Istanze Liberali: la “Ragion Pratica” della Riserva Intera
April 26th, 2010 by Leonardo
Una parte cospicua della scuola austriaca concentra in maniera eccessiva la propria analisi sulla riserva frazionaria. Il rischio è quello di porre un freno all’evoluzione stessa della teoria economica e limitarsi a ripetere quanto già scritto da Mises, Hayek e Rothbard. A mio giudizio, poi, la posizione di De Soto nel sostenere l’illegittimità ontologica della riserva frazionaria anche quando il contratto è stipulato tra parti consenzienti suona un po’ talebana e poco convincente. Ciò non significa però che la questione della “riserva” meriti di finire in “tribuna”, per usare una metafora calcistica. Alla luce di alcune riflessioni di Leonardo sul paper di Bagus, cercherò di esporre il mio punto di vista, da una prospettiva leggermente diversa.L’opposizione della Scuola Austriaca alla riserva frazionaria è già chiara e ben delineata nella prima metà del secolo scorso. Però, a differenza di ora, quando Mises scriveva, il ritorno ad uno standard monetario internazionale simile a quello antecedente la prima guerra mondiale era una delle opzioni sul tavolo. Anche negli anni ’70, quando Rothbard scriveva, le membra del defunto sistema di Bretton Wood erano ancora calde. Oggi però sono trascorsi quasi quaranta anni dalla decisione di Nixon ed un’eventualità ritenuta difficile dallo stesso Mises, come lo scambio di unità di conto tramite la virtualizzazione del denaro (la moneta–segno, cfr. Monsurrò) è divenuta pratica quotidiana. Allo stato attuale il ritorno a forme di pagamento real backed, specie tra privati, sembra un’ipotesi poco probabile. L’affermazione delle Banche Centrali come prestatrici di ultima istanza e come fornitrici di liquidità al sistema, l’espandersi delle regolamentazioni statali, hanno reso la riserva frazionaria uno dei molteplici fattori di distorsione del ciclo economico, ma non certo l’unico.
Seppur persa, nel secolo scorso, la lotta contro la riserva frazionaria si inseriva in una proposta che comprendeva il ripristino di scambi internazionali basati su monete collateralizzate e la riduzione o l’eliminazione delle Banche Centrali. Purtroppo la storia ha preso un’altra direzione: il potere di queste ultime si è ampliato, gli scambi internazionali ruotano attorno a un insieme di fiat monete, ed i coefficienti di riserva si sono progressivamente ridotti. Da questo punto di vista, oggi, la riserva è una frazione dei problemi presenti sul tavolo.
Perdere una battaglia però non significa avere torto. Nei fatti tutti gli Stati occidentali hanno incrementato il loro interventismo, il potere di acquisto del dollaro ha continuato ad erodersi ineluttabilmente, le Banche Centrali hanno assunto maggiori poteri ed una dimensione sempre più tecnocratica: l’Azione Umana di Mises e The Road to Serfdom di Hayek sono quanto mai attuali. Anche per questo la riserva frazionaria come questione monetaria ed istanza politica non può essere accantonata al pari di un ferro vecchio.
I fattori distorsivi esaminati da Bagus, se operanti in un sistema bancario con coefficiente di cassa 100%, lo sono a maggior ragione in un contesto in cui le istituzioni finanziarie possono far leva sui depositi a vista. Vi sono quindi due ordini di problemi da affrontare. Il primo è: come rendere tutte le banche fallibili al pari di qualsiasi industria? Il secondo risponde al quesito: come limitare le possibilità del settore finanziario di condizionare il ciclo economico con boom & bust indotti in maniera esogena ed arbitraria? Entrambe le questioni non possono essere affrontate senza pensare all’economia quale scienza sociale. L’impiego di metodologie statistiche ed econometriche è sì utile, ma non sufficiente. Piuttosto può essere necessario attingere da altre discipline più prosaicamente umanistiche.
