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Lo Stato e il Monopolio della Famiglia

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April 4th, 2007 by Admin

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di Giovanni, Contributors

 

Lo Stato moderno ha sostenuto l’opportunità di disciplinare giuridicamente le convivenze. Lo ha fatto  accordando ad un certo istituto, il matrimonio, alcuni particolari privilegi, sul presupposto che esso, corredato di tutti i crismi possibili, potesse essere la forma migliore per garantire una riproduzione ordinata nonché il sereno divilupparsi dei rapporti tra gli individui. Questo è anche il significato dell’Art. 29 della nostra Costituzione che attinge, nella definizione di un così importante principio, al ricco patrimonio di una tradizione universale, la quale ha inequivocabilmente decretato che il matrimonio come cellula fondamentale della società e la famiglia, come sua prossima enunciazione, sono stati in grado di formare nella miglior maniera possibile milioni di individui.

Lo Stato, perciò, in quanto suprema bocca della morale- purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista- ha offerto al cittadino quello che, a suo parere, costituiva il modello intrinsecamente più valido di “buona vita”. Prendere o lasciare. Il nostro grazie per la possibilità del matrimonio civile, che garantisce sì molti diritti, ma impone altresì anche sacrosanti doveri, deve perciò andare allo Stato Laico e non certo al cardinal Ruini o ai suoi gloriosi avi. Detto ciò, ogni successivo passo compiuto dallo Stato per ridimensionare questa sua originaria scelta, appare paradossale agli occhi di un attento osservatore. Se prima, infatti, esso sosteneva la necessità che il legame vincolasse i coniugi alla fedeltà per la vita, poi, con l’introduzione del divorzio, pare porsi in completa contraddizione con l’auspicio iniziale, in ultimo, da grande elargitore di diritti, facilita la generazione di riconoscimenti assimilabili a quello del matrimonio per le coppie di fatto eterosessuali e omosessuali.  Ma, dal mio punto di vista, un ordinamento poggia su solide fondamenta soltanto quando non si lascia deviare dai numerosi venti di dottrina e dalle correnti ideologiche, soltanto quando respinge “l’alibi del consenso” e garantisce la possibilità che in una democrazia laica sopravviva il concetto di verità.

A questo punto, però, fermiamoci a riflettere un attimo. Nell’accettare la relativizzazione del concetto di matrimonio e di famiglia, lo Stato fa il suo mestiere di filantropico leviatano concedendo a chiunque la chieda - o quasi - la sua laicissima benedizione e consacrando la nascita di nuovi (e potenzialmente infiniti) legami. Il principio è quello delineato da Frederic Bastiat ne “La Legge”: “siccome ciascuno sfrutta la legge a proprio profitto, allora anche noi vogliamo sfruttarla”. Si noti, poi, che la struttura dei novelli vincoli imiterebbe un modello, quello del matrimonio e della famiglia, considerato attualmente in costante declino e disgregazione. A che pro? Tremendamente poco liberale sarebbe poi quell’automatica attribuzione dei diritti ai conviventi-così come la prevedono i Dico nostrani o i PACS francesi- senza una loro espressa volontà, ma direttamente e tassativamente tramite la legge. A questo punto, allora, che cosa ce ne faremmo ancora del matrimonio civile? Tanto vale, come coerentemente invocava tempo fa la Law Commission inglese, eliminarlo.

La questione va perciò inquadrata in un’ottica diversa. Da un punto di vista liberale, non si tratta di rimpolpare il numero di rapporti che lo Stato riconosce, ma di snellirne corposamente il numero. Se vogliamo cambiare davvero, lo Stato e i suoi servitori la smettano con la fastidiosa litania sulla famiglia, che è stata ridotta in cenere proprio dal ruolo mostruoso e pervasivo che esso ha assunto nel corso dei secoli. Si pensi, ad esempio, alle batoste fiscali sulla casa (all’ICI o alla tanto  filantropica quanto dannosa iniziativa per le case popolari). In sostanza, a dover dare un futuro alla famiglia non è certo lo Stato - Dio ce ne scampi e liberi -, ma è invece consigliabile, come ha scritto recentemente Carlo Lottieri, “restituire responsabilità ad una società civile esautorata da uno Stato onnipresente, che tende a farsi carico di compiti un tempo assunti direttamente dai nuclei familiari: dalla cura dei bambini a quella degli anziani”. 

Ad andare in questa direzione è la proposta di Alfredo Biondi, enucleata nel suo disegno di legge, il quale è un valido punto di partenza per togliere dalle grinfie dello Stato il monopolio della famiglia e restituirla alla società. Il metodo? Semplice. Una veloce soluzione contrattualistica con diritti opponibili a terzi. Io, cittadino che rifiuto il matrimonio civile perché dello Stato non accetto l’ingerenza "sotto le coperte", mi creo la famiglia, il vincolo affettivo, il patto di reciproco aiuto con chi voglio e come desidero, davanti ad un notaio.

In conclusione, il liberale spinge per la soluzione privatistica innovativa e all’avanguardia che garantirebbe alla famiglia di riprendere fiato, il socialista per la versione logora e farraginosa dei rapporti gerarchizzati dallo Stato. A voi l’onore di scegliere.

