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La Finanza non Cambierà

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May 18th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Sono in molti a criticare il mondo della finanza chiedendone una riforma, e in molti vedono nell’attuale recessione il fallimento di questa finanza, prevedendo o auspicando un ritorno ad una attività bancaria più semplice, meno “strutturata”. La mia opinione, sviluppata in varie fasi su IHC e su Giornalettismo.com, è che per quanto qualche segmento della finanza strutturata si sia rivelato deleterio le cause sono da cercarsi in forme di “illecito privato” (carente informazione sui prodotti), errori materiali (tecniche di pricing), e distorsione proditoria del ciclo economico; la pericolosità delle prime due cause discende dalla fragilità economica e dalla pervasività del debito dovute alla terza, che fa la differenza tra un errore non sistemico e una spirale recessiva.

Nella mia opinione pertanto non si condanna in sé la possibilità di “strutturare” titoli (se bastassero i connessi illeciti ed errori a giustificare “l’azzeramento” della finanza, visti gli errori e gli illeciti che pervadono gli apparati statali si dovrebbe essere coerenti e chiedere “l’azzeramento” anche dello Stato), quindi non vedo né auspico una “semplificazione” del mercato, solo un suo ridimensionamento. Dal fatto che la BCE voglia sostenere direttamente il segmento dei Covered Bond (di cui ho trattato qui), trovo ragioni a sostegno della mia idea.

 

I Covered Bond sono titoli strutturati, cioè un insieme di una obbligazione (Bond) e di un asset a garanzia o alla base per coprire (appunto: Covered) i rischi su cedole e rimborso. In un certo senso è una forma “leggera” di cartolarizzazione (senza società veicolo) molto usata per finanziare le infrastrutture europee: lo Stato attribuisce l’appalto di un’opera, l’appaltatore chiede il finanziamento in banca, la banca trova i soldi emettendo una obbligazione espressamente riferita a quel finanziamento e lo Stato committente ci pone la sua garanzia. I Covered Bond possono anche semplicemente essere garantiti da un’immobile, ma la struttura a fini di spesa pubblica è più significativa, e rende certo meglio l’idea del perché questo segmento rivesta una qualche importanza: un mercato dei Covered Bond liquido permette di avere una valutazione aggiornata del costo di finanziamento delle infrastrutture, quindi del rischio associato alla politica fiscale; la liquidità di questo mercato incentiva le banche a concorrere al finanziamento dei progetti e permette la minimizzazione dei costi di finanziamento dell’appaltatore; questo mercato facilita la realizzazione degli impegni di spesa pubblica; infine si rende possibile a chi ha fondi di accedere ad una ulteriore classe di investimenti facendo aderire meglio gli impieghi al proprio profilo di rischio. Il mondo andrebbe avanti anche senza, ma certo questi strumenti eliminano alcune frizioni, quindi fanno risparmiare risorse.

 

Senza andare troppo in dettaglio, buona parte di quanto detto per questi prodotti strutturati vale per l’intera finanza “strutturata” e per quella “derivata” che tra l’altro ne è supporto. Anche Fannie Mae e Freddie Mac rispondevano a questa logica (in risposta a obiettivi politici, permettere un mercato secondario dei mutui, rendendoli in qualche modo “titoli”, perché le banche potessero operare con minori incertezze di valutazione e rischi di immobilizzazione, allargando quindi il numero dei proprietari di case). Allora si capisce perché Fannie e Freddie sono state salvate, perché la BCE si indirizza sui Covered Bond, perché in definitiva gli Stati hanno tanto a cuore i “titoli tossici”, perché invece di vietare i derivati il Tesoro USA sta lavorando a creare loro una “Borsa” organizzata, e via dicendo.

Ma allora, con tutte queste fiduciose e ben augurali premesse, perché la finanza “esotica” ha trascinato il mondo nella più forte recessione degli ultimi 80 anni? La risposta è che la domanda è sbagliata! Come ho già più dettagliatamente spiegato parlando di India e Italia, la crisi è di natura reale, intrinseca nelle distorsioni di consumo e risparmio generate dai manipolatori del credito (gli Stati), e la sua diffusione per questo va di là dal circuito finanziario, benché la finanza, con la sua maggior reattività e l’ipertrofia permesse dalla sconsiderata creazione di credito delle Banche Centrali, manifesti una fenomenologia particolarmente appariscente.

 

Da quanto sopra si capisce che certi vituperati segmenti della finanza sono in realtà delle ottime soluzioni al servizio della quanto più corretta allocazione dei capitali (sono come una zappa: un’ottima soluzione perché con un solo gesto si possa ribaltare la terra; se poi la tiri in testa a qualcuno e lo uccidi non è che possa incolpare la zappa di essere un’arma di distruzione di massa, piuttosto va chiarito se tu abbia commesso un omicidio doloso o colposo), ed in quanto tali né il mercato né gli Stati potranno o vorranno cancellarli. Anzi, come visto, è proprio da lì che cercano l’uscita dalla recessione!

Allo stesso modo però non sarà possibile alla lunga evitare la pulizia da ciò che è davvero superfluo e dannoso, cioè l’ipertrofia del credito (di cui già spiegato qui); le dimensioni della finanza in generale nonché della “quota” di alcuni segmenti sicuramente si sono ridotte e si ridurranno almeno per quest’anno, ma ristabilite condizioni di crescita reale e proporzioni dei mercati l’economia riprenderà la propria funzionalità cercando vie di efficienza allocativa delle risorse. La finanza non cambierà. Non cambierà qualitativamente, restando quindi prona alle distorsioni statali della moneta (ci saranno sempre idioti e criminali con una zappa in mano); se il solo ridimensionamento fosse da qualcuno visto di per sé come “cambiamento” e “risultato” di sane  politiche governative… be’ allora sarebbe bastato lasciar fallire banche & compagni invece di dar adito a  tutta questa fuffa interventista.

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