La leggenda del santo bevitore (Parte Ultima)
March 23rd, 2007 by Admin
Il rischio d’insolvenza delle banche commerciali, dovuto alla loro legittima, utile e lucrosa attività imprenditoriale di prestatrici, è annullato da operazioni di pronti (denaro liquido creato temporaneamente dal nulla) contro termine (porzioni di debito pubblico emesso dal Tesoro) di valore crescente nel tempo. Impossibilitata dalla logica a conoscere i reali tassi d’interesse spontanei tra prenditori e prestatori, la banca centrale è poi costretta a continue operazioni cosiddette marginali, per mantenere tali tassi entro bande d’oscillazione prestabilite attorno a quelli ufficiali. Questi sono decisi a casaccio in esoteriche riunioni e oracolisticamente rivelati in mondo visione, dopo nervose attese da parte degli operatori finanziari.
Queste operazioni marginali sono talvolta gigantesche, come nel caso dell’11 settembre 2001 quando, per timore che il panico (legittimo) seguito all’attacco alle Twin Towers inducesse le persone a prelevamenti (legittimi) che avrebbero fatto saltare il banco della riserva frazionaria e spinto i tassi alle stelle, furono creati dal nulla 441 miliardi di dollari dalla FED e 109 miliardi di euro dalla BCE (banca centrale europea), prestati al sistema bancario a tasso risibile. Una volta iniettati è impossibile che le attività economiche che questi soldi avviano (nel caso specifico la bolla sul mercato edilizio), o le spese a debito che esse incentivano, si ritramutino in capitale dei depositanti senza fallimenti a catena. Vale la pena di osservare che solo fornendo moneta creata dal nulla il tasso d’interesse può diventare negativo, come in Giappone. Ciò vuol dire che la banca centrale non solo sta pagando i tre addendi positivi al prestatore, ma paga anche il prenditore per contrarre il prestito!
I figlioli di Filippo il Bello, cioè gli individui, privati cittadini, che si fanno chiamare "Stato" (ma il cui nome corretto è Leviatano), hanno due modi di ottenere il prodotto del lavoro degli altri: con la minaccia della spada sotto forma di tasse, oppure scrivendo cambiali denominate "debito pubblico". Quando questo debito diventa eccessivo e nessuno si fida a comprarlo se non in cambio di un tasso maggiore di quello offerto, la Banca centrale, la quale, come abbiamo detto crea ad libitum e per legge la moneta, lo rifinanzia con moneta creata dal nulla. Questa operazione passa sotto il nome di monetizzazione del debito.
Il Leviatano spende poi, per le sue molte necessità, il denaro che la banca centrale gli ha stampato, e i prenditori quello dei depositanti, e i prezzi dei beni salgono, a danno dei possessori di moneta. Il conseguente deprezzamento della valuta rispetto alle altre, è attribuito a fantomatici speculatori, mentre è ripetuto il ritornello mediatico del rispetto per il mercato da parte delle Banche centrali. Esse, si dice, si astengono dall’intervenire sul mercato dei cambi perché il turn-over giornaliero su tale mercato è troppo grande (1300 mld $).
Quando l’attenzione degli operatori economici si concentra sull’impossibilità di contenere gli effetti (la variazione dei cambi), invece che sulla semplicità di eliminare le cause (fermare l’espansione della moneta), la manipolazione è già avvenuta. Tutti imbecilli? No, tutti che studiano i libri correttamente errati di coloro che furono prima ottimi allievi di Ludwig Von Mises e poi cattivi maestri. Tassi d’interesse, aumento dei prezzi, boom, depressioni, variazioni dei cambi e dei livelli di occupazione, malinvestimento e consumismo, sono il risultato del maldestro tentativo di pianificazione economica delle banche centrali, attuato attraverso la decisione di un tasso d’interesse unico per tutti e l’espansione monetaria necessaria per mantenerlo fisso.
Il fronte d’onda di quest’oceano di carta colorata fu individuato da Ludwig von Mises nel 1912, quando, con il suo trattato sulla moneta, illuminò il ruolo fondamentale dei depositi a vista nell’espansione del credito. Ben presto però accademici positivisti e inflazionisti al soldo stampato del Leviatano, misero le mani su quella definizione di moneta e oggi essa è misurata mediante quell’indice statistico composito (uno tra M1,M2,M3,MZM) che meglio è correlato con il reddito nazionale. Secondo tale definizione, se la variazione del prezzo della barbabietola di Rivisondoli superasse in correlazione gli indici suddetti, essa definirebbe l’andamento dell’offerta di moneta. Tali indici, in ogni caso, o comprendono elementi che solo nella visione popolare hanno a che fare con la moneta (gli assegni per esempio), o non ne contengono altri che lo sono a tutti gli effetti (i conti correnti del Leviatano per esempio). Il loro andamento, sensato solo per quanto riguarda la direzione, sempre inevitabilmente crescente, è nel dettaglio del tutto inservibile a fini scientifici, ma se sfoggiato in consessi più o meno accademici induce sempre reverenza e timore.