I soggetti troppo grandi per fallire spesso hanno dimensioni più che sufficienti per colludere, corrompere o cambiare le regole del gioco. Ed anche se non sempre tutte le ciambelle riescono col buco, questa sembra essere l’eccezione piuttosto che la regola. La progressiva affermazione delle Banche Centrali e l’estendersi delle loro competenze ha certamente inibito l’evoluzione e lo sviluppo di procedure concorsuali al passo con i tempi. Se il fallimento di una piccola banca locale è un evento gestibile (e comunque sempre tramite istituzioni governative), praticamente nessuno Stato è in grado di fronteggiare un bank run di uno o più istituti di credito di grandi dimensioni senza socializzare le perdite e/o ricorrere all’aiuto della Banca Centrale.
La mancanza di strumenti giuridici certi, sperimentati nel tempo ed efficaci a gestire i fallimenti bancari, anche di grandi dimensioni, costituisce una grave lacuna che caratterizza praticamente tutti gli ordinamenti. Non conta il fatto che vi siano delle previsioni normative, se queste vengono poi eluse, distorte o non applicate nel momento in cui si verifica l’evento. Non si impara a guidare una macchina leggendo il libro del bravo pilota seduti comodi sul divano. Il processo studio–ipotesi–errore–apprendimento vale anche per la formulazione e la messa in pratica di un buon diritto commerciale.
L’opposizione alla riserva frazionaria ha una sua attualità: stante l’architettura odierna del sistema, questa, moltiplica il numero degli attori favorevoli (o comunque disposti) ad accettare forti socializzazioni delle perdite per mantenere un apparente status quo. Ogni bolla finisce poi per incancrenire il sistema ulteriormente. Proprio perché non viviamo in un universo anarco-libertario in cui è possibile secedere dagli aggregati umani che meno ci piacciono, ma all’interno di Stati nazionali in cui l’umore delle masse o gli interessi di minoranze compatte possono comprimere gli spazi di libertà è utile avere un sistema che annulli il mismatch temporale sui depositi a vista. Un efficiente sistema dei pagamenti in cui i propri depositi sono al riparo dalle conseguenze dei fallimenti bancari rende assai più digeribile sotto i profili sociale e politico l’eliminazione delle garanzie statali sui depositi a vista. Il fatto che sulla parte brevissima della curva gli individui possano disporre di ragionevoli certezze è quanto mai utile alla causa liberale. Mai quanto oggi è necessario destatalizzare le menti degli individui: separare nettamente le attività bancarie che toccano la vita di tutti i giorni anche in maniera banale (pagare le bollette, fare la spesa con un bancomat, staccare un assegno per saldare una fornitura) dalle decisioni che comportano assunzioni di rischio, anche marginali, da parte degli agenti che le pongono in essere riduce la domanda di interventismo in caso di fallimenti. Anche sotto il profilo dell’attività bancaria, stiamo assistendo ad una progressiva “basileizzazione” dei processi creditizi. Quando il numero di accordi di Basilea supererà quello degli episodi di Rocky allora sì che il contenuto imprenditoriale del retail banking sarà ridotto ai minimi termini.
Il fatto che per non pochissimi austriaci la propria posizione sulla riserva frazionaria diventi un mantra di dimensioni tali da sclerotizzare l’attività di ricerca, causa di autismo e mancanza sistematica di confronto con qualsiasi idea che non sia rintracciabile in qualche cult dell’austrismo è certamente fonte di rammarico e contribuisce non poco ad una certa “settarizzazione” della scuola austriaca. Credo però che questo derivi da una certa forma mentis, quasi una sorta di predisposizione intellettuale al donchisciottismo dei singoli, ma che alla fine non infici molte delle buone ragioni di ordine pratico in favore di una “messa in sicurezza” del sistema dei pagamenti e dei fondi accantonati con mere finalità di tesaurizzazione (sull’importanza di questi ultimi cfr. Hans-Herman Hoppe).


