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Il Krugman di Platino

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January 11th, 2013 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Gli Stati Uniti sono alle prese con il Fiscal Cliff o precipizio fiscale: se repubblicani e democratici non raggiungeranno un accordo sul nuovo tetto del debito pubblico scatteranno imposte e tagli automatici alla spesa per il rientro forzoso del deficit di bilancio. Dalle colonne del New York Times Krugman raccoglie una proposta un po’ “silly” che ultimamente circola in rete: la coniatura diretta da parte del Tesoro di una moneta di platino a cui attribuire de jure un valore nominale di 1000 miliardi di dollari (1 trillion) e con la quale rimborsare all’occorrenza i titoli del debito pubblico detenuti dalla Federal Reserve (tenere bene a mente il dettaglio). Se può sembrare strano che un premio Nobel si prodighi in questo genere di endorsement è utile ricordare che ad oggi Krugman non è pagato per scrivere paper accademici ma per fare il columnist di un quotidiano e come tale è bene prenderlo.

 

Vediamo quindi di riepilogare i punti salienti della vicenda:

§  Negli Usa gli aumenti del debito pubblico devono essere approvati dal Congresso.

§  Il Congresso però legifera anche su tasse, spese ed entitlements e può approvare leggi anche se queste non hanno  adeguata copertura finanziaria.

§  Il Presidente ed il governo sono tenuti ad applicare le disposizioni di legge e se queste non hanno copertura il Tesoro deve emettere titoli del debito pubblico.

§  Ma.. se il deficit dovesse portare a uno sforamento del limite al debito pubblico il Presidente deve ripassare nuovamente tramite un voto del Congresso.

§  In caso di mancato accordo (evento senza precedenti) il Governo va in una sorta di amministrazione provvisoria per cui si pagano le spese in ragione delle disponibilità di cassa e delle entrate tributarie effettive.

Magari passerò per keynesiano, ma non mi auguro un “Goverment shutdown” sic et simpliciter nell’arco di una notte. Sarà anche il sogno di incazzosi tea parties texani quello di vedere licenziamenti in massa e haircut nelle retribuzioni federali, ma l’idea che la prima potenza nucleare del globo possa pagare a singhiozzo gli stipendi ai militari più che il sol dell’avvenire anarco-capitalista mi ricorda scenari post-sovietici. Primum vivere, deinde philosophari. Obama sarà anche un socialista,  ma dopo aver finanziato una guerra in Iraq e orchestrato il più grosso bail out della storia del sistema bancario USA (aka “TARP”), il GOP è probabilmente il partito conservatore meno idoneo a dare lezioni di puritanesimo fiscale sul globo terracqueo. Questo giusto per chiarire il mio punto di vista.

Torniamo alla politica monetaria. Dopo l’ennesimo giro di espansione quantitativa la FED ha nel proprio attivo patrimoniale circa 1600 miliardi di dollari del Tesoro. Come li ha acquistati? Con un click. espandendo la base monetaria e fornendo riserve al sistema bancario in cambio di Treasury.  La soluzione all’empasse politico quale sarebbe quindi? La coniatura di monete di platino a corso legale per un valore nominale di 1.000 miliardi di dollari da parte della zecca statale (ovviamente usando una quantità infinitesimale e simbolica di metallo) da depositare sul conto del Tesoro aperto presso la Fed per rimborsare i titoli detenuti in portafoglio dalla riserva federale stessa. Il debito pubblico resterebbe entro il limite legale ed il problema del voto del Congresso sarebbe rinviato nel futuro di mille miliardi di dollari.

 

L’endorsment semiserio di Krugman ha il merito di far emergere reazioni fondate su una somma ignoranza del funzionamento delle istituzioni monetarie in un regime fiat. Vediamo di chiarire un paio di punti degni di nota.

·         Creare mille miliardi di dollari con 85 centesimi di platino non è necessariamente un atto di signoraggio iperinflativo. Non lo è nella misura in cui il Governo non li spende direttamente nel mercato dei beni (è nel momento in cui si appropria di risorse reali che lo Stato incamera effettivamente il profitto derivante dall’essere monopolista nell’emissione della moneta). Se consideriamo il signoraggio come il flusso d’interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote (o, più generalmente, della base monetaria) in circolazione il risultato finale è una progressiva cancellazione dello stock di titoli mediante l’annullamento della moneta emessa dal Tesoro nel corso del tempo (gli interessi che lo Stato paga alla Bance Centrale compensandosi non rappresentano un ricavo). In breve: il deposito di uno stock di moneta “finta” che non viene né spesa né immessa nel canale bancario non è un fenomeno economico finché non si traduce in pressione sul mercato reale. È solo un trucco contabile per proseguire in futuro il finanziamento del deficit lasciando invariata la consistenza nominale dello stock di debito pubblico: il fenomeno economico sarà la persistenza protratta nel tempo di deficit più  o meno monetizzati negli anni successivi (t+1, t+2, … , t+n) ovvero il flusso dei deficit futuri, la cui dinamica dipende da altre variabili (crescita, inflazione, future manovre di finanza pubblica, etc.) non assumibili come esogene, né economicamente né politicamente. L’artificio contabile presenta però un  forte valore segnaletico: l’aspettativa di ricorrere massicciamente al finanziamento tramite signoraggio dei deficit futuri  difficilmente sarebbe neutrale in termini di domanda(-) e offerta(+) di moneta da parte degli attori presenti sul mercato sia domestico che internazionale.

