioso motivo, e il suo effetto è rendere ancora più povere le famiglie il cui potere d’acquisto continua a calare a causa di questa ‘moderata’ inflazione.

Secondariamente, nell’attuale contesto di crisi, la base monetaria di nuova emissione filtra molto lentamente nell’economia reale e rimane parcheggiata come riserva presso le Banche Centrali o investita in titoli di Stato. I teorici dell’interventismo monetario riconoscono l’ingiustizia del privilegio per cui le banche private ottengono profitti – al riparo da qualunque rischio – semplicemente usando il denaro della Banche Centrale per lucrare sui titoli di Stato. Ma di fronte a questa considerazione, la soluzione che propongono – un finanziamento diretto dei bilanci statali tramite moneta fornita a costo zero dalla Banca Centrale – è tale solo se si crede che ‘l’inflazione che ne deriverebbe non è preoccupante né dannosa’, argomentazione su cui c’è molto da ridire.

 

Infine, vale la pena svolgere un ulteriore considerazione. Un gruppo molto “glamour” di economisti monetari che si definiscono aderenti alla Modern Money Theory ritiene che il debito pubblico non solo non sia un problema, ma guardando dal punto di vista contabile una operazione di emissione di debiti pubblici si nota come essa CREA (!) ricchezza e non causi (chissà come faranno a dirlo) spiazzamento (in sostanza non è vero, no per niente, che quei soldi che vengono investiti in titoli di Stato non verranno più investiti in altri titoli di imprese private) ; la monetizzazione del debito pubblico è quindi ampiamente giustificata, aldilà dell’inflazione che essa potrebbe innescare.

Già di per sé questo è delirante.

Ma ora viene il bello: secondo la MMT qualunque livello di tasso d’interesse pagato da uno Stato è indifferente per la dinamica di sostenibilità del proprio debito pubblico: infatti, quei soldi che escono dalle casse statali, in forma di pagamento di interessi, ritornerebbero ai cittadini in forma di interessi pagati!

Tralasciando i non trascurabili effetti redistributivi – principalmente, dai pagatori di tasse ai risparmiatori che investono in titoli di Stato che li ripagano con interessi “pompati” – quest’ultima considerazione sembra ragionevole: peccato che manchi il secondo pezzo della frase cioè “se i titoli di Stato emessi dal Paese X venissero assegnati solo ed esclusivamente a cittadini residenti in X”.

Purtroppo per gli aspiranti Mago Merlino, questa condizione non è mai rispettata in pieno, tranne che nel caso di scuola del Giappone (che tutti quanti dovremmo capire fino in fondo ogni volta che si parla di debiti pubblici, loro sostenibilità, inflazione e sistemi monetari). Invece i titoli di Stato di un Paese X tipicamente sono piazzati sul mercato e venduti ai cittadini di qualunque Paese. Il tasso d’interesse che emerge dalla loro vendita dovrebbe servire proprio a dare un campanello d’allarme: esso segnala quando un livello di indebitamento diventa troppo pericoloso (nel caso dei debiti pubblici, perché i cittadini del Paese non risparmiano abbastanza nemmeno da ricomprare il debito che emette il proprio Paese).

Aggiungiamoci questa considerazione: immaginate di essere un investitore straniero, che viene pagato in dollari e ne risparmia una certa quantità. Comprereste mai i titoli di Stato di un Paese che vi paga interessi (e vi restituisce il capitale investito) usando una valuta che è esposta, a causa della monetizzazione continua del debito pubblico, ad una imprevedibile, incostante e comunque continua svalutazione?

 

È facile capire allora perché fino al 2008 i tassi d’interesse richiesti sui titoli di Stato emessi nell’Eurozona si sono costantemente avvicinati: la BCE con la sua politica monetaria comune e ostile alle svalutazioni competitive, ha eliminato quel rischio per tutti gli investitori esteri che investivano nei titoli emessi dai Paesi europei e il premio per il rischio che gli investitori ricevevano si è praticamente annullato. Poi, quando si è capito che alcuni Paesi rischiavano seriamente di abbandonare l’Unione Monetaria, gli investitori hanno “scontato” il rischio di questa svalutazione: dato che se oggi sottoscrivo un titolo di Stato Italiano, rischio di essere ripagato con la nuova Lira, svalutata, allora chiedo un tasso d’interesse più alto per coprire questo rischio. È questo il significato dell’argomentazione “gli spread non riflettono veramente la possibilità di default del singolo Stato europeo, ma piuttosto la possibilità che esso, uscendo dall’Eurozona, svaluti la nuova moneta”.


33 Responses to “Il Fronte Keynesiano del No-Euro, l’Analisi di A. Bagnai e la “Controintuitiva” Difesa Austriaca dei Cambi Fissi (parte III)”

  1. 1

    Silvano Says

    Il pezzo di Walter ha il merito di tentare un processo di interpretazione sistematico, coerente e non austro-ortodosso (à la Mises.org o peggio) che su IHC è sempre benvenuto.
    Anche perché al di là delle ricette più o meno glamour (e la weltanschauung di Bagnai con la sua analisi sociologica dei rapporti di classo lo è) rimane un fatto: la lettura “doomster” e “crack-up-boom style” della crisi propagata dagli austriaci più roboanti e “ortodossi” (whatever that means) allo stato attuale ha le ossa rotte. Non tanto per quanto riguarda la genesi, ma per quanto riguarda la dinamiche successive allo scoppio della bolla finanziaria non si va lontano dal vero dicendo che non è hanno azzeccata una (a comnciare dall’inflazione di Weimer che sarebbe seguita al primo QE) ed hanno finito spesso con l’inseguire la realtà tramite spiegazioni ad hoc che ci spiegano perché dobbiamo attendere ancora un po’ prima dell’apocalisse. Ma a questo punto si può dire che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

  2. 2

    Fr@ncesco Says

    Sintetizzo la MMT in una frase:

    • LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO MONETA •

    Questa è la MMT riassunta in una frase, e già fa capire come questo articolo non abbia ben compreso che il punto è che NON HA SENSO EMETTERE TITOLI DI STATO INVECE CHE MONETA.

