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L’Elettore Entropico e la Sua Ratio Economica

February 18th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Devo la definizione di “elettore entropico” a Rossano, eclettico genio del male nonché fine e misconosciuto analista delle umane genti (rimando in merito al precedente articolo sull’economia ecclesiastica). L’elettore entropico è quello che, eufemisticamente insoddisfatto del panorama politico nazionale, decide per una reazione attiva mezzo del proprio diritto di voto, utilizzandolo sistematicamente appunto a fini entropici (nell’immagine: "Entropia" di Paolo Burzio).
Quindi egli si discosta fortemente dalla vasta platea ridotta ad un distaccato disgusto per la politica, e che verosimilmente costituisce l’essenza del vasto gruppo degli astensionisti; parimenti si discosta anche da chi, mosso dalla coscienza del proprio diritto di voto, decide di recarsi alle urne ed annullare più o meno creativamente la propria scheda, manifestando così una posizione politica precisa; allo stesso tempo l’elettore entropico condivide con quest’ultimo l’idea di poter comunque suscitare attivamente una reazione presso la Politica, non “piegandosi” alla buona fede di un voto “di principio” o alla logica rassegnata della “scheda bianca”, tanto meno “all’illusione” di poter sapere chi tra i candidati sia il “meno peggio”.
 
L’elettore entropico non accetta il sistema politico, non si rassegna, e non si contrappone apertamente ad esso, bensì mira a destabilizzarlo con i metodi di legittimazione della Politica stessa.

 
La sua azione è vicina al “voto di protesta”. Il voto di protesta premia all’improvviso una parte fino a quel momento decisamente minoritaria (e non necessariamente credibile dell’agone politico). Essenzialmente il voto di protesta si indirizza verso quegli esponenti di secondo piano che hanno, in quel momento, il pregio di essersi fatti portavoce di problemi concreti e diffusi ma trascurati dalla Politica di primo piano.
L’elettore entropico va oltre. La sua disillusione non consente di prendere sul serio l’illuminazione del singolo. Egli non vota per protesta dando un segnale politico della direzione da prendere. L’elettore entropico mira, tautologicamente, all’entropia politica!
 
L’entropia, il disordine sistematico, si può ottenere stornando sistematicamente i voti da quelle aree (partiti o coalizioni) che possono verosimilmente organizzarsi in una maggioranza parlamentare, verso aree assolutamente minoritarie. Rendere impossibile un riferimento parlamentare omogeneo e numericamente sufficiente, distribuire potere ad esponenti fino al momento fortemente minoritari (con tutta probabilità tali perché portatori di interessi estremamente particolaristici che non consentono visioni politiche di ampio respiro, e pertanto impreparati alla gestione di ruoli di primo piano), significa creare disordine in parlamento. Reiterare la situazione passando da un esponente minoritario all’altro crea entropia!
Una tale situazione è il fine dell’elettore entropico, La politica si paralizza, e incapace di qualsiasi decisione perde legittimità, dovendo allora sviluppare nuove forme (accorpamenti, eliminazione dei partiti più piccoli, programmi politici più sensati o più facilmente verificabili ex post, partecipazione popolare effettiva, ecc.). Essendo l’assetto vigente considerato come “inefficiente” (il termine può comprendere concetti che vanno dalla scarsa governabilità, allo spreco di risorse, fino all’autoreferenzialità), un qualsiasi cambiamento sostanziale è auspicabile (la probabilità che si possa peggiorare ulteriormente è stimata troppo bassa), e l’intuizione dell’elettore entropico è appunto spingere la Politica al cambiamento proprio tramite lo strumento con cui la stessa si perpetua: il voto.
 