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gabrio serbelloni Says
il vero problema mi pare sia sui conti correnti, che sono “on demand”. cioe’ il contratto dice che la banca mi da indietro i soldi, tutti quelli che gli chiedo (sono miei), quando glieli chiedo. non si tratta di un contratto che dice: te li do, tu li investi e poi tra un certo tempo me li ridai con degli interessi. che ne dici?
Apr 26th, 2010 at 8:45 am
Leonardo, IHC Says
Puoi cercare in vecchi articoli: almeno nella normativa italiana è specificato il passaggio di proprietà della somma. Personalmente non ho conosciuto nessuno, salvo austriaci o sound thinker, che sia ignaro che i soldi depositati vengono poi prestati.
Apr 26th, 2010 at 9:18 am
Leonardo, IHC Says
“Un efficiente sistema dei pagamenti in cui i propri depositi sono al riparo dalle conseguenze dei fallimenti bancari rende assai più digeribile sotto i profili sociale e politico l’eliminazione delle garanzie statali sui depositi a vista”
Se ho capito, questo estratto potrebbe essere il cuore dell’articolo. Pensare di proteggere oltre ogni dubbio i depositi a vista (supposti con funzione di sola cassa, mi pare, anche se così non è) per “gestire” il passaggio dell’eliminazione delle garanzie statali ha un senso pratico assoluto, e non mi vedo molto ad oppormi.
Sottolineo però che i miei precedenti pezzi esulano dalla pratica, e cercano solo il fondamento (o in-fondatezza) teorica del problema.
Apr 26th, 2010 at 10:33 am
silvano Says
Sì, il nocciolo della questione ruota lì intorno. Rispetto a quanto hai scritto nei precedenti pezzi è leggermente diverso il punto di osservazione: il tuo è più centrato sull’analisi economica pura, il mio sovrappesa considerazioni di ordine politico.
De facto (anche se non fosse esplicitato nel codice civile poco importa) la figura del depositante “duro e puro” è stata spazzata via dal sistema bancario e confinata alle casseforti e o alle cassette di sicurezza. E sull’importanza di questo il pezzo di Hoppe è stimolante. Personalmente sono possibilista sulla convivenza tra depositi interamente redimibili e depositi a vista in regime di riserva, nonché sulla possibilità di un sistema libero e ipercompetitivo di tararsi. In ogni caso non ritengo sia un eresia farci ricerca. Credo però che le ipotesi di partenza: assenza di garanzie statali, cessazione del monopolio sulla moneta e sostanziale scioglimento delle banche centrali siano estremamente “forti”, quasi un ideale verso cui tendere. Ma del resto se ci limitassimo a considerare perenne questa stasi socialdemocratica in cui versa l’occidente, non varrebbe neanche la pena di elaborare convinzioni proprie. Basterebbe credere alle convinzioni che ci dispensano quotidianamente i governi…
Apr 26th, 2010 at 9:59 pm
Francesco Says
su ragazzi, siamo a raccontarcela come i bambini, con in più la presunzione di fare accademia (che io personalmente non ho, io faccio divulgazione, non investigazione accademica!!). la possiamo girare come si vuole ma il fatto resta: solo il 100% di riserva sui depositi alla vista garantisce il rispetto dei diritti di proprietà sul denaro depositato. E solo il 100% di riserva impedisce che a cascata si producano gli effetti del ciclo, delle crisi finanziarie, recessioni ed esigenza di una banca centrale… infine solo la privatizzazione del denaro garantisce la proprietà completa dei cittadini sul denaro stesso, un mezzo economico di scambio, ben distinto dai beni di consumo e dai fattori di produzione o beni economici di grado superiore.
se volete fare accademia studiate ma studiate veramente. se volete divulgare divugate, ma non questa stupidaggini che non hanno alcuna ragione teorica e sono basate su un compromesso normativo con il potere in essere. vi raccomando vivamente l’intervento di huerta dell’altro ieri a chiusura del III congresso di economia austriaca, al quale ero presente. verrà pubblicato sul sito sito dell’istituto juan de mariana. se trovo tempo vedrò di sottotitolarlo interamente. di sicuro ne faccio una sintesi. la posizione è chiara, i “riservisti” generano una confusione drammatica e questa confusione (e non altro) continua a settarizzare l’unico approccio corretto alla scienza economica.