    Qui un conciso articolo dell’economista MMT Andrea Terzi in proposito:

    http://keynesblog.com/2012/12/13/il-mito-del-finanziamento-monetario-della-spesa-pubblica/

    Il punto è che che emettere titoli di Stato è solo uno spreco di denaro, non ha proprio senso, si tratta di una emunzione di denaro pubblico un milione di volte più massiva, nociva e perniciosa rispetto ai furtarelli dei vari Penati e Fiorito, e ciononostante nessuno ha sinora sollevato questo argomento. Faccio inoltre notare che si parla tanto (e a sproposito) di rischio inflazionistico: ma se c’è uno strumento intrinsecamente inflazionista è proprio quello del titoli di Stato. Lo strumento ‘titoli di Stato’ è intrinsecamente più inflativo rispetto allo strumento ‘moneta’ in quanto al titoli di Stato va giocoforza corrisposto un interesse mentre alla moneta no. Ossia, per fare un esempio, se tu Stato con lo strumento ‘moneta’ emetti ‘100’, con lo strumento ‘titolo di Stato’ emetti ‘100’ a cui va ad aggiungersi l’interesse da corrispondere, poniamo ‘5’. Per cui alla fine non emetti ‘100’ come con lo strumento ‘moneta’, bensì ‘105’. E’ solo uno spreco di risorse.

  3. 3

    Fr@ncesco Says

    Propongo un riassunto – cercando di essere il più breve possibile – riguardo alla MMT e alle iniziative per la sua diffusione qui in Italia.

    Anzitutto, la MMT è una cosa seria:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_Monetaria_Moderna

    e chi è addentro il sistema sa benissimo che la scuola cartalista (ossia la MMT) è corretta al 100%. Vedi qui cosa ne dice in proposito il presidente della banca centrale del Belgio (EX PRESIDENTE per la precisione, perché questi qui dicono la verità solamente dopo essere andati in pensione ossia quando non hanno più paura di subire ritorsioni):

    http://www.youtube.com/watch?v=AiSM5ozdmgE

    Paolo Barnard ha organizzato una serie di importanti conferenze sulla MMT qui Italia. Si è trattato dei più grandi convegni di macroeconomia al mondo! Cioè nella storia non si è mai verificato che migliaia di persone si riunissero in un palazzetto dello sport per ascoltare lezioni di macroeconomia. A Rimini c’è stata la prima conferenza nazionale a febbraio:

    http://www.youtube.com/watch?v=QUYkRd-77To

    Quindi nel mese di ottobre si sono svolte le altre due conferenze finalizzate a elaborare il PROGRAMMA ME-MMT DI SALVEZZA ECONOMICA PER L’ITALIA. Qui quella di ottobre a Rimini:

    http://www.youtube.com/watch?v=r_siYCDctVU

    E qui quella di ottobre a Cagliari:

    http://www.youtube.com/watch?v=eSxYk1s8QNM

    Il risultato di questo percorso è state la pubblicazione del PROGRAMMA ME-MMT. L’annuncio della presentazione del PROGRAMMA ME-MMT è stato pubblicazione sul CORRIEREDELLASERA (inserzione a pagamento, pagata attraverso una colletta degli attivisti) il giorno 26 novembre 2012:

    http://www.youtube.com/watch?v=wBoIi7p_nnk

  4. 4

    walter Says

    Quanto è bella la MMT. Fa credere a quelli che hanno fatto 3 anni di economia all’università di aver capito tutto del mondo e che le soluzioni ai problemi sono semplici ma “non vogliono farcele percorrere”. Lo ripeterò fino alla noia:

    Emettere titoli di stato soggetti alla domanda di mercato e quindi alle variazioni dei tassi d’interesse è l’unico modo per porre un freno all’interventismo statale in economia, che al livello di spesa pub e pressione fiscale in cui siamo di certo non è basso. Se adottassimo “il finanziamento diretto” allora NON C’è LIMITE ALLA SPESA PUBBLICA. Questo è un problema di incentivi e di deresponsabilizzazione dell’apparato pubblico, ENORME. E di certo già oggi non si può dire che i nostri burocrati, politici, responsabili dei procedimenti amministrativi e via dicendo rispondano dei propri sbagli: non mi pare proprio. Pensi che questo meccanismo renderebbe la spesa pubblica più efficiente? Pensi che tutta quella spesa verrà usata per i servizi “sociali” invece che per distribuire regalie, privilegi e per comprare voti? Pensi infine, dal punto di vista monetario, che emettere moneta a manetta non abbia effetti negativi sull’economia? Fosse anche solo un inflazione più alta di 2 punti, già sarebbe un danno enorme.

    Se oggi il debito pubblico è arrivato a livelli insostenibili è certamente per “lo spread che si è impennato”, oltre per il fatto che pesa su uno stock di debito enorme, dovuto a decenni di spesa pubblica improduttiva.

    Ma se proprio pensate che L’UNICO problema è l’impennarsi dei tassi – è non è il solo problema – sappiate che quello spread deriva dal fatto che l’Italia potrebbe uscire dall’euro e svalutare. E questo preoccupa molto gli investitori stranieri, che riceverebbero in quel caso interessi e rimborsi in una moneta svalutata (perchè se l’Italia esce dall’euro difficilmente mantiene il proprio debito denominato in euro).

