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La Partitella di Calcetto Austriaco (una Teoria in mezzo a Noi)

July 29th, 2013 by Leonardo

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di Walter Paiano

 

Esistono pregiudizi profondamente radicati nell’opinione pubblica, in merito ai meccanismi di mercato. “Deve farlo lo Stato” (ma fate pagare il conto a qualcun altro!) è una soluzione comoda e allettante agli occhi di una opinione pubblica che, tendenzialmente, non capisce i risultati efficienti nella gestione delle risorse scarse raggiungibili dal capitalismo oppure, in modo più elaborato, è plagiata da schiere di intellettuali scaldapoltrone profondamente ignoranti in economia (me che di economia pontificano) a pensarla così.

“Stranamente” quando siamo al di fuori della sfera economica (dove i suddetti pregiudizi ci portano spesso fuori strada) e quando ci serve una soluzione tendiamo a ragionare bene e ad usare (in modo abbastanza soddisfacente) meccanismi di mercato. Non credo esista nel raggio di 15 km persona più ignorante sul mondo del calcio del sottoscritto ma ho pensato che un esempio a tema potesse risultare simpatico per spiegare cosa intendo.

 

  • La partitella di calcetto

 

Un gruppetto di amici che avevano perso i contatti si ritrovano insieme dopo tanto tempo e decidono di organizzare una partita di calcetto per passare assieme una bella serata. Quando si ritrovano sul campo devono risolvere il problema più importante: come formare le squadre? Tutti quanti conoscono le proprie doti calcistiche, ma poiché non giocano assieme da tanto non sono ben informati sulle doti degli altri. L’obiettivo è chiaramente formare due squadre abbastanza equilibrate, per evitare di trasformare la partita in un massacro per una delle due squadre. Tuttavia, ogni squadra, una volta formata, avrà lo scopo ultimo di vincere la partita. Chiamiamo il primo obiettivo “una partita piacevole”, il secondo “vittoria”.

Sembrano obiettivi parzialmente contrastanti e questa situazione in effetti assomiglia molto ad un processo di mercato, in cui ogni partecipante (quindi ogni consumatore, ogni imprenditore,ogni lavoratore) ha un duplice interesse: da consumatore vuole avere di fronte imprese che competono in efficienza (sui prezzi e sulla qualità) per acquistare beni e servizi alle migliori condizioni; allo stesso tempo essendo sempre anche un venditore vuole semplicemente che la propria “squadra”, nel processo di mercato, vinca (cioè vuole avere profitti più alti o uno stipendio orario più elevato).

Si potrebbe pensare che un meccanismo “ad ognuno secondo i suoi desideri” sia adeguato. Ad esempio, ognuno potrebbe decidere di aggregarsi a qualcun altro per formare un gruppetto e infine una squadra. Si dovrebbe fare profondo affidamento sull’onestà dei partecipanti, in quanto quelli che ritengono di essere i migliori potrebbero aggregarsi ai migliori, formare una squadra forte e passare la successiva ora e mezzo a registrare punteggi tennistici. Magari si divertono anche. Tuttavia, se si effettua questa scelta il primo obiettivo (“una partita piacevole”) rischia seriamente di andare a quel paese.

Passare la prima mezz’ora facendo tentativi ed errori è anch’essa una scelta altamente inefficiente: è bene vincolare i giocatori al rispetto del primo assetto delle squadre.

Ma come fare per formare due squadre che rispettino entrambi gli obiettivi? Ed eccoci qui. In questa situazione quasi sempre ci si affida ad uno dei più antichi (e bistrattati) meccanismi di mercato: una specie di asta. Si sceglie un “capitano” per ogni squadra e il capitano chiamerà nella sua squadra un giocatore per volta. Poiché ad essere chiamati per primi saranno propri i migliori (e via via a scendere) allora le squadre saranno costituite in modo 1) quanto più equilibrato possibile 2) secondo la conoscenza delle loro doti effettivamente in possesso dei due capitani.

