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La milleduesima notte (ovvero del credito espansivo, vero sterco del demonio)

February 13th, 2007 by Admin

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Una esemplare introduzione alla teoria austriaca del ciclo economico:

di Alessandro, Usemlab.

 

Marcello il panettiere sforna dieci pagnotte, ma se ne consuma solo due, otto gli avanzano. Enrico il ciabattaio non ha le risorse per produrre le sue ciabattine con perline e nemmeno Tina la calzolaia, per chiodare i suoi scarponi da mare. Entrambi offrono a Marcello le loro calzature in cambio degli otto pani, promettendo di consegnarle entro sette giorni. Marcello calcola che sia Enrico che Tina sono affidabili, ma che le ciabattine di Enrico tra sette giorni saranno preferibili, sia agli inutili scarponi di Tina, sia alle otto pagnotte di oggi. Marcello, infatti, ha saputo che Nicola il vacanziere desidera le ciabattine di Enrico e disprezza invece gli scarponi di Tina. D’altra parte tra sette giorni le pagnotte saranno rafferme e avranno perso valore. Marcello decide allora di concedere il credito a Enrico e di negarlo a Tina. E’ certo che se Marcello non risparmiasse i pani, non potrebbe prestarli a nessuno. E che Tina potrebbe produrre gli scarponi solo rubando i pani prestati a Enrico, compromettendo così la qualità, i tempi di consegna o addirittura la produzione stessa delle ciabattine. Ma se davvero, con il ladrocinio, Tina riuscisse a produrre gli scarponi, questi rimarrebbero comunque invenduti perché Nicola li disprezza. Il capitale di Marcello sarebbe sprecato.

Dal baratto questa compagnia può passare all’uso della moneta. Allora gli scambi diventano solo più facili e meno costosi. Marcello vende i suoi otto pani e presta gli otto euro a Enrico. Tina potrebbe, ancora, solo rubarli a Enrico per produrre gli scarponi. E Nicola sarebbe infelice di nuovo.
Se infine introduciamo anche l’istituzione bancaria, le possibilità esplodono e i costi si comprimono ancora, migliorando enormemente il sistema del finanziamento: Marcello può vendere ciò che produce e depositare il denaro in cambio di un interesse che la banca gli passa; poi la stessa banca si occupa di valutare (meglio di Marcello che in fondo è un panettiere) i progetti di Enrico e di qualunque altro imprenditore e di finanziarli prendendo un interesse dopo un certo tempo, fornito dal provento delle loro vendite. Anche con l’istituzione bancaria, e anzi a maggior ragione, il progetto di Tina – produrre inutili scarponi – sarebbe rifiutato e quello di Enrico invece finanziato, perché esiste Nicola che preferisce le ciabattine e inorridisce all’idea degli scarponi. Tina, come nei casi precedenti, potrebbe produrre i suoi infami scarponi solo rubando il denaro a coloro che sono stati finanziati, compromettendo la loro produzione. L’introduzione di denaro e banche non cambia la sostanza: solo il risparmio genera sviluppo.
 
Chi è disposto a scambiare la sua proprietà con l’altrui, esercita il libero diritto di preferire un prodotto a un altro. La preferenza è la guida della funzione imprenditoriale, che è quella di scoprire e soddisfare i bisogni degli altri in cambio di un profitto. Ma le preferenze di chi compra indirizzano anche il risparmio verso il finanziamento di quei progetti imprenditoriali che sono valutati avere buone probabilità di riuscire a soddisfare quelle stesse preferenze. Il risparmio si dispone allora secondo un ventaglio di priorità conforme alle preferenze dei potenziali compratori. E allo stesso modo si orientano i diversi settori produttivi. Se però il risparmio è rubato e impiegato per la produzione di ciò che non è desiderato, quest’armonia si interrompe.
 
Ora il coup de théâtre.
 