    Se fossero solo italiani a detenere debito italiano non ci sarebbero grossi problemi(come in Giappone): ma quello spread ci dice che oggi dipendiamo dagli investitori STRANIERI per finanziare i debiti INTERNI e questo ha un costo, naturalmente. Vuol dire che il nostro debito è così grande che non siano nemmeno capace di ricomprarlo TRA NOI ITALIANI e questo fa si che qualunque soluzione alla MMT è impraticabile.

    Esiste una sola strada: tagliare la spesa pubblica, la burocrazia, l’intermediazione statale e rimodulare il peso fiscale. Ricostruire gli incentivi a scambiare, commerciare, innovare, creare, che sono l’unica cosa che crea ricchezza. Altro che prepararci per una ipotetica invasione aliena, le puttanate lasciatele scrivere a Krugman.

  5. 5

    Silvano Says

    Ecco ci mancava il troll dell MMT…

  6. 6

    Fr@ncesco Says

    Provo a sintetizzare il PROGRAMMA ME-MMT nei suoi punti-cardine.

    Basandosi sul principio che:

    • LA DISOCCUPAZIONE È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ •

    sono state elaborate e incluse nel PROGRAMMA ME-MMT quattro grandi proposte economiche:

    1) USCITA DALL’EURO

    2) PIENA OCCUPAZIONE

    3) AZZERAMENTO DELL’IVA

    4) STOP ALLE NUOVE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO

    Lasciamo per un momento stare lo stop alle nuove emissioni di titoli di Stato, e concentriamoci sulle altre proposte.

    Esci dall’euro e pompi su il deficit. Il rischio però è che, in una simile situazione, i mercati si spaventino. Ossia che ritengano che un aumento troppo elevato del deficit porti a una tale svalutazione della valuta per cui si innesti un fuggi fuggi generale dalla nuova valuta. Ma, se si va a vedere i conti, questo timore io non lo vedo giustificato.

    L’azzeramento dell’IVA costa circa l’8% di PIL. Questo significa che si passa dall’attuale deficit/PIL del 2% a un deficit/PIL attorno al 10% cioè circa come in USA, Regno Unito, Giappone. Però c’è da fare anche la piena occupazione. Una stima realistica riguardante il costo del piano per la piena occupazione è attorno al 3% del PIL. Ok: hai un deficit/PIL di circa il 13%. Quindi si parla di un deficit che è sì più alto di quello giapponese (per esempio), ma non in modo esagerato, e la composizione di questo deficit è dato per più di due terzi da una riduzione fiscale e da meno di un terzo da un incremento della spesa dello Stato.

    In altre parole, a mio avviso si tratta alla fine di un programma che cerca di ottenere la massima efficienza con il minor costo possibile. Personalmente sono d’accordo con tutte e quattro queste proposte.

  7. 7

    walter Says

    Facciamo il gioco del se io fossi: se io fossi quel santone vestito da profeta del tipo Mosler e/o Barnard mi guarderei bene dal proporre come misura principale di taglio delle tasse l’eliminazione dell’IVA. Anzi, se come Mosler e Barnard non capissi una sega di economia allora lo proporrei.

    Primo, nessuno ti dice che i conti siano quelli: quando in quanto Italia esci dall’euro, hai ancora debiti da rinnovare- un bel pò, circa 2000 miliardi – e questi debiti o li paghi in euro – e muori di fame perchè la tua nuova lira è svalutata – o li rinomini nella nuova lira – e i creditori esteri si incazzano e prima di prestarti i soldi, la prossima volta, ci pensano bene e ti chiedono di più.

    Secondo, ma con tale proposta.. proprio l’abolizione dell’IVA?? Si potrebbe trasformare l’irpef in una flat tax più bassa, visto che oggi serve a tartassare i dipendenti – statali compresi – costretti a pagare tutte le tasse e incentiva chi può – e ha i mezzi – a evadere perchè se dichiari più di 40mila euro lo stato italiano ti spenna.

    Si potrebbe abolire l’irap, che alcune imprese pagano anche se un anno vanno in perdita. Si potrebbero abolire quei dazi odiosi sui passaggi di proprietà di vari beni, ecc ecc..

    INVECE si vuole abolire l’IVA che è l’unica tassa che pesa su beni nazionali ed esteri in eguale misura e quantomeno RIDUCE un pò la differenza di cuneo fiscale tra imprese italiane ed estere????

    Sulla piena occupazione: siamo alla solita favola da regime socialista. Un pò di disoccupazione – strutturale, naturale – esisterà sempre, il tentativo di eliminarla totalmente per avere la piena occupazione è solo uno spreco e uno spot buono per le campagne elettorali.

    L’eccessiva disoccupazione che c’è oggi è dovuta al fatto che tartassiamo le imprese, ne ostacoliamo in tutti i modi la nascita di nuove con una burocrazia opprimente, deprimiamo redditi e salari con politiche monetarie inflazionistiche allegre che salvano il culo ai banchieri e derubano silenziosamente quei poveri fessi che, preoccupandosi per il futuro, fanno lo sforzo di risparmiare.

    Consumate e andrà tutto bene. Sto c****.

  8. 8

    Silvano Says

    1. Sei un po’ off topic & troll (non stiamo parlando di MMT e i proclami non ci interessano). Qui non partiamo dal presupposto così forte che la disoccupazione sia un crimine contro l’umanità. Siamo per l’incremento del reddito mediano e dei tassi di impiego, ma non per il “full employement at any cost” e ce ne siamo fatti una ragione del fatto che esistano la congiuntura e i cicli economici.