E come si scelgono i due capitani? Si potrebbe dire che siano i migliori giocatori presenti, cioè quelli che in ogni caso verrebbero scelti per primi (in una asta a chiamata alternata) ma in realtà non è esattamente così. Il metodo più efficiente per sceglierli è che i due capitani siano quelli che, rispetto a tutti gli altri, conoscono meglio le doti dei singoli partecipanti coinvolti. Questo permette di scegliere ogni singolo giocatore per massimizzare il personale obiettivo del capitano (creare la squadra più forte) ma secondo una regola di chiamata alternata che assicura il raggiungimento dell’obiettivo comune (una partita piacevole, con squadre equilibrate).

La situazione che abbiamo presentato è una situazione cooperativa-competitiva: gli individui devono cooperare per definire un insieme delle regole, ma una volta fissate queste il gioco è competitivo. Tuttavia, non è un gioco a somma zero in cui il guadagno di uno è la perdita dell’altro: lo scopo dei partecipanti è sia “vittoria” sia “una partita piacevole”, attraverso la realizzazione dell’obiettivo intermedio “squadre equilibrate”.

I partecipanti, nella vita reale, per risolvere i propri problemi stanno usando efficacemente un “meccanismo competitivo di mercato”, che è l’asta, dopo aver risolto al meglio che potevano una forte situazione di “asimmetria informativa”, realizzando in modo “soddisfacente” obiettivi parzialmente contrastanti.

Oh, ma questa cosa dell’economia è divertente!

 

  • Stupidità in libertà sul funzionamento del mercato

 

Ritorniamo all’economia. Fin troppo spesso l’incapacità di un mercato di raggiungere la neoclassica situazione di “concorrenza perfetta” e profitti nulli per le imprese è portata come prova dell’inefficienza del capitalismo e della competizione di mercato. In definitiva, diventa il lasciapassare per nuovi interventi statali nell’economia, distorsivi della reale concorrenza di mercato. Lasciate fare a noi, dicono, gestiremo per voi i treni e ve li faremo pagare poco. Sappiamo anche dove trovare i soldi per tappare le falle. Questi ragionamenti economici sono profondamente in contrasto con la nostra esperienza di tutti i giorni.

Il mondo è più complesso di quanto illustrino i modelli neoclassici di concorrenza perfetta. Nel nostro semplice esempio calcistico, tuttavia, utilizzando un meccanismo di mercato quale l’asta, i problemi sono stati risolti. Il metodo per risolverli non è stato quello di chiamare un esperto che valutasse le doti dei singoli giocatori (“e chi lo paga?”) costruendo le squadre a tavolino, né tanto meno passare la prima mezz’ora a mischiare continuamente le squadre per cercare un equilibrio casuale.

Ma, alla fine, i partecipanti sono soddisfatti di quello che hanno organizzato? Chi vuole valutare l’efficienza di un mercato utilizzando modelli di concorrenza perfetta compie lo stesso errore di chi pensa che la partita perfetta è quella che finisce in pareggio. È vero, uno degli obiettivi dei partecipanti (partita equilibrata) si può valutare considerando lo scarto di reti finale tra le due squadre. Ma questo non vuol dire che la partita perfetta (perfetta in che senso? Considerando “la soddisfazione” dei partecipanti!) è quella che finisce in pareggio. Similmente, un mercato non è “efficiente” solo e soltanto quando le imprese che vi partecipano conseguono profitti nulli, sono numerose, nessuna delle quali in grado di influenzare il prezzo e via dicendo. Esistono partite di calcetto noiosissime finite in pareggio e partite entusiasmanti finite con due reti di differenza. Esistono similmente mercati con pochi partecipanti, che tendono ad un equilibrio oligopolistico, in cui le imprese conseguono profitti positivi ma che assolvono allo scopo di soddisfare i propri consumatori e i propri azionisti e lavoratori.

