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Lezioni di Economia dal Bitcoin

October 11th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

L’argomento “moneta” è abbastanza à la pâge, tanto il primo giovedì di ottobre l’Economist ha twittato in rapida successione ben due articoli: Monetarists Anonymous e The broken transmission mechanism. Il primo parla, in modo molto superficiale, del fenomeno Bitcoin (citato da IHC qui); il secondo tratta, in modo superficiale, della scarsa efficacia degli attuali stimoli monetari; i commenti ad entrambi sono per lo più irrilevanti.

Oggi parlo di quel che si può imparare dal caso Bitcoin (e che chi mastica austrismo dovrebbe già sapere).

 

Il Bitcoin è una moneta, nel senso di medium per gli scambi, liberamente accettata all’interno di un determinato circuito di scambi elettronici. Le sue caratteristiche principali, e suoi vantaggi, sono l’assenza di una “banca centrale” e forte difficoltà di riproduzione. Ne segue che tale moneta (come le analoghe Timecoin e Litecoin) ha una offerta stabile o crescente a tassi molto bassi, e non esiste nessuna autorità che ne imponga o protegga l’uso.

La prima caratteristica comporta che il Bitcoin non sia qualificabile come moneta “fiat (come detto in uno dei rari commenti sensati) nonostante non sia altro che un “segno”: la moneta non è imposta per legge, per nessuna legge, è solo un asset elettronico che qualcuno ha cominciato ad accettare come medium per gli scambi, e che circola solo per la sua reputazione di affidabilità ed in funzione di una crescente diffusione (per la verità ancora ridotta, solo un migliaio di esercizi nel mondo benché il numero sia in crescita, il che però è sufficiente per aver risonanza nella blogosfera).

La seconda caratteristica è conseguenza della complicatezza e dispendiosità del suo processo di creazione, per cui sebbene “chiunque” possa “stamparla”, solo in pochi possono farlo e comunque in quantità alquanto contenute, il che rende il processo di crescita dell’offerta di Bitcoin molto simile a un’attività di estrazione di un minerale raro. L’impedimento – molto austriaco – alla creazione di moneta è qui realizzato non con vincoli legali bensì con vincoli tecnico-fisici (questo è il senso del gold standard, non la sciocca supposizione che l’oro attribuisca a una moneta un qualche valore intrinseco per di più oggettivo); il progresso forse potrà superare in futuro questi ultimi, ma per il momento si evitano le debolezze dei primi.

L’assenza di autorità sottostanti (sia monetarie che fiscali) non ne impedisce l’utilizzo crescente – in un ambiente “libero” l’appetibilità di un medium deriva dalle sue caratteristiche e dal gradi di accettazione del medium stesso, il che riporta al dibattito Friedman vs Hayek – e la stabilità dell’offerta ne sostiene il valore ad esempio contro il dollaro (che invece è stampato con frequenza, eccome!) – il che di nuovo fa emergere come il valore di un asset, moneta compresa, discenda dalla sua scarsità relativa, e mostra che le discussioni sulla necessità di un’autorità fiscale a “supportare” l’Euro economicamente non sono che fuffa.

Austrismo contro Mainstream (e altri): due a zero.

 

La storia non è tutta qui: a metà 2011 il prezzo del Bitcoin ha subito una fiammata che ne ha lanciato il valore contro il Dollaro da pochi cent a $ 30. Se l’articolo ne avesse spiegato meglio il perché sarebbe stato meglio (ma è sempre l’Economist, non una rivista scientifica): la causa viene limitata a semplice euforia montata dal messaggio mediatico di un “asset che proteggesse dall’inflazione”, quindi a una bolla finanziaria come tante altre che poi si è velocemente smontata portando in pochi mesi il prezzo del Bitcoin giù a circa $ 2.

La riflessione che ne deve scaturire deve essere ben più profonda. L’euforia, benché temporanea, certamente ha una componente mediatica – come diavolo può una massa di persone reagire a una notizia se la notizia non viene diffusa dai media? – ma è comunque una azione/reazione spontanea, sostanzialmente “di mercato”, che rivela un certo sistema di preferenze monetarie in cui il concetto di moneta “sana” (espressione fortemente riassuntiva di tutto quanto detto sopra) ha un peso evidentemente rilevante. Intendo che mi sarei aspettato una simile fiammata del prezzo, e relativo ritracciamento, anche in un qualche mondo retto da condivisi principî austriaci (chiaramente in caso di assenza – sopravvenuta o originaria – di una moneta con certe “sane” caratteristiche), perché quanto visto non è per me ascrivibile al caso “bolla finanziaria” bensì al caso “overshooting.