poi se vogliamo possiamo anche parlare di misure approssimative da realizzare per rendere meno drammatico il ciclo di boom and bust, parliamone ma a livello accademico, è qualcosa che ha fatto anche lo stesso huerta in quell’intervento. resta il fatto che a mio avviso sono misure destinate nel lungo termine a fallire, e su questo sono anche più radicale di huerta stesso. al quale peraltro manca la conoscenza dei mercati finanziari che ho io. oramai siamo andati troppo avanti in un quadro istituzionale errato e marcio già nelle sue basi.
May 2nd, 2010 at 10:05 pm
libertyfirst Says
Al di là dei toni che si potrebbero benissimo moderare, l’affermazione
“solo il 100% di riserva impedisce che a cascata si producano gli effetti del ciclo, delle crisi finanziarie, recessioni ed esigenza di una banca centrale”
è problematica, in quanto è credo abbastanza facilmente confutata nell’ultimo paper di Philipp Bagus (allievo di de Soto) sui Libertarian Paper, linkato probabilmente da Leonardo. In cui si dice una cosa ovvia della teoria del capitale: che se si investe più a lungo di quanto si risparmia, i piani saranno incompatibili, e ciò vale PER OGNI tipo di maturity mismatch, non solo per la riserva frazionaria. Qualsiasi forma di carry trade intertemporale rende disponibili fondi per investimenti lunghi che potrebbero non rivelarsi tali se il rollover dei debiti a breve si interrompe per un qualsiasi motivo. Questo implica che anche se ci fosse la riserva intera, il fatto di usare commercial paper per finanziare investimenti industriali consentirebbe il perpetuarsi dei cicli economici. Nell’ultima crisi, del resto, sono stati i mercati a breve termine e non a vista al centro della crisi: a parte l’interbancario che è moneta in senso proprio, la carta commerciale, la securitizzazione, etc non sono fenomeni a vista, ma si sono rivelati ocmunque insostenibili.
La riserva del 100% risolve necessariamente solo le crisi bancarie, non quelle finanziarie, né tantomeno quelle economiche.
Ovviamente ci si può chiedere come sia possibile avere cicli persistenti e pesanti in assenza di una banca centrale che difende le banche dalle conseguenze della loro azione, e si può sostenere che probabilmente senza una rete di protezione le banche tenderebbero ad aumentare le riserve e a ridurre l’esposizione al maturity mismatch (e la leva finanziaria…). Questo però significa che per aumentare la robustezza del sistema finanziario e alleggerire le cause della crisi basterebbe applicare il sano principio del “chi sbaglia paga”, rimuovendo ogni forma di safety net che crea esternalità di rischio verso il resto del sistema economico e a beneficio degli intermediari finanziari e degli investitori.
Questo significa che molto probabilmente si passerebbe a livelli di riserva molto più alti di oggi, che si tenderebbe a limitare lo sfruttamento del carry trade intertemporale, che si ridurrebbe l’esposizione al debito e si aumenterebbero i capital ratio, che la fragilità sistemica si ridurrebbe notevolissimamente, che lo screening degli investimenti rischiosi migliorerebbe notevolmente, etc.
Per fare questo basta molto meno della riserva intera: basta consentire i fallimenti bancari e rimuovere le safety net.
Il requisito più forte di imporre la riserva intera potrebbe non essere necessario, quindi, e - come spiega Bagus - potrebbe non essere sufficiente.