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17 Responses to “Lo Stato e il Monopolio della Famiglia”

  1. 1

    mauro Says

    Potrebbe essere un’idea.
    Ma lo Stato ha ugualmente interesse a favorire le famiglie stabili che mettono al mondo ed educano i figli.
    Quindi sarebbe il caso anche di introdurre una forma di matrimonio civile indissolubile, da scegliere liberamente, e che dovrebbe avere opportune agevolazioni.

  2. 2

    Pasquino Says

    Il ddl è quello della magni-fica Rosi Bindi, non quello del drunk Biondi. Che è solo una modesta pdl.

  3. 3

    Germanynews Says

    Lo Stato ne ha certamente interesse e fa, potremmo dire, “il suo mestiere”. Lo dico con un pizzico di rammarico, ma con la consapevolezza che lo Stato per essere davvero tale non può che comportarsi favorendo le famiglie stabili di cui ho detto sopra. Allo stesso tempo sono convinto che sia preferibile che lo Stato non tocchi affatto un patrimonio così ricco qual è quello della famiglia. I risultati si sono visti.
    Diversa sarebbe l’opzione di un matrimonio “indissolubile” (una volta e basta. Se rompi non ti risposi) di certo più coerente con lo spirito della nostra Costituzione. Viceversa, se proprio dovessi scegliere, sarei per una versione minimalista del “via il matrimonio civile”. D’altronde, “flessibilità significa una cosa sola: che il matrimonio, e quindi la formazione della famiglia, era un sacramento religioso ma anche una faccenda privata, svincolata dall’autorità dello Stato e della Chiesa”- Mario Baudino su “La Stampa” di oggi.
    E qui mi pare stia il punto davvero liberale (nel solco tracciato da un liberalismo anglosassone, più pragmatico, più aperto alla tradizione e più conscio dei limiti della ragione). E’ stato il Concilio di Trento ad avere ritualizzato il matrimonio. Così come è stata l’Austria anti-clericale di Giuseppe II ad avere introdotto il matrimonio civile perchè “la famiglia era un fatto troppo importante per lo Stato da essere lasciato nelle mani della Chiesa”.
    Io oggi direi: la famiglia è una questione privata.

    Pasquino: mi cospargo il capo di cenere. Errore formale però, non sostanziale. ;-)

  4. 4

    libertyfirst Says

    OT Buone feste a tutti!

  5. 5

    L.Baggiani Says

    Lo Stato ha un certo interesse a formalizzare, regolamentare, e quindi in un certo senso controllare, le dinamiche sociali; muoversi verso i DICO o PACS è prendere atto di situazioni esistenti, e magari (attraverso l’automatismo del riconoscimento a prescindere dalle volontà delle parti) avvantaggiarsene.
    La ricorrenza di situazioni di fatto “para-matrimoniali” soleva l’esigenza di riconoscere diritti e doveri alle parti, in un ambiente giuridico che non permette generalmente soluzioni contrattualistiche tanto meno con opponibilità piena ai terzi Stato compreso; alla fine, dato il sistema in cui siamo, e prescindendo dal riconoscimento ex-lege (cosa che comunque mi suona nuova) DICO e PACS mi sembrano l’unica soluzione pratica.
    Il matrimonio ha un contenuto diverso, in quanto impostato alla regolamentazione di un sistema famigliare in astratto opportuno all’accoglimento del figlio (e per questo di assoluto interesse per lo Stato) soggetto più debole di qualsiasi coppia etero o omosessuale; credo che per questo tale istituto vada tenuto separato da qualsiasi “patto di convivenza” di natura “contrattualistica”.

  6. 6

    L.Baggiani Says

    L’idea di un matrimonio come istituto giuridico indissolubile mi sembra anticostituzionale, e comunque decisamente fuori da qualsiasi logica liberale laica; il divorzio è una conquista, una riappropiazione di libertà di scelta e scapito di vincoli di impronta essenzialmente religiosa, e non mi pare il caso di far rientrare l’aspetto religioso dalla finestra di un nuovo istituto giuridico.
    Se il singolo vuole rispettare il vincolo in eterno per motivi religiosi a qualsiasi costo, nessuno lo obbliga a divorziare, e non vedo perché si debba invece aiutarlo a vincolarsi per tutta la vita ex lege muovendo un ulteriore passo verso uno Stato detentore della morale.

  7. 7

    Germanynews Says

    E’ anche vero, caro Baggiani, che nessuno obbliga un’altra persona a contrarre matrimonio…. Detto ciò, io ho detto che sarebbe più coerente da parte dello Stato seguire il motto del “matrimonio: una volta per sempre”, il che garantirebbe sì di divorziare, non di sposarsi nuovamente. Ribadisco che sarebbe cosa ben più coerente, non che io la sostenga. Allo stato attuale, invece, con i PACS, il matrimonio e quant’altro (la lista è aperta e non tassativa…) avremmo a che fare con un’accozzaglia di rapporti, l’uno privo di senso e scarsamente giustificabile in presenza dell’altro.