    2. Anche i più socialisti dei keynesiani italioti, e parliamo di gente che mescola la General Theory con Das Capital, sanno che il finanziamento monetario del deficit pubblico non rimuove il vincolo esterno (oibò sì esiste anche con la “moneta sovrana”): più deficit, più import, più deficit commerciale ergo una spirale di svalutazioni e inflazione. E’ quello che è capitato a Mitterand nel 1981: pochi mesi di franco in caduta libera sono stati sufficienti per rendersi conto che senza la cooperazione della Germania, che non c’era, l’espansione in un solo stato come se questo fosse una monade isolata non era possibile. Nel mondo (che non c’è) dei discepoli di Keynes c’è un Fondo Monetario (che non abbiamo) a cui è affidato il compito di fare l’idraulico degli squilibri commerciali internazionali e non sta lì come un orpello ma serve “a fare la quadra” poiché ogni paese anche unificando Tesoro e Banca Centrale rimane willy-nilly soggetto alla disciplina del vincolo estero. E questo prendendo per buono che il tutto funzioni e dando per scontato che i tuoi amici della MMT o ME-MMT abbiano già risolto il problema di uscire dall’euro con il terzo debito pubblico del mondo senza intraprendere azioni unilaterali che ci trasformerebbero in paria dei mercati finanziari internazionali.

  9. 9

    Fr@ncesco Says

    Silvano,

    i mercati finanziari si alimentano attraverso le emissioni di titoli di Stato. E’ chiaro che lo Stato italiano, nel momento in cui smette di emettere titoli di Stato, taglia di netto la fonte di nutrimento principale di questi mercati finanziari.

    Mi dispiace pensare alle conseguenze, tristi e tragiche conseguenze, come ad esempio i gestori di hedge fund che non potranno più portare a casa miliardi con gli arbitraggi su tali titoli, ai market maker che non potranno più emungere miliardi su miliardi con le emissioni di derivati sui titoli dello Stato italiano. Mi sanguina il cuore pensando di dovere togliere lavoro a queste persone che fanno cose così importanti e produttive per la nostra società.

    Sarà il giorno in cui lo Stato italiano dirà loro:

    «RAGAZZI, SONO SPIACENTE MA DA OGGI LA CREMERIA CHIUDE.»

  10. 10

    Leonardo IHC Says

    Diffidando Silvano e Walter a perder tempo con chi dice che la terra è piatta, mi rivolgo a Walter che invece merita considerazione per il pezzo che ci ha offerto, e di cui si deve discutere QUI che è la sezione COMMENTI del POST: di questo pezzo contesto una cosa alla fine: non puoi dire che i corsi dei titoli semplicemente scontino la svalutazione di una ipotetica lira; o meglio, puoi dirlo ma non puoi ridurre solo a questo la faccenda, perché se noti anche che i CDS si sono alzati DEVI concludere che almeno per una parte esiste il mero rischio di default e questo è incrementato, e quindi è componente (causa unica o in concorso) del calo dei corsi e del rialzo dei tassi.

  11. 11

    Fr@ncesco Says

    A chiunque volesse rispondermi:

    per quale motivo lo Stato DEVE emettere titoli di Stato?

    Esiste almeno UN motivo per cui lo Stato DEVE emettere titoli di Stato?

  12. 12

    walter Says

    Verissimo, ed è quella l’interpretazione istintiva di “spread”: la differenza nelle possibilità di dare default tra due paesi. Ma alla fin fine, perfino per un paese dell’eurozona, in un sistema con tanti difetti ma sicuramente meno elastico monetariamente di quello USA, secondo me è difficile pensare che un paese possa fallire. Non sono ferrato in materia di CDS, quando scattano e quando no ecc.. e bisognerebbe vedere cosa succede in caso di haircut – invece che di fallimento vero e proprio-

    Non vorrei sbagliarmi, ma le assicurazioni CDS hanno prezzi variabili – quindi salgono o scendono – anche se riguardano titoli di stato di paesi, come gli USA, che se proprio proprio le cose vanno male, hanno la FED che per statuto compra i titoli di stato rendendo impossibile il fallimento statale. In teoria un CDS sui titoli USA non ha senso, in pratica il suo prezzo fluttua comunque.

    ripeto, non sono preparato sui CDS e apertissimo a critiche su quest’ultimo ragionamento.

  13. 13

    Fr@ncesco Says

    Walter, sa invece che cosa mi hanno detto altre persone sull’abolizione dell’IVA?

    Mi hanno detto: «ma perché azzerare proprio l’IVA, mossa di cui ne beneficerebbero anzitutto gli imprenditori più di tutti gli altri?»

    Io ho dovuto rispondere che sì, è vero, però è anche vero che in questo modo vi è contemporaneamente un beneficio – seppur inferiore a quello ottenuto dalle imprese – anche per TUTTI i cittadini.

    SPIEGAZIONE: la MMT è la scuola economica più filo-capitalistica che ci sia. Se tu vuoi fare funzionare AL MASSIMO il tuo apparato produttivo allora devi spingere AL MASSIMO i consumi interni. Per spingere AL MASSIMO i consumi interni, niente di meglio c’è che AZZERARE L’IVA.

    L’IVA è una imposta che colpisce a cascata tutto l’apparato produttivo frenandolo in un modo pazzesco. L’obiettivo della MMT è quello di raggiungere la massima capacità occupazionale e produttiva della nazione. Per fare ciò – lo ribadisco – devi quindi incentivare AL MASSIMO il mercato interno facendo aumentare AL MASSIMO i consumi interni: l’azzeramento dell’IVA serve proprio per raggiungere questo traguardo.

  14. 14

    Walter Says

    So che siamo off topic, ma rispondere non farà male a nessuno.

