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Libertà e Diritti: alcune precisazioni

February 19th, 2007 by Admin

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di Stefano, Contributor.

 

Statua della libertàCi sono poche parole, forse, il cui suono allieta l’animo quanto quelle di libertà e diritti. Basta chiedere a chiunque se è favorevole a questi concetti e con buona probabilità otterremo una risposta affermativa. Purtroppo, però, la maggior parte delle persone non possiede una visione chiara di cosa siano i diritti e in cosa consista la libertà. Basti pensare che molti sinceri sostenitori di tali convinzioni, quasi a prova della loro inossidabile fede, aggiungono sovente “non dobbiamo barattare i nostri diritti in cambio di sicurezza”, come se i diritti fossero separabili dall’essere umano. Si tratta di una costruzione mentale pericolosa, certo, ma mai quanto la distorsione del concetto di diritto messa in campo dalla cultura social-democratica per perpetrare la sua agenda politica.
La dottrina social-democratica dei diritti è quella secondo cui ogni essere umano deve vedere soddisfatte le sue esigenze di cibo, occupazione, assistenza sanitaria, previdenziale e così via. Ma se le persone volessero abbracciare la vera dottrina dei diritti naturali e la libertà ad essa collegata, allora sarebbe più semplice comprendere il significato corretto di questi termini.

I diritti possono essere definiti soltanto nei termini dell’interazione tra individui nella società, ma questo non significa che i diritti siano stabiliti dalla società. La nozione più sbagliata per ciò che concerne i diritti è che essi possono essere affermati soltanto attraverso un processo di decisioni collettive. Le persone che credono questo, di solito, sono le stesse che considerano le carte costituzionali di per sé sufficienti a garantire i nostri diritti ed un conseguente accettabile grado di libertà. Non è così. I diritti sono il risultato del fatto che siamo esseri coscienti dotati della capacità razionale di agire. Infatti, qualunque individuo con capacità di agire razionalmente, possiede gli stessi diritti di tutti gli altri individui. I diritti sono pertanto uniformemente distribuiti tra gli uomini, in tutte le epoche ed in tutti i luoghi. Non esistono cose come “diritti civili” o “diritti politici” perché il diritti è parte inscindibile dall’essere umano e non dipende dall’ordinamento sociale.

Come dicevamo, i diritti trovano attuazione soltanto entro la società perché costituiscono le fondamenta per l’interazione tra soggetti. Se vi fosse una sola persona al mondo, l’intera questione dei diritti sarebbe del tutto irrilevante, per il semplice fatto che non vi sarebbe alcuno in grado di violare i diritti di quell’unico individuo. Ma, quando due o più persone interagiscono, una forma di società, seppur elementare, prende forma ed allora i diritti forniscono la cornice all’interno della quale è possibile giudicare se un’azione è stata compiuta in modo appropriato. Più precisamente, se quell’azione risulta essere una violazione dei diritti dell’individuo e pertanto suscettibile di condanna.
Il diritto di ciascun individuo dotato di capacità razionale di agire implica che egli può agire nel modo che ritiene più consono al raggiungimento dei propri scopi, purché non infranga il diritto degli altri individui di fare altrettanto. Questa, in verità, è una condizione ridondante per un essere umano strictu senso che agisce entro i limiti della società, tuttavia è sempre bene ricordarla.

I corollari importanti, invece, sono il diritto alla proprietà e il diritto alla libera associazione. È possibile fare una semplice prova per determinare se un diritto presunto è veramente un diritto; se l’adempimento di tale diritto impone che alcuni individui siano forzati per soddisfarlo, allora non si tratta di un diritto. Ad esempio, il “diritto" all’assistenza sanitaria comporta che le persone lavorino contro la loro volontà per fornire un servizio ad altre persone che lo richiedono.
Non si può infrangere un diritto per garantirne un altro, perché significa chiaramente che uno dei due “diritti” non è un diritto, bensì una semplice pretesa; va da sé che nel nostro caso a non esserlo è il diritto all’assistenza sanitaria.
Tuttavia, benché nessuno abbia il diritto di ricevere il servizio sanitario semplicemente perché lo pretende, tutti hanno il diritto di ottenere tale servizio acquistandolo perché esiste il diritto di proprietà e perché esiste il diritto di scambiarsi beni.
Stando così le cose, si potrebbe dire che gli individui hanno effettivamente il diritto all’assistenza sanitaria poiché, dato che è possibile scambiare denaro (titoli di proprietà) con servizi, nessuno può impedire che tale scambio avvenga.

