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La Trappola della Liquidità: Troppo Improbabile per Essere una Scusa

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December 16th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
Questa è la terza e ultima parte del percorso iniziato con “Dal Malinvestment al Malconsumption” e passato per “Guidare il Malconsumption: un Aiuto nella Crisi?”. Riprendendo il ragionamento dal concetto di “trappola della liquidità”, cercherò di dimostrare che tale situazione sia in natura particolarmente “estrema” ma può essere facilmente confusa con fasi congiunturali guidate dalle autorità monetarie, in cui politiche monetarie di allentamento quantitativo hanno ben poco senso rappresentando in realtà una continuità con quanto fino al momento attuato (come curare un alcolista ubriacandolo).
 
Non mi convince del tutto la possibilità che il sistema economico possa trovarsi in una trappola della liquidità, perché ritengo che una trappola della liquidità in senso proprio sia molto di più che un semplice caso particolare di ambiente economico con tassi di interesse (nominali) particolarmente bassi se non nulli. Detto questo, nemmeno possono convincermi le soluzioni usualmente proposte.
L’idea keynesiana è che con tassi portati troppo in basso dalle autorità, i prezzi dei titoli (nel caso, obbligazioni, cioè prestiti) raggiungono un massimo che non può lasciar spazio per attese di ulteriori apprezzamenti, quindi ulteriori espansioni monetarie non riusciranno a creare un’ulteriore domanda di titoli, la nuova moneta verrà detenuta in forma liquida per speculare sull’inevitabile ribasso dei titoli, e questo impedirà ulteriori ribassi dei titoli e con essi la trasmissione dello stimolo monetario all’economia.

 
L’analisi keynesiana è di breve periodo, non considera l’inflazione, fa riferimento al solo canale “imprese”, e si limita ad un “effetto sostituzione” tra moneta e bond basato su un’unica variabile (il tasso di interesse) con aspettative stabili. Dati i vincoli di modello, una “trappola” può crearsi.
LibertyFirst (LF), come illustrato nell’articolo precedente, porta questa trappola a scattare per tassi di interesse nulli, riconoscendo la discrezionalità del loro valore quale variabile strategica della Banca Centrale, e al pari di Keynes considera il canale “imprese” come nodo cruciale; stavolta però non sono i risparmiatori-speculatori (in breve: capitalisti) a non volerle finanziare, bensì sono le imprese stesse che “non chiedono” fondi non avendo prospettive di sviluppo, e quindi non trasmettono gli impulsi espansivi della Banca Centrale a tutta l’economia. Potendo però lavorare con una variabile in più, l’inflazione, LF può “aggirare il problema” e incidere sulle condizioni di convenienza reale della produzione, anche a parità di tassi nominali nulli.
Come anticipato, ritengo che la definizione di “trappola della liquidità” vada esplorata più a fondo per non limitarne la definizione solo in base al livello dei tassi di interesse e comprendere se le soluzioni proposte siano eziologicamente corrette. La situazione descritta da LF può essere riportata nel comodo schema concettuale I-S, ponendo l’equilibrio per un tasso di interesse reale (r) nullo come in fig.1; essendo un equilibrio, anche l’inflazione sarà nulla, e quindi nulli saranno anche i tassi di interesse nominali.

In effetti in questo caso non sono più possibili stimoli monetari (il tasso nominale è già nullo), ed essendo il sistema in equilibrio (in questo caso per livelli di risparmio comunque positivi) le imprese hanno già scontato tutte le possibilità di espansione produttiva. Direzionare nuovo credito (originato dalla Banca Centrale) verso il consumo implica creare squilibrio reale, quindi inflazione, che a parità di tassi nominali nulli significa tassi di interesse reali negativi (r1), cui corrispondono maggiori investimenti (rendimento zero, meno costo negativo, uguale utile) e minori risparmi (cioè maggior consumo). La politica monetaria torna quindi efficace.

Partendo da un equilibrio generale più vicino a tassi di risparmio nulli, come nella fig.2, il calo del tasso di interesse reale comporta risparmio negativo che, come esposto in precedenza, significa credito al consumo.

Ma questo risultato è indipendente dal “direzionamento” del credito; quel che è necessario è solo una generale politica quantitativa espansiva; il semplice inflazionismo, da qualsiasi parte arrivi (compresa la spesa pubblica), permetterà la riduzione del tasso di interesse reale e, date le condizioni di partenza, anche il boom del credito al consumo che “giustificherà” i maggiori investimenti ora possibili. Chiaramente anche questo boom è illusorio, essendo l’inizio di un nuovo ciclo fondato su Malinvestment e Malconsumption.
Considero però questa situazione come mero caso limite. Per arrivarci occorre che la propensione al risparmio salga così tanto da permettere investimenti aggiuntivi fino al punto in cui l’utilità marginale del capitale si annulli completamente (potrebbe essere il caso rappresentato in fig.1, che vede un significativo risparmio già per r=0), oppure che la produzione subisca shock negativi di tale portata da mantenere convenienti solo investimenti minimi e, per tassi reali anche di poco positivi, rendere conveniente il disinvestimento (investimenti negativi, come potrebbe essere il caso rappresentato in fig.2 per il tasso r2). Questi due casi limite possono corrispondere a momenti di bottom del ciclo economico (quando i risparmiatori non hanno interiorizzato le migliori prospettive come già fatto dalle imprese, o quando si ha la massima esplicazione dell’insostenibilità di un massivo e pervasivo malinvestment).
 
Nella realtà è ben più facile che a tasso zero si arrivi per decisione “politica” di una Banca Centrale che non sappia più dove sbattere la testa; in tal caso, direi per definizione, quel tasso non sarà a livello di equilibrio bensì starà “sotto” all’equilibrio, come nel contesto rappresentato in fig.3.


