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La Dipendenza Finanziaria della BCE

April 28th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

In un precedente articolo ho sottolineato i legami politici della BCE, che in linea di principio minano di quest’ultima la vantata indipendenza. Adesso intendo completare il quadro degli aspetti istituzionali della BCE (e del Sistema Europeo delle Banche Centrali, SEBC) che a mio giudizio pongono importanti limiti alla sua decantata autonomia operativa, rendendo alla fine la BCE un “agente statale” (che siano Stati nazionali o un corpus sovranazionale dai primi originato e composto).

Nel pezzo precedente ho sottolineato l’origine direttamente politica delle nomine, e di parte degli obiettivi del SEBC; in questo mi focalizzo sull’aspetto finanziario dell’assetto istituzionale della BCE, con riferimento essenziale al lavoro di BuiterHow robust is the new conventional wisdom? The surprising fragility of the theoretical foundations of inflation targeting and central bank independence” del 2006.

 

Il menzionato lavoro di Buiter è piuttosto articolato. Metà di questo lavoro è costituita da una “pars destruens” di stampo neo-keynesiano indirizzata alle ragioni del controllo dell’inflazione ed all’inadeguatezza dei modelli teorici a supporto; non parlerò di questo. L’altra metà e costituita da una formalizzazione dei vincoli di bilancio di una Banca Centrale e della relativa autorità fiscale, per valutare la sostenibilità finanziaria dei ruoli di “inflation targeter” e “prestatore di ultima istanza attribuiti appunto alla Banca Centrale; a mio giudizio la costruzione del modello di analisi non si rifà a teorie particolari, il che permette la sua traduzione in termini intuitivi anche a vantaggio di un’odience anti-keynesiana (altro discorso vale per le conclusioni di Buiter, che riprendono la disamina iniziale, ma che vanno oltre lo scopo della mia esposizione).

 

All’interno di uno Stato è presente una Banca Centrale (BC) indipendente nella sua operatività (cioè decide da sola se e come intervenire su moneta e tassi) e non posseduta da enti pubblici, ed una autorità fiscale (Tesoro) che ha potere di tassazione; Buiter sottolinea come determinante il fatto che la BC non ha potere di tassazione mentre il tesoro può tassare chiunque compresa la BC.

Il fatto è rilevante perché nella UEM è previsto che l’utile operativo della BCE venga distribuito come dividendo alle BC nazionali partecipanti, e che queste a loro volta lo girino quale proprio utile operativo ai rispettivi Governi (appunto, al Tesoro); questo crea una dipendenza finanziaria della BCE verso le autorità fiscali che nei fatti “tassano” la BCE dei propri utili e ne rappresentano, se nel caso, l’unica via di ricapitalizzazione attraverso “tassazioni negative”.

Quanto sopra permette a Buiter di considerare separatamente i bilanci di BC e Tesoro per poi “sommarli” in un unico “bilancio dello Stato”, essendo economicamente Tesoro e BC due aspetti di un unico ente (Stato), a discapito qualunque assetto proprietario formale della BC.

 

La formalizzazione dei vincoli di bilancio (per il Tesoro: debito=deficit primario + servizio del debito; per la BC: creazione di moneta + interessi sui crediti=variazione dell’attivo + spese) e delle relative condizioni di sostenibilità (il valore attuale dei surplus primari del Tesoro dovrà essere non inferiore all’attuale stock di debito pubblico; il valore attuale della creazione netta di moneta dovrà essere non inferiore alla dinamica dell’attivo della BC dato debito pubblico e privato più riserve ufficiali in suo possesso) non è irresistibile, e il significato economico intuitivo piuttosto ovvio.

Perché la creazione di base monetaria coincida, come appare naturale, con l’incremento del credito della BC a privati e Tesoro più la variazione delle riserve ufficiali, la BC non deve riportare utile operativo (in modello: gli interessi sui prestiti concessi) che verrà quindi assorbito dalla tassazione da parte del Tesoro; questo comporta l’aderenza del modello ad un punto fondamentale della realtà (almeno di quella europea).

Dalla somma delle condizioni di sostenibilità si ricava il vincolo per lo Stato (il valore attuale della creazione di moneta e dei ricavi da tassazione dovranno essere non inferiori al debito pubblico al netto di crediti verso privati e riserve ufficiali).

