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La Crisi e l’Economia Reale (Cosa Accomuna India e Italia)

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February 16th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
L’informazione generalmente ci racconta che l’attuale crisi è nata negli USA, o meglio dalle insolvenze del segmento subprime dei mutui ipotecari. Il colossale castello di carta speculativamente sorto su questo fragile segmento è collassato e ha trascinato con sé il settore dell’investment banking, che a sua volta ha contagiato il settore retail banking, il che alla fine si è scaricato sulle possibilità di accesso al credito di imprese e consumatori, inceppando l’economia e avviando la spirale “meno domanda – meno produzione – meno reddito – meno domanda”.
Tutto questo giustifica gli interventi a sostegno del settore bancario. Ma se la crisi avesse genesi e dinamica diverse, gli interventi realizzati risulterebbero sbagliati. Quel che sta accadendo in India (e in Italia) per me va in questa direzione.

 
Spesso ho cercato di far passare il concetto che la crisi attuale è un fenomeno di origine reale: la politica monetaria incentiva consumo e investimento ma fa mancare il risparmio, cioè le risorse reali a sostegno degli investimenti, non permettendo a questi di venir completati e quindi di ricreare ricchezza. In questa visione le banche sono quasi dei passivi passa-carte. Il “buco” di ricchezza, fenomeno quindi reale e non finanziario, prima o poi si palesa (magari dove c’è più consumo e meno creazione di ricchezza) e comincia a tirarsi dietro l’economia in cerchi sempre più ampi.
Il fatto che il “ground zero” di questa crisi sembri essere nel credito ipotecario (che qui ha rappresenta non un settore di investimento bensì un settore di “consumo” di servizi abitativi) USA (economia che non a caso ha presentato la maggior generale propensione al consumo) è per me dovuto al forte sviluppo del settore bancario, alla sua profonda penetrazione nell’economia reale che gli ha reso inevitabile essere il primo settore a “scoprire” il “buco” di ricchezza. E se questo approccio, che ho dovuto esporre di nuovo anche a rischio di appesantire l’articolo, è corretto allora la crisi deve trasmettersi o rivelarsi anche dove il settore bancario non ha manifestato lo stato di difficoltà visto negli USA. Se così fosse, “curare” le banche è solo uno spreco di risorse e non risolve il problema negli USA (e in Gran Bretagna ecc.), figuriamoci se ha senso dove, come in Italia, una vera crisi bancaria non si è vista.
 
E infatti ci sono altri paesi, come l’India, in cui emerge una vera crisi senza che le banche scoppino à l’americana come canotti. Lì la crisi è evidentemente reale, viene fuori come un’improvvisa e rapida crescita delle sofferenze, che poco alla volta costringe le banche a reagire riducendo l’offerta di credito. Appunto: qui la crisi economica non deriva da, bensì implica come conseguenza, la crisi bancaria. Le analisi condotte da primari istituti (Morgan Stanley e Standard & Poor’s) indicano tra le cause delle sofferenze il calo della domanda, il calo della liquidità, e l’eccesso di volatilità del tasso di cambio; i settori che si vedono più in difficoltà sono l’edilizia il tessile e i preziosi; le sofferenze sembrano passare da un 2,7% del 2007 a un 3,4% del 2008, con previsioni oltre il 4% per il 2009 e oltre il 6% per il 2011; un’altra caratteristica è l’elevato duration mismatch delle imprese, dato da una quota di indebitamento con scadenza sotto i due anni molto elevata che lascia “scoperti” troppi investimenti. Questa situazione non mi pare molto diversa da quella italiana, ed è coerente con le storture dovute al business cicle monetario.
In India e in Italia non ci sono grandi crisi bancarie, perché il sistema relativamente “arretrato” del credito non ha voluto, o forse potuto, entrare in modo significativo nella cartacea piramide rovesciata della finanza immobiliare strutturata. Eppure il crollo arriva lo stesso, e proprio dall’edilizia “meno finanziarizzata”; se non si ragiona sul fatto che la crisi è di natura “reale” e non “finanziaria” perché parte da uno squilibrio di consumi e risparmi (è significativo che i primi settori colpiti siano alquanto labour-intensive e più “prossimi” al lato del consumo), i paradossi di Italia e India non si spiegano.
 