In questo caso, come insegna Wicksell (e se non l’avete capito, visto quante volte lo tiro in ballo, siete proprio duri), si è già in una situazione di stimolo eccessivo alla domanda tramite investimenti e consumo, e già montano le pressioni inflazionistiche che, se la Banca Centrale tiene fermo il tasso nominale a zero, spinge il tasso reale a livelli negativi (come r2 in fig.3, appunto). In una tale situazione non c’è da rompersi troppo la testa per stimolare l’economia; lo si sta già facendo e con tutta probabilità si sta già procedendo a incentivare il fenomeno del credito al consumo (si veda il risparmio negativo corrispondente a r2) facendo leva sui meccanismi fondamentali dell’economia (le preferenze intertemporali dei consumatori); chiaramente, in quest’ultimo esempio non c’è nessuna “trappola” ma solo un esasperato inflazionismo, e le soluzioni di “sostegno” all’economia sono paragonabili al voler curare un alcolista facendolo ubriacare.

 Concludendo, per qualificare una situazione limite come candidata a mostrare una trappola della liquidità occorre essere in una fase di punta di un poco probabile dowturn estremo (forse solo il concomitante fallimento e azzeramento del sistema monetario e finanziario mondiali con tanto di ritorno al baratto potrebbero fornire la fattispecie, per intenderci), con un equilibrio "naturalmente" estremo tra risparmio e investimenti. In tal senso una "trappola" non può essere creata artificialmente solo per aver la Banca Centrale abbassato d’imperio i tassi a zero. In ogni caso non è necessario "direzionare" il credito verso i consumatori perché sarà il livello reale dei tassi che da solo "inviterà" un operatore razionale ad indebitarsi fino al collo per comprarsi un nuovo salotto. Work as usual, insomma.

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5 Responses to “La Trappola della Liquidità: Troppo Improbabile per Essere una Scusa”

  1. 1

    libertyfirst Says

    Un consumatore indebitato e magari anche disoccupato non spenderà soldi per comprare un salotto, secondo me.

    Si blocca il meccanismo di creazione del credito, falliscono tutti, etc etc…

    L’unica alternativa è nazionalizzare non solo le banche (già fatto) ma anche i consumatori. Spendendo i soldi pubblici ad minchiam per creare inflazione.

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    insomma, fare i keynesiani…

    certo, il potersi indebitare dipende anche dalla disponibilità di un allocco razionale che ti faccia credito. Che a un certo punto la cosa si blocchi è per fortuna la legge del ciclo economico. Ma a quel punto quel che cambia non è la volontà di indebitarsi, ma la presenza di soldi che possano essere prestati. Se in un incendio brucia tutta la carta moneta della terra e i computer vanno in tilt, non puoi dare la colpa alla trappola della liquidità per il credit crunch che si crea.

  3. 3

    rosacroce Says

    l’economia,non può essere solo un gioco di carte stampate dal nulla ,senza controvalore reale,regolata da tassi decisi da chi stampa.
    l’economia è fisica ,materiale,è nel reale che se ne decidono le sorti.pensare di decidere i destini del mondo stando in una stanza ,manovrando sul solo denaro per di piu’ virtuale,è una pazzia.
    è un’opera degna di Prometeo,che si illuse che rubando la folgore(la tecnologia )agli dei sarebbe stato come e più di essi.
    ma gli dei lo presero e fu condannato a avere il fegato mangiato dagli uccelli per sempre.
    questi giochi delle tre carte,sono illusione
    i problemi reali ,nascosti da una parte rispunteranno ,più grossi da un’altra.

  1. 1

    Dove porterà (forse) il nuovo corso della Fed : Giornalettismo

    […] LA CONTINUITA’ DELLA FED - La Fed ha tagliato il suo tasso di riferimento sui Fed Funds dall1% al range 0-0,25%; in realtà quei tassi già da un po’ rantolavano sotto lo 0,50%, e da più di un mese parevano già incorporare l’annuncio del FOMC del 16 u.s., quindi questo annuncio non ha portato variazioni sul mercato. Ma la Fed nell’occasione ha pure annunciato un cambio di strategia, ora fondata sull’assorbimento di asset vari, dai titoli di Stato agli MBS (i tossi titoli strutturati sui mutui) fino alla carta commerciale contro emissioni dirette di credito, quindi finanziando i privati “scavalcando” il sistema bancario (un’idea anche di Pietro, come riportato qui); ma questa nuova politica è partita già da un anno, come si può vedere qui, e l’unico vero fatto nuovo degli ultimi tempi sono le dimensioni di questi interventi, da poco più di $ 800 miliardi del 2007 ai circa $ 900 miliardi del settembre 2008, e da qui “l’esplosione” fino oltre i $ 2.200 miliardi attuali (una crescita del 144% in tre mesi!). Il messaggio della Fed è quindi in realtà “questo abbiamo fatto,m e questo sempre di più faremo”. […]

  2. 2

    Discutiamo di Politica Monetaria at Ideas Have Consequences

    […]   Se l’economia è talmente “incartata” per cui nessuno prende più a prestito, i tassi cadono a zero ma questo ancora non sprona alcuna attività economica; creare credito da parte della Banca Centrale, nel caso la Fed, è in tal caso del tutto inutile. La soluzione LibertyFirst-Bernanke (per me questi due sono in combutta, e se la sono studiata insieme copiandola da Friedman in un suo raro momento di ebbrezza) farebbe affluire denaro direttamente in mano ai consumatori (ma anche investitori), costringendo subito i prezzi a salire; l’inflazione così creata porterà i tassi reali (tassi nominali meno inflazione) da zero a sotto-zero, creando quindi stimoli […]

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