Il caso “bolla” necessita di un continuo afflusso di nuova moneta affinché il prezzo dell’asset possa appunto gonfiarsi, e si gonfia semplicemente perché in passato si è gonfiato. È vero che il mondo è attualmente pieno di liquidità (moneta fiat), ma è anche vero che nel 2011 non si era certo in un momento di “euforia” diffusa che fosse fertile a slanci particolari su un qualsiasi asset – la tendenza degli ultimi anni è anzi al deleveraging: Il fenomeno “bolla” infine cessa con il ritorno alla situazione di partenza. Il caso “overshooting” è invece una fase del processo di riallineamento di un prezzo, per cui sia per ragioni autonome (non è chiaro di per sé il livello “di equilibrio” cui tendere, che viene invece “scoperto” attraverso un coacervo di azioni individuali non scientemente coordinate) che per ritardato “riequilibrio” di altre variabili (gli aggiustamenti monetari sono più veloci di quelli reali, per cui il ritardato movimento delle variabili reali comporta parziali ritracciamenti delle variabili nominali, il che significa in realtà che l’overshooting non sarebbe neppure un vero errore ma a sua volta una “compensazione” di movimenti reali ancora non espressi), il prezzo in esame prima spara alle stelle e poi ritorna ad un livello intermedio con quello di partenza che più si confà alle nuove condizioni dell’economia.

Considerando anche la limitata disponibilità di Bitcoin, ritengo che alla diffusione della notizia della sua esistenza e della sua accettazione presso alcuni esercizi sia scattata una certa domanda di tale asset che ha portato il valore del Bitcoin in un profondo overshooting; il maggior prezzo da una parte ha scontato sicuramente la disparità tra domanda e offerta oltre che fattori contingenti di “horror inflationis”, ma verosimilmente ha scontato anche aspettative ottimistiche di diffusione del Bitcoin. Il circuito di accettazione del Bitcoin è attorno ai 1.100 esercizi, il che è significativo ma ancora minoritario nel mondo; ciò significa che la contropartita diretta del Bitcoin, il suo valore reale, fa riferimento alle soli merci e servizi in questo circuito ancora relativamente ristretto, e che per soddisfare i bisogni della vita quotidiana è necessario comunque rivolgersi ad altri circuiti con relative monete (cioè ai mercati sotto giurisdizione americana o europea, ad esempio, in cui le transazioni sono imposte in dollari o euro). Il prezzo non poteva che scendere.

Ma effettivamente l’uso di Bitcoin sta crescendo, e con esso il suo valore, che caduto a fine 2011 al minimo di $ 2 ha poi preso a crescere con minor volatilità fino a superare stabilmente i $ 10. Non lo ho fatto, ma cercare dati sull’andamento del suo prezzo rispetto al grado di accettazione potrebbe essere utile; personalmente ho pochi dubbi sull’esistenza di questa relazione.

 

La lezione che se ne trae è anzitutto che un sistema economico “austricizzato” non avrebbe casi di trade cycle ma avrebbe sicuramente fenomeni variamente perturbativi di uno sviluppo altrimenti lineare. Non ci si deve illudere che non si verifichino di quando in quando momenti di euforia localizzata: possiamo certamente considerare che una moneta “sana” comporterà in tali casi l’apertura di opportunità in altri segmenti dell’economia per cui fenomeni simil-bolla dovranno gioco-forza essere limitati nell’ampiezza e nel tempo tanto da essere sostanzialmente trascurabili. Ma l’introduzione sul mercato di una produzione particolarmente “superiore” alle altre – come nel caso monetario discusso sopra – causerà certamente dei casi di attrazione delle risorse da cui movimenti repentini di alcuni prezzi (e di tutti i prezzi relativi con loro) anche ben oltre quel livello “naturale” che sarebbe compatibile con il nuovo stato dell’economia permesso dall’innovazione. Questo non costituisce né una bolla né un ciclo ma solo un caso di overshooting, una fase dell’adattamento alla nuova condizione raggiunto “spontaneamente” cioè entro i limiti delle limitate – perché disperse – conoscenze in mano al mercato.

Tale situazione non costituirà neppure un “ciclo”: un semplice sali-scendi non è un ciclo (già qui esposi la differenza tra shock e ciclo); confondere le due cose rischia – in menti impreparate – di far pensare ad un mondo “libero” come “liscio e piatto”. Un mondo informato a soli principî austriaci sarà comunque costellato di errori imprenditoriali e soggetto ad abbagli più o meno diffusi, nonché a fenomeni di overshooting (che neppure sono veri errori bensì aspetti di una conoscenza individualmente limitata in cui vige l’inconoscibilità a priori delle condizioni di equilibrio pratico, cioè della natura “umana” e sua “azione”). Lo stesso accadrà con l’introduzione di una moneta “superiore” alle altre, né più né meno.