Marcello vende i pani e deposita gli otto euro in banca. Questa li iscrive a deposito a suo nome, ma magicamente li moltiplica e ne presta in giro sedici (e perché non trentadue?), così paga una volta sola l’interesse a Marcello, ma lo incassa due volte (e perché non tre?) da due prenditori diversi: Enrico e Tina! Ma questo è il punto: se gli otto euro reali risparmiati da Marcello sono prestati a Enrico, egli può comprare a un certo prezzo, materie prime, energia e semilavorati necessari a produrre le ciabattine che Nicola desidera. Se Tina riceve gli altri otto euro magicamente creati dal nulla, questi, per produrre gli scarponi, andranno a comprare le stesse materie prime, la stessa energia e gli stessi beni necessari a Enrico per soddisfare Nicola. I prezzi, con una richiesta doppia a parità degli altri fattori, non potranno che salire, impedendo a Enrico, di realizzare nei tempi, qualità e quantità richiesti, le famose ciabattine che Nicola desidera. Tina, rubando il potere d’acquisto della moneta a Enrico, riuscirà a produrre gli scarponi anche se nessuno li comprerà.
Ecco, in questa semplice rappresentazione, la nascita della bête noir degli economisti: quella che, con pittoresca metafora trigonometrica, è definita ciclo economico.
 
L’autorità che regola la produzione del denaro creato dal nulla è quella monetaria, che dispone per legge la quantità di riserva frazionaria che le banche devono conservare a fronte del deposito di Marcello. Infatti Marcello potrebbe voler ritirare i suoi soldi. In quel caso le frazioni di depositi degli altri correntisti servirebbero alla restituzione. Se le riserve sono insufficienti, è l’Autorità monetaria che ricompra, con denaro stampato, i titoli di Stato da lei stessa emessi, rimpinguando le casse delle banche. Così le banche possono, senza timori di un clamoroso scoperto, moltiplicare il denaro dal nulla e incassare interessi multipli.
 
Se ad alcuni pare che il guadagno debba dipendere dal rischio di un’impresa, dalla perizia nel gabbare gli altri, dalla quantità di conoscenza acquisita col duro studio o dalle isterie del dio di Lassalle, agli imprenditori di successo è chiaro invece che la scoperta dei bisogni altrui e il loro soddisfacimento con profitto (necessario a scoprirne di nuovi e soddisfarli ancora) è la chiave per la prosperità. Ma questo speciale talento degli imprenditori è frustrato dai finanziamenti che eccedono il risparmio reale: Tina, in tutti i casi, ruba a Enrico per produrre ciò che Nicola non desidera.
 
L’espansione monetaria per multipli del reale risparmio, attuata dalle banche commerciali coordinate e finanziate a loro volta dall’Autorità monetaria, è la causa del ciclo economico. Quando il denaro inizia a essere moltiplicato, nasce quello che da tutti è riconosciuto come un boom economico: occupazione, stipendi, PIL, attività finanziarie e benessere, si orientano al vento dell’espansione. In realtà è il potere d’acquisto del risparmio che è sottratto ai legittimi proprietari, mediante la moltiplicazione legale e illegittima della liquidità, associata a bassi tassi d’interesse, anch’essi decisi dall’Autorità monetaria, che stimola tutte le imprese all’investimento. Ma l’investimento deve essere legato alle preferenze di chi compra, attraverso la funzione imprenditoriale di scoperta e soddisfacimento con profitto. Invece quelle imprese, che ai tassi precedenti e senza la liquidità creata dal nulla nessuno avrebbe finanziato con risparmio vero, ottengono ugualmente i finanziamenti, perché mediante la riserva frazionaria le banche possano intascare interessi per multipli.
 