    In secondo luogo, relativamente ai DICO e ai PACS, si parla di diritti che spesso e volentieri sono già riconosciuti da tanta giurisprudenza, nonchè da leggi dello Stato e che andrebbero, al massimo- questo sì- tipizzati con una revisione analitica materia per materia.

    Che il sistema non permetta poi soluzioni contrattualistiche, mi pare, infine, gravissimo.

  8. 8

    L.Baggiani Says

    Non comprendo la logica del “matrimonio: uno e per sempre” e non mi pare che questo sia più coerente con la Costituzione, ma finché non mi convinco ritengo il punto comunque superabile in sede della presente discussione, visto che il mio problema era (a questo punto avevo capito male) l’impossibilità del divorzio.

    Ripeto che la tipizzazione di questi rapporti para-matrimoniali, dato l’attuale assetto legislativo, sia l’unica soluzione percorribile, e consentirebbe per natura di risolvere la gran matassa giurisprudenziale senza ricorrere a una sorta di Testo Unico.

    Che poi tu pensi che creare uan decina di istituti para-matrimoniali sia una sciocchezza è tua (e mia) opinione; allo stato attuale, considerata l’equiparazione dei figli naturali, ne basta uno che sia DICO o PACS.

  9. 9

    Germanynews Says

    Se mi dici che sono una sciocchezza, come puoi poi sostenerli? Insomma io ribadisco:

    “Da un punto di vista liberale, non si tratta di rimpolpare il numero di rapporti che lo Stato riconosce, ma di snellirne corposamente il numero”

  10. 10

    L.Baggiani Says

    Credo che tu mi fraintenda: sono una sciocchezza 10 istituti non uno o al massimo due (e se ne verrà varato uno sarà già tanto).

  11. 11

    Germanynews Says

    Sono una sciocchezza e basta. ;-)

  12. 12

    Lamiadestra Says

    Sul tema, trovo sia assolutamente da leggere Gary Becker sul suo blog (o il riassunto sul mio… ;) ), in “risposta” alla proposta di Cameron in inghilterra a favore dei sussidi al matrimonio.

  13. 13

    Germanynews Says

    http://lamiadestra.blogspot.com/2007/03/stato-e-matrimonio.html

    Avevo già letto, grazie. Mi sembrano due interventi costruttivi e aperti, non pregiudizialmente schierati.

  14. 14

    libertyfirst Says

    el-ef back!

    Salve a tutti e bentornati.

    Sono contrario al matrimonio indissolubile, perchè lo reputo un tipo di contratto inaccettabile. Ma ciò mi costringerebbe a scrivere cose di diritto che neanch’io capisco, cosa che ho già fatto da Jinzo prima delle vacanze. Le riporto in PS qui giù.

    Supponiamo che io mi sposo con contratto indissolubile, e dopo cinque anni cambio idea. Perchè deve essere un crimine (o semplicemente un torto) cambiare idea? Cosa del matrimonio in sè deve essere indissolubile? La volontà di stare insieme? Ma dai… quella non si può scambiare in un contratto! L’affetto? Le prestazioni sessuali?

    Il diritto di divorzio è indistinguibile concettualmente dal diritto di secessione: non ci può essere legame sociale contro la propria volontà. Ogni eccezione è una picconata contro la libertà.

    PS Riassunto della teoria di Evers-Rothbard del contratto

    1. Tutti i diritti sono diritti di proprietà
    2. Un contratto è legalmente vincolante se riguarda lo scambio di diritti di proprietà ed è dichiarato operativo.
    3. Lo scambio di proprietà del contratto avviene contestualmente alla sua dichiarazione di operatività, anche se lo scambio di possesso può essere differito.
    4. Ogni contratto può essere annullato in qualsiasi momento unilateralmente.

    Si noti che gli scambi differiti si salvano dal punto 4 per via del punto 3: se firmo un mutuo e poi non pago, non posso tenermi la casa. D’altra parte, ove non vi sia scambio il punto 4 rende ogni dichiarazione di intenti, come il matrimonio, privo di efficacia.

    Non è questa la teoria standard della common law: la teoria storicamente dominante, secondo Rothbard, è quella del contratto come promessa, che rende vincolante ogni promessa, rendendo quindi possibile la riduzione volontaria in schiavitù e il matrimonio. D’altra parte, la concezione sinallagmatica rende impossibile tali cose perchè la propria volontà futura non è una merce scambiabile, e ciò viola il punto 3.

  15. 15

    Germanynews Says

    Avrei preferito una contestualizzazione maggiore. ;-)

  16. 16

    Germanynews Says

    Avrei dovuto inserire alcune parti di questo intervento del Presidente del Ludwig von Mises Institute, il quale afferma
    “It is no accident that the rise of free love in the U.S. accompanied the rise of the fully developed welfare state…”.

  17. 17

    libertyfighter Says

    Beh. Come la penso sull’ingerenza statale sulla famiglia, lo trovate sul mio blog :P
    Per il resto, sono daccordo con Germanynews.
    A patto che si disintegri pure la casta dei notai, che renderebbe il matrimonio privato inaccessibile ai più. Cosa di cui si lamentano pure gli omosessuali del resto.

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