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Ma l’importante è sempre partecipare?

February 9th, 2007 by Admin

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Il direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni Alberto Mingardi, nel suo ultimo articolo, ribadisce il concetto che giorni addietro era stato espresso proprio su ideashaveconsequences.org. Mingardi non si ferma ad una analisi scialba e piena di retorica. Non propone soluzioni ipocrite. Non invoca l’aiuto di nessuno. Riconosce, invece, molto più semplicemente che

“la proprietà privata stimola la buona gestione, quando invece la proprietà pubblica si accompagna con l’incuria”.

Senza fronzoli il problema è lo Stato. Sempre lui.

E tra i dovuti ringraziamenti al suo committente, Mingardi sottolinea come il problema della sicurezza rappresenti un vero e proprio fallimento dello Stato, il quale ne pretende il monopolio perché

“la promessa principale di uno Stato, incluso uno Stato elefantiaco e tuttofare come il nostro, è la promessa della sicurezza. Obbediscimi, e non morirai.”

Purtroppo non va sempre così, a volte ci scappa il morto. E allora tragedia, cordoglio, commozione. Ma Mingardi non si ferma certo lì, e propone una soluzione al problema in questione. Ma non è l’ennesimo Decreto Legge, che mai sarà applicato, la cui unica utilità è quella di scaldar la penna a qualche avversatore del giuspositivsimo, incerto mutabile scostante ipocrita. La soluzione proposta è semplice e di buonsenso:

“Per questo privatizzare tutti gli stadi, attraverso procedure trasparenti che assegnino una corsia preferenziale alle squadre (ma non limitino ad esse i possibili acquirenti), potrebbe essere una misura utile. Servirebbe ai team, per fare assegnamento su assets più robusti di quelli oggi a loro disposizione. Uno studio condotto, sulle squadre di baseball, dall’Università del Minnesota dimostra che il valore di una squadra, se essa gioca in uno stadio privato, tende ad aumentare nel tempo – mentre, ceteris paribus, tende a diminuire, se gioca in uno stadio pubblico. In Inghilterra il governo ormai raramente si trova a spendere per nuove strutture: Manchester United ed Arsenal, entrambi desiderosi di arene più moderne, hanno fatto tutto da soli.”

A proposito di positivismi giuridici: più di dieci anni fa una sentenza della Corte di Giustizia Europea, poi denominata Sentenza Bosman, rivalutò l’attività sportiva calcistica come una qualunque altra attività economica. Ed allora, se vi è giunta la Corte di Giustizia, che come tutti gli organi Positivi arriva sempre con almeno un decennio di ritardo, cosa aspetta la nostra amata repubblica ad applicare il Diritto Comune anche al mondo del pallone?

Quanto al Ministro Melandri, ben venga il suo impegno per la privatizzazione. Impegno sul quale però riponiamo ben poca fiducia, dal momento che lo stesso Ministro non ha parlato espressamente di privatizzazione, ma di un sistema di partecipazione privata delle strutture calcistiche. Insomma, la solita solfa all’italiana. Perché alla fine l’importante è partecipare. Sempre partecipare. Soprattutto quando lo Stato mantiene il 50,01%.


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