Roaring 20sCosì Tina assume persone che si specializzano nella produzione di scarponi da mare; compra macchinari e materie prime, paga affitti e organizza feste promozionali. Tina già sogna che la moda dell’estate sarà indimenticabile grazie ai suoi scarponi da mare. I suoi dipendenti spendono gli stipendi con liberalità, perché sembra iniziata una Nuova Era. Enrico d’altra parte vende bene le sue ciabattine e visto che la banca gli offre altri finanziamenti compra un capannone in più rispetto a ciò che gli sembra necessario per soddisfare i suoi clienti. Nuovi negozi, nuove costruzioni, nuova musica, nuovi bizzarri consumi, nuove mode che faranno epoca e nuovi modi di pensare, roteano in un tourbillon al quale nessuno può resistere, nemmeno gli intellettuali di fede antimaterialista. Anzi soprattutto loro. Tutto riluce di meraviglia e già che ce n’è per tutti, anche lo Stato lancia mastodontici quanto infantili piani di sviluppo, finanziandosi con le maggiori entrate fiscali dovute alla maggiore attività economica e ai proventi derivanti da maggior debito, che appare giustificato dal maggior sviluppo economico. Solo che, via via che l’Autorità monetaria stimola il credito, per il quale le banche commerciali intascano interessi multipli a fronte di interessi minimi ai singoli correntisti, aumenta anche la quantità di denaro che è spesa dagli imprenditori come Tina e dai suoi dipendenti, e aumenta in assoluto anche la quantità di denaro in circolazione diluendo il potere d’acquisto della moneta. Il risultato è che Enrico, per quanto razionalizzi la sua produzione, non riesce a contenere i costi crescenti, specie di quel capannone in più, e a produrre le ciabattine della qualità di prima allo stesso prezzo. Nicola d’altra parte vede il suo denaro perdere valore ed è costretto a ridimensionare i suoi desideri. I dipendenti, fomentati dai demagoghi, non più convinti di vivere nel bengodi, avanzano richieste d’adeguamento in considerazione dell’aumento di quello che i media definiscono il costo della vita. Il credito al consumo, concesso dalle stesse banche in cambio di pezzi di futuro, è l’unico espediente per mantenere il tenore di vita precedente. Tina intanto è riuscita a convincere le banche finanziatrici a rinegoziarle il mutuo, ma ha anche dovuto licenziare parte dei dipendenti, specializzati nell’inutile arte di produrre scarponi da mare. Se ora anche chi sa fare un lavoro utile è impiegato con difficoltà, è certo che chi ha impostato la propria esistenza intorno a un mestiere inutile deve riqualificarsi in fretta o accettare un lavoro meno specializzato. La distorsione dell’attività produttiva, e della vita, dovuta all’espansione monetaria, è totale.
 
Dopo l’euforia, la recessione è alle porte. Nicola non compra scarponi, le ciabattine non sono quelle che vorrebbe e ormai costano troppo. L’ultimo premeditato errore che l’Autorità monetaria può fare, è aumentare ulteriormente la quantità di denaro in circolazione (reflazione), per cercare di sostenere il boom che inizia a sgonfiarsi. Ma questo impedirebbe per un po’ l’inevitabile fallimento di Tina, al costo della mancata ripresa di un’adeguata produzione da parte di Enrico. I due aspetti sono inscindibilmente legati. Lungi dall’essere un aspetto negativo dell’economia, la recessione, che è la conseguenza immancabile di una precedente espansione di credito fittizio, ripristina i legami tra le preferenze, la produzione, il risparmio e le necessità finanziarie di chi non ha le disponibilità per intraprendere.
 
L’espansione del credito oltre il limite del risparmio è dunque la causa del ciclo economico, tra i mali del quale, è appena il caso di ricordare le bolle finanziarie e immobiliari con cambio di proprietà di enormi quantità di denaro, che non è certo bruciato da nessuno, come comunemente detto, ma incamerato da coloro che comprano col denaro nuovo ricevuto.
 
La scuola economica liberale austriaca ha abbattuto, sul piano teorico, lo storicismo di Marx. Poi la storia ha polverizzato il resto sul piano pratico. In particolare Mises e Hayek (utilizzando le geniali intuizioni di Ricardo sui prezzi e di Wicksell sulla manipolazione del tasso d’interesse spontaneo), hanno fornito questa molto convincente spiegazione dell’origine del malinvestimento che è alla base dell’alternarsi di espansioni e recessioni. Ma le due scuole economiche occidentali dominanti, neokeynesiana e monetarista, che hanno ghettizzato la scuola liberale austriaca, non hanno una vera teoria sull’origine del ciclo economico, l’una perdendosi in elementari equazionismi , l’altra liquidando il ciclo come il frutto di un’improvvisa e ricorrente pazzia collettiva. Di fatto, esse avallano, spesso anche ufficialmente, l’ultimo e più importante dogma delle teorie economiche di Marx, e cioè che il capitalismo è, per via dell’accumulo del capitale e della presunta mancata ridistribuzione, intrinsecamente instabile.
 
Sul piano teoretico rimane da capire perché, checché se ne dica, Marx è ancora in circolazione.
 
