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La UE Va fino in Fondo… Monetario

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March 15th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Grandiosi! Finalmente una vera idea per una nuova Unione Europea: se il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sta cambiando faccia  forse incamminandosi in un sentiero un po’ “erratico” se non “eretico” (si veda questo recente pezzo su IHC, cui vanno aggiunte altre considerazioni), perché non inventarsi un bel Fondo Monetario Europeo?

Io direi che l’argomento è già stato ben trattato su Chicago Blog nei pezzi di Giannino e Falasca, cui andrebbe però aggiunto il rilancio di Schäuble (Ministro delle Finanze tedesco) sul Sole24Ore del 13/3; chiaramente il vostro affezionatissimo ci vuol mettere il becco e tentare una sintesi delle informazioni, una ulteriore interpretazione, e uno sguardo un po’ più in là rispetto ad esempio all’attualità greca.

 

Anzitutto una domanda preliminare: perché costruirsi il proprio Fondo Millantato Europeo quando c’è già disponibile il FMI? Un primo problema da affrontare è la “strana” direzione che Strauss-Kahn sta dando all’istituzione, con aperture verso politiche fiscali e monetarie meno rigide di quanto i padri dell’euro hanno auspicato e occhio possibilista a pratiche genericamente “protezioniste”; dal punto di vista “ideale” ma anche formale (i richiami del trattato di Maastricht) la cosa non è irrilevante. Un secondo problema forse più concreto è l’attesa di una revisione dei diritti di voto nel FMI che dovrebbe ridurre il potere europeo (ora rappresentato ben oltre la quota di PIL mondiale che in realtà rappresenta), e si sa che meno si conta più difficilmente si possono direzionare i denari dove si preferisce (tipo le proprie tasche); in tal senso un Fondo Melomane Europeo può fungere sia da alternativa che da “minaccia” al FMI. Dette queste cose, il nuovo Fondo va investito di una mission precisa e organizzato, o meglio finanziato.

A che servirebbe questo Fondo? A risollevare Paesi in difficoltà economica, Paesi che ad esempio in fasi recessive si trovino in difficoltà di finanziare il proprio debito. In tal senso il Fondo dovrebbe alleggerire il carico finanziario del Paese in crisi, finanziandolo direttamente oppure, come è stato proposto, effettuando un concambio tra titoli propri e titoli del Paese in questione. In ogni caso si andrebbe a ridurre il rischio sul finanziamento al Paese, con effetto sui tassi che questo paga, e fornendo del “respiro” durante la fase di ristrutturazione o ripresa economica.

 

Per tutto questo il Fondo Messianico Europeo dovrà esser dotato di risorse. L’attuale progetto parlerebbe di contributi dovuti dai Paesi europei in misura dell’1% dello sforamento dei limiti di Maastricht (60% di rapporto debito/PIL e 3% di rapporto deficit/PIL). Già da qui discende una considerazione: questo Fondo non serve all’attuale crisi. Se un Paese ormai “rischia” il default, mi pare assurdo che possa sostenere un prelievo aggiuntivo (con che soldi?); una tale alimentazione del Fondo è possibile solo se inizia in fasi economiche essenzialmente “espansive”, dove è possibile il “recupero” dello sbilanciamento realizzato. Non è certo una fattispecie riconoscibile nella posizione di Grecia & friends.

Inoltre è chiaro che sarebbe un Fondo pagato dai “viziosi” per proteggere i “viziosi”, quindi qualcosa che dovrebbe esulare dai singoli pesi politici dei Paesi (misurati ad esempio tramite PIL o popolazione) e soprattutto non dovrebbe toccare granché i “virtuosi” come la Germania. D’altra parte qualcuno potrebbe anche essersi rotto le “Merkel” di contribuire a una contabilità europea che viene poi scialacquata da impenitenti e incontinenti Governi “periferici”. Non ne può discendere che uno scontro politico che, associato a tempi tecnici che non credo possano mai essere rapidi (smistare le poltrone non è mai semplice), comporterà tempi di realizzazione relativamente lunghi, cioè oltre l’attuale fase recessiva e di difficoltà dei “porcellini”. Insomma, si ragiona in prospettiva.

 

Guardando la proposta di finanziamento del Fondo Monofonico Europeo si possono, in prospettiva, trovare degli incentivi proprio verso il rigore fiscale di Maastricht. Un Paese che da una situazione di “equilibrio” incappi in un deficit di bilancio da “mani bucate” dovrebbe quindi “pagare” qualcosa al Fondo; non sarebbe una penale, ma un contributo che potrebbe successivamente venir rediretto come aiuto proprio allo stesso Paese, come una specie di risparmio forzoso e quindi più “digeribile”, ma pur sempre una uscita di cassa che forse è meglio evitare anche in futuro. Questa uscita è appunto un incentivo concreto a evitare certi livelli di deficit, un enforcement dei criteri di Maastricht ben più rilevante dei semplici rimbrotti di un Barroso, di una Merkel, o del nostro amato Gigì Trichet (e infatti si è visto quanta disciplina fiscale è stata applicata finora…). Nello stesso momento in cui si creano le risorse per fronteggiare future difficoltà, si pongono anche incentivi concreti perché i Paesi evitino di trovarsi in quelle stesse difficoltà.