    Sul perchè lo stato debba emettere titoli di debito ti ho risposto sopra: il freno all’interventismo, responsabilizzazione dell’apparato pubblico di fronte agli elettori ecc.. Meglio che finanziarsi tramite la tassa occulta dell’inflazione, innescata dalla stampante monetaria, anche se l’ideale sarebbe non emettere affatto debito – semplicemente pareggiando tasse e spesa. Ma il discorso è un pò più complicato, visto che qualche investimento a lungo termine lo stato alla fine lo deve anche fare .

    Riguardo l’IVA : l’imprenditore la paga sulla differenza vendite – acquisti, qualunque sia il suo livello di guadagni una volta tolti i costi operativi. Quindi alla fine dell’anno, può avere debiti IVA anche se è in perdita :un pò di diritto tributario serve, per capire che non si può scaricare in Italia nemmeno il 35% in tutto dell’IVA che TU anticipi per i TUOI costi tipo energia, telefono, assicurazioni.

    Invece l’IRPEF si paga solo superato un certo livello di entrate. Quindi, se l’imprenditore rientra giusto negli studi di settore allora non paga l’IRPEF, ma un pò – un bel pò – di IVA invece la paga sempre e comunque.

    Ecco perchè abolirla favorirebbe gli imprenditori, ma solo quelli che oggi pagano l’IVA e non pagano nulla di IRPEF. Semplicemente un altro modo per favorire alcuni imprenditori invece di altri. Abolirla – per giunta a deficit, quindi ripagandola tramite.. inflazione? altre tasse in futuro? – non creerebbe affatto un migliore sistema fiscale, semplicemente non si ragiona così quando si pensa a “quale tassa è più accettabile di altre”.

    Bisognerebbe studiare un pò – la teoria economica, quella monetaria, oltre che il fisco italiano in particolare – prima di abbracciare il credo religioso Barnardiano.

  15. 15

    Silvano Says

    Ciccio se stampi 100.000.000 di neo-lire e ci compri un Porche Cayenne mi dici quale cippa di “domanda nazionale” aumenti? E non pensi che questo processo abbia delle vaghe conseguenze sul mercato dei cambi? E non ti viene il dubbio che la Porche non sa che farsene delle tue neo-lire perché (sempre per restare nella logica neo-cartalista) le tasse le paga a Frau Merkel che vuole gli euri e quindi gli euri e i dollari te li devi procurare se vuoi stare sui mercati dei beni e per procurarteli o esporti beni o alieni asset o attiri IDE? E se non lo avessi notato sei nato in ItGlia e non in AmeriKa, non hai 20.000 testate nucleari e la 5a flotta, non emetti la valuta di riserva globale per cui se la Fed sparà qualche dollaro in più qualcuno che – more or less – se lo beve si trova quasi sempre. Perché se stampi a mitraglia come Lenin la domanda indotta da ragioni fiscali della tua neo-lira non va oltre a quanto basta per il pagamento degli F24 e le operazioni rilevanti gli operatori economici si mettono a farle in divisa estera (ti sei mai chiesto come gli Ungheresi siano rimasti un po’ impiccati sui mutui in franchi svizzeri nonostante abbiano una valuta sovrana? Complotto degli gnomi di Zurigo?).
    Tutte questo e altre banalità i veterocomunisti à la Brancaccio lo sanno e per quanto aborra la loro ricetta riconosco che hanno la coerenza di predicare i controlli e le restrizioni sui movimenti di capitale (e anche dei beni), l’unificazione di B.C e tesoro, la statalizzazione di tutto il sistema bancario e finanziario e la sostanziale nazionalizzazione di larga parte degli investimenti in capitale fisso. Queste “ricette” così vetuste riescono ad avere più coerenza logica del blaterare di 3 re magi che ci spiegano come avere oro, incenso e mirra con la carta del monopoli. I nostrani hanno almeno la decenza intellettuale di non pretendere di definirsi “capitalisti” quando predicano il socialismo applicato. E, giusto per citare proprio il Bagnai, con la loro ossessione per le identità contabili gli MMTers non fanno altro che ripetere Y = C I G (X – M) in quarantaquattro modi diversi.

  16. 16

    Silvio Says

    io quoto Leonardo: chi pensa di poter finanziare 13 punti di PIL emettendo moneta non si potrà mai convincere del contrario. L’articolo doveva parlare di Bagnai e c’era molta “carne al fuoco” di cui discutere, introdurre nella discussione la MMT è stato fuorviante

  17. 17

    Leonardo IHC Says

    @Walter
    Mi dispiace ma su questo punto sei fuori strada. Tanto per pulire i concetti: “spread” è una differenza di rendimento tra due titoli, è un effetto, a noi scoprire la causa.
    Il fallimento fiscale era previsto come elemento di disciplina – al pari del fallimento privato – proprio quando è stato creato l’euro. Che fallisca una Grecia con l’euro non è diverso dal fallimento della Piaggio con la Lira: è un soggetto che non paga i propri debiti e i creditori si beccano la perdita (poi chiaro, più grande è il soggetto maggiori i riflessi….). La monetizzazione aiuta ma non può essere infinita (altrimenti sei un MMT).

    Sul funzionamento dei CDS prova a cercare su IHC, poi magari ne parliamo, ma è proprio l’altalena del prezzo che rappresenta la misura della probabilità di default.