La risposta è semplice: giustifica l’esistenza dell’Autorità monetaria. A essa è affidato l’obiettivo della stabilità, mentre è, essa stessa, la reale responsabile, mediante l’espansione creditizia, del ciclo economico. Per essere nascosta, la causa dell’instabilità doveva essere spacciata per intrinseca al sistema, così nessuno l’avrebbe cercata; specie coloro che, ferventi credenti di Marx, non solo patiscono in pieno il ciclo economico, ma sono espropriati del potere d’acquisto, sottratto dagli stipendi, dalle pensioni, dai depositi. E’ così che il dogma dell’instabilità intrinseca ha offuscato la comprensione della funzione del risparmio nel mondo occidentale, spianando la strada al mito dell’espansione del consumo e del credito per il bene dell’economia, e reso plausibile l’altra famigerata tesi neo-marxista che sostiene che il capitalismo non implode perché depreda il resto del mondo.
 
MarxL’odio contro il capitalismo è ispirato dall’ultima reliquia della teoria Marxista. Come i corpi dei gerarchi sovietici che dovevano essere creduti vivi, essa è conservata in formalina ed esposta al pubblico dalle scuole mainstream, impegnate a sostenere accademicamente l’Autorità monetaria e i suoi beneficiati. Questo astio, che sembra essere semplicemente preferito alla perdita del potere di stampare il denaro, è invece addirittura ispirato dall’Autorità monetaria per giustificare la propria esistenza e operare l’espansione creditizia. I banchieri centrali e commerciali sanno che i loro migliori alleati sono i nemici del capitalismo, e che i loro peggiori nemici sono coloro che lo difendono. Marx non è morto. Vive nell’ampolla dell’instabilità intrinseca. La speranza è che si infranga prima che i sacerdoti della moneta precipitino il mondo nel caos.
 
Dicono che uno yuppie, convinto di lanciare una nuova moda, abbia sfoggiato sul bagnasciuga di Bahia un fiammante paio di scarponi da spiaggia, ma dopo due giorni di vesciche e odori nauseabondi li abbia, con rabbia, gettati in mare.

Questo pezzo è stato pubblicato da Ideashaveconsequences.org su gentile concessione degli amici di Usemlab.
E’ una introduzione esemplare alla teoria del ciclo economico Austriaca.


E’ proibita la riproduzione di questo articolo. Per ogni informazione a riguardo contattare Usemlab.com.

7 Responses to “La milleduesima notte (ovvero del credito espansivo, vero sterco del demonio)”

  1. 1

    libertysoldier Says

    Stupendo. Linko la pagina sul mio blog. Esponi tutto con una chiarezza disarmante. PS Come si investe in oro?

  2. 2

    jacopo Says

    Ti ringrazio per i due link nel giro di pochi giorni.
    Per quanto riguardo l’oro (posto che la tua non fosse una battuta sarcastica 😉 ) ti consiglio la lettura del primo post di questo thread proprio sul forum di usemlab.

    Questo è il post

    Scroll down fino alla fine della pagina: quello è il post che devi leggere. Se poi hai tempo anche il resto della discussione è interessante.

  3. 3

    libertysoldier Says

    Grazie. Non è una battuta sarcastica. E approposito. Mi spiace solo avere scoperto il tuo blog solo adesso.

  4. 4

    jacopo Says

    Non ti preoccupare. Non ti sei perso nulla. E’ un mese esatto che siamo online, e se ti interessano le precedenti discussioni puoi scaricare il Pdf quindicinale.

    A breve uscirà anche quello con l’archivio relativo ai primi quindici giorni di Febbraio.

    Ti consiglio inoltre di guardare la pagina Collabora.

  5. 5

    rosanna Says

    le stesse argomentazioni sono magistralmente esposte anche nel libro “Euroschiavi” edito da Macroedizioni e scritto dall’avv. Marco Della Luna e dal dott. Miclavez. Anche i giudici fanno la loro parte dimostrando di non sapere le fodamentali nozioni economico-finanziarie da voi illustrate e continuano a rafforzare il “sistema creditizio” ricorrendo a equivoci e sotterfugi terminologici emettendo sentenze che legittimano posizioni insotenibili. Vorrei fare anche una precisazione: la riserva frazionaria NON è stabilita per LEGGE ma per accordo di cartello tra banche, ciò in forza di accordi privati (v. Basilea 2).

  6. 6

    Jacopo Says

    Gentile Rosanna,

    Anche i giudici fanno la loro parte dimostrando di non sapere le fodamentali nozioni economico-finanziarie da voi illustrate e continuano a rafforzare il “sistema creditizio”

    mi piacerebbe saperne qualche cosa di più. Perché non poni la questione più approfonditamente.

  1. 1

    Marcello il Panettiere « Working Ideas

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