Sul piano dell’efficienza allocativa, ogni risorsa reale risparmiata va allocata al migliore investitore, e che questo possa essere fatto con la riserva intera non è immediatamente evidente, né nessuno si è mai occupato di analizzare la questione in dettaglio (tutto ciò che ho letto a riguardo tende a confondere grandezze nominali con grandezze reali, supponendo che ogni variazione nominale corrisponda ad una variazione reale, cosa ovviamente falsa). Il che implica che è un problema accademico aperto, ancora da discutere.
May 3rd, 2010 at 10:25 am
libertyfirst Says
Espando l’ultimo paragrafo.
Chi difende l’espansione monetaria delle banche afferma che le risorse tesaurizzate sono risorse perse perché non verranno investite, e quindi la riserva intera riduce l’efficienza economica perché impedisce il massimo sfruttamento delle opportunità di scambio. Conosco un solo tizio che ha analizzato la questione con un certo dettaglio, e probabilmente leggerà queste righe e si auto-riconoscerà.
Al contrario, chi difende la riserva intera tende a considerare la tesaurizzazione come un fenomeno puramente nominale che non ha alcuna influenza sulle grandezze reali lungo nessun orizzonte temporale. E’ questo il caso di Rothbard che suppone, in alcuni suoi ragionamenti, quasi un istantaneo aggiustamento dei prezzi relativi e assoluti per neutralizzare ogni variazione sul lato monetario.
Un’analisi corretta del problema metterebbe in luce che:
1. nel lungo termine i prezzi relativi si aggiustano completamente e quindi la moneta non gioca alcun ruolo, se non per determinare il livello assoluto dei prezzi. E’ illecito sia trascurare questo fenomeno di lungo termine (come in Keynes, dove lo squilibrio dura in eterno perché non c’è un processo di aggiustamento), sia spostarlo al breve termine (come in certe parti di Rothbard che sono tra l’altro incompatibili con tutta la teoria monetaria austriaca).
2. nel breve termine un mismatch tra domanda e offerta di beni dovuto a variazioni sul lato moneta si può risolvere o creando moneta in modo da permettere transazioni economiche corrette, o aspettando che i prezzi relativi si aggiustino in modo da neutralizzare le variazioni sul lato moneta. La seconda soluzione può essere inefficiente se si perdono opportunità di profitto, e questo è il problema della riserva intera. La prima soluzione è rischiosa perché si rischia di finanziare transazioni che non sono economicamente giustificate, provocando per esempio cicli economici (anche se le banche - senza safety net - hanno tutti gli incentivi che servono a minimizzare il problema e comunque a tenerne adeguatamente conto).
May 3rd, 2010 at 10:38 am
Leonardo, IHC Says
Io ringrazio LibertyFirst per aver approfondito la questione, semplicemente mostrando che la riserva 100% è un problema aperto, non pacifico.
La posizione “mia” è certo minoritaria, ma siccome nel mondo non ci siamo solo io e LF direi che sarebbe più opportuno lasciare la porta aperta invece che attaccare come fa Francesco.
Oltretutto vorrei far notare che sono uscito da Usemlab proprio per evitare polemiche, ma vedo che le polemiche (Fra) mi rincorrono. Ho contatti con persone che semplicemente si confrontano con me, cercano di capire, ed espongono le loro posizioni in modo che io possa capire le loro. Magari tutto il mio teorizzare risulterà alla fine inutile perché la riserva 100% si dimostrerà la soluzione migliore, ma se esistono vari austriaci (tra quelli veri, che campano di questo) che si pongono il problema, evidentemente varrebbe la pena discuterne in modo civile.
Parlando di studiare, io sto studiando; certo il mio studio non è imparare a memoria il verbo di De Soto, e trovo alcuni riscontri delle mie idee in alcune parti di Hayek (per cui la sottovalutazione del ruolo dei tassi è sintomo di scarsa comprensione della teoria del ciclo); purtroppo Francesco ha più volte dichiarato di non sopportare Hayek, quindi di non volerlo studiare, per cui un dialogo mi pare molto difficile. Non per questo io lo ho mai attaccato, anche perché metto sempre in conto che potrei aver torto.