Perché queste condizioni (logiche) sono importanti? Perché se vengono valutate in un contesto di equilibrio tendenziale (lo steady-state trovato Buiter banalmente comprende: tasso di interesse reale in linea con le preferenze temporali dei privati; maggior consumo futuro dato da tassi di interesse reali superiori alle preferenze temporali; tassi di interesse nominali nel rispetto dell’equazione di Fisher; inflazione come puro fenomeno monetario) implicano per la BC la comunque logica condizione di equilibrio per cui il valore attuale dei guadagni da signoraggio deve essere non inferiore alla somma dei propri costi, trasferimenti e tasse, al netto del credito verso il Tesoro. L’appunto fondamentale è che il valore attuale dei guadagni da signoraggio è crescente non in assoluto, bensì per valori dell’inflazione superiori ad un certo valore critico (circa il negativo del tasso di preferenza temporale dei privati, ma su questo rifletterò in un altro articolo).

 

Il messaggio essenziale è questo: esiste un valore critico dell’inflazione (il cui livello è comunque dipendente dalla formalizzazione utilizzata, per cui nella realtà può essere più o meno stringente) sotto il quale la BC non può più finanziarsi da sola nel perseguimento di un obiettivo inflazionistico, e quindi diviene dipendente integralmente dal Tesoro (a seconda del livello del debito pubblico e dell’imposizione fiscale, tale livello di inflazione può non essere sostenibile neppure dallo Stato nel suo insieme, il che crea un limite operativo assoluto per la sopravvivenza della BC).

Il problema della sostenibilità di un target inflazionistico diventa evidente in caso di crisi di liquidità del mercato, dove la BC dovrà fornire credito per sostenere il sistema bancario, operando nel proprio ruolo di prestatore di ultima istanza (nella UEM è compito del SEBC); ma questo sarà possibile solo se le condizioni del mercato si normalizzeranno velocemente, altrimenti la continuità degli interventi andrà a minare l’obiettivo di stabilità dei prezzi. D’altra parte non si può rischiare una fase deflattiva come conseguenza di una qualche crisi, perché metterebbe a repentaglio il finanziamento della BC (BCE nella UEM). Quando poi la crisi di liquidità diventasse una crisi di solvibilità, il ruolo di prestatore di ultima istanza esporrebbe la BC al rischio di perdite per il deteriorarsi del collateral ricevuto, per cui il Tesoro (le autorità fiscali nella UEM) verrebbe per forza chiamato in causa per ricapitalizzare la BC o direttamente gli operatori del mercato, chiarendo finalmente chi è che “comanda” (si pensi al pacchetto di stimoli fiscali tanto osannato da Bernanke).

Da tutto questo segue che una BC non può essere finanziariamente indipendente (e come tale si rivela sostanzialmente un “agente dello Stato”), per cui finisce per operare in un contesto di “indipendenza operativa” condizionata alla sostenibilità dell’obiettivo inflazionistico (sulla cui scelta quindi la BC non può essere “autonoma”) ed al rispetto di un vincolo di bilancio statale in cui è determinante l’indebitamento publico e la capacità impositiva statale (che a sua volta dipende anche dalla dinamica della crescita reale dell’economia). Nel precedente articolo parlavo per la BCE di una “indipendenza per lo meno ‘limitata’ o meglio ‘condizionata’ al fatto che ‘tutto proceda bene’ ”, credo che il senso di questa affermazione sia ora chiaro.

 

Ma allora perché avere una BC se alla fine si parla sempre e comunque di uno Stato unico quale movente della politica sia fiscale che monetaria? Perché molti, a partire da Kydland e Prescott, hanno evidenziato che un Governo indebitato non è credibile nei suoi annunci di controllo inflazionistico, e quindi serve un soggetto “indipendente” per tali politiche.

Ottima è la replica di McCallum (nel 1995): “Perché e come un Governo, incapace di impegnarsi credibilmente nel perseguimento di politiche ottimali non inflazionistiche, può credibilmente impegnarsi ad assumere una Banca Centrale operativamente indipendente per perseguire la stabilità dei prezzi, e può non interferire con le sue operazioni?”.

Io aggiungo: “Perché e come noi dovremmo pure crederci?”.


19 Responses to “La Dipendenza Finanziaria della BCE”

  1. 1

    Andrea Says

    Che fatica capire tutto!
    Ma alla fine mi pare che il discorso metta una pietra tombale sul tema “Autonomia operativa e politica” della BCE.
    A me, (liberissimo di dire: che palle!), rimangono però dei dubbi a causa della mia scarsa (nulla) conoscenza di questi argomenti nel dettaglio, e quindi cito cose lette qua e là su internet che

    Numeber (1): Lo statuto
    L’articolo 107 dello statuto della BCE recita:
    Art.107 : “nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti loro attribuiti… né la BCE, né una BCN, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri, né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari, nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti .”

