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La Conoscenza Infinita

September 24th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Leggendo il racconto breve “La Biblioteca Universale” di Kurd Laßwitz ho trovato una riflessione interessante sulle possibilità dell’intelletto, della pura speculazione, e sul rapporto tra pensiero speculativo e realtà (o, meglio, percezione ed esperienza della realtà), che porta fino alla questione della "verità" e del pensiero critico.

Il racconto ha per oggetto più precisamente la matematica, e la speculazione è appunto speculazione matematica, ma i concetti sviluppati possono andare ben oltre questa materia, ed è per questo che ne parlo.

 

Nel racconto si ha una discussione attorno a una teorica Biblioteca Universale in cui i libri nascano semplicemente da tutte le possibili combinazioni casuali dei caratteri. Molte combinazioni saranno solo accozzaglie di lettere e numeri, altre replicheranno libri già esistenti (in qualsiasi lingua), e potremmo trovare sia libri già scritti che rapporti su cose che ancora devono venir scritte o dette, nonché totali confusioni di caratteri casuali e brani di pagine già scritte o ancora da scrivere. Non è così difficile da pensare: basta ammettere qualsiasi combinazione possibile.

Nel racconto si ipotizza l’uso di cento caratteri (così da coprire anche la punteggiatura, caratteri speciali, e le esigenze formali della matematica), pagine di quaranta righe da cinquanta caratteri, e libri da cinquecento pagine. Cosa può originarsi con una mera combinazione casuale? 10 2.000.000 libri, cioè un numero scritto con un 1 seguito da due milioni di zeri. In modo molto semplice (100 caratteri possibili per ognuno dei caratteri di ogni riga di ognuna delle cinquecento pagine di un libro) la ragione porta ad una conclusione, un numero, che in realtà è fisicamente inconcepibile; il racconto prova a giocare su questo risultato (quanto ci vorrebbe a scrivere per esteso il numero dei volumi, quanto sarebbe lunga la pila degli stessi, quanto spazio per inscatolarli, quanti anni per scorrere tutta la biblioteca alla velocità della luce…), facendo esclamare a un personaggio che “si tratta di un numero infinito”.  

In realtà il numero è enorme ma finito, è stato sviluppato dal pensiero umano ma il suo aspetto pratico, la sua visualizzazione o ipotesi di percezione, è fuori dalla portata del pensiero stesso. Ne segue che “l’intelletto è infinitamente più grande della comprensione […] la nostra capacità di pensare correttamente è infinitamente più grande di quanto riusciamo a riconoscere nell’esperienza. La logica è infinitamente più potente delle percezioni sensoriali […] I sensi mutano con il tempo, la logica è universale”.

In un certo senso qui dentro c’è qualcosa di Mises, e pure di Hayek. Abbiamo infatti un pensiero che, costruendosi passo passo con ragionamenti basati sui risultati precedenti, arriva ad una conclusione – corretta – che non sarebbe stato concepibile “in natura”: il pensiero “esatto” (la qualità del lavoro intellettuale di Mises) può arrivare a risultati inconcepibili ex ante (nel caso, una Biblioteca Universale con tutto, il contrario di tutto, e un mucchio di ciarpame). Se, per analogia, considerassimo ogni lettera una possibile azione svolta da un individuo e il singolo libro un possibile contesto economico, si otterrebbe questo assurdo numero di possibili (teorici) ordini economici di cui molti non starebbero né in cielo né in terra, altri sarebbero fallimentari, ed altri stabili o virtuosi; il discernimento e la stessa concezione del novero dei sistemi possibili sarebbe comunque fuori dalla portata dell’intelletto umano che razionalmente ne ha però ammesso la possibilità, cioè la nostra esperienza non ci permetterebbe neppure di figurare i risultati possibili che comunque si realizzerebbero proprio attraverso l’esperienza e la nostra sensorialità limitata (qui sta il lavoro di Hayek).