E adesso Fra, per favore, scrivi quel che ti pare ma sii civile, che già dentro Usemlab parlavi di me peggio che di Keynes, e mi pare esagerato.
May 3rd, 2010 at 6:06 pm
silvano Says
“Chi difende l’espansione monetaria delle banche afferma che le risorse tesaurizzate sono risorse perse perché non verranno investite, e quindi la riserva intera riduce l’efficienza economica perché impedisce il massimo sfruttamento delle opportunità di scambio”. Difficile una miglior sintesi. Personalmente però non concordo con questa “eutanasia del tesaurizzatore”.
Quoto Hoppe: Scrive Mises, “In un sistema senza cambiamento in cui non c’è incertezza alcuna per il futuro, nessuno ha bisogno di tenere i contanti. Ogni individuo conosce precisamente di quale somma di denaro avrà bisogno in qualsiasi data futura. È quindi nella posizione di prestare tutti i fondi che riceve dacché i prestiti saranno resi alla data in cui ne avrà bisogno.” Sulla base di questa fondamentale intuizione, possiamo dichiarare […] che la moneta ed i risparmi scomparirebbero con la scomparsa dell’incertezza (mai) e, mutatis mutandis, che l’investimento nei contanti deve essere immaginato come investimento nella certezza o un investimento nella riduzione di ciò che, soggettivamente, è avvertito come un disagio provocato dall’incertezza.
Ritengo che fra austriaci sia inutile insistere sull’incertezza e sull’imperfezione umana come fattori costanti e presenti in ogni tempo e luogo. La tesaurizzazione di un qualcosa immediatamente spendibile per fronteggiare qualsiasi bisogno/opportunità è pertanto un investimento contro l’incertezza. finché l’uomo affronta l’incertezza è, abbastanza letteralmente, non sicuro riguardo alle contingenze future, ovvero, a proposito di cosa potrebbe volere o aver bisogno e quando. Per essere protetto dalle contingenze imprevedibili in momenti imprevedibili, non può investire nei beni di produzione (come nel caso dell’assicurazione contro i rischi); perché un tale investimento rifletterebbe la sua certezza riguardo a particolari bisogni futuri.
Sempre Hoppe: “La situazione non cambia se c’è un aumento generalizzato nella domanda di moneta, ovvero se tutte o la maggior parte delle persone cercano di aumentare le proprie giacenze monetarie, in risposta ad un’incertezza intensificata. Essendo la quantità totale di moneta data, l’entità media delle giacenze monetarie non può aumentare, naturalmente. Né viene influenzata da un aumento generale nella domanda di moneta la quantità totale di beni di consumo e di produzione che compongono la struttura fisica della produzione. Rimane invariata. Nel tentativo di aumentare generalmente l’entità delle loro giacenze monetarie, tuttavia, i prezzi in moneta dei beni non monetari saranno spinti in basso e il potere d’acquisto per unità di moneta aumenterà analogamente. Quindi, la domanda (aumentata) e la disponibilità (data) di moneta sono nuovamente in equilibrio, ma ad un più alto potere d’acquisto per unità di moneta ed a prezzi più bassi dei beni non monetari. In altre parole anche se la disponibilità nominale non può aumentare come conseguenza di un aumento generale nella domanda di moneta, il valore reale dei beni monetari sì; ed è questo aumento nel valore dei beni monetari reali a determinare precisamente ed immediatamente l’effetto voluto: essere meglio preparati per un futuro ritenuto come meno sicuro.”