    Se aggiungi (non conosco l’articolo e quindi non posso confermare) che i membri della BCE sono coperti da immunità vitalizia (a VITA!) sembrerebbe che questi signori possono almeno in linea teorica fare quello che gli pare senza essere soggetti ad alcuna autorità nazionale.

    Number (2) L’imposizione statale
    Il discorso sul binomio BC-Tesoro è perfettamente funzionante se si ammette che la banca centrale sia di proprietà del tesoro stesso o comunque una organizzazione senza uno scopo di lucro vero e proprio. Se invece , correggimi se sbaglio, si ammette che la Banca centrale, è di proprietà delle banche centrali nazionali che a loro volta sono possedute da cordate di banche private, la redistribuzione del margine della BC finisce in tasche diverse da quelle dello stato.
    Quindi bisognerebbe chiarire quali mezzi usa lo stato per tassare i redditi della BC.

    In fine una domanda:
    Nel modello teorico che hai descritto, la BC viene tassata sul margine che produce dallo stato attraverso il tesoro: come?. E mi chiedo come avvenga la cosa nel dettaglio perché, se come dicono molti, lo stato può acquistare moneta in cambio di BT, (moneta stampata fresca fresca dalla BC), esso si indebita per un valore pari al prestito gli interessi. La BC dal canto suo ha un utile stratosferico (pari alla differenza tra valore nominale e reale della valuta emessa in banconote) che, pur tassato, rimane stratosferico e poi ridiviso fra le BC nazionali che però a loro volta non sono proprietà pubbliche. In questo modo il debito contratto dallo stato non torna nelle sue casse ma viene ripianato attraverso le tasse. Funzionano così le cose? Non è questa una dinamica che rende nei fatti lo stato “sotto scacco”???

    Scusa l’eventuale confusione… e gli inevitabili errori

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    Number (1): Lo statuto
    A parte l’articolo, non mi pare che i Governi si astengano dal cercare di strattonare la BCE. Ma l’articolo ha certo un valore istituzionale, che io leggo nel senso di una BCE che non deve riconoscere autorità in alcun Governo nazionale (e nessun Governo quindi può vantare diritti), e questo essendo la BCE un organo comunitario, e in termini comunitari deve ragionare. Solo che si pone il problema che ultimamente è venuto fuori per le società di rating e di revisione: come fanno a essere autonome se sono pagate dal controllato? Il lavoro di Buiter mi è servito come ponte per dire “come fa la BCE a essere indipendente se è pagata da coloro da cui dovrebbe essere indipendente?”. E poi c’è il parallelo con i parlamentari italiani che “non sottostanno a vincoli di mandato” il che significa che non devono stare a sentire chi li ha eletti, cosa che non sarà formalmente così, ma quando legiferano sicuramente stanno a sentire qualcuno di quelli che prossimamente voteranno.
    In ogni caso la BCE deve essere nella forma indipendente, altrimenti non ha senso di esistere e l’inflation targeting non funziona; quell’articolo è dovuto.

    Number (2) L’imposizione statale
    L’essere socio dà diritto a un dividendo SE la società decide di distribuirlo e nella misura in cui la società decide di farlo. Non ho dati su quanto dell’utile finisca in tasca alle banche private, ma da quel che dice Buiter mi pare che non sia tutto l’utile, e nemmeno una parte determiannte di esso. Che sia un punto da approfondire, direi che hai ragione.

    In fine una domanda:
    Per la domanda vale quello detto al Number (2). Il processo automatico di creazione di moneta attraverso l’acquisto a fermo di titoli di stato non è più possibile dal 1981 in Italia (in altri paesi forse da prima) e comunque è vietato con l’euro. Allo Stato comunque non tornerebbero comunque tutti gli interessi pagati, perché la BCE comunque ha dei costi che assorbono parte dei ricavi, e certo i soci qualcosa vorranno (ma come sopra, non credo abbiano alcun diritto formale a tutto l’utile).

    Se però la BC chiude l’anno sempre in pareggio dati i trasferimenti che deve fare, e in caso di scarsità di capitale può solo sperare in un trasferimento a suo favore dal Tesoro (o riduzione del prelievo), mi pare che sia la BC sotto (almeno potenziale) stretta gonadica.