Un’idea che ho avuto è di paragonare la Biblioteca Universale alla mole di scritti ora continuamente prodotti e disponibili su internet. Facilmente arriveremo – se già non è così – ad un livello di produzione che stampata avrebbe dimensioni inconcepibili e contenente tutto e il contrario di tutto (generalmente si dovrebbero avere sequenze di lettere numeri e altri segni solo con significato intelligibile, logica a parte, che è già un vantaggio rispetto al mero risultato combinatorio del racconto). Il numero di “informazioni”, o la vastità della “conoscenza”, è pertanto enorme pur essendo finito e inconcepibile rispetto alla conta delle sole pubblicazioni tradizionalmente stampate; nessuno potrà aspirare anche solo a catalogare il tutto. I motori di ricerca ci danno un bell’aiuto (e lavorano circa alla velocità della luce), e questo in un certo senso ridefinisce i nostri “sensi” (oggi un milione di titoli può essere facilmente scremato fino a un esiguo numero da consultare materialmente – già mezzo secolo fa condurre una ricerca su mille titoli da spulciare sarebbe stata un’idea assurda), ma dato che l’intelletto può concettualizzare sempre qualcosa di più, la tecnologia non risolve il problema.

 

Il racconto propone poi un’altra riflessione: stante che la logica ci può portare alla “verità” (contenuta da qualche parte nell’enorme numero di libri della Biblioteca Universale), noi però “possiamo utilizzarla [la verità] solo se colmiamo la sua forma con l’esperienza, cioè quando riusciamo a trovare il volume della Biblioteca di cui abbiamo bisogno”. Appunto nella Biblioteca Universale c’è tutto e il contrario di tutto (così come con l’algebra possiamo costruire qualsiasi modello di economia, ma forse solo uno di questi – e forse nemmeno uno – è esatto o comunque utile); allora che si fa? “[S]enza la legge della logica non ci sarebbe nulla di sicuro […] Non dobbiamo lasciare il terreno sicuro dell’esperienza […] Il volume di cui abbiamo bisogno [,] lo creiamo attraverso il nostro lavoro onesto, durevole e serio”.

Qui vedo un invito a passare dal piano “teorico esatto” a quello “pratico”, in altri termini dalla logica astratta – che permette di fare piazza pulita di ciò che è inutile e incoerente – ad un concetto di “rilevanza” che individui quali parti della teoria abbiano attinenza con l’esperienza che si vuol capire. Sono passi necessari per scremare dal prodotto del caso (la cui vastità è comprensibile in astratto ma praticamente sembra “infinita”) ciò che ha un valore logico prima, e cioè che ha un senso pratico – nel corrente stato del nostro ordine sensoriale, per lo meno – per la comprensione della realtà.

 

Il dialogo tra “scienze esatte” e “scienze pratiche” torna di nuovo; l’incomprensione pratica di una complessità logicamente generabile, cioè l’inutile sforzo di modellizzare e gestire in concreto l’interazione tra intelletti, pure.

L’invito è di non accettare passivamente i prodotti – forse pure casuali – di una biblioteca all’atto pratico infinita come internet (i cui contenuti comprendono anche ciò che è nato nella tradizionale stampa), ma di essere noi stessi i creatori di contenuti logici che ci portino alla “verità”. Un lavoro individuale e critico è necessario tanto più quanto disponiamo di fonti che dicono tutto e il contrario di tutto, e il lavoro sta sia nella logica del “libro” che nella sua aderenza/pertinenza con la realtà corrente ed il nostro attuale potere sensoriale.

In fondo, anche questo articolo potrebbe esser semplicemente una delle innumerevoli combinazioni casuali di lettere simboli e spazi.

 


2 Responses to “La Conoscenza Infinita”

  1. 1

    stoivesan Says

    davvero bello!!!

  2. 2

    Sabino Says

    Un lavoro individuale e critico, se fatto scientificamente, porta a risultati di portata estremamente ristretta. Ci sono generazioni di studiosi e ricercatori i quali hanno speso un’intera vita per ottenere un risultato “vero” ma riassumibile in una sola frase.
    Il racconto non mi sembra del tutto originale: mi ricorda la macchina dell’accademia di Lagado nel romanzo “I viaggi di Gulliver”, con la quale : una impressionante preveggenza sul copia & incolla selvaggio degli studenti di oggi.
    Aggiungo (e poi la smetto) che anche tramite internet si formano delle, come chiamarle, mode, nuvole di pensieri, che finiscono inevitabilmente per influenzare che scrive qualcosa di nuovo. Per esempio, ho letto da più parti nella rete paragoni con i nostri tempi e gli anni 30, tutti più o meno calzanti; eppure una ripassata della storia degli anni 1900-1914 porterebbe ad altre notevoli somiglianze che non leggo da nessun’altra parte, che so, uno stato sovrannazionale in difficoltà (Impero Austro-Ungarico/Unione Europea) terroristi in azione a fini politici (anarchici/Al Qaida) staterelli con potenti nazioni alle spalle (Serbia/Siria), ecc.

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