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Insana ma robusta Costituzione

February 16th, 2007 by Admin

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di Luigi, Ihc

“La costituzione è una cintura di castità,
messa lì per limitare la libidine degli uomini di stato.
Peccato che questi ultimi ne abbiano la chiave…”

A. De Jasay

Fra i tanti rottami e ciarpami culturali di cui si serve la religione statalista in Italia vi è la Costituzione, “Bibbia civile” dei cittadini ortodossi.
Redatta dall’Assemblea costituente fra il 1946 e il 1947, ha rappresentato il risultato del compromesso fra le varie ideologie collettiviste uscite indenni dalla seconda guerra mondiale: socialismo, comunismo, azionismo e solidarismo di matrice confusamente cattolica.  Entrata in vigore il 1˚ gennaio del 1948, ha mostrato la desolante inconsistenza della cultura liberale italiana (ammesso che esista).
Feticcio degli statalisti di destra e di sinistra, pietra tombale delle migliori aspirazioni individualistiche, levatrice delle peggiori istanze pubblicistiche è immane palla al piede che ci trasciniamo faticosamente dietro da ormai più di cinquant’anni.

 

L’aura sacrale che accompagna la carta fondamentale è tale che le titubanti riforme che sono state promosse e, parzialmente, realizzate riguardano meramente la seconda parte, quella relativa all’organizzazione dello stato. Mai è stata messa in discussione la prima. Nessuno ha alzato il ditino per muovere le proprie doverose obiezioni ai cosiddetti principi e valori fondamentali. Piuttosto tutti hanno fatto a gara a chi più diligentemente vi si richiama e li rispecchia.

Eppure non occorre essere dei fanatici della libertà per ritenere che l’affermazione che la repubblica è fondata sul lavoro è semplicemente una vaccata come dire che il mercato è fondato sulla sopraffazione. Basta il buon senso. La mancanza del quale ha ispirato l’elaborazione di parecchi altri funesti articoli.

Lungi dall’essere una carta di garanzia, la prima parte della costituzione è una delega in bianco al parlamento.

Non c’è diritto che non venga affermato e puntualmente contraddetto con amplissime riserve alla mercè dei politici. Sì, la libertà personale è inviolabile, ma “in casi eccezionali di necessità ed urgenza” …forse è meglio di no. E così il domicilio, la corrispondenza, per non (male)dire della proprietà.
E non c’è vessazione che non venga affermata e puntualmente ribadita con ridottissime riserve a disposizione dei singoli e delle comunità spontanee.

Senza un’audace riforma non abbiamo scampo.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”: cominciamo dall’abrogazione di quest’articolo, il 54


15 Responses to “Insana ma robusta Costituzione”

  1. 1

    libertysoldier Says

    Wow. Questo gli ho dato 5/5 leggendo solo l’incipit.
    Anche io scrissi qualcosa di simile. E mi trovi perfettamente daccordo

  2. 2

    Luigi Says

    Quando si dice religione civile…si dice pure testo sacro.

  3. 3

    Grendel Says

    A me quel “fondata sul lavoro” mi è sempre parso un po’ agghiacciante…
    http://www.flickr.com/photos/grendelfromthemoor/175604312/

  4. 4

    JA Says

    Ma c’è un articolo che si salva??
    2: “[la Repubblica all’uomo]…richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
    3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini….
    E poi c’è il 4…non ce la faccio ad andare avanti…


    (Costituzione vedi)

  5. 5

    jacopo Says

    Caro JA,

    se ti è rimasto un po’ di stomaco, vai a leggere l’art. 36. E’ il mio preferito! Un delirio di onnipotenza costituente. Del resto anche Montanelli lo aveva sottolineato, dicendo:


    “Il varo della costituzione rappresentò infatti l’epilogo della collaborazione ciellenistia e dell’unanimismo antifascista. […], venne tenuta a battesimo, nella sostanza, da due forze politiche – la cattolica e la marxista – che erano state estranee al Risorgimento, quando non ostili, e che erano per tradizione, e per personali convincimenti di alcuni dei loro uomini, scarsamente sensibili ai grandi ideali liberali. […] Da questo ibrido, o da questa confusione, derivò un certo tono messianico e verboso della Costituzione (la stessa solenne affermazione secondo la quale la Repubblica italiana è fondata sul lavoro appartiene più alla retorica politica che alla legislazione).”

    Indro Montanelli

  6. 6

    Germanynews Says

    Sentite. Belli miei. Io proporrò (anche) all’IBL di farsi portavoce di una richiesta di iniziativa legislativa popolare per modificare gli articoli 41, 42, 43. Scandalosiiiiii!

  7. 7

    jacopo Says

    Beh, adesso mi sento rinfrancato..