Per quale motivo avviene questo? Naturalmente, l’ineliminabile asimmetria informativa esistente in ogni mercato, da cui scaturisce un mondo di incertezze e prospettive incerte.

 

  • Oligopoli efficienti

 

In questo periodo di strampalate teorie monetarie (quelle che pensano di poter migliorare l’efficienza tecnica dei processi produttivi distribuendo oculatamente pezzi di carta con sopra scritto “100 €” ) la Teoria Austriaca del Ciclo sta vivendo un nuovo rinascimento. Essa spiega i motivi degli errori compiuti dall’attuale establishment finanziario e si tiene allo stesso tempo lontano da “originali” soluzioni delle crisi. Tutto questo è grandioso, ed è quello che sul lungo periodo darà ragione a chi afferma una semplice verità economica: la moneta è un mezzo di scambio e non va manipolata da nessuno. Ma non deve relegare il contributo economico austriaco ai soli problemi monetari. Infatti, la Teoria Austriaca continua a fornire una eccezionale difesa dei meriti del mercato basata sulla logica dell’azione umana e lontana da formalizzazioni matematiche troppo astratte. E il motivo per cui riesce a farlo è perché tiene insieme, con considerazioni di logica economica, il costo del trascorrere del tempo e l’importanza dell’asimmetria informativa (e dell’incertezza derivante) presente in ogni manifestazione dell’azione umana e del vivere quotidiano. Quindi, anche dell’agire economico.

F.A. Von Hayek amava sottolineare che non si risolve niente assumendo che tutti sappiano tutto. Nel nostro esempio, infatti, se i partecipanti avessero conosciuto perfettamente le proprie doti e quelle altrui, potendo dare un punteggio ad ognuno, allora avrebbero potuto non solo formare due squadre equilibrate, ma anche prevedere compensazioni per la squadra che partisse eventualmente con un lieve svantaggio. Ovviamente questa non solo è una premessa irrealistica, ma non avrebbe nemmeno aiutato a raggiungere per certo i due obiettivi originali. Così, la scelta migliore nel formare le squadre è sempre quella di affidarsi ad un asta, gestita da due capitani capaci di ridurre gli effetti negativi dell’ineliminabile asimmetria informativa. Si cerca in tal modo di raggiungere obiettivi soddisfacenti, minimizzando gli squilibri potenziali nelle squadre di partenza e riducendo le perdite di tempo. L’incertezza non è stata eliminata, ma è stata ricondotta per quello che si poteva a fattori casuali ed emergenti (nel corso della stessa partita) e non decisi a tavolino.

Similmente, un mercato può trovare un assetto oligopolistico e tuttavia efficiente, quando l’incertezza delle prospettive consiglia di affidare il processo di produzione a imprese brave a ridurre e gestire l’incertezza (e a prevedere bene la domanda). Le imprese costituiranno un oligopolio, otterranno profitti, eppure questo assetto sarà ancora il più efficiente tra quelli realisticamente raggiungibili.

Valutare l’efficienza di un mercato utilizzando lo schema concettuale della concorrenza perfetta è terribilmente fallace. Invece, la logica dell’azione umana spiegata dalla Teoria Austriaca può fornire un quadro concettuale capace di difendere la bontà dei meccanismi di mercato, avendo allo stesso tempo un giusto rispetto dell’incertezza delle prospettive future e dell’asimmetria informativa (e valutativa) degli agenti di mercato. La teoria mainstream non ha affatto ignorato questi fenomeni  (al contrario di quanto una certa propaganda vorrebbe far credere) ma è troppo spesso piegata a scopi meno nobili da qualche intellettuale scaldapoltrone che pontifica dietro uno schermo TV.

 

  • La vittoria ai rigori

 

I pregiudizi contrari al mercato si diffondono pericolosamente oggi più che mai. E l’opinione pubblica purtroppo “assimila” senza battere ciglio. Come difendersi? La prima soluzione è, di fronte ad ogni pretesa di “ancora più controlli” sull’attività economica chiedersi “Ma chi ce li mette veramente i soldi? / Ma in che modo esattamente questo aiuta a ridurre la disoccupazione? / Ma non ci saranno effetti negativi ancora peggiori dal fare questo?”.

Poi, ricordarsi serenamente che quando agiamo nel mondo reale usiamo meccanismi di mercato per risolvere i nostri problemi. E ricordarsi che l’economia non è poi tanto diverso dal generale “agire umano”.

Infine, per puro passatempo, farsi qualche lettura di economia austriaca perché, per chi voglia comprendere, c’è ancora una piccola possibilità di vincere ai rigori.

 


6 Responses to “La Partitella di Calcetto Austriaco (una Teoria in mezzo a Noi)”

  1. 1

    Claudio Says

    Bell’articolo e interessanti riflessioni. Anche io, come ricorda Walter qui e come spesso fa anche Leonardo sono convinto che la “marcia in più” dell’austrismo (termine brutto ma qui si usa questo) sia l’avere un approccio a 360° che riporta l’economia dov’è nata e dove dovrebbe stare, cioè nell’ambito dell’interazione tra esseri umani e dei problemi di scarsità di mezzi e di informazione, che sono onnipresenti e non entrano in gioco solo quando si parla di “soldi”.
    Proprio perché riguarda tutti sarebbe bello che più gente cercasse di vincere ai rigori, sforzandosi di capire qualcosa, invece che a farsi amico l’arbitro (leggi “politica”). Però una certa responsabilità, imho, ce l’hanno anche gli economisti “mainstream”, indipendentemente dall’orientamento, nella misura in cui si sono convinti che si possa andare a parlare al grande pubblico di piani di riduzione del debito pubblico o di politica monetaria della BCE quando invece la gran parte della gente ragiona in termini di teoria del valore-lavoro e di “lavorare meno lavorare tutti” (non è una “colpa”, è che nessuno si è mai posto il problema di spiegargli visioni alternative in maniera accessibile). Serve quell’alfabetizzazione economica di cui Bastiat era un maestro e per la quale esempi calcistici non possono che essere benvenuti (in Italia poi!). Su IHC la fate (bravi!), ma altri?

  2. 2

    Leonardo Says

    Non tirartene fuori, anche tu sei invischiato col sangue a questo sito!
    Ce ne sono pochi altri, e purtroppo alcuni diffondono un austrismo di dobloni e paradiso in terra, tanto che sto seriamente pensando di trovare un termine altro che austrismo e non legato a un economista in particolare; ma farebbe male alla “causa” insistere sulle frammentazioni.

  3. 3

    Claudio Says

    @Leonardo
    Mica mi chiamo fuori! Però gli economists-in-chief siete voi, io leggo e finché capisco commento. Poi penso che tre anni fa o poco più economicamente ero a livello zero e allora mi ritengo soddisfatto, ma in realtà non ne so nulla :-)

    Quanto al termine altro, se vuoi un po’ di suggerimenti autorevoli, magari dai un’occhiata qua: econjwatch.org/file_download/242/‎

  4. 4

    Silvano Says

    Concorrenza perfetta? Io ho marcate tendenze a fare cartello anche a Risiko per accumulare prima le carte del tris…

  5. 5

    Leonardo IHC Says

    Infatti tu sei un neokeynesiano (dimerda)

  6. 6

    walter Says

    Colgo la palla al balzo. Se il Risiko fosse un gioco in cui c’è libertà di entrata (come in un mercato potenzialmente concorrenziale) il paragone avrebbe senso. Invece, nel Risiko non è così (e fare cartello è inoltre indifferente per gli equilibri del gioco se lo si fa tutti insieme ). In un mercato invece chi fa cartello tiene alti i prezzi o basse le quantità, si espone al rischio di essere spiazzato da un nuovo entrante che non vuole fare cartello ( o da chi si sottrae per un turno di gioco dal cartello).

    fine parentesi semi seria.

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