  3. 3

    Libertyfirst Says

    Io ho cominciato a leggere l’articolo. La sezione 1 ha seri problemi di solidità concettuale, sarebbe meglio che gli economisti lasciassero perdere la filosofia se non sono in grado di distinguere fatti e valori. La sezione 2 è inizialmente inutile (la welfare economics è una stupidaggine abissale) e poi diventa interessante nel punto in cui sono arrivato finora… le sezioni 3 e 4 sembrano fiche… cacchio però 120 pagine!

  4. 4

    Libertyfirst Says

    Sul punto due, Phastidio fece uno studio del signoraggio in due articoli di pochi mesi fa in cui mostrava, inter alia, come i profitti da signoraggio sono in realtà di proprietà del Tesoro per legge. Oltre ai costi, la BC italiana guadagna interessi risibili, dell’ordine delle decine di migliaia di euro l’anno, se ricordo bene.

    Stampare banconote non dà utili stratosferici, e quel poco che dà va allo Stato (qualche miliardo di euro, immagino). Si tratta di pochi punti di PIL… gli effetti redistributivi dell’inflazione monetaria sono divisi tra molti agenti diversi: lo stato ci guadagna sempre, le aziende se il tasso monetario scende sotto il tasso di interesse naturale, le banche se possono espandere i crediti senza abbassare troppo l’interesse naturale, gli indebitati se i contratti sono indicizzati… ognuno frega qualche frazione di punto di PIL ai propri concittadini… a volte un po’ di più.

  5. 5

    Libertyfirst Says

    Trovati i link

    uno

    due

  6. 6

    Leonardo, Ihc Says

    Il lavoro di Phastidio allora mi pare che dica le stesse cose mie (di Buiter) sul chi incassa in realtà il guadagno della BC, magari da una prospettiva diversa.

    Sul lavoro di Buiter, avevo scritto che la prima metà era neokeynesiana, forse dovevo specificare che ci sono delle boiate?

  7. 7

    Libertyfirst Says

    Eheh… alle boiate aggiungerei pure la optimal monetary policy di Friedman, basata sulla welfare economics. 😀

  8. 8

    Leonardo, Ihc Says

    Lascia stare, io sono sconvolto.

  9. 9

    Leonardo, Ihc Says

    Perfetto! Il secondo link di Phastidio chiude il cerchio dando risposte anche a Andrea.

    LIbertyfirst è un assassino della mia fede in Friedman, però in fondo in fondo è stato utile.

  10. 10

    Libertyfirst Says

    La fede non serve a niente, anzi è scientificamente dannosa (si pensi a quanti apprezzano l’economia austriaca pensando sia il nome in codice per “anarchismo politico”). Anch’io qualche dettaglio che non va in Mises l’ho trovato, a furia di studiarlo. Ammetto ovviamente che in Mises è più difficile trovare difetti. 😛

  11. 11

    Prometeo Says

    Complimenti per il pezzo.

    Per quanto riguarda il signoraggio, lo studio di Phastidio è corretto, sul mio blog, circa 6 mesi fa avevo “rifatto” gli stessi calcoli e analizzato le sentenze della cassazione e del giudice di pace della famosa causa contro BdI per la restituzione del signoraggio, che calcoli alla mano porta ad un reddito procapite di 1,03€ al mese.

    Per quanto riguarda l’interazione tra Tesoro e BC, non mi trovi ancora daccordo, nonostante i corretti calcoli di bilancio. Infatti, ritengo che si tratti in sostanza di un “patto” tra il “legislatore” ed “l’autorità monetaria”. Entrambi istituzionalmente, informalmente, e “da bilancio” sono legati, come dici, ma ci sono alcune “evidenze” che non trovano spazio in una formula o in una teoria, ma nell’osservazione dei fatti. Il patto in questione è quello del corso legale in cambio del fiat money.

    Premettendo che ciò che sappiamo è ciò che è colato per sbaglio dai media, includendo in questi anche internet, e che le informazioni che non si vuole, per davvero, far “leackare” sono davvero segrete, e che quindi probabilmente, quello che dovremmo realmente sapere per capire, non lo sapremo mai, io osservo che anche i conflitti di interesse o l’insider trading, applicati ad un’entità così variegata come una investment back che multiforme, nonché così mutevole in quanto regolarmente in grado di piazzare i “suoi” uomini ai vertici delle BC e dei Tesori, sfumano invariabilmente in un qualcosa di indistinto ed inafferrabile.

