La Lenta Ripresa Americana e l’Incertezza sui Diritti di Proprietà
July 27th, 2011 by Leonardo
Il concetto di incertezza sui diritti di proprietà (Regime Uncertainty) è stato sviluppato da Robert Higgs (vedi "Regime Uncertainty - Why the Great Depression Lasted So Long and Why Prosperity Resumed after the War", The Independent Review, Vol, I, No. 4, Spring 1997): è una spiegazione di come le aspettative sull’attività commerciale ed industriale possano calare e gli investimenti stagnare per un considerevole periodo tempo a causa di un disordinato incremento degli interventi statali che rendono la proprietà privata e l’ambiente economico più incerti. Numerosi fattori possono minacciare la libera iniziativa: incrementi di imposte esistenti, nuove tasse, improvvisi cambiamenti nelle regolamentazioni caratterizzati da un alto grado di discrezionalità e per ultimo provvedimenti di confisca diretta.
Nello specifico, il fatto rilevante è che l’incertezza sulla proprietà non dipende tanto dagli aspetti formali della legge, quanto dal comportamento sostanziale delle autorità politiche. Questo rende la “Regime Uncertainty” molto difficile da incorporare nei modelli econometrici standard con parametri oggettivi, ma è difficile negare che non venga presa in considerazione dalle imprese nelle loro decisioni sui progetti futuri. Higgs (1997) cita J.A. Schumpeter che sottolinea “quanto poco realistica sia qualsiasi teoria sulle opportunità di investimento che non tenga conto del fattore politico”.
In ogni caso una valutazione appropriata deve includere almeno i seguenti fattori:
ü Il comportamento delle autorità (inclusi governo, autorità di regolamentazione, tribunali e tutte le istituzioni da cui dipende il rispetto dei diritti di proprietà) nei confronti delle comunità d’affari e degli investitori privati in generale.
ü Pregiudizi di natura politica contro la libera iniziativa in generale o contro specifiche industrie o settori in particolare.
ü Grado di discrezionalità ed autoreferenzialità nell’affrontare le questioni economiche da parte del potere politico.
ü Percezione ed aspettative da parte degli investitori verso le autorità politiche e verso il comportamento dei funzionari pubblici.
Investimenti a lungo termine così come nuove iniziative commerciali ed industriali richiedono un quadro legislativo e regolamentare affidabile. Quando le istituzioni si comportano in un modo discrezionale e poco prevedibile il risultato è un calo nell’attività imprenditoriale: molti progetti vengono rimandi o semplicemente scartati. Imprese e privati tendono ad iniziare attività solamente nei settori dove percepiscono i propri diritti di proprietà sufficientemente sicuri e rispettati. Un altro effetto collaterale è l’incremento del numero di imprenditori politicamente “agganciati”, capaci di beneficiare direttamente della spesa pubblica e degli improvvisi mutamenti normativi: la concorrenza tra cercatori di rendite prende quindi il posto della competizione di mercato.
L’incertezza sui diritti di proprietà ha un effetto marcatamente inibitorio sull’attività economica, ed è difficile scomporne gli aspetti qualitativi da quelli quantitativi; da un punto di vista empirico si tratterebbe di stimare l’effetto macroeconomico di una lunga serie di investimenti non effettuati o di opportunità deliberatamente ignorate. In pratica un’analisi controfattuale in termini aggregati di “ciò che non si vede” (per citare Bastiat). L’indagine di Higgs è concentrata sulle politiche implementate da Franklin D. Roosvelt e dal suo staff durante la grande depressione, seguendo così una prospettiva di tipo storico. Ma quanto della sua analisi è utile a spiegare l’attuale lentezza della ripresa americana?
La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare leggendo questo post su CoordinationProblem.org. Sicuramente la prima metà del mandato di Obama si è caratterizzata per un elevato numero di interventi discrezionali combinati con una vibrante retorica redistributiva. Al tempo stesso l’aumento dei salari minimi e l’approvazione della riforma sanitaria hanno incrementato il costo del lavoro in un momento di difficoltà del mercato occupazionale. A mio giudizio è tuttavia un po’ presto però per trarre forti conclusioni.
Certamente stiamo vivendo una fase di “Grande Deviazione” (come è stata definita da John B. Taylor - vedi questo interessante articolo sul Wall Street Journal) ma, almeno in parte, è la conseguenza del fatto che si è arrivati ad una crisi di carattere sistemico senza un impianto normativo adeguato. Se le regole non sono esplicitamente concepite per essere applicate anche in caso di fallimenti sistemici, o comunque è implicito che ciò non venga fatto allora shock finanziari, come l’ultimo al quale abbiamo assistito, saranno inevitabilmente accompagnati da una forte dose di improvvisazione. Nella migliore delle ipotesi, volendo ammettere un comportamento “disinteressato” da parte dello Stato, un nuovo assetto normativo verrà comunque raggiunto solo dopo una serie di tentativi ed errori. Quello che è rilevante per formulare un giudizio politico è quanto tempo dura questo processo e quale risultato produce: leggi migliori o una pletora di nuove autorità pubbliche? L’amministrazione americana sembra aver scelto la seconda opzione, ma incolparla in tutto e per tutto delle modeste performance sino ad ora esibite dall’economia statunitense è forse eccessivo. Credo sia più realistico affermare semplicemente che Obama non abbia migliorato, e talvolta contribuito a peggiorare (specie sul versante fiscale), un quadro macroeconomico che in ogni caso non sarebbe stato roseo.
Tuttavia, portato alle sue logiche conseguenze il concetto di “regime uncertainty” rappresenta una sfida impegnativa per le tradizionali ricette Keynesiane “à la Krugman”. Non mette in discussione l’impianto analitico, ma colpisce alle fondamenta una visione meccanicistica delle politiche anticicliche. Più semplicemente, se l’amministrazione pubblica incrementa l’incertezza ed influenza negativamente le aspettative, allora siamo di fronte ad un “fallimento dello Stato” (Government failure) proprio da una prospettiva di tipo Keynesiano, in quanto un (quasi) equilibrio caratterizzato da una prolungata sottoccupazione ne esce rafforzato.
Se è vero che la storia sovente si ripete in farsa, più che ad un “ritorno del maestro”, direi che abbiamo assistito alla ricomparsa degli apprendisti stregoni.


Leonardo, IHC Says
Mi piace questo modo di affrontare l’argomento; tra l’altro fornisce ulteriore base per alcune mi argomentazioni qui http://ideashaveconsequences.org/se-lo-scellino-somalo-diventa-determinante/leo.
Aug 3rd, 2011 at 10:19 am