  18. 18

    Silvano Says

    Per quanto riguarda “i Botti e i Ciccitì” e il finanziamento del Tesoro: non esiste alcuna differenza tra la monetizzazione dei titoli pubblici e la creazione di moneta perché una volta consolidato il Tesoro con la B.d.I. il tutto si riduce all’incremento del saldo su un c/c di tesoreria presso la banca centrale. Ovviamente se stampi moneta e ci compri le penne per gli uffici pubblici va da sé che le penne stiano all’attivo, hence le banconote al passivo. E se gli MMTers non lo capiscono sarà meglio che organizzino un meeting sulla storia e gli usi della partita doppia prima di parlare di macroeconomia.
    Poi dopo la partita doppia, con un piccolo sforzo i tuoi amici possono anche capire la differenza tra base monetaria, M1, M2, M3 e scoprire che oplà quella creata dalla Banca Centrale è solo una frazione della massa monetaria in circolazione, che la produzione e il consumo sono finanziati con moneta bancaria e che quella che avete in banca non è High Powered Money.
    Dopo questa immensa fatica concettuale saranno pronti a scoprire che il portafoglio titoli della Banca Centrale ha una certa importanza nella politica monetaria e valutaria di un paese, ma quà stiamo chiedendo veramente a great leap forward..

  19. 19

    william Says

    bypassando l’intera questione sulla mmt, davvero stucchevole, l’articolo di critica al postkeynesismo di bagnai, in sè, non mi pare che colga gli elementi chiave, se non di striscio.
    fondamentalmente, la teoria austriaca e quella postkeynesiana condividono praticamente solo il concetto di tempo storico, quello di eterogeneità del capitale e poco altro. le radici epistemologiche e di metodo sono ad una distanza abissale. guardano al mondo in maniera esattamente capovolta per quel che concerne stabilità e incertezza. questo secondo me impedisce un confronto diretto sulle diagnosi della crisi. incredibile che roubini, nel suo saggio di qualche tempo fa, abbia fatto riferimento a queste due scuole come le due che meglio hanno interpretato i meccanismi di funzionamento dell’economia, gli uni sul breve e gli altri sul lungo periodo. come se si potesse distinguere tra breve e e lungo termine. tanto è vero che entrambe le scuole ragionano sempre tenendo uniti i due segmenti temporali. bagnai è più ardito di brancaccio e cesaratto o pivetti e zezza e gli altri, perché parla senza mezzi termini di necessità di uscire dall’euro, accompagnando l’uscita a restrizioni sui movimenti di capitale, sulle importazioni e sul sistema bancario-finanziario. sotto diversi profili, rimane la vecchia lezione di federico caffé. l’articolo mi sembra che segua una logica troppo austriaca per toccare l’impianto complessivo dell’analisi di bagnai. la logica interna del suo postkeynesismo rimane intatta. sono i presupposti che lo consentono. i postkeynesiani si stanno affermando gradualmente come l’unico pensiero critico in grado di fornire un’alternativa radicale alle attuali politiche di austerità, convergendo sempre più verso una soluzione omogenea, cosa quasi incredibile date le notevoli frammentazioni interne a questa scuola. l’austrismo si discosta dal mainstream per cose impercettibili al senso comune. i postkeynesiani stuzzicano certi sentimenti di rivalsa sia nazionalisti (sovranisti si dice ora…) sia dirigisti.

  20. 20

    Silvano Says

    Assieme al concetto di tempo storico, eterogeneità del capitale si possono aggiungere il disequilibrio, elementi nella formazione delle aspettative e la non-neutralità della moneta. E questi sono tutti tasselli piuttosto importanti nella comprensione delle crisi finanziarie, infatti la narrazione “Mises-Hayek” e quella “à la Hyman Mynsky” al netto dell differenze sono in buona parte integrabili. Non mi stupisce che siano state citate da Roubini (ma anche da Nassim Taleb, quello dei cigni neri). La visione pre-analitica (per citare Shumpeter) differisce: per i PK il disequilibrio è strutturale e implica una costante azione di controllo e intervento da parte dello Stato, per gli austriaci è l’ordine spontaneo a produrre soluzioni soddisfacenti.

    Gli austriaci riescono a distanziarsi dal mainstream nella fase di boom, a restare simpatici ai trader, ma alla fine hanno seri problemi in quella di bust. Ci sono ragioni storiche per questo. Nell’immediato dopoguerra la scuola austriaca è diventata marginale per lungo tempo e sterile nell’analisi sia storica che empirica. Se guardi ai suoi principali esponenti vedi che Kirzner è un microeconomista, Lachmann non era un macroeconomista e Rothbard alla fine è diventato un agit-prop anarcolibertario fissato con la riserva frazionaria ed il gold standard. L’economia monetaria internazionale è stata trascurata, c’è un’idiosincrasia verso qualsiasi ipotesi di soluzione second-best o third-best che comporti un qualsiasi intervento pubblico, una certa mancanza di realismo nel declinare strumenti di policy e un velato catastrofismo sfociato in previsioni palesemente errate come quella che vedeva un identità tra QE e iperinflazione. Le frange più “ortodosse”, che sono poi quelle che agitano il tam-tam della rete, si caratterizzano inoltre per un atteggiamento catartico secondo cui alla fine la crisi è l’occasione per purificarsi abolendo tutto in colpo solo: stato, banca centrale, maestre dell’asilo e vigili urbani. Sorprende che questo “vaste programme” non attacchi e i PK (nonostante annoverino economisti con bias ideologici marcati) suscitino più curiosità anche tra chi sostenitore del big government non è? A me no.
    E il caso di Bagnai è esemplificativo: politicamente è un marxista e nella sua weltanschauung la costruzione dell’euro è lotta di classe attraverso un’architettura istituzionale che impone di scaricare asimmetrie e shock con politiche di deflazione interna, ma questo lo racconta ai circoletti di rifondazione comunista. Quando affronta l’economia internazionale si appoggia alla letteratura delle aree valutarie ottimali e agli studi relativi alle crisi di origine valutaria degli ultimi trenta anni: se parli di Mundell e Fleming i colleghi ti ascoltano e puoi costruire anche buoni argomenti sui cambi flessibili, se vai in giro a raccontare che è tutta colpa degli gnomi di Zurigo oppure che basta abolire la riserva frazionaria o stampare tredici punti di PIL per raggiungere la felicità fai la figura del fenomeno paranormale.