  8. 8

    Germanynews Says

    Puoi dirlo forte

  9. 9

    D.O. Says

    No, ma ragazzi… Voi non me le potete scrivere queste cose, va a finire che come sempre mi inca$$o.
    La Cost. su di me ha un effetto bizzarro: ogni volta che la leggo mi convinco di più che la “legge fondamentale dello stato” è un pericolo pubblico, se ancora penso alla campagna antireferendum… con il custode da museo, il vaso che si sta per rompere… In effetti solo in un museo può starci, sta roba…

  10. 10

    Jacopo Says

    😀

  11. 11

    Signora Casta Says

    “Eppure non occorre essere dei fanatici della libertà per ritenere che l’affermazione che la repubblica è fondata sul lavoro è semplicemente una vaccata come dire che il mercato è fondato sulla sopraffazione”…
    ?
    Forse che la republica dovrebbe fondarsi sul reddito da capitale, cosi da reppresentare quel 10% delle entrate?
    E poi è vero: il mercato non è fondato sulla soppraffazione. Quella è la concorrenza.
    Senza voler offendere la sensibilità di nessuno ma a me sembra tutto pervaso dal qualunquismo, soprattutto i commenti.
    Compreso questo.

  12. 12

    Jacopo Says

    Sono d’accordo sull’ultima riga.. se poi vuole fare delle domande sensate sarò lieto di risponderle.

    Per esempio potrebbe iniziare col pensare che il sistema del libero scambio non è un gioco a somma zero come le avranno insegnato nei vari catechismi che ha letto. Provi a pensare il libero scambio come ad un gioco a somma positiva. Provi a pensare allo scambio. E al perché si scambiano dei beni.
    Attendo una replica.

  13. 13

    Su cosa dovrebbe fondarsi la republica? Says

    Ho provato a pensare al libero scambio, e più precisamente al perchè si scambiano dei beni.
    Sicuramente in molti casi si avrà una soddisfazione per entrambi i contraenti, giusto perchè lo hanno voluto, liberamente, perchè ognuno aveva un tornaconto personale dal concludere un affare o scambiare una prestazione.
    Ma da buon filantropo quale mi ritengo non posso non pensare anche a tutti i casi in cui un uomo è costretto a cedere il proprio lavoro per una controprestazione non proprio corrispondente. E sottolineo costretto, magari perchè non ci sono altri offerenti del medesimo bene sul vostro mercato liberista.
    Inoltre si ha sopraffazione quando un elemento è subordinato a un altro, quando si ha una parte (debole) che può solo accettare un proprio sacrificio per ottenere un qualcosa che per l’altra parte (forte) non rappresenta tale sforzo.
    E’ questo il discorso che mi lascia perplesso e spaventato; i meccanismi della società aumentano sempre di più questo divario tra forti e deboli, e l’unica soluzione che vedo è un giusto intervenire statale.
    Poi credo che la nostra insana Costituzione difenda principi e valori fondamentali che difficilmente potrebbero essere sostenuti attraverso il semplice libero mercato (se questo è quello che auspicate voi).
    Non possiamo prendercela con gli intenti che mossero l’assemblea costituente; sicuramente cercarono di prospetterci una sorte migliore di quella che toccò loro. Il problema sta nella classe politica che guida il paese, cui la costituzione ha dato sì una specie di delega in bianco, ma probabilmente confidando nel senso dello stato dei rappresentanti del popolo e di quest’ultimo pure.
    E’colpa della gente che non si rivolta nei confronti della demagogia dei politicanti, che si accontenta della situazione o al massimo decide di non votare come propria presa di posizione critica, non accorgendosi che questo disinterassamento è quello da cui traggono forza i comportamenti dei ridicoli di prima.
    Spero che il dibattito possa continuare senza sentimenti di presunzione sì come io ho fatto.

  14. 14

    luigi Says

    Tranquillo. Nessun sentimento di presunzione. Anzi. Tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare e, spesso, anche da disimparare. Da buttare a mare sono,ad esempio, concetti che dai per assodati quali quello di assimetria di potere contrattuale e di monopolio privato con accezione negativa. Niente di più esecrabile. Sotto il primo profilo si può parlare di costrizione solo quando ci sia violenza e non meramente differenti capacità patrimoniale; sotto il secondo si può parlare di monopolio in senso negativo solo quando venga negato il diritto di entry ad altri concorrenti. Queste indesiderabili evenienze evidentemente pussono sussistere solo grazie all’interventismo pubblico che invochi. In nome della filantropia allora ti chiedo, anzi ti supplico di cambiare idea. Almeno sotto questi profili. Per amore dell’uomo, prova a difendere l’uomo. Dallo Stato.

  15. 15

    Alvaro Says

    scusate chi sono i signori in foto?

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