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La UE Ha il Suo Club Med!

July 28th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

È finalmente nata l’Unione del Mediterraneo (UMED), una nuova organizzazione che raccoglie i paesi del Sud Europa, del Magreb, e parte dell’Asia Minore, che insieme alla UE in un certo senso ricompatta l’impero di Traiano (con l’aggiunta della non più barbara Scandinavia). Dopo l’osanna di rito alla grandeur del Gallo Sarkozy, possiamo chiederci a che serve questo Club Med e se ce ne fosse bisogno.

Alcune interpretazioni vedono questo sfrozo diplomatico come una trovata praticamente ad uso e consumo della Francia, motore del processo, volta a farle attribuire un peso internazionale maggiore che possa venire speso in ambito UE. Chiaramente è troppo poco come spiegazione.

 

Da parte mia ci sono pochi dubbi su una qualche predominanza delle posizioni tedesche in sede decisionale UE in ambito sia fiscale che monetario (i diritti di voto sono quelli che sono, e i confronti di vituosità pure), così come ci sono pochi dubbi sul fatto che le istanze del Sud Europa siamo in qualche modo omogenee e l’unico front-man creedibile possa essere Sarkozy; va da sé che farsi portavoce di due file di stati (dalla Spagna alla Siria, dal Marocco a Israele) rende l’opinione della Francia più “pesante”, ma limitare il significato della UMED a questo è ingenuo. Parimenti mi parrebbe ingenuo pensare a una mossa francese volta solo a recuperare la corsa all’Africa” della Germania.

Necessariamente devono esserci altri motivi dietro. Alcuni paesi avrebbero magari ritorni immediati nei rapporti (da esterni o da interni) con la UE, nei limiti della compatibilità dei propri interessi con quelli francesi, ma ci sarebbero state soluzioni più semplici rispetto alla gestione dei rapporti israelo-libanesi ad esempio. Altri (come la Turchia) potrebbero vedere questa unione come un mezzo riscatto dalle difficoltà di ingresso nella UE, ma continuando su questa strada si trovano tanti motivi particolari e nessuno comune.

 

Una sintesi interessante potrebbe essere quella di vedere la UMED come l’estensione afro-asiatica di una UE in modo definitivo limitata dal vincolo geografico europeo. Questa soluzione eliminerebbe molte discussioni su chi ammettere o meno nella UE con tutti gli strascichi più imbarazzanti: ad esempio la Turchia potrebbe godere di alcuni vantaggi commerciali derivanti dalla “prossimità” della UE, senza però esserne parte politica, quindi evitando lo spettro di una cittadinanza UE da estendere ai 200 milioni di persone con doppia cittadinanza (di cui una appunto turca) sparsi in vari Stati dal Bosforo ai confini cinesi; se saranno mai “cittadini UMED” non sarà un problema della UE.

Insita in questa interpretazione è la natura essenzialmente economica della UMED, quale “CEE del Mediterraneo”, motore di sviluppo per un’area arretrata però ricca di materie prime energetiche. Che ci fosse questo elemento dietro, spero fosse limpido fin dall’inizio, anche perché è una fonte di vantaggi per entrambe le parti, quindi ragione comune per l’esistenza di questo Club Med.

 

L’economist del 12 luglio ci parla piuttosto diffusamente del crescendo di flussi di investimenti sulle sponde del Mediterraneo, pur marcandone l’ineguale distribuzione. L’area è abbastanza attraente, una volta risolti alcuni problemi di turbolenza politica: materie prime, ampi spazi, manodopera a buon prezzo, clima stabile (niente tifoni, monsoni et similia). Sicuramente, prima che la Cina pianti le proprie bandierine nell’area, è il caso che la UE pianti le proprie.

È pure vero che il crescendo di interessi che si intrecciano tra i paesi mediterranei (essenzialmente in direzione nord-sud, perché gli scambi sud-sud pare siano molto limitati) alla fine “forzano” le parti a cercare soluzioni giuridiche e politiche più semplici di una trama di accordi bilaterali; è più conveniente, anche per eliminare tensioni da “favoritismo” di qualsiasi ordine, pensare a un accordo “quadro”, ad una regolamentazione più “accentrata” e quindi gestibile, dell’insieme di regole di scambio di capitali merci e servizi. Insomma, l’UMED è perfetta come stabilizzazione di una situzione di fatto già avanzata.