  21. 21

    Claudio Says

    Questi articoli di Walter e i susseguenti dibattiti secondo me sono interessanti (soprassedendo sulla MMT e i suoi pittoreschi seguaci) anche perchè riassumono concetti già espressi ma in maniera frammentaria.
    Riguardo agli ultimi due commenti sulle soluzioni austriache: a me pare inevitabile che un’analisi che si concentra sulle cause del boom (eccessivo), sia carente sui modi di uscire dal bust. E’ chiaro che ripetere “ve l’avevamo detto che finiva male” non è un buon modo per influenzare costruttivamente il dibattito pubblico, però è anche vero che il casino non l’hanno fatto gli austriaci e intanto sarebbe bene che in giro si capisse che non esistono “gli economisti” come un’unica grande setta satanica responsabile dei mali del’umanità.
    Detto questo io chiedo a chi ne sa più di me: appurato che le soluzioni apocalittiche non ci piacciono (e la giornata odierna è particolarmente indicata per parlarne), ad oggi esiste un second/third/fourth best in ottica austriaca o comunque non keynesiana per uscire dall’impasse, qualcosa cioè che non sia nascondere la polvere sotto il tappeto, come, credo su questo si sia d’accordo, è stato fatto finora?
    Ok, è la classica domanda da un milione (di euro, non di MMTlire), ma se non la faccio qui, dove la faccio? Riformulandola, in un modo alquanto familiare dovrebbe suonare così: “esiste un modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un’espansione creditizia?”.

  22. 22

    Leonardo IHC Says

    @Claudio
    Da un po’ di tempo io e Silvano stiamo cercando di far passare questo messaggio: il collasso finale non ci sarà, perché gli enti statali non sono così idioti da volerlo; ci potrà essere invece un lungo declino in modo da “spalmare” nel tempo il costo dei passati eccessi. L’Italia già da 20 anni è precursore di questa politica.
    Resta il problema che questa “spalmatura” non è una soluzione “di mercato” ma è pianificata, quindi la distribuzione dei relativi costi è ben lungi dall’aver un qualche senso economico (e – all’interno dell’ambito economico – un qualche senso di “merito” o meglio di “responsabilità”).
    A parte sognare il mondo perfetto austriaco che in nessun modo potrà venir realizzato nemmeno se i politici acconsentissero (quindi figuriamoci!), possiamo parlare di misure a metà strada per “cominciare a sistemare qualcosa”, il che non risolve il quadro ma apre una strada. Ad esempio, prova a rileggerti i due articoli recenti scritti in risposta a Felloni.

    Però sia chiaro che – passando dalla economia politica alla politica economica – si scende a compromessi e non si hanno soluzioni definitive immediate e onnicomprensive, ma soluzioni singole più o meno coordinate ma incomplete (se no non sarebbero compromessi tra l’ideale e il fattibile dato il mondo che è). Anche perché il problema, che che ne dicano gli austrodossi, non è UNO solo (‘sta minchiata della riserva frazionaria) e pertanto non esiste LA soluzione-panacea.

  23. 23

    walter Says

    Grazie dei commenti, un paio di considerazioni. Il caso Bagnai è esemplificativo (e sia chiaro, lui non appoggia la MMT a quanto ho capito): è utile però proprio a rimarcare come e perchè sono così diversi i modi di pensare delle due scuole, poi ognuno si formi su quella che li sembra più coerente E rispondente al mondo reale – una teoria coerente “con sè stessa” a me non basta, sinceramente.

    C’è da dire – public choice theory derivata nel mondo reale – alla fin fine saranno sempre avvantaggiati quelli che chiedono un maggior interventismo statale se ci troviamo in un contesto sociale in cui ricerca universitaria ed esponenti accademici dipendono dai finanziamenti statali. I liberisti- in generale – saranno sempre svantaggiati in un tale contesto.

    Riguardo i punti di contatto tra austriaci e post keynesiani: questo argomento mi ha sempre molto affascinato, e spero che prima o poi si apra un serio dibattito riguardo una sintesi capace di prendere il meglio delle due scuole: la comprensione dell’azione umana di Mises e l’importanza dell’informazione in Hayek, alcuni spunti interessanti dell’analisi post keynesiana (cito ad esempio, le curve di domanda ad angolo).

    Cosa hanno in comune austriaci e post keynesiani? Poco in realtà, e quel poco è la grande attenzione ai fattori tempo ed incertezza, che la sintesi neoclassica non sempre coglie appieno.

  24. 24

    Ivan Says

    “Minchiata della riserva frazionaria”. Beh non direi.

    In assenza di Free Banking e chiarificazione contrattuale è totalmente illegittima.

  25. 25

    Silvano Says

    Della serie: “mio cugggino mi ha detto che le banche prestano io soldi dopo che glieli ho dati e per questo c’è la crisi”..

  26. 26

    Ivan Says

    Non ho detto che sia la causa della crisi, ma che non sia una “minchiata”.