Sfortunatamente, i social-democratici hanno alterato il vero significato di diritti riducendoli ad azioni imposte con la forza che alcuni devono compiere per soddisfare pretese che altri avanzano. Questo nuovo significato, ahinoi diffusamente accettato, comporta effettivamente che i diritti individuali siano sistematicamente infranti, perché ogni individuo dovrà essere obbligato da altri a soddisfare le loro richieste. Per scorgere l’assurdità della concezione social-democratica dei diritti, basti semplicemente ricordare che nessuno può tenere prigioniero qualcun altro né rubare agli altri.
Attraverso i diritti è possibile misurare il grado di libertà individuale, ma essi non necessariamente conducono alla libertà intesa come “possibilità di fare le cose”. La libertà individuale è limitata soltanto dalle azioni che infrangono i diritti altrui. Se un’azione non viola i diritti di un altro, allora l’individuo è libero di compierla, ma questo non significa che egli ha la libertà di compierla, perché la libertà è correlata all’ambiente fisico in cui l’individuo si trova. La libertà è limitata dalle leggi fisiche. Nonostante ognuno sia libero di levitare in cielo (se non compromette la libertà di altri), certamente nessuno possiede la libertà (il potere) di farlo. I libertari, pertanto, non cercano di estendere al massimo la libertà intesa come potere di fare, bensì la libertà individuale, cioè la possibilità di compiere tutte le azioni che non ledono la simmetrica libertà degli altri di fare altrettanto.

Questo genere di confusione porta molti a pensare, ad esempio, che una volta che un individuo (o un gruppo di individui) inizia a fornire un servizio, specie qualora tale servizio sia di vitale importanza (il medico di una piccola comunità, un servizio di trasporto etc), egli non possa ad un certo punto esimersi dal continuare a farlo, e vorrebbero vedere i libertari che, “per coerenza”, si impegnano affinché ciò non avvenga. Ma i libertari non possono ingaggiare una simile battaglia perchè impedire a qualcuno di cessare un’attività contro la sua volontà significherebbe infrangere il suo diritto di agire coscientemente.
Poiché i diritti sono invariabilmente legati all’essere umano, è impossibile separarli dall’uomo per scambiarli con altri.

Nondimeno, è possibile che un individuo leda i diritti di un altro. Chiaramente, la più grande minaccia ai diritti e alla libertà di ogni individuo è rappresentata dallo Stato. Dicevamo che è abbondantemente diffusa la convinzione secondo cui le carte costituzionali garantiscono un buon livello di diritti, ma uno sguardo veloce alla storia dimostrerebbe che anche quelle più “promettenti” in realtà hanno garantito poco o niente. Lo Stato ha sempre usato la sua “libertà di agire” (fondata su un apparato per definizione autoritario) per forzare gli individui a fare i suoi interessi, e sempre lo farà. Solo una giusta definizione del concetto di diritti consente di comprendere che, in ultima analisi, il suo operato è una metodica violazione del nostro diritto di scegliere.

Si ringrazia Stefano per il Contributo.

20 Responses to “Libertà e Diritti: alcune precisazioni”

  1. 1

    Angelo Says

    Ho visto la luce, finora non avevo capito nulla di diritti e libertà.
    Da domani smetterò anche di votare perché ho capito che questo mio assurdo diritto, poi potrebbe concretizzarsi in decisioni legislative che andrebbero a ledere i diritti di dritti come Stefano.
    Spero solo che per avere posizioni simili si abbia anche un reddito adeguato, quelli che hanno posizioni che vanno contro il proprio stato economico Berlusconi li chiama coglioni.