Questo processo è politico, non economico. Ma la mia posizione è che i fatti economici siano fatti sociali, ed essendo i fatti politici anch’essi fatti sociali, può esistere qualche meccanismo studiato in economia che, riprendendo in realtà (magari inconsapevolmente) qualche meccanismo di natura sociale, sia grosso modo riconoscibile e ritrovabile ben oltre la sfera economica e in particolare nella sfera politica.
La teoria del ciclo economico sottolinea come i consumatori, non riconoscendosi nel pattern di consumo/risparmio indotto dalle distorsioni monetarie, forzino il mercato verso le proprie preferenze, decretando il fallimento dei progetti imprenditoriali più “distanti”, e creando una “crisi” economica generale che si riassoribirà quando la struttura produttiva tornerà a conformarsi alle preferenze del consumatore. Questo meccanismo è analogo a quello dell’elettore entropico che, insoddisfatto della politica, non si adagia nello scontento (il “risparmio forzoso” in economia), ma per mezzo del voto (la “domanda di beni” in economia) crea disordine premendo sulla Politica minoritaria (il “segmento del consumo” in economia), paralizzando e destabilizzando il sistema politico fino alla delegittimazione (la “crisi” in economia) che si risolverà in un nuovo assetto politico (la nuova “struttura produttiva” in economia).
L’entropia (crisi politica o economica) può quindi essere uno strumento attivo di riequilibrio sociale (politico o economico).
 
In alcuni testi di economia si dice che il consumatore “vota con i piedi”, entro in un negozio invece che in un altro. Io direi anche che la scheda elettorale del consumatore è il suo denaro, ma soprattutto direi che il denaro dell’elettore è la propria scheda elettorale, e che siamo tutti consumatori di politica. A questo punto, o impariamo a usare i voti come denaro, oppure dobbiamo ammetter che la maggior parte degli elettori non cerca l’entropia perché il mercato attuale è già aderente alle sue necessità, e quindi i voti hanno già acquistato il bene che cercavano.
 
Buona spesa elettorale a tutti!
 

8 Responses to “L’Elettore Entropico e la Sua Ratio Economica”

  1. 1

    Libertyfirst Says

    Veramente geniale!

    Io ho sempre visto i voti di protesta come una mossa disperata di persone insoddisfatte della politica e che vanno a credere a ideologie assurde che non hanno nulla a che fare con la realtà. In effetti quando movimenti di Estrma Destra o Estrema Sinistra gonfiano i propri voti oltre la più o meno ristretta cerchia di nostalgici la differenza di votanti è probabilmente un voto di protesta come descritto prima.

    Esistono anche partiti senza una vera e propria base ideologica e che prendono determinate nicchie di voti e si incuneano nelle istituzioni: Lombardo in Sicilia, Mastella in Campania. In questo caso però ho sempre interpretato la cosa non come ideologia e protesta (nessuno per protestare va a farsi rappresentare da un moderato), ma come catene di favori e di contatti personali molto radicati su un territorio (non necessariamente illegali: la politica è già di per sè un mass producer di privilegi e regalie, non c’è proprio bisogno delle bustarelle!).

    Ora c’è questa terza figura: l’elettore che cerca il caos per protesta, quindi un voto di protesta senza ideologia, e un voto di nicchia senza favoritismi. Bisogna vedere se la categoria è rilevante: in Italia che esempi ti vengono in mente? Probabilmente una parte dei voti di ogni gruppo ideologico / favoristista può spiegarsi entropicamente, ma come distinguere?

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    Un esempio di elettore entropico? Rossano e basta. In realtà è un comportamento che a volte ho tenuto pure io, inconsapevolmente, ma non gli ho mai dato sistematicità come fa lui. Non mi pare sia mai circolata questa idea come vera indicazione di voto, mentre ad esempio vi sono esempi anche attuali di incitamento all’annullamento della scheda, il che non facilita certo una “coscienza di gruppo”.

    Non credo sia possibile distinguere il vero elettore entropico, un po’ per l’esiguità del numero (a molti in realtà questo Stato va benissimo) un po’ per la necessità di una precisa analisi prospettica dell’assetto parlamentare dopo-voto non proprio alla portata di tutti (faccio l’esempio di ieri sera con Rossano: non posso votare PdL alla camera e PD al senato, perché è possibile un accrocchio tra i due il che vanifica il mio sforzo; nemmeno posso votare le ali estreme Destra e Sinistra perché rischiano di rimanere solo emarginati dall’accrocchio di cui sopra e quindi avrei sprecato il voto; non dico come pensa di aver risolto il problema Rossano perché sembrerebbe propaganda).