May 3rd, 2010 at 9:15 pm
silvano Says
Per sintetizzare:
- ritengo sacrosante le ragioni di chi vuole la copertura del mero deposito;
- ho più di una perplessità sull’abrogazione obtorto collo dei rapporti creditori/debitori a vista ovvero impedire agli attori di mettere a disposizione “a vista” i propri fondi (come succede ora sui c/c);
- la presenza di una banca centrale e delle protezioni statali massimizzano sia il mismatch che la frazionarietà della riserva e quindi: la possibilità di socializzare le perdite inibisce domanda e offerta di depositi a riserva intera e parimenti non sapremo mai come si comporterebbero né gli individui né le banche in un sistema libero di fallire;
- anche chi ritiene il free banking migliore, allo stato attuale può avere un certo interesse alla costituzione di un sistema fondato sulla riserva intera come strumento di ridimensionamento dell’interventismo (queste crisi ci dimostrano come applicare il principio “chi sbaglia paga” non sia né facile né scontato);
- l’efficientismo non può essere una ragione per coartare la volontà degli attori o per definire le regole di un sistema libero; poco importa se ex post si possa dimostrare che aver “rollato” una giacenza di cassa non sia stata la migliore delle soluzioni, è fondamentale che la volontà espressa ex ante non sia coartata. L’obiettivo di un sistema liberale non è la perfezione in terra;
- a volte è segno di intelligenza rimettere in discussione in modo civile le proprie convinzioni e testarle alla luce di punti di vista differenti (possono uscirne cambiate, migliorate ma anche rafforzate).
May 3rd, 2010 at 10:11 pm
libertyfirst Says
Non è lecito (nel senso positivo del termine) spostare ragionamenti validi nel lungo termine anche al breve termine, altrimenti si giunge ad una visione dell’economia neoclassica in cui everything always clears everytime.
Purtroppo dietro il ragionamento di Hoppe c’è un’ipotesi di equilibrio istantaneo di tutti i prezzi relativi: l’aumentata domanda di moneta provoca solo una riduzione del livello dei prezzi, e nessun effetto reale. Il problema poi è giustifica una teoria del ciclo basata sulla non-neutralità, una volta che si usa un argomento basato invece sulla totale irrilevanza del vincolo nominale.
E’ invece vero che l’aumento della domanda di moneta può giocare un ruolo utile e non è certo soltanto un fenomeno nominale, è anche un cambiamento del mix di rischio del proprio patrimonio, ad esempio.
Io in questi casi faccio un ragionamento banale - molto simile a quello di Bagus ma ci avevo pensato prima io
- che permette di capire il problema.
Io decido di ridurre i miei consumi di 1$ e lo deposito in banca. La banca ne usa 0.90$ investe per comprare un righello che si ammorterà in un anno.
Se ora io uso il bancomat e compro un gelato da 1$ da qui a 364 giorni, è malinvestment, perché la banca non ha i soldi. Se però aspetto 365 giorni è risparmio reale.
Non ci sono dubbi che la seconda banca che presta 0.81$, la terza che presta 0.729$, etc, e che alla fine comprano 9 righelli con i soldi di un gelato stanno facendo qualcosa che non ha senso.
Però è possibile che prestare una parte dei soldi depositati sia effettivamente un trasferimento di risorse reali, A PATTO CHE non vengano spesi prima di venire disinvestiti.
Il mio gelato non consumato e non investito è una risorsa sprecata (l’economia è inefficiente), mentre il mio gelato consumato prima di essere investito è una scelta insostenibile (l’economia è instabile).
May 3rd, 2010 at 10:34 pm
silvano Says
E’ importante che il non investimento del tuo gelato non consumato sia una scelta libera e non frutto della discrezionalità della banca.
Il mio concetto di mero deposito e più terra terra. Io prendo 1$ e lo metto in cassaforte perché “non si sa mai”. Punto. Allo stato attuale non vi è la possibilità di effettuare transazioni economiche (bancomat, assegni, etc.) su giacenze di questo tipo, salvo divertirsi a fare l’andirivieni con le cassette di sicurezza. La possibilità di socializzare i costi renderà i depositi bancari sempre frazionari e remunerati. Non vi è una sostanziale differenza tra mero depositante e creditore, pertanto sarà sempre meglio morire per un montone che per una capra. Per “tesaurizzazione” (brutta parola) intendo la possibilità di detenere giacenze liquide ed immediatamente spendibili in un contesto avulso da quelle che sono le scelte degli intermediari creditizi. In un contesto ove ciò sia possibile (no safety net in primis) la banca, per quelle cifre, sarà semplice custode e gestore del sistema dei pagamenti (a mo’ di paypal).