    (Sfido chiunque a scoprire cosa esattamente faccia GoldmanSachs ad esempio… purtroppo il mio amico gola profonda dei piani alti, quello che con 9 mesi di anticipo mi aveva detto la data esatta della caduta del governo Prodi, che mi aveva detto con oltre 24 mesi di anticipo l’andamento del greggio, dell’inflazione in Italia e UE, degli interessi al consumo, è stato promosso a piani ancora più alti e da allora… mi ha bannato dai suoi contatti Skype)

    Buona parte dei protagonisti del processo di riforma delle istituzioni che hanno il compito di vigilare sui diversi soggetti che operano sul suddetto mercato, così come sull’individuazione delle nuove regole del gioco, non godono del necessario grado di terzietà, proprio a causa della militanza ai vertici delle stesse entità che dovrebbero essere vigilate o riformate, giungendo a porre l’altrettanto inopportuno paragone che vede una riforma del diritto e/o della procedura penale affidato a qualificati esponenti della Cosa Nostra (e bada bene… io so cos’è Cosa Nostra, e so che non è una organizzazione segreta di picciotti con la coppola e la doppietta, ma che “la cupola” non è negli scagnozzi alla Provenza/Riina, ma in coloro di cui costoro sono stati rispettivamente autista e guardia del corpo negli del piano marshall, come ad esempio, i Cuccia e i Sindona, installati al Banco di Sicilia il giorno dopo l’invasione UK/USA… per installare al vertice della piramide l’occhio dai dodici raggi, proprio come da dogma del totalitarismo anglosassone).

    Pur non volendo allinearmi a queste tesi “estremistiche” (in quanto una forza come la mafia è simbiotica col potere), ritengo un tantino contro natura lo sforzo di Henry Paulson, Mario Draghi, Jean Paul Trichet ed ai tanti esponenti delle banche centrali o responsabili dei dicasteri economici dei paesi del G7 nel dover fingere di fare la voce grossa nei confronti dei tanti ex colleghi costretti da loro a sorbirsi le loro reprimende nel corso di una recente cena (rigorosamente a spese del contribuente, al pari delle spoglie dell’orso di Stearns graziosamente regalate dalla Federal Reserve ai nipotini di Pier Point Morgan e di Nelson Rockfeller)

    E poi c’è qualcuno che si stupisce che si fa e si pensa ormai di tutto, fatta eccezione del passare dalle parole ai fatti nel tante volte proclamato mantra della ferma volontà di governi e banche centrali di punire con estrema severità il moral hazard da chiunque compiuto, mentre tutte, ma proprio tutte, le azioni di gigantesche dimensioni ma dai pressoché nulli effetti compiuti da banche centrali e governi sono state finalizzate, usando una semplificazione estrema, al salvataggio delle entità dissestate e al contrasto del libero e prevedibile agire delle forze del mercato in reazione alle vere cause della tempesta perfetta, cause che hanno proprio a che vedere con quell’azzardo morale assurto a sistema che ha caratterizzato l’agire concreto dei vertici delle Investment Banks e delle CIB delle banche più o meno globali.

    Personalmente non credo nella neutralità dei media, tanto meno quando si occupano professionalmente delle vicende economiche, non fosse altro che per la semplice ragione che gli editori sono nelle mani di conglomerati economici con interessi in tutti i settori e con scarsa propensione all’autolesionismo (vedi ad esempio Mussari eletto banchiere dell’anno da Milano Finanza… nell’anno in cui ha fatto tecnicamente fallire la banca più antica del mondo volatilizzando in 4 mesi 7 miliardi di capitalizzazione e mettendo 5 miliardi di azioni ordinarie in mano… guarda caso, propio a GoldmanSachs, che da “buon samaritano” si impegnerà a collocarle… che grazie al suo buon cuore a tenersi l’invenduto).

    Ho ancora minore tolleranza verso le pruderie deontologiche di qualche inguaribile redattore con romantiche pulsioni idealistiche, ma credo proprio che, dopo l’abbattimento delle TwinTowers, la collezione di figurine di Rumsfeld con le armi di distruzione di massa di Saddam, quello che stiamo vedendo in questi mesi è il più grande processo di mistificazione della realtà tramite una proliferazione di reportage dettagliatissimi (raw-data) sugli effetti e nessuno sforzo di analisi sulle cause, un gioco degno di grandi registi.

