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Libera Moneta in Libero Stato? – Recensione

May 2nd, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Ho avuto il piacere di leggere Libera moneta in libero Stato?” di William Vittore Longhi, un rapido excursus sulle teorie della Scuola Austriaca di Economia con particolare attenzione alla concezione della moneta (e quindi della politica monetaria e della riserva frazionaria) nonché all’attualità di queste teorie sia per l’analisi della corrente crisi che per la ricerca di una soluzione di valore pratico.

Il piacere che ho ricavato sta nel fatto che il libro mi è stato regalato, non certo nel suo contenuto.

 

L’ultima frase è solo uno scherzo al simpatico autore, tranquilli.

In verità il libro mi è parso scontare una genesi un po’ confusa e più volte riveduta, tanto da trovarsi qualche affermazione un po’ dubbia se non contraddittoria nel rapporto tra parte iniziale e finale. Detta in modo cattivo, delle 112 pagine utili (senza copertina e bibliografia) andrebbero ben riviste le prime 44 dedicate all’aspetto più “storico” della Scuola ed alla sommaria esposizione della sua teoria del ciclo economico (se si può scusare l’aver dimenticato il riconoscimento tributato, in sede di Nobel, da Phelps alla Scuola Austriaca nonché la rilevanza storica del dibattito tra Hayek e Keynes quando il primo era ospite a Chicago – fatti che indeboliscono le accuse di cospirazione e marginalizzazione da parte accademica contro la Scuola – è meno scusabile la non unitaria comprensione del percorso intellettuale di Hayek e la “strana” esposizione giuridica e economica dell’attività bancaria).

Da pagina 45, con il capitolo “Dal modello Mises-Hayek al modello Hayek-Garrison” però il libro decolla in modo deciso sia nella compiutezza della riesposizione della teoria del Business Cycle e nello sforzo di trovarne evidenza nei fatti storici, che nella volontà di puntualizzare le criticità insite nei dibattiti interni alla Scuola stessa. Su quest’ultimo aspetto il libro ha la sua vera utilità, che finalmente non è nel voler parlare ai “non austriaci” per “rivelare loro il verbo”, bensì nell’ammissione di un contrasto interno – che non riesce a diventare dialogo e confronto – tra gli Austrodossi e gli altri orientamenti dai primi deprecati, e nella presenza di critiche esterne alla Scuola che un posizionamento molto ideologico e poco pragmatico non fa che rinforzare. Lo sfavore da parte dell’autore per un certo “true-believerism” è palese, perché questo toglie spazi sia per sintesi interne che per un paritario confronto esterno, a favore di una tendenza alla sterile auto-ghettizzazione.

 

È piacevole leggere anticipazioni inconsapevoli di miei articoli (avevo confrontato conti correnti e cassette di sicurezza in un articolo per pavidità pubblicato molto in ritardo), nonché una critica austriaca all’Austrodossia che mi fa sentire meno solo nelle mie argomentazioni. Il libro lancia una secchiata di realtà che in fondo è un invito a una analisi comune ed a “sporcarsi le mani” nel dibatti economico affiancando al massimalismo teorico finalmente proposte concrete credibili e realizzabili, in altre parole spendibili sul piano politico-economico. Il confronto anche su piani epistemologici più omogenei è necessario perché, come mostra Longhi, molte critiche sono dettate da incomprensioni su cui il settarismo austriaco ha molto gioco. Per certi versi il libro espone in modo più unitario e coordinato diversi spunti già presentati su IHC, come la diatriba sulla riserva frazionaria, l’auto-ghettizzazione dialettica e metodologica, il massimalismo irreale delle proposte, e l’incomprensione esterna sui principi e – purtroppo – sui termini stessi delle discussioni.

Il libro mi ha pure offerto un paio di spunti di riflessione che spero genereranno qualcosa da leggere su IHC.

 

Chi vuol un libro veloce tanto per compattare le proprie idee, ma non cerca l’ennesima Bibbia né solo la solita scopiazza di quanto già detto dai lumi del passato (ripetendo che la sintesi operata su Garrison è per me decisamente buona), di questo libro faccia pure a men… no, cioè, può anche leggerlo ma di sicuro senza pagar… no, volevo dire, lo compri sì… è ottimo anche come ferma-porte e concilia il sonno già dalla copertina, ma forse quelle macchiette nere sui suoi fogli bianchi possono contenere cose interessanti.

 

 

*ANNUNCIO A PAGAMENTO*

Qualche buona anima magari si offra per una revisione e riedizione ampliata assieme a William, ne verrà davvero un buon lavoro, e William potrà forse finire di pagare il mutuo. 


2 Responses to “Libera Moneta in Libero Stato? – Recensione”

  1. 1

    william Says

    devo finire di pagare le rate della macchina, non il mutuo… sei sempre impreciso nelle tue frivolezze…

    ps
    la genesi non è stata confusa, è stata tormentata…

    pps
    chi te l’ha regalato? se lo becco… tanto nessun pasto è gratis…

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    eh va be’, sempre da pagare hai…

    ps
    precisazione inutile

    pps
    TU!

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