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Libero Sciopero in Libero Stato

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January 14th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 

Lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito. “E chi se ne frega della Costituzione!” diranno molti critici dello Stato democratico (come se una Costituzione, soprattutto rigida, fosse prerogativa della democrazia, ma lasciamo stare) e molti giusnaturalisti, negando che valga quell’articolo di diritto positivo a giustificare l’atto dello sciopero.
 
Va bene, abbandoniamo la morale giuridica (grazie Pietro per avermi insegnato a vedere una morale dietro ogni sedicente oggettività), e passiamo a una morale più liberalista, quella del singolo soggetto padrone di se stesso. “Io mi impegno a lavorare per te, e tu mi paghi uno stipendio, cioè stipuliamo un contratto; il contratto ha una scadenza a cui rinegozieremo le clausole (quale impegno di lavoro e quale stipendio); siccome io ho bisogno di lavorare e tu hai bisogno di qualcuno che lavori per te, ci accordiamo perché alla scadenza del contratto io continui a lavorare per il vecchio stipendio salvo che, dopo la dovuta rinegoziazione dello stipendio, tu mi riconosca gli arretrati”.
Da quest’ultima visione contrattualistica, quando è che l’inerzia dell’imprenditore a non voler rinegoziare il contratto scaduto, o l’impossibilità per le parti di trovare un accordo, diventa giustificazione per uno sciopero? E c’è una qualche forma di sciopero più coerente di altre?

 
Una soluzione sarebbe prevedere un tempo massimo entro cui rinegoziare il contratto scaduto, dopo di che il contratto si possa ritenere risolto. In realtà questo può risultare in una forma di “elusione contrattuale” per l’imprenditore, perché potrebbe lasciar cadere il contratto per poi farne uno nuovo con un altro lavoratore disposto a lavorare a uno stipendio minore, aggirando il problema della giustificazione del licenziamento del primo lavoratore; alla fine ciò consentirebbe in realtà un riequilibrio di domanda e offerta di lavoro (eliminando vischiosità su “prezzo” e “quantità” di lavoro), ma non è il focus di queste righe (il problema non si porrebbe se non vi fosse il famoso art.18 dello Statuto dei Lavoratori a stimolare la ricerca di forme di allontanamento di lavoratori non più desiderati).
Contrattualmente, nel momento in cui una parte rifiuta la rinegoziazione e finché le volontà di rinnovo non coincidono, manca già la consensualità necessaria per l’esistenza del contratto; e se il contratto già non è più valido, o addirittura può essere considerato inesistente, viene a mancare l’obbligo stesso di lavoro! Il lavoratore può a questo punto rimanere a casa non perché in sciopero, ma proprio perché non più legato da un contratto di lavoro. Una mossa del genere può ben essere vista come “scorretta” perché il contratto iniziale presuppone una qualche elasticità nei tempi di rinnovo (salvo reintegrazione del pregresso), ma dove finisce l’elasticità e inizia l’inerzia o il dolo? È “corretta” una rinegoziazione dopo un anno? E dopo due, o addirittura tre anni?
Il problema diviene quindi quello della “sensibilità” delle parti alla lunghezza dei tempi di rinegoziazione, gestibile per contratti individuali ma forse non risolvibile in caso di “contratti collettivi” (tra l’altro spesso mediati da rappresentanti neppure proprio democraticamente eletti, come già detto qui).
 
È comunque ammissibile che, data “l’incompletezza” del contratto, una parte decida di sospendere la propria prestazione (ad esempio il lavoro), liberando l’altra dal proprio obbligo (la retribuzione, nel caso), benché le due parti restino legate da un contratto: questo è lo sciopero. “Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, ma non posso lavorare a queste condizioni, per cui sospendiamo l’esecuzione del contratto fino al perfezionamento della comune volontà contrattuale.
Questo può rappresentare un discreto compromesso tra l’assenza di consenso contrattuale e la reciproca necessità di lavoratore e imprenditore. Curiosamente, in questo meccanismo, l’articolo 18 anzidetto blocca qualsiasi rivalsa dell’imprenditore verso abusi di sciopero, ed è alla fine per questo che anche lo sciopero viene regolato dal diritto positivo (come si ricava da Mises, gli interventi dello Stato sono soluzioni “allopatiche”: curano un problema creandone un altro altrove, il che chiama lo Stato a intervenire sul nuovo problema creandone uno ulteriore altrove, e così via).
 
Se, come faccio, si vuol giustificare lo sciopero da un punto di vista contrattuale, non si capisce che senso abbiano gli scioperi “politici” (per solidarietà, contro guerra, finanziari, riforme costituzionali, gravità e scirocco), e non si capisce perché l’imprenditore dovrebbe tollerarli.
E nemmeno si può capire il significato di isolate giornate di sciopero (magari il venerdì): se sospendo il contratto perché manca il consenso e non voglio lavorare per lo stipendio che mi è offerto, che senso ha tornare sul lavoro? Vuol dire che tollero il minor stipendio per quattro giorni ma non il venerdì? Se non c’è consenso non c’è contratto, e se non c’è contratto non si lavora e basta, e se non si lavora non esistono neppure “fasce protette” di clientela o orari! E neppure si torna al lavoro perché si sono riaperte le trattative: una volta che si è formalizzata la mancanza di consenso contrattuale tramite lo sciopero, il consenso non torna fino alla firma del nuovo accordo!
Le tiritere cui si assiste in Italia (Prometeo ne dà un fantastico esempio qui), soprattutto rispetto a quanto si vede all’estero (come discute qui sempre Prometeo), hanno una natura fortemente politica extracontrattuale (prova di forza dei sindacati), anche perché l’oggetto del contendere è troppo spesso un Contratto Nazionale di Lavoro, uno strumento farraginoso, accentratore, e appunto politicizzato (per non parlare di quando si sciopera per buffonate extralavorative).
 
È realistico aspettarsi riforme (sì, riforme, perché di lasciar fare ai lavoratori non se ne parla, ed è comunque inutile visto che il contratto è centralizzato) che imbriglino i lavoratori solo in scioperi a oltranza e totali (senza “fasce protette”) fino al nuovo accordo? Non credo, perché per quanto “corrette contrattualisticamente” queste sarebbero lesive sia per lo Stato (che non rinnovando un contratto per anni esporrebbe il corpo elettorale a disagi ben maggiori degli attuali per l’assenza di “fasce protette”, e quindi a ben più pressanti critiche sull’operato del Governo) sia per i sindacati (che dovrebbero adeguatamente giustificare presso i cittadini-votanti i disagi loro arrecati rispetto alle migliorie contrattuali dei propri assistiti, pensionati compresi).
Lo sciopero deve essere ben “flessibile” per permettere il dialogo politico, cioè la composizione delle volontà senza risvolti economicamente “cruenti” che possano suscitare opinioni “critiche” verso la gestione dei poteri accentrati, e quindi occorre una regolamentazione centrale. Lo sciopero è regolamentato centralmente anche perché la licenziabilità è regolata centralmente, e questo è coerente con la centralizzazione del contratto di lavoro, che è funzionale ad una centralizzazione della pianificazione economica, che come tale ha bisogno di un consenso condiviso, quindi di possibilità di sfogo che però evitino come già detto confronti troppo “cruenti”… Messa così, la mummia di Lenin in Italia non starebbe tanto male.
 
Libero sciopero in libero Stato… appunto…
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2 Responses to “Libero Sciopero in Libero Stato”

  1. 1

    prometeo Says

    Mi pare che la parola “centralizzato” riecheggi molto spesso… Il problema di fondo come giustamente dici è il valore politico del contratto. Specialmente per il pubblico impiego, il contratto, è uno strumento “elettorale”…

    Non per nulla tutti i sindacalisti diventano politici… Non c’è antagonismo. La posizione strategia rispetto alla collocazione dei lavoratori è la stessa.

    Nell’ultimo decennio poi… mi pare che il sindacato sia non solo diventato il miglior alleato del governo, ma anche di confindustria.

    In realtà parlare di conflitto di interessi multiplo non è corretto, c’è infatti totale identità di interessi. Gli stessi soggetti sono controllori-controllati-delegati e deleganti. E si muovono liberamente da una lobby all’altra.

    Grazie per i link! :)

  2. 2

    L.Baggiani Says

    I link erano dovuti perché assolutamente appropriati, casomai grazie a te per gli articoli e per i commenti.

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