    Il sistema elettorale italiano è un sistema di “banche”, e non sono certo le “banche” che spingono il sistema verso il “downturn”.

  3. 3

    prometeo Says

    …sono le banche di investimenti internazionali che, controllando le BC, spingono il sistema verso il downturn :)

    Circa il voto, solo il digiuno dal voto può cambiare qualcosa. http://michelespallino.investireoggi.it/

    Immaginate una tornata elettorale con il 2% di votanti.
    Immaginate un popolo che capisce di non aver bisogno del potere centrale, ma che anzi il potere centrale è solo un alleato di un sistema di potere il cui scopo è vivere della ricchezza di qualcunaltro. http://www.panarchy.org/bastiat/stato.1848.html

    Impossibile…

    OT: http://www.ny.frb.org/markets/omo/omo2007.pdf la FED da dicembre ritira liquidità http://patrick.net/wp/?p=571 a tutta forza, esattamente come fece nel 1928, 29 e 30 http://perfecteconomy.com/pg-congressman-louis-t-mcfadden-1932.html
    Siamo ad un downturn al là ’29?

  4. 4

    Leonardo Says

    @Prometeo

    faccio l’avvocato del diavolo: qualcuno invaliderà le elezioni se vota solo il 2%? Le Camere elette non legifereranno per questo motivo? Mah…

  5. 5

    prometeo Says

    hai ragione, infatti concludevo, impossibile…

    Siamo prigionieri di “questa” democrazia. L’elettore entropico, come l’elettore per protesta, fanno anch’essi il gioco del Potere.

    Nel caos politico, prosperano gli interessi delle oligarchie.

    Pare che nessuno voglia vincere le prossime elezioni. Pare che tutti facciano a gara a chi riesce a sgretolare meglio l’elettorato.

    Walt Disney Veltroni in arte Veltrusconi fa bene a copiare Obama. A dire il vero per essere ancora più credibile dovrebbe andare dal chirurgo di Michael Jackson e farsi un intervento chirurgico opposto e diventare negro o almeno mulatto.

    Lo scopo infatti è l’intrattenimento, lo spettacolo, lo show. Dietro non c’è niente. Se le masse vengono incollate al telescreen orwelliano che vomita su di loro “la realtà” creata ad arte, lo scopo è raggiunto. Il condizionamento attuato, il controllo possibile.

    La vera ricchezza, il vero Potere, è perpendicolare alla politica e attraversa intatto tutte le cosiddette “istituzioni democratiche”.

    Tanto più frammentato è l’elettorato tanto più “efficiente” è la democrazia. Tanto più diviso è il popolo “the prole”, tanto più facile è controllarlo.

    Tanto più matura è uno stato democratico tanto più vicine al pareggio finiscono le elezioni. E se non ci si arriva troppo vicini, basta truccarle (USA,Italia, Germania) e dove non bastano i voti truccati all’estero basta truccare il software di conteggio (scritto da un ragazzino di 19 anni) e quand’anche anche questo non bastasse per portare al pareggio… allora si metterà mano alla legge elettorale per rendere “istituzionalmente” inservibile la democrazia elettiva.

    Come già dicevo in altri commenti, la democrazia, matura o no, vive di minoranze. Il concetto di maggioranza è del tutto estraneo. Alle passate elezioni votarono circa 30M di perosone, di questa circa 100k in più alla camera e 100k in meno al senato votarono per la lobby di interessi privati denominata “Centro Sinistra”. Dei circa 30M quindi meno di 15M hanno avuto al governo chi hanno votato e secondo “la maggioranza” doveva esserci uno schieramento alla Camera e l’altro al Senato. A parte questo aspetto demenziale, meno del 20% della popolazione italiana s’è trovata al governo chi ha votato. Ed il restante 80%?

    Perchè mai il Potere (quello vero) dovrebbe curarsi di un 20% di isterici irrequieti vanesi votanti, quando può serenamente, perennemente contare su un 80% perfettamente condizionato ed inerte?