Nonostante l’avanzamento tecnologico e l’aprirsi di grandi masse d’individui al capitalismo possano ritardare la devastazione che l’inflazione della moneta porta nelle scelte degli uomini, il sistema monetario, nei paesi molto evoluti, subisce una bancarotta fraudolenta una volta per ogni generazione. Gabbare due volte le stesse persone è pericoloso. Nei paesi meno evoluti invece il crack è temporizzato circa ogni dieci anni, mentre in quelli ottimisticamente definiti in via di sviluppo la macchina stampasoldi è sempre incandescente. Ma l’ottimismo non muta le leggi dell’economia. Civiltà, pace e sviluppo sono legati a una moneta che comunichi le informazioni relative alla scarsità e all’abbondanza.
Oggi i pagamenti digitali hanno reso obsoleta anche la riserva frazionaria. La Banca d’Inghilterra, nulla avendo imparato dal fallimento della Barings (1994, oggi ING-Barings) protegge dalla bancarotta le banche inglesi in tempo reale, intervenendo sul mercato interbancario a sanare gli sbilanci bancari complessivi. Dal 1995 la FED americana, nulla avendo imparato dal caso LCTM (1997) (vedi le discussioni precedenti su Merton-Black-Scholes e compagnia, n.d.e) si è orientata sempre più verso il modello inglese, allentando le maglie della riserva frazionaria, e prediligendo l’intervento continuo. L’ultima nata, la Banca Centrale Europea, che conta ancora qualche canuto memore della Repubblica di Weimar, è vincolata dal regolamento mensile della riserva frazionaria. Ma quando quei venerandi saranno sepolti e il sistema europeo Target-2 entrerà in funzione, anch’essa passerà completamente al real-time a riserva zero.
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L.Baggiani Says
Bel lavoro, come prevedibile.
Alessandro, mi permetto di esprimere un punto di dissenso che comunque non tocca il significato del tuo lavoro.
- non credo che gli assegni possano essere estromessi dal concetto di offerta di moneta: finché un assegno circola come mezzo di pagamento senza venir incassato, e quindi finché non viene richiesta la conversione in valuta corrente, le somme che questo assegno rappresenta rimangono nella disponibilità dell’emittente (correntista per l’assegno bancario, banca per l’assegno circolare) e nel frattempo quindi possono venir impiegate per ulteriori transazioni o concessione di crediti; quindi lo staccare un assegno, fino al momento dell’incasso, equivale ad emettere moneta. Detto questo, probabilmente l’incidenza degli assegni sul totale dell’offerta di moneta in senso ampio non è così rilevante, ma concettualmente l’esclusione non mi pare corretta.
Mar 24th, 2007 at 2:20 pm
Libertyfirst Says
Non mi è chiaro il ragionamento.
Se stacco un assegno, intacco (scusate il gioco di parole) il mio conto-corrente, che è già “moltiplicato” dalla riserva frazionaria. Non creando nè nuova riserva nè riducendo la riserva obbligatoria, lo staccare un assegno non crea nuova moneta.
A meno che staccare un assegno senza incassarlo equivalga a ridurre l’offerta di moneta (come quando si passa da depositi a contanti), ma ciò avrebbe effetti deflattivi, cioè distruggerebbe moneta.
Boh… mystery of banking…
Mar 24th, 2007 at 8:03 pm
Libertyfirst Says
Il secondo paragrafo è spiegato a cavolo, volevo dire “A meno che staccare un assegno non comporti una riduzione della riserva monetaria per le banche, esattamente come quando le persone aumentano la preferenza per le banconote anzichè per i depositi, con conseguente diminuzione del moltiplicatore effettivo.”
Insomma: se stacco un assegno e me lo tengo sotto il cuscino, poi le banche non possono costruirci una piramide di credito sopra…
Mar 24th, 2007 at 8:07 pm
jacopo Says
Anche io credo che gli assegni siano moneta a tutti gli effetti. Ma forse l’autore in quel passaggio aveva in mente la sound money, e in quel senso vuole escludere gli assegni.
Emmettere assegni può significare anche aumentare M1, come spiegato correttamente nel primo commento. L’effetto però è vincolato alla velocità con cui si incassa l’assegno: pensare che gli assegni circolino indeterminatamente senza mai essere incassati è più che fantasioso, quindi l’effetto “moltplicatore” credo sia quasi da non prendere in considerazione, in accordo con le opinioni espresse più sopra.
Mar 25th, 2007 at 1:19 pm
L.Baggiani Says
Al momento in cui stacco un assegno non intacco un bel nulla, e al momento in cui emetto un assegno circolare ho un trasferimento di fondi dal mio c/c alla banca. Nel mio commento avevo già specificato che si tratta di emettere moneta dal momento dello stacco fino al momento dell’incasso. Che un assegno circoli in eterno è da escludere, ma che la massa di assegni si rinnovi più o meno giornalmente no.
Mar 25th, 2007 at 6:52 pm
jacopo Says
Giusto… però in questo caso la creazione di moneta e nulla, e l’M1 rappresentato dagli assegni è uno stock fisso, benchè esistente.
Bel punto.
Ps. Da quando abbiamo aperto IHC Alessandro mi ha comunicato che ha problemi a visualizzare il sito. Non so come sia possibile… ma è per questo che non potrà rispondere alle domande.
Mar 25th, 2007 at 8:53 pm
L.Baggiani Says
Come avevo già precisato all’inizio si tratta di un fenomeno sicuramente limitato e non determinante per le dinamiche generali, facevo solo un discorso di principio. L’articolo va alla grande da sé.
Mar 26th, 2007 at 8:19 am