Il settore finanziario, concretizzando il proprio “ciclo produttivo” in un contratto con scambio più o meno immediato di denaro, è sicuramente più “veloce” del settore reale dell’economia, che invece sconta tempi di produzione (completamento dell’investimento e del processo produttivo da questo consentito) misurabili anche in anni. Un settore finanziario “evoluto” può quindi essere più “veloce” perché più lontano dal settore reale, quindi con una capacità di aggiustamento, nel bene e nel male, alle nuove condizioni economiche molto “immediata”: l’esistenza di un “buco” di ricchezza si palesa nel settore più dinamico attivo e magari pervasivo nell’economia, e la finanza anglosassone rispecchia queste caratteristiche. Altrove la finanza può ben essere a mero “traino” dell’attività reale, piuttosto passiva e asfittica, incapace di “andare a scoprire” i punti di forza dell’economia così come quelli di debolezza, e pertanto va a subire di riflesso le conseguenze dei “buchi” che si paleseranno stavolta prima nel settore reale. L’Italia non ha da vantarsi della sua situazione bancaria: la crisi è reale e arriva comunque, ma nel frattempo il settore bancario ha impedito un maggiore sviluppo. Essendoci un “buco” di risparmio reale, creare nuova moneta dà solo l’illusione di creare risparmio, quando in realtà cambia solo il suo valore facciale: i supporti al settore bancario (come tutto il resto delle spese “a supporto dell’economia) sono quindi eziologicamente inutili (e visto quanto sta durando e crescendo questa crisi, ne abbiamo la prova).
 

Questa interpretazione “reale” ci dice ancora qualcosa: che la “veloce” finanza USA è stata la prima a cadere, ma sarà la prima a toccare il fondo e rimbalzare. Quel giorno sapremo che l’Italia non avrà ancora toccato il fondo, nemmeno quello finanziario. 2000-2010, un decennio perso e una generazione italiana sprecata, la prima casta indiana d’Europa.

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12 Responses to “La Crisi e l'Economia Reale (Cosa Accomuna India e Italia)”

  1. 1

    Prometeo Says

    Interessante…

    qui: http://workingideas.wordpress.com/2009/02/09/scary-isnt-it/ discutevo di una teoria interessante che ho trovato qui: http://www.chrismartenson.com/crashcourse dell’utilizzo del fiat-money in senso lato come artificio monetario per accelerare lo sfruttamento di risorse naturali in dato luogo.

    In giro trovo sempre più indizii che puntano verso una crisi strutturare e non strettamente finanziaria del sistema.

    E’ interessante quindi quello che dici tu sul perché la parte più finanziarizzata abbia risentito prima di una crisi reale.

    Le policy monetarie creano certamente mismatch tra consumo e risparmio, malconsuption come dicevi. Ma c’è una inquietante ed interessante ipotesi che sto approfondendo nel considerare la valuta come uno strumento di politica energetica/produttiva.

    Anche in questo momento in cui pare che l’economia di carta abbia preso il sopravvento su quella reale di “ferro”… potrebbe non essere così.

  2. 2

    libertyfirst Says

    “alla sua profonda penetrazione nell’economia reale che gli ha reso inevitabile essere il primo settore a “scoprire” il “buco” di ricchezza.”

    Tecnicamente, prima si deve scoprire il buco, e poi ci sarà la profonda penetrazione, che grazie allo stato sarà subita dai contribuenti e dai risparmiatori. :-)

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    IH IH

    qui invece prima la penetrazione e poi la scoperta… lo vedi che lo Stato fa sempre le cose alla rovescia?