  2. 2

    Stefano, H.I.M. Says

    È stupefacente come un sito dal titolo tanto eloquente possa attrarre soggetti le cui sinapsi sono interrotte dall’ectoplasma del cavaliere. Comunque, Angelo, se smetti di votare, hai tutta la mia approvazione e credo anche quella del resto del paese.

  3. 3

    Grendel Says

    Anche la mia approvazione & benedizione, e aggiungo:
    “Per quanto riguarda la Libertà allora direi che nella pienezza della sua estensione, è libera azione conforme alla nostra volontà. Ma la giusta Libertà è libera azione conforme alla nostra volontà, entro i limiti segnati intorno a noi dagli altrui eguali diritti.
    Non aggiungo “entro i limiti della legge” poichè la legge spesso altro non è che l’arbitrio del tiranno, ed è sempre così quando vìola i diritti dell’individuo.”
    Thomas Jefferson
    http://grendelfromthemoor.splinder.com/post/8067955/

  4. 4

    Angelo Says

    Le mie povere sinapsi, visto che sono costretto a spiegarlo, intendevano ritorcere, in modo ironico, le dichiarazioni del lider del centrodestra contro un pensiero, mi pare fra l’altro poco digerito e appena appena assunto, di estrema destra.
    Non ho probabilmente imparato a memoria storielle come quelle su citate, ma non bisogna essere freschi di libri per capire che chi non ha salute non può lavorare per acquistare il diritto a curarsi. E’ lampante tranne forse per chi non ha bisogno di lavorare per assicurarsi la propria salute, mi spiego: è ricco di suo. Buon per lui ed ha anche il diritto di affermare le storielle di cui sopra, ma se ricco non è…qua torna il Cavaliere

  5. 5

    Jacopo Says

    Caro Angelo,

    finalmente un contraddittorio! Anche se su una questione abbastanza ritrita. Le risponderò appena avrò il tempo.

  6. 6

    Germanynews Says

    Che l’interesse individuale sia la bandiera degli estremisti della Fiamma mi giunge nuovo.

  7. 7

    jacopo Says

    Caro Angelo,

    la solidarietà al giorno d’oggi è necessariamente coatta. Non si capisce bene perché non possa più essere, come sempre fu, volontaria e cristiana. Perché coinvolga uno Stato, che di solidaristico ha ben poco. Perché debba essere centralizzata e pianianificata da pochi, invece che decisa individualmente da tutti.
    Convinto che queste poche affermazioni non potranno farle cambiare idea, non che fosse il mio obiettivo, vorrei solo aggiungere che su un piano assolutamente prammatico è possibile configuare un sistema di assicuarazione privata (su base territoriale, di categoria, di religione, o di quel che le viene in mente) che vada a sostituire perfettamente quello statale. Le società di mutuo soccorso, le antenate dei maligni sindacati, erano esattamente questo. Se furono un relativo fallimento fu perché:

    a. Le condizioni della fascia più bassa rasentavano la sussitenza (situazione che il libero mercato ha, grazie al cielo, risolto)
    b. Vi era una ignoranza generale ed una certa diffidenza su questo tipo di iniziative
    c. Lo Stato intervenì alle porte del XX secolo, stroncando ogni possibilità di sviluppo alle associazioni di MS, rendendo obbligatori gli accantonamenti prevdenziali e sanitari.

    Questo senza aggiungere la straordinaria perdita di efficienza dovuta alla pubblicizzazione del settore sanitario che se fosse trasferita sui prezzi ne garantirebbe un sostanziale abbassamento.