 

Ma ci potrebbe essere dell’altro.

Non mi pare pensabile che un paese della UE possa mettersi a capo di una fazione della UE stessa e possa mettere in piedi un’altra organizzazione internazionale, senza un placet della UE. La cosa potrebbe pure essere vietata. Ad esempio come potrebbe l’Italia stipulare accordi commerciali di favore, che tocchino anche prodotti agricoli, come un paese africano senza andare in violazione dei vincoli imposti dalla PAC su quantità e prezzo (dazi) dei beni agricoli scambiati internazionalemente? Semplice: non potrebbe. In una simile situazione una qualche apertura commerciale dovrebbe prima passare da un “emendamento” alla PAC, oppure non riguardare i prodotti agricoli. Ma in effetti il Magreb non è famosissimo come produttore agricolo, sicuramente non quanto lo è per i giacimenti di combustibili fossili…

Un veloce passo indietro: al Parlamento Europeo si sta discutendo per una sorta di “rete unica europea” per il gas, una struttura che finirebbe in mano ad un qualche opportuno ente sovrannazionale europeo. Una soluzione del genere comincia a perfezionare una politica energetica comune europea, o per lo meno un profondo coordinamento dei paesi europei sul mercato. Tirando le somme: questa soluzione è caldeggiata da ENI (Italia) e GDF (Francia); la Francia ha promosso un legame che interseca UE Magreb e Asia Minore; il Magreb ad esempio è un importante fornitore di gas; la Francia non poteva muoversi verso i fornitori di gas senza tenere con to del processo di bruxellizzazione” dei gasdotti europei; somma: la Francia è l’esecutore di un mandato europeo voto a garantire alla UE un legame privilegiato con alcuni fornitori di energia. Alla fine questa sarebbe una mossa stupenda. Dietro ci potrebbero essere anche timori legati ad altri fornitori di energia (come la Russia), ma intanto si compatta un blocco di fornitori in una UMED che si interseca politicamente con la UE, e questo dà sicurezza.

 

Ma provo a guardare ancora oltre e mi chiedo: con quale valuta verrà pagata questa energia? E mi rispondo: euro! Con questo collegamento UMED-UE si consente una eurizzazione” del Magreb e di parte dell’Asia Minore anche in Stati che forse finora erano più “vicini” al dollaro USA. Si inserisce un nuovo “cuneo” di euro in un mercato dell’energia da sempre “dollarizzato, il che può portare una stabilizzazione dei prezzi per l’Europa, ma soprattutto rappresentare un altro passo nel declino del dollar-standard, un’estensione del diumvirato monetario euro-dollaro, o addirittura il volano per il raggiungimento di un nuovo euro-standard qualora si innestasse anche un effetto a catena “mercati in euro”-”rafforzamento euro”-”recessione USA”-”rafforzamento euro”-”mercati in euro” dalle conseguenze epocali; creare un’area di Stati monetariamente satelliti alla UE equivale a creare un cuscinetto contro le turbolenze monetarie del dollaro conseguenti ad ulteriori deterioramenti congiunturali (molto probabili), il che non significa un decoupling ma per lo meno consente una parziale insularizzazione finanziaria.

 

Questa UMED potrebbe nascondere molte sorprese.


6 Responses to “La UE Ha il Suo Club Med!”

  1. 1

    libertyfirst Says

    Molto interessante, lo linko.

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    Ma grazie! Se ‘un ci fossi te…

  3. 3

    Leonardo, Ihc Says

    Annuncio:
    Qualcuno mi ha mandato un mail, ma io per sbaglio la ho cancellata prima di leggerla.
    Puoi rimandarla?

  4. 4

    Cerrai forever Says

    Grande Leo preciso e puntuale come al solito il Cerro ne sarebbe fiero.

  5. 5

    Leonardo, Ihc Says

    Ebbene sì, io ho pagato per quest’ultimo commento….

  6. 6

    Tommaso Says

    Il gasdtotto in Algeria è un progetto concreto e importate, forse il primo che passerà sotto l’egida di questa confraternita di stati neolatini-arabi….

    Very good comunque l’articolo

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