May 4th, 2010 at 12:45 pm
libertyfirst Says
Capisco, ma se io decido di detenere ritirare moneta dalla banca e tenerla in cassaforte, l’ammontare di risparmio non cambia, quindi non deve neanche cambiare il livello dei prestiti bancari, e invece la banca deve liquidare un asset per potermi dare moneta, andando ad incidere sui piani di investimento.
In questo caso tanto vale produrre carta, metterla in cassaforte, e non far cambiare nulla nel resto del sistema economico.
Questo è un esempio - irrilevante in pratica - di variazione della domanda di moneta che non ha alcun significato reale, e quindi tanto vale evitare di creare effetti di iniezione andando a modificare tutta la struttura dei prezzi per compensare l’aumentata domanda di moneta.
E’ molto più facile emettere una banconota piuttosto che diminuire tutti i prezzi per garantire un nuovo equilibrio dei prezzi - assoluti e relativi.
Questo caso estremo è scarsamente rilevante nella realtà, però mostra come sia concepibile un aumento della domanda di moneta che può essere neutralizzato senza alcuna conseguenza negativa da un aumento dell’offerta di moneta.
May 4th, 2010 at 12:59 pm
silvano Says
Ok. Ma io non voglio la sterilizzazione degli effetti di questa decisione
- singola o collettiva che sia. E capisco che sembri un esempio irrilevante. Fintanto che esistono bc e intervento statale, per me è tutto sommato irrilevante cosa farà la banca del saldo del mio c/c. In un sistema in cui sono chiamato a sopportare i costi di un fallimento bancario anche in veste di correntista potrebbe essere diverso. Quello che ora è una caso estremo potrebbe evolversi in una cospicua attività para/bancaria che si occupa di custodire la liquidità e regolare pagamenti e trasferimenti di denaro al tempo stesso.
Poi siccome stato e bc esistono è piuttosto arduo sviluppare modelli, ipotesi e trarre conclusioni definitive.
May 4th, 2010 at 1:29 pm
Prometeo Says
Ho avuto il tempo solo oggi di leggermi il pezzo ed il successivo scambio, trovo tutto estremamente interessante.
Dal mio punto di vista, essendo in generale più interessato alle dinamiche sociali che a quelle strettamente economiche, credo che l’errore di fondo (o forse uno) dell’austrismo da “block-quoting” dominante sia quello di confondere il mondo ideale col mondo reale.
Può anche darsi che se nessuno avesse mai inventato il modo di “fiattare” il mondo sarebbe assai migliore e regolato da un mercato libero e perfetto. Ma dato che già gli antichi Babilonesi si ponevano il problema di come evitare il fenomeno dell’espansione arbitraria di titoli di varia natura, e che la Storia per intero è interamente dominata dalla bramosia e le conseguenze della possibilità di creare simboli di valore svincolati dal valore… direi che il mondo ideale degli austriaci duri e puri, fondamentalmente, non solo non è mai esistito, ma non esisterà mai.
Quindi, secondo me, anche solo da un punto di vista storico, il problema della riserva intera è “storicamente” un problema parziale. E come giustamente sottolineato di LibertyFirst, non risolve il problema finanziario. Come del resto… la Storia insegna, anche in quelle situazioni dove il circolante era 100% backed.
Poi rimane aperta la domanda: “Anche ammesso che la riserva intera sia il Bin Laden dell’economia, il male assoluto. Ora, cioè stanti tutte le deformazioni su cui l’economia s’è contorta, qual’è il primo passo per tornare indietro?”
Secondo me anche, individuando i problemi nell’ordine giusto, il sistema così com’è oggi, non può che passare attraverso la sua apocalisse, allora… perché non massimizzarne i profitti oggi?
May 28th, 2010 at 1:35 pm