  12. 12

    Prometeo Says

    Sempre a riguardo dell’interazione tra Tesoro e BC, non mi è chiaro il meccanismo attraverso il quale, in Europa a differenza che in USA, i Tesori dei diversi paesi tengano la stretta gonadica alla BCE dati i diversi e disaccoppiati regimi fiscali.

  13. 13

    Leonardo Says

    Perché tutti i Governi prelevano dai bilanci delle rispettive Banche Centrali gli utili, e sono gli unici che possono ricapitalizzare le BC se queste si trovano a assorbire default di banche o di asset, soprattutto quando un’inflazione particolarmente bassa mina la capacità di signoraggio della BC.

  14. 14

    Tommaso Says

    Sai che non condivido. Una cosa è il divorzio Tesoro-Banca Centrale, altro è considerare la BC come un soggetto totalmente a se stante, come se fosse sulla luna…

    Una domanda: in tutta la trattazione, che spazio si potrebbe concedere al signoraggio?

  15. 15

    Leonardo Says

    Qualcuno qui ha linkato altri pezzi sul signoraggio, che dimostrano che sia in realtà un “mito” non nell’esistenza ma nelle dimensioni.

    Comunque nel mio pezzo non prendo la BC come fosse sulla Luna, anzi dico che “è tenuta per le gonadi” dal Tesoro; in fondo la BC è un agente dello Stato, e a posteriori non avrebbe senso (nella logica statale) che un agente fosse indipendente.

  1. 1

    Dov’è l’Eredità di Francoforte? at Ideas Have Consequences

    […] Programmaticamente e statutariamente la BCE ha un mandato anti-inflazionistico pure più forte di quello della BUBA, supportato da una analoga se non più marcata affermazione di indipendenza dal potere politico (per quanto detto qui e qua, ma pure lì e là, tale affermazione vale quanto l’apertura del WTO a Paperopoli).  […]

  2. 2

    Cosa c’entrano i Tremonti Bond con Banca d’Italia? : Giornalettismo

    […] Salza ha proposto che Bankit si riacquisti le proprie azioni (un buy-back dal valore oscillante tra 800 milioni e 30 miliardi di euro, dipendentemente dal metodo di calcolo), e che le banche private utilizzino (parte) del ricavato per la sottoscrizione di strumenti di capitalizzazione di banche minori (in pratica, prestiti subordinati o convertibili in azioni) in modo da estendere a tutto il sistema bancario un beneficio che altrimenti rimarrebbe confinato agli attuali azionisti di Bankit. A detta di Salza, questo lascerebbe illese le tasche dei contribuenti, e risolverebbe l’anomalia formale della proprietà di Bankit senza trasferirne la proprietà allo Stato con conseguenti problemi di protezione dell’autonomia conquistata nel 1981. Ma noi sappiamo bene (si vedano le precedenti discussioni qui e qui) che la proprietà privata di Bankit è solo formale, quindi non c’è un problema sostanziale da risolvere […]

  3. 3

    Voglio il Mondo più il 5% at Ideas Have Consequences

    […] Per svuotare una tasca profonda ci vuole una mano profonda, ma attualmente il lavoro è semplificato dal fatto che di mani ce ne sono due: quella a disposizione della Banca Centrale e quella a disposizione del Tesoro (in senso lato), ovvero le agenzie fiscali dei vari paesi dell’eurozona. Nonostante i programmi di austerity dichiarati, i Governi hanno un interesse oggettivo ad estrarre parte di questa rendita monopolistica della Banca Centrale (sul legame finanziario diretto tra Tesoro e Banca Centrale si veda anche qui). Il metodo è tutto sommato semplice: scaricare su di essa il mantenimento della stabilità del sistema finanziario, fatto che a sua volta implica un sostegno diretto o indiretto al collocamento e/o alla negoziazione dei titoli sovrani (se non altro a condizioni meno onerose di quelle che verrebbero richieste in un mercato libero e competitivo). In ultima istanza l’ECB è e sarà costretta ad ogni occorrenza ad espandere la base monetaria e ad accettare collaterali di pessima qualità, anche oltre le intenzioni dichiarate. Non è in discussione quindi se la politica monetaria resterà o meno inflativa, ma semplicemente in che modi e in quali termini. […]

  4. 4

    Il rischio giapponese a cui ci espongono BCE e banche centrali « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative

    […] Nonostante i programmi di austerity dichiarati, i Governi hanno un interesse oggettivo ad estrarre parte di questa rendita monopolistica della Banca Centrale qui). […]

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