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    Prometeo, sono curioso di leggere i tuoi ulteriori sviluppi.

    Per me la storia dell’economia di carta che supera quella reale è una mezza bufala, se non altro perché alla fine si deve sempre fare i conti con la ricchezza reale. Se così non fosse, le inizioni di moneta avrebbero aggiustato tutto ancora una volta. E invece no!

  5. 5

    Prometeo Says

    Mah… non so… dipende quanto si allarga la tipografia impazzita.

    Apparentemente una crisi tanto profonda da mandare all’aria le valute-debito non conviene a nessuno.

    Ci perdono i politici, le banche private, le banche centrali…

    Che c’è dopo una moneta-debito che esplode?

    Se esplode la pizza di fango dello Zimbabwe… c’è il colera ed un po’ di caos sociale, ma… alla fine ad EU e USA non gliene potrebbe fregare di meno…

    Se scoppia il dollaro (e con esso lo Yuan e lo Yen e molto probabilmente il BP) le cose cambiano un bel po’… e se cracka pure l’euro…

    Non so, ma continuo a credere che l’output di tutta questa faccenda sarà la moneta unica mondiale, l’eurobond con sottostante crescente, e l’allungamento dei bond medesimi.

    Il che non esclude il fatto che prima o poi… ci potrebbe essere un crackup mondiale.

    Ma così facendo lo si pospone di un bel po’ di anni… forse proprio quando le teorie sui limiti dello sviluppo dovranno cominciare ad avverarsi, in concomitanza con il procollo XXIII :)

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    l’ultimo passaggio mi è oscuro

  7. 7

    prometeo Says

    …lo sai… sono un becero complottista :)

  8. 8

    Leonardo Says

    ih ih
    a parte questa inconfutabile realtà, cosa intendevi?

  1. 1

    Un fallimentotira l’altro: ora tocca agli Stati : Giornalettismo

    […] In tutto il mondo piovono i soldi (parte dalle tasche dei contribuenti di oggi o di domani, e parte nuovi di zecca), e come vediamo la situazione non migliora. Non migliora perché la crisi è “reale” e non “finanziaria” (spiegato qui), e i dissesti bancari sono solo uno dei sintomi; curare i sintomi non risolve il problema e quindi è una strategia, mai termine più appropriato, fallimentare. […]

  2. 2

    La Finanza non Cambierà at Ideas Have Consequences

    […] con tutte queste fiduciose e ben augurali premesse, perché la finanza “esotica” ha trascinato il mondo nella più forte recessione degli ultimi 80 anni? La risposta è che la domanda è sbagliata! Come ho già più dettagliatamente spiegato parlando di India e Italia, la crisi è di natura reale, intrinseca nelle distorsioni di consumo e risparmio generate dai manipolatori del credito (gli Stati), e la sua diffusione per questo va di là dal circuito finanziario […]

  3. 3

    Cosa c’entrano i Tremonti Bond con Banca d’Italia? : Giornalettismo

    […]  Che  ci possa essere all’orizzonte, proprio quando la crisi a detta di molti dovrebbe aver ormai toccato il fondo, l’inizio di un periodo di difficoltà per il sistema bancario è un po’ sconcertante (se si riprendono le considerazioni fatte qui su IHC in merito alla natura reale della crisi, tutto sembra invece molto coerente), ma non è su questo che voglio soffermarmi, bensì sul curioso intrecciarsi delle tematiche di rafforzamento patrimoniale bancario, Tremonti Bond, e proprietà di Bankit. […]

  4. 4

    Grazie, NBER! Ma già Sapevamo di Aver Ragione… at Ideas Have Consequences

    […] Ma chi è quel qualcuno? Provate a leggere “La Crisi e l’Economia Reale (Cosa Accomuna India e Italia)”, “Come Siamo Arrivati Così Lontano?“ e “Dove Potremmo Andare a Finire?”, e poi fatevi una risata: ve l’avevamo detto! Print This Post […]

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