In tal senso si deve recuperare la lezione di Wicksell (un giorno capirò perché ci si dimentica sempre di chi ha “inventato la ruota” e si ragioni come se chi ha costruito la Ferrari prescindesse da questa “ruota”), che mostra come squilibri economici – nel caso limitati alla dinamica dei prezzi – possano discendere sì da manipolazioni monetarie ma anche da progressi tecnologici (nel caso, di produttività).

 

Insomma, se sperate nell’Eden e nella pace in Terra per gli uomini con buon oro in tasca, sceglietevi pure una Chiesa, ma evitate di scomodare Mises o chi per lui e di gufare per l’Armagheddon monetario: restereste delusi.


11 Responses to “Lezioni di Economia dal Bitcoin”

  1. 1

    Chiara Says

    “per la verità ancora ridotta, solo un migliaio di esercizi nel mondo benché il numero sia in crescita”

    Dimentichi un fattore molto importante (secondo me): il Deep Web. Penso che il valore delle Bitcoin sia esploso proprio in concomitanza con l’apertura di negozi online quali “Silk Road” dove è possibile utilizzarle per acquistare prodotti illegali come droghe o talvolta perfino armi.

  2. 2

    Silvano Says

    Sì anche secondo me è improprio parlare di ciclo però concedo la definizione di overshooting vista la “novità del prodotto”: in mancanza di processi di apprendimento pregressi la formazione di aspettative razionali fortemente polarizzate tali da muovere il mercato in modo drasticamente unidirezionale è abbastanza facile da realizzarsi.

    Per onestà di cronaca la quotazione è passata da cica 0.10$ a 30$ in circa 6 mesi quindi diciamo che hai adottato una visione abbastanza generosa della nozione di overshooting. Siamo su scala logaritmica… :) Per qualsiasi asset liquido avremo parlato di bolla.
    Comunque il fatto che una moneta “austriaca” ad offerta costante (fissata a 21 milioni di unità) sia stata colpita da “esuberanza irrazionale” senza processi diretti di espansione creditizia frazionaria sottostanti è un buon argomento su come pattern non lineari si sviluppino tranquillamente anche in assenza di pianificatori centrali.

    @chiara: anche un drug dealer ha bisogno di una moneta stabile. Stiamo parlando di una variazione al rialzo nell’ordine di un fattore pari a 3000 con un conseguente crollo del cambio contro il dollaro pari al 93%.

    Per quanto riguarda l’effetto network (derivante dalla accettazione all’interno di un circuito) credo pesi molto di più la spendibilità di bitcoin via paypal la cui estensione sulla rete va ben oltre le poche migliaia di negozi direttamente affiliati.

  3. 3

    Leonardo IHC Says

    @Chiara: la tua osservazione era contenuta nel pezzo linkato, mi premeva cercare di dire qualcosa di diverso. Cmq nel caso si tratta sempre e comunque di una competizione con il servizio di “anonimato” di una qualsiasi banconota.

    @Silvano: non fare il bischero eh, la differenza tra overshooting e bolla non è nella tempistica, e la durata del primo dipende anche dal periodo di risposta delle altre variabili (un giorno ti mando i riferimenti ad un paper sull’overshooting dei tassi di cambio). Nel caso non c’è niente di irrazionale, lo dici solo tu che è irrazionale: un adattamento che compensa altre variabili ancora “ferme” è del tutto razionale.

  4. 4

    HostFat Says

    @Silvano
    In generale attualmente i mercati legali o meno ( come il silk road ) si proteggono dall’attuale volatilità fissando prezzi dinamici legati al dollaro o all’euro.
    In poche parole non importa di quanto si alzi o si abbassi il valore del Bitcoin. Il prezzo viene fissato in euro/dollari ma si viene chiesto di pagare in Bitcoin.

    Nell’articolo si fa riferimento a 1000/1100 esercizi commerciali che accettano Bitcoin.
    Questi numeri secondo me sono stati presi dagli articoli che trattavano “Bitpay”.
    Bitpay è un servizio alla Paypal che fa da tramite fra Bitcoin e le monete comuni. ( non è l’unico, ce ne sono 8/9 attualmente )
    E’ però molto famoso e utilizzato, e quindi è arrivato ad avere una quota cosi alta di utenti che ne fanno uso.

    In realtà i servizi/mercati/utenti che utilizzano Bitcoin è ben più alto di questi numeri.
    E’ impossibile conoscere quanti proprio per via della sua decentralizzazione. Io mi baso un po su quello che vedo visto che seguo da molto vicino li sviluppo della comunità.
    Di sicuro sono ovviamente ancora veramente pochi rispetto a quelli che fanno uso delle più comuni monete fiat.