  27. 27

    Leonardo Says

    @Ivan
    per lo meno hai toccato il punto della “chiarificazione contrattuale”: le norme richiamate in Italia per il contratto di deposito bancario di conto corrente sono molto chiare su che tipo di contratto sia; che la gente non lo sappia perché le formule sono poco chiare e nessuno ha voglia di leggersi il Codice Civile è vero, ma il problema in tal caso è di comunicazione (e ignoranza) e non di legittimità.
    Ritengo che molta confusione da parte di austrofili e altri derivi dall’essersi formati su testi americani, dove il common law basandosi sulla prassi non ha codificato espressamente la questione, il che apre la porta a “proteste”. Ma noi per fortuna siamo in Italia… almeno su questo

  28. 28

    Ivan Says

    @Leonardo
    Non saprei dire sinceramente quali siano le differenze contrattuali tra i due paesi, son sincero.
    Sicuramente c’è da dire che, in caso di corsa agli sportelli, i depositanti\correntisti sono tutelati dalla Banca Centrale e dal Governo a norma di Legge, scaricando così le responsabilità individuali su tutta la collettività.
    Ho citato infatti il Free Banking perché, in caso appunto di eventi del genere, i privati sarebbero più responsabili e non verrebbero toccati indiscriminatamente i risparmi di tutti tramite nazionalizzazioni ecc.

  29. 29

    Leonardo Says

    @Ivan
    In Italia abbiamo un articolo di legge che dice “la somma passa di proprietà alla banca”; negli USA non c’è perché nella common law vale la prassi (e in realtà la prassi dice che quel contratto è legittimo se no non lo farebbero…).
    Che le banche lavorino di schifo tanto i depositanti non si dovrebbero spaventare in quanto garantiti… sfondi una porta aperta. Ma la “legittimità” del contratto non c’entra nulla.

  30. 30

    Ivan Says

    @Leonardo
    Il problema è quello che sta dietro al contratto, appunto. Il Governo non dovrebbe coprire nulla, non dovrebbe rimediare agli errori degli agenti economici. E’ illegittimo il sistema perché è nato sottostante alle solite regole in favore di “ridistribuzione” e “salvataggio”.
    Perché se quel contratto afferma che la proprietà “passa alla banca”, non vedo perché dovrebbe intervenire il Governo a salvare i miei risparmi e non un fondo assicurativo privato.

  31. 31

    walter Says

    Sulla chiarificazione contrattuale sono d’accordo: c’è eccome, almeno nei paesi di civil law. La riserva frazionaria non è una truffa, ma alla fin fine non si può ignorare completamente, se si ammette di vivere in un mondo in cui fiducia e aspettative hanno il loro peso e in cui gli aggiustamenti non sono immediati come nei modelli neoclassici.

    Da questo punto di vista, una riserva frazionaria così bassa imposta per legge è una giustificazione per le banche private ad adottare un livello di leverage altissimo, perchè in qualche modo presuppone che, senza alcun accordo scritto ma sulla base di qualche persuasione morale, nel caso in cui a posteriori questa sovraesposizione si riveli eccessiva, gli stessi che hanno “fatto le regole” interverranno a salvare il culo a chi “quelle regole le ha seguite proprio come veniva loro suggerito”.

  32. 32

    Leonardo Says

    @Walter
    devi disintossicarti, te l’ho già detto. Ma il fatto che esista sempre il problema del bank running, almeno sull sfondo, non ti fa pensare che la gente in fondo non sia così cogliona e sappia bene che non ha sottoscritto un mero “deposito”?
    La riserva frazionaria non è imposta per legge, anche questo mi sa che te l’hanno infilato in testa alcuni amici. La legge prevede “almeno quella riserva”, liberissime le banche di tenerne di più, e se guardi l’andamento degli aggregati monetari rispetto alla base monetaria ti accorgi che le banche non arrivano mai al moltiplicatore stretto e anzi ultimamente hanno ristretto parecchio. Come ha detto Silvano di recente, ragionare in questo modo è una applicazione secca del quantitativismo che fa spregio sia a Mises che a Friedman! La Norvegia ha riserva 0 ma non c’è alcun moltiplicatore infinito.

    Che poi le banche si prendano rischi grossi, ce lo siamo già detti: non è un problema di frazionarietà della riserva ma di assetto di “aiuti” statali; il leveraging (e ora siamo in deleveraging) è un effetto, e la causa non è la riserva (al massimo è tautologicamente il leveraging stesso) ma le garanzie che fanno sottostimare i rischi. Ragionare in continuazione sull’effetto è un modo di perdere tempo ed è alquanto unsound.
    Guarda la causa: la regolamentazione che IMPONE certi comportamenti (e la riserva frazionaria non è imposta, le banche tengono riserve oltre l’obbligatorio), e parlo di comportamenti creditizi – con Basilea III saremo ancora più dentro lo schema “fai come dico io, e io ti salverò”.

  33. 33

    Leonardo Says

    @Ivan
    Usi in modo scorretto il termine “illegittimo” anche se si capisce cosa vuoi dire. Non è un problema di legittimità ma è un problema casomai di opportunità. Il fatto è che la “gente” ha votato quei Parlamenti, dando loro delega a decidere, e i Parlamenti decidono così cose schifose; che lo Stato sbagli in quel caso è un problema, certo, ma non di legittimità… purtroppo è stato “votato”, cioè dal basso – da coloro che ci mettono il soldo – è stato dato il via. Poi a te non sta bene pagare tasse che finiscano a salvare le banche e non sta bene neppure a me, ma la nostra voce non pesa abbastanza in fase di legittimazione (sì certo, c’è gente in strada a protestare, ma se poi voti certe persone… buonanotte).
    Ma di nuovo: il problema economico (economico, non giuridico) sta nell’aiuto dello Stato, non nel fatto che – data la presenza di aiuti – una azienda-banca tenga riserve “basse”. Attenzione, come dico a Walter, a non confondere causa con effetto.

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