  6. 6

    Leonardo, Ihc Says

    OK mister, ma il punto dell’articolo è un altro, e cioè la possibilità che si crei un elemento di instabilità all’interno della politica che possa far crollare il castello, e questo non votando “il migliore”, bensì articolando il voto in modo che il Parlamento non possa decidere su nulla. Questo presuppone che esista una massa che vota in modo “classico”, e una un’altra parte che , in qualche modo in un’ottica di teoria dei giochi, strategicamente ponga il suo voto per “ostacolare” il vincitore della prima massa mettendogli accanto un comprimario in totale contrasto.
    Certo questo presume che esista un soggetto votabile, che diventa necessario per i numeri del Governo, ma sia in contrasto sincero; se consideriamo che sia tutto un vero carrozzone di collusi vicendevoli, anche questa strategia perde senso.

    Il parallelo economico sarebbe come boicottare un produttore a favore di un altro per poi scoprire che tra loro c’è un cartello o peggio si redistirbuiscono a parte i proventi bypassando il risultato del mercato.

  7. 7

    prometeo Says

    Scusa ma non credo di essere andato OT, infatti […]la possibilità che si crei un elemento di instabilità all’interno della politica che possa far crollare il castello, e questo non votando “il migliore”, bensì articolando il voto in modo che il Parlamento non possa decidere su nulla[…] ritengo che l’instabilità sia funzionale alla politica. Più in dettaglio, la mission di Prodi era quella di tentare di soggiogare l’economia alla politica imponendo un controllo da Soviet sulle nomine dei ruoli chiave soprattutto delle reti (voce, dati, distribuzione, trasporto, energia ecc). In realtà… leggendo questa mission dall’estero, ed in particolare dalla City, non è la politica che ha messo le mani sull’economia, bensì le “mani forti” che hanno avuto mano libera sul campetto parrocchiale italiano.

    Questo è stato possibile in grado così elevato col governo Prodi proprio per la sua magistrale capacità di generare caos politico, confusione, divisione e frammentazione.

    Comprendo anche ciò che dici riguardo alla teoria dei giochi o meglio forse degli interessi di gruppo, ma ancora una volta… essi giocano a favore della confusione.

    Sono ben distante dal qualunquista “tanto magnano tutti allo stesso modo”. Quello che sostengo io è che ciò che vediamo è l’espressione un complesso conglomerato di lobby di privati interessate a spartisri il vantaggio competetivo dato dall’egemonia sul controllo del simbolismo legislativo. Che è ciò che struttura le istituzioni.

    Facendo il parallelo economico mi porti su un terreno per me scivoloso, ma per quel che so, esistono cartelli pressochè su tutto. La concorrenza settori strategici dove sono coinvolte grandi aziende e multinazionali non esiste.
    Gli operatori di telefonia si guardano bene dal farsi concorrenza. Le banche meno che mai, nell’energia non ne parliamo…
    E anche in settori meno strategici, ad esempio i bar, quando compare un soggetto dominante la concorrenza si sgretola come un bicchiere di cristallo. [vedi Starbuck, Nero Caffè, Costa, tutte multinazionali del caffè che hanno fatto cartello e sterminato, rilvandoli, i precedenti bar portando il consto di un espresso da 90p a 1,8£].

    Quindi ha ragione, è esattamente come boicottare un produttore a favore di un altro per poi scoprire che tra loro c’è un cartello o peggio si redistirbuiscono a parte i proventi bypassando il risultato del mercato.

    Qual’è il trucco?

    Convincere.

    Convincere i consumantori che ad esempio, Starbucks sfrutta i raccoglitori di caffè mentre Costa no… con delle campagne mediatiche ben orchestrate: intrattenimento e controllo. Esattamente come in politica.

  8. 8

    Leonardo Says

    Chiaramente il tipo di instabilità (entropia) che vedo come fine dell’elettore entropico è una cosa diversa dalla confusione che tu vedi come funzionale per certe “lobby”, perché dalla prima discende l’inattività della Politica, mentre dalla seconda discende una legislazione ben mirata mentre l’attenzione dell’elettorato viene distratta, almeno su certe materie.
    Certo, se non esiste un vero soggetto “indipendente”, o “dipendente” da una lobby in contrasto non sintetizzabile con le lobby previgenti, l’elettore entropico non può agire.

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