·         Ci sarà l’iperinflazione? Ceteris paribus, ci sarà inflazione non più di quanta ce n’è ora e di quanta ne può derivare dagli impegni di spesa già sottoscritti dal Congresso e finanziati (finanziandi) con manovre di espansione quantitativa già implementata (o di eventuale implementazione futura). Tramite gli opportuni interventi il deficit può essere monetizzato lasciando inalterata la quota di debito detenuta dal pubblico: ovvero la Fed compra titoli ed emette moneta, mentre il Tesoro ottiene moneta contro titoli e lo stock di titoli pubblici presenti sul mercato rimane invariato mentre aumenta la liquidità bancaria. Tramite il “Krugman di platino” lo stock dei titoli detenuti presso la Fed viene compensato pari passu con la riduzione del deposito di moneta fittizia emessa dal Tesoro: siamo di fronte quindi ad una variante tecnica del finanziamento monetario del deficit di bilancio ma anche qui lo stock di titoli presenti sul mercato privato rimane costante. In entrambe i casi ad aumentare è la HPM, o moneta di Banca Centrale o riserve.

Premesse queste considerazioni tecniche qual è il problema principale del doblone finto di Krugman? Il problema principale è che è un’idea da repubblica delle banane dove i caudillos di turno non sono in grado di coordinare nemmeno al livello più basilare politica fiscale, impegni di spesa ed emissione di moneta. E se qualcuno comincia a dubitare del fatto che una repubblica delle banane sia in grado di emettere la moneta di riserva degli scambi internazionali lo stato delle aspettative (giusto per usare un’espressione cara al nostro Nobel laureate) cambia e questo sì che potrebbe avere conseguenze non sterilizzabili sulla domanda complessiva di dollari e attività denominate in dollari nonché sul potere di acquisto del dollaro stesso. Il sistema finanziario è qualcosa di sempre più vicino all’economia di puro credito di Wicksell con mezzi di scambio dematerializzati e fiduciari. Attenzione quindi alle unintended consequences di operazioni un po’ troppo “silly”, potrebbero superare ogni vostra aspettativa…

 

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6 Responses to “Il Krugman di Platino”

  1. 1

    Leonardo Says

    Io non ce l’ho con il giornalista Krugman, ce l’ho con chi lo prende sul serio…

  2. 2

    Silvano Says

    Beh visto il proliferare di MMTers, “monetasovranisti” e complottisti Krugman è ormai un usato sicuro. Prova a digitare “signoraggio” su google e guarda un po’ che viene fuori: d’improvvismo sentirari una certa nostalgia per il grigio calore del mainstream.
    Se ti accorgi poi che quelli che ce l’hanno col complotto del “signoraggio secondario” ad opera delle banche raccontano una certa storiella sulla riserva frazionaria e sul moltiplicatore della moneta rischi di andare su amazon a comprare “Macroeconomia” di Mankiw per placare i sensi di colpa in meno di cinque minuti. Sì, hai fatto bene a conservare il D. Salvatore…

  3. 3

    Silvio Says

    Premesso che sono contrario alle monetizzazioni, ma stimolato dal soldo di platino, propongo anch’io una scorciatoia, però per l’Italia. Per fermare i piagnistei sulla BCE si potrebbe fare così: lo Stato italiano dichiara di non rimborsare i titoli in mano alle banche, le banche falliscono, lo Stato le rileva per 1 euro (il platino costa troppo), anche perché non intendo dare soldi alle fondazioni infarcite di politici (mi dispiace per i piccoli azionisti, ma imparano a fidarsi di gentaglia come i loro soci). Il commissario che amministra le banche annulla i debiti che le banche hanno nei confronti della BCE. Poi trasformiamo gli obbligazionisti in azionisti (sì lo so quest’ultimo punto l’ho copiato spudoratamente) et voilà: banche private con bilanci a posto e debito pubblico sceso significativamente. Poi vi dico qual è secondo me l’inghippo più grosso in tutto ciò (e non è che poi non si fida più nessuno a rifinanziarci i titoli in scadenza!).

  4. 4

    Silvano Says

    “lo Stato italiano dichiara di non rimborsare i titoli in mano alle banche”: iniziare con un selective default o bancarotta preferenziale è un po’ “silly” direbbe Krugman…

  5. 5

    Silvio Says

    beh sì, anche un pò bizarre… però diciamo che l’esercizio di fantapolitica (o fantagrillismo) che ho proposto era per dire che ci sono tantissimi modi di prendere tempo, in fondo la BCE è riuscita a far guadagnare tempo con le sue operazioni; ma l’inghippo è che raramente il tempo viene usato per cambiare qualcosa, ho l’impressione che il politico di turno scoperta la macchina del tempo che rinvia al futuro le decisioni, ne approfitta per non fare nulla. Più che un guadagno di tempo mi sembra una cristallizzazione della situazione.

  6. 6

    Leonardo Says

    @Silvio
    se il tuo messaggio era quello, bravissimo (perché sul contenuto delle fantaproposte… diciamo che mi sono già espresso)

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