  8. 8

    Angelo Says

    Gentile Jacopo
    la ringrazio per la risposta che non ritengo, ma non era nelle sue intenzioni e lo dichiara, per me convincente.
    Non credo possa esistere una qualche forma di solidarietà decisa individualmente da tutti: quella coatta di Stato probabilmente é il male minore.
    Da qualche giorno ho scoperto il vostro mondo che riesco solo a percepire superficialmente, lo ammetto. Le dico anche che da “socialdemocratico”, mi affascina, anzi mi ha sempre affascinato. Anche se col cuore quasi a sinistra ho sempre apprezzato il mercato, la concorrenza, la libera iniziativa e tutto ciò che ci ha portato fin qui così come siamo. Quello che mi inquieta e che non condivido è la liturgia quasi confessionale che trovo in quello che affermate, anche se in buona parte condivisibile. Io non sono così certo dei poteri taumaturgici dello Stato, ma non faccio del mercato un Dio. Lo Stato c’é per lo stesso motivo per cui c’é il condominio, se poi i condomini decidessero di ammortizzare l’alternarsi della buona e della cattiva sorte con una qualche forma di solidarietà pattuita, e ciò devrebbe farlo necessariamente l’Amministratore avallato dall’Assemblea, non ci troverei nulla di male a meno che… io non mi trovassi da un bel po’ in buona sorte e mi sentissi tanto forte da pensare di poter affrontare da solo una mala annata.
    Ci può stare anche questo, solo lo trovo poco elegante.
    Il mercato é la nostra giungla e di certo ci seleziona e ci migliora, penso però che se é vera la nostra animalità e anche vera la nostra differenza dalle bestie.
    Trovare un modo di migliorarci e selezionarci senza lasciare a terra chi é nato o é diventato preda, credo sia un grande impegno che spetti all’uomo qualunque sia il suo pensiero.
    Grazie per la pazienza che ha avuto a leggermi.

  9. 9

    H.I.M. Says

    Davvero strano modo di interessarsi ad un mondo che affascina quello di insultare e schernire chi vi appartiene. Un tic arcinoto che segue sempre la stessa avvilente prassi; quella di erigere un confine, una barricata, oltre la quale scaraventare sbrigativamente chi è percepito come antropologicamente distante, senza nemmeno provare ad approfondirne le teorie e le strategie, ma mettendone in discussione proprio i fini ultimi. Jacopo ha chiarito efficacemente qual è il vero “core” della questione. Spettava a me farlo, ma il tempo è sempre scarso e pertanto lo ringrazio.
    Aggiungo solo una cosa: generalmente, quando si discute di assistenza sanitaria, sociale o previdenziale che sia, e si avanza l’ipotesi di riportarla sul piano della volontarietà, l’obiezione è sempre la stessa: “e i più poveri? e i deboli? e chi non ce la fa?”. Ebbene, sono perplessità più che legittime, ci mancherebbe, che accomunano tutti, compresi noi selvaggi liberisti. Ma se una simile preoccupazione è così diffusa, allora è ragionevole credere che il rischio di “lasciare indietro i più sfortunati” sia davvero minimo. Del resto, lo dici anche tu che la solidarietà con gli svantaggiati dovrebbe essere il “grande impegno dell’uomo” e pare a me che ridurre un così alto valore a mera questione amministrabile esclusivamente dallo stato, dalla politica e dalla burocrazia sia una visione miope nonché materialista.
    Oggigiorno la sanità pubblica è un carrozzone inefficiente, il terreno fertile per le peggiori sventure umane in cui si verificano sistematicamente soprusi, indolenze, bassezze e arroganze di ogni tipo nello spregio totale della dignità umana.
    Non è necessario essere pazzi antistatalisti per accorgersene.
    Senza voler riportare i casi più eclatanti, basti pensare che la deresponsabilizzazione imperante nelle strutture sanitarie pubbliche ha ottenuto come risultato che quasi l’80% delle donne in gravidanza partorisca con parto cesareo, quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno.
    Nel quindicinale che questo sito pubblica e che puoi liberamente scaricare si parla di difesa dell’economia di mercato apologetica anche per motivi morali. È questo, secondo me, il concetto che non siamo ancora riusciti a far passare ed è per questo che, forse, le nostre argomentazioni appaiono ai più come storielle da menare a memoria. D’altro canto, sono decenni che i pensatori più illustri del liberalismo avvertono che il sistema social-democratico è destinato a collassare. Chi è in buona fede non dovrebbe incontrare difficoltà ad individuarne le vistose crepe, ma dovrebbe anche dimostrarsi più disponibile a valutare soluzioni alternative abbandonando la convinzione che chi le propone abbia come unico interesse la cura del proprio orticello.