    Riguardo alla volatilità del Bitcoin, quando avvenne quella bolla/overshooting ( come preferite chiamarlo ) il problema principale era che l’exchanger usato era praticamente solo uno! ( Mtgox )
    E visto che il mercato era ancora più piccolo di quello attuale bastava un nulla per influenzare per tutti il valore.
    Attualmente il numero di exchanger è aumentato molto:
    http://bitcoincharts.com/markets/
    ( faccio sempre notare che questi non sono “tutti”, ma diciamo quelli più grandi e più utilizzati )
    Rimane comunque ancora il problema che molti si affidano unicamente al valore di Mtgox, e questo porta ancora ad alcuni problemi in determinati casi. ( anche se il fatto come detto sopra di rendere dinamici i prezzi ha risolto di molto la cosa )
    Per valutare meglio il prezzo di mercato consiglio invece questo:
    http://bitcoincharts.com/t/weighted_prices.json

  5. 5

    Silvano Says

    Lo so che “il ritardato movimento delle variabili reali comporta parziali ritracciamenti delle variabili nominali” ma scusa 2900% in 6 mesi scarsi a base monetaria fissa e in assenza di credito fa apparire il nasdaq a 5.000 della bolla di internet una tartaruga ottimista. A un certo punto la quantità ci dice anche qualcosa sulla qualità.

  6. 6

    Leonardo IHC Says

    Sì, che l’offerta era scarsa e Bernanke pisciava dollaro come i puttini delle fontane di Roma.

  7. 7

    Leonardo Says

    @HostFat Grazie delle precisazioni sull’exchanger. Cmq i dati erano dell’Economist.

  8. 8

    Silvano Says

    Beh perché quando ha ritracciato il 96% la Fed è diventata deflativa? Nell’eurozona M3 è stata pure negativa per alcuni mesi e negli Usa M2 non ha certo brillato dato che come dici tu il 2011 era periodo di deleverage.

    Non ha senso guardare alla BM dato che il cross (chiamiamolo così) dipende essenzialmente dal volume e dalla direzione delle transazioni tra privati e dal numero degli exchanger (come ci ha spiegato HostFat). Gli intermediari finanziari non fanno parte del circuito e non mi tirare fuori l’effetto Cantillon perchè prima prima che percoli qualcosa in bitcoin sai quanti altri valori nominali sarebbero stati colpiti nel sistema dei prezzi.

  9. 9

    Leonardo, IHC Says

    Ma no! Io ho dato la mia interpretazione: il Bitcoin è piaciuto, ci sono saltati un po’ sopra (e volendo c’era liquidità per farlo), e esuberanza irrazionale a parte (e mi sembra un po’ esagerato spiegare sempre tutto con l’esuberanza) ci sarà stata una sovrastima dell’ampiezza del mercato coperto dal Bitcoin, al che la moneta è tornata indietro (anche perché il deleveraging comunque avanza). HostFat ci ha dato ulteriori spunti con cui integrare la visione di un mercato giovane.
    Il fatto che un po’ dimentichi, e che comunque il ritracciamento si è fermato a $ 2 e non ai cent (quindi non era solo pipì), e la moneta riprende a salire, ed anche questo dovrebbe dirci qualcosa sulla qualità di quanto accaduto in precedenza.

  10. 10

    HostFat Says

    Vorrei anche aggiungere una cosa, che è sempre a parere mio.
    Potrei senza dubbio definirmi una fanatico di questa moneta, e quindi potrei avere una visione un po distorta della realtà.
    Credo che ci siano molte persone che la pensino come me, e intendo molte più di quelle che si “divertono” a fare scambi sugli exchanger.
    Sono profondamente convinto delle potenzialità di questa nuova tecnologia, e quindi di come vada il prezzo oggi o domani mi è indifferente, sono appunto convinto che prenderà piede, e che sia inevitabile che con l’aumentare del suo utilizzo aumenti anche il valore di cambio rispetto alle altre monete.

    Quel che voglio dire, è che se ci sono persone già si scambiano beni e servizi tramite Bitcoin, arriva ad un punto dove il valore sugli exchanger può essere del tutto irrilevante.
    Lo stesso vale per quelli che usano Bitcoin come fondo a lungo termine.

    Con questo intendo che magari potrebbe anche esserci un mercato fondi fermin in bitcoin che potrebbero anche rappresentare il 90% di tutta la moneta in circolazione.
    Mentre il 10% sarebbe ancora scambiata sugli exchanger.
    Quindi che il valore sugli exchanger salva o scenda può anche essere del tutto irrilevante.
    Io e altri diamo già noi un valore ai nostri Bitcoin in base a quello che vogliamo comprare e a quello che possiamo offrire in cambio di Bitcoin.

  11. 11

    Leonardo, IHC Says

    Devo ricordarmi di questo commento, ci sono un paio di cose che avevo messo su un paper chiaramente “scartato” dalle riviste austriache ufficiali.

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