A questo meccanismo si aggiungono ulteriori aggravi verso i Paesi fiscalmente incapaci proposti da Schäuble, come il blocco dei Fondi Strutturali (già proposto per altre forme di malgoverno) e la revoca del diritto di voto in materia di fiscalità europea. Il teutonico ministro infatti sostiene che un Paese che non contribuisce al rigore fiscale europeo e “le cui finanze sono in dissesto non deve essere autorizzato a prendere parte alle decisioni che riguardano le finanze di un altro membro della zona euro”; ma letta in altro modo significa anche che chi è fiscalmente virtuoso guadagna un diritto decisionale sulla fiscalità altrui! E qui si apre tutto un altro fronte di discussione.

 

Io sinceramente temo che tutto questo sistema incentivante e responsabilizzante possa benissimo venir vanificato da procedure di accertamento non necessariamente tempestive associate a possibili veloci avvicendamenti Governativi che potrebbero facilmente spostare la questione da un piano tecnico a un piano politico, specialmente se possono aversi conseguenze che toccano aspetti di sovranità. Un elemento responsabilizzante definitivo sarebbe la prospettiva concreta di “fallimento” di uno Stato, come ripete anche Schäuble, ma per quanto ideale tale soluzione non mi pare concretamente e politicamente praticabile anche per la “salute” sia della UE che dell’euro. Oltretutto non è veramente risolto neppure il problema delle modalità di finanziamento del Fondo Mistomare Europeo da parte di Paesi con finanze altamente dissestate: si può pensare di “dirottare” ad esempio i Fondi Strutturali, ma se si cerca un pagamento “aggiuntivo” (necessario come enforcement e se non si vuol ridurre tutto a mere partite di giro) il Paese incriminato dovrà trovare soldi che non ha, e può farlo solo a debito. Ecco, da qui io vedo il primo vero passo verso una autorità fiscale sovrana a livello europeo.

Già l’ipotesi di concambio di titoli nazionali con altri (poco importa che ammontino a tutto il debito del Paese in crisi o solo al 60% del PIL, come sarebbe nella logica fondante dell’Unione) implica l’introduzione di un “titolo di debito europeo”, come quegli Union Bond di cui si è già parlato (qui, e qui). La necessità di indebitarsi per adempiere alla contribuzione al Fondo Metafisico Europeo potrebbe anche implicare la necessità di collocare bond con una qualche garanzia in più, data proprio la destinazione delle somme, e un Union Bond diverso dal titolo di uno Stato singolo potrebbe essere una soluzione.

A questo si aggiunga infine quella possibilità ventilata di ribaltare alcuni principi di sovranità fiscale (IHC ha già toccato il problema della sovranità nella UE qui e, più fiscalmente parlando, qui), e si delinea un quadro di lungo periodo, in realtà nemmeno così nuovo, di creazione di una Unione Europea Fiscale affiancata alla Unione Europea Monetaria. E si badi bene che per molti Paesi l’unione monetaria è stata “voluta” proprio per ovviare all’incapacità o all’inaffidabilità delle proprie istituzione monetarie; il caso del Fondo Mascherato Europeo è analogo e parte appunto dall’incapacità e dall’inaffidabilità delle istituzioni fiscali nazionali.

 

Il progetto dell’Unione Europea è da sempre mirato a una fusione politico-economica quanto più profonda possibile; la prospettiva che ho presentato è solo la realizzazione di questo progetto approfittando di una situazione di emergenza in cui opinione pubblica e politica sono “pressate” a trovare una soluzione, qualunque questa sia. Il FME (qualunque sia il significato dell’acronimo) mi sembra in questo senso perfetto.

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3 Responses to “La UE Va fino in Fondo... Monetario”

  1. 1

    LightQuantum Says

    In pratica un’altra fregatura per i cittadini europei!

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Avevi qualche dubbio? :)

  1. 1

    Sirtaken! at Ideas Have Consequences

    […] Accanto all’iniziale dilemma "to bail or not to bail" si è affiancata la proposta per la costituzione di un Fondo Monetario Europeo, magari finanziato dall’emissione di Union Bund - pardon Bond, come precedentemente ipotizzato (vedi IHC). Ultimamente però non passa giorno senza che qualche rivista e/o accademico e/o politico tedesco manchi di ricordarci con teutonica saccenza quanto siano bravi loro  […]

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