  10. 10

    luigi Says

    Che il mercato sia adorato come un dio dai liberisti suona davvero ridicolo, detto da uno statalista pure luciferino…

  11. 11

    pierinolapeste Says

    Una delle cose che spingono molte persone a dubitare della bontà di tesi libertiste in genere, è soprattutto il fatto che nella realtà hanno applicazioni parzialissime e quindi non ci sono esempi concreti certi della loro bontà.
    Ovunque ci siano buoni risultati dovuti ad una società più liberale, esistono molti altri dati ogettivi da considerare.
    Esempio, in Europa Irlanda e Polonia e paesi balcanici stanno approfittando di governi liberali per svilupparsi decisamente, ma India e Cina non sono certo liberali e crescono in maniera impetuosa, Germania e paesi nordici hanno una presenza dello stato asfissiante, ma economie sane, dove, come nel sud Italia lo stato latita nei suoi aspetti migliori, come la difesa della proprietà e della libertà personale, l’economia è allo stremo.
    Il problema del liberalismo è sempre stata la sua scarsa diffusione, ma incolpare di cio l’idiozia del popolo bue come sento fare da molti presunti liberali, e non la mancanza di persone che come la Tatcher sappiano renderlo veramente popolare, e farne vedere i vantaggi per tutti concretamente non è molto fruttuoso.
    Sappiamo tutti che una delle prima cose che andrebbero abbattute, e che porterebbero evidenze inconfutabili dei vantaggi del liberalismo sono le rendite di posizione dei vari fornitori di servizi e utilities statali e locali in mano pubblica.
    Il fatto che l’industria italiana sia strozzata da costi dell’energia , del gas, dei servizi pubblici decisamente superiori a quelli di gran parte dei paesi sviluppati, e che questi enti, come l’ENI siano munifici distributori di dividendi ( e non investitori degli stessi ) è senza dubbio una palla al piede per privati cittadini e attività produttive.
    Ma in Italia non vedo politici che abbiano il coraggio di affrontare simili argomenti.
    Il sig. Angelo prende come esempio Berlusconi, ma con tutto il rispetto per le sue capacità indiscutibili, l’imprenditore Berlusconi per sua stessa ammissione, è l’esempio di come i Italia si possa crescere solo grazie all’accondiscendenza o all’aiuto di un potere politico parassitario.

  12. 12

    pierinolapeste Says

    Sull’argomento dei tagli cesarei forse la situazione non è esettamente come la descrive H.I.M. , almeno a dar redito a Malvino

    http://malvino.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1371518

    ciao

  13. 13

    H.I.M. Says

  14. 14

    Jacopo Says

    Caro Piero,

    mi scuso per la fretta, ma ho avuto una giornataccia.. ci vorrebbero trenta ore per ogni giorno. Vorrei osservare:
    – dire che nel meridione italiano non vi sia la presenza dello Stato fa più ridere che pensare. Ed è abbastanza controproducente per i tuoi argomenti. Quindi ti consiglio caldamente di rivederla. Per inciso, penso proprio che il grande problema del Sud sia esattamente il troppo Stato. E credo sia pacifico per (quasi) tutti.
    – Quando parli di Germania, fai riferimento all’economia con i fondamentali più forti dell’europa continentale. Situazioni monetarie sempre ben bilanciate (nei limiti della teoria monetarista, si intende), moneta forte, alta industriosità, ottime infrastrutture ecc. Quindi il rapporto causa(stato) effetto(ottime performance) è tutto da studiare. Pensa a quanto più performante possa essere la germania, con delle amministrazioni più liberali…
    – per i paesi nordici: c’è un bel articolo sparso tra i pdf dell’ibl che ti consiglio di leggere. Autore: tettamanti
    http://brunoleoni.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_14_Tettamanti.pdf
    Il mito è bello che sfatato

    Saluti

  15. 15

    Germanynews Says

    La Germania, patria del welfare state, soffre di una malattia che lei stessa si è procurata.

  16. 16

    pierinolapeste Says

    I miei argomenti erano sulla difficoltà di diffondere le tesi liberali, non sulla loro bontà.
    Finchè gli ottimi argomenti che proponi saranno patrimonio di un elite intellettuale autoreferenziale e non orientamento culturale maggioritario, non potranno dare nessun frutto concreto.
    E uno degli ostacoli secondo me è l’ oggettiva difficoltà a mostrare esempi concreti e inequivocabli del fatto che una società liberale è meglio per tutti.
    Insomma il liberalismo è una ottima medicina, ma è amara e difficile da somministrare dove una significativa porzione della popolazione gode di reali vantaggi personali provenienti dalle politiche stataliste.
    Sul meridione di Italia, non dicevo che c’è poco stato, ma che latita proprio sui suoi doveri essenziali, la difesa della libertà personale e della proprietà privata.
    Molto interessante l’articolo sui paesi nordici, grazie.

  17. 17

    jacopo Says

    Lo Stato latita “per definizione” su quei temi.. 😉
    Per quanto riguarda la diffusione, hai perfettamente ragione. Infatti l’impegno di IHC va proprio in quella direzione. Anche se i risultati saranno sempre poco confortanti..

  18. 18

    libertysoldier Says

    Splendido post. Come al solito. Volevo replicare ad Angelo, ma avete già detto tutto voi.

  19. 19

    libertyfirst Says

    Sono ovviamente d’accordo con l’autore del post, anche se con i soliti distinguo tesi a salvare la Wertfreiheit.

    Per quanto riguarda ciò che dice Angelo, vorrei soffermarmi sulla sua idea che lo stato abbia una funzione sociale.

    Sarebbe dunque da spiegarsi perchè:

    1. I sistemi di previdenza pubblica sono nati nel XX secolo perchè l’inflazione, causata dallo stato, aveva buttato sul lastrico milioni di risparmiatori;

    2. La disoccupazione, soprattutto quando di lungo termine, e concentrata tra i lavoratori più deboli (meridionali, tedesco-orientali, stranieri, giovani, anziani non-informatizzati) non viene combattuta nell’unico modo che la ragione dimostra essere valido: abolendo i salari minimi e i contratti nazionali, cioè abolendo i privilegi sindacali e ripristinando le condizioni di libertà nel mercato del lavoro;

    3. Perchè i nostri politici equi e solidali si impegnano così tanto a impoverire ulteriormente i paesi del Terzo Mondo con dazi e contingentamenti e regolamenti e sussidi agricoli ai ricchi agricoltori occidentali;

    4. Perchè sono così attenti agli interessi di imprese parassitarie quali Alitalia, Fiat;

    5. Perchè non liberalizza il settore bancario, che è un sistema di potere il cui scopo non è certo garantire una tranquilla accumulazione di ricchezza ai cittadini;

    6. E le persone a reddito fisso fregate dall’inflazione, ancora oggi, e i risparmiatori fregati dal basso tasso di interesse?

    7. E i consumatori impoveriti dal protezionismo, che aumenta i redditi dei produttori protetti a scapito di tutto il resto della società?

    Insomma: lo stato è sociale soltanto retoricamente. Nella realtà, gran parte dei problemi sociali è creata dalla politica.

  20. 20

    jacopo Says

    Amen..

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