Clicca qui per Opzioni Avanzate


La Ripresa Non Arriva, si Costruisce

June 24th, 2014 by Leonardo

-

di Santo Scarfone

 

Il futuro non è scritto è un bel film del 2002 che racconta la vita di Joe Stummer, chitarrista e cantante dei The Clash. Ma il futuro non è scritto dovrebbe essere anche il modo di approcciare ai nostri problemi. Il futuro non è un traguardo immutabile che attende il nostro arrivo. Il futuro non è ciò che sarà, ma il risultato di ciò che faremo. Affermazione ancora più vera in campo economico. Il futuro economico di un Paese si plasma attraverso l’attività creativa degli imprenditori. Non esiste futuro se l’attiva imprenditoriale è assente.

 

Affinché gli imprenditori decidano di rimboccarsi le maniche e di agire, è necessario che vi siano le condizioni ideali per lo sviluppo di idee e progetti. È necessario che il gioco valga la candela. Dal punto di vista economico, significa che lo sforzo richiesto per avviare l’attività imprenditoriale deve essere considerato proporzionato all’utilità che da quell’attività si può ottenere. Se lo sforzo richiesto è eccessivo, gli imprenditori non daranno seguito alle proprie idee.

Tutto ciò ha delle ripercussioni anche sul mercato del lavoro. Non c’è da stupirsi se il tasso di disoccupazione sia cresciuto parallelamente all’aumento dei fallimenti delle imprese. Non c’è lavoro senza imprese. E non c’è lavoro soprattutto per le fasce più deboli, quelle a bassa produttività, come donne, giovani e immigrati. L’inarrestabile crescita della disoccupazione giovanile (oggi sopra al 40 per cento) lo dimostra egregiamente.

 

«Quando arriva la ripresa?», chiedono i continuazione i giornalisti alla classe politica. Una domanda di fatto senza senso, in quanto la ripresa non arriva da sola, ma si costruisce. Si costruisce tramite un tessuto imprenditoriale sano, che non fa affidamento su elemosine di Stato e che non si occupi delle baruffe dei palazzi della politica. Ma, soprattutto, la ripresa si costruisce tramite imprenditori liberi di agire, come non lo sono stati negli ultimi vent’anni. Il tempo sta ormai per scadere e, senza un intervento deciso su tasse e burocrazia, l’Italia rischia la desertificazione economica. Non è pessimismo, ma conoscenza della realtà del Paese. Quella che manca troppo spesso alla classe politica italiana.

La realtà in cui le imprese si trovano costrette ad operare è quella di un Paese con procedimenti civili interminabili. Con una corruzione diffusa. Con una spesa pubblica invasiva. Con un fisco mai sazio e prepotente. Con costi di avviamento folli. Con un mercato del lavoro disincentivante. Con un cuneo fiscale pesantissimo. Con un sistema bancario legato a doppio filo con il potere politico. Con un costo dell’energia troppo alto. Con una illogica quantità di burocrazia.

Questa è la realtà. Non è questione di ottimismo o di pessimismo. Passa tutto dal comprendere se l’Italia dei privilegi stratificati ha il coraggio di guardare negli occhi questa realtà o se preferirà continuare a vivere nella vigliaccheria, lasciando morire questo Paese per difendere le proprie rendite.

Questo Paese deve decidere cosa fare da grande. La prospettiva più probabile ad oggi è quella di altri fallimenti, altre chiusure, altra disoccupazione. Nei prossimi dieci anni rischiamo un impoverimento generale della popolazione. Rischiamo di diventare il più importante esempio storico di decadimento economico. Siamo stati tra le grandi potenze mondiali, ma non possiamo più cullarci per quello che siamo stati. Mentre il mondo andava avanti, questo Paese è rimasto fermo. Fermo, immobile, incapace di cogliere le opportunità e le esigenze di un mondo in continuo cambiamento.

 

Il futuro non è scritto, però. Abbiamo la possibilità di avere un domani diverso. Basterebbe che Stato, fisco e burocrazia non togliessero l’inchiostro a chi deve scriverlo. Basterebbe avere una bella carta bianca e la capacità creativa degli imprenditori italiani farebbe il resto. Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino”. Parola di Giacomo Leopardi, forse il più grande esempio di pessimismo della cultura mondiale. E se lo dice lui, perché non crederci?

 


0 Responses to “La Ripresa Non Arriva, si Costruisce”

  1. Ancora nessun